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Ira M5s: dove andiamo? E Di Maio parla d’altro per nascondere i guai.

All’assemblea liti su vertici, Spadafora e doppio mandato. Caso 007, il ministro marca Conte.

Il M5s è una nebulosa informe, dove da dietro la foschia si intravede la sagoma dell’ultima bandiera rimasta: il taglio dei parlamentari. Così nel day after delle dimissioni minacciate dal ministro Vincenzo Spadafora e di un’assemblea che doveva disarcionare il capogruppo alla Camera e invece si è risolta in un altro nulla di fatto, l’ex capo politico Luigi Di Maio torna ad agitare il vessillo dell’anti-casta. «Da qualche giorno a questa parte – attacca Di Maio prendendosela con il centrodestra – si sta alzando di colpo, da parte delle opposizioni, il coro dei no a questa riforma. Ma ricordo che anche le opposizioni votarono a favore del taglio dei parlamentari. Dobbiamo rendere il nostro paese normale». Poi conclude con una frecciata sull’ostruzionismo di Italia Viva sul proporzionale: «Ovviamente serve serietà, anche nel rispettare gli accordi fatti sulla legge elettorale».

Insomma, meglio concentrarsi su ciò che avviene all’esterno, facendo finta che i guai di casa propria siano solo una pioggerellina estiva. Ma martedì sera in assemblea è scoppiato il nubifragio. Il capogruppo Andrea Crippa si è seduto sul banco degli imputati e ha ascoltato la requisitoria degli scontenti. Sugli scudi l’ex presidente della Commissione Esteri di Montecitorio Marta Grande, con un passato da fedelissima di Alessandro Di Battista: «Non si sa dove stiamo andando!», ha urlato all’indirizzo di Crippa e del vice Riccardo Ricciardi, tessitori dell’accordo che ha portato il dem Piero Fassino alla guida della stessa commissione rimpiazzando la Grande. Con lei i deputati «sovranisti» Raphael Raduzzi e Alvise Maniero. Tra i più arrabbiati anche Leonardo Donno e Azzurra Cancelleri, sorella del sottosegretario Giancarlo, vicinissimo a Di Maio. Dal vertice del gruppo sfidano la sedizione, assumendosi la responsabilità della sostituzione dei membri grillini della commissione Finanze che erano intenzionati a non votare il renziano Luigi Marattin. Alla fine resta congelata anche la richiesta di dimissioni del direttivo, come accaduto per Spadafora. «Nemmeno stavolta abbiamo deciso nulla», commenta sconsolato un deputato la mattina dopo la riunione.

Il ministro, tentato dalla rinuncia alla sola delega allo Sport, attende un incontro chiarificatore con il premier Conte. E un altro confronto con i quattro parlamentari ribelli più l’ex sottosegretario Simone Valente, artefice della lettera sullo stop alla riforma di Spadafora. Ed è ripresa la guerra a Rousseau e alle restituzioni. Dopo la mail dei probiviri che invita a mettersi in regola entro il 24 agosto, in molti subordinano l’espletamento della pratica con i bonifici a una promessa di ridurre il ruolo della piattaforma, eliminando gli odiati 300 euro mensili. Missione difficile. Però nel gruppo ostentano sicurezza: «Tanto non ci espellono». Scompiglio anche su un retroscena del Fatto che descrive un Davide Casaleggio pronto a una deroga al limite del doppio mandato per favorire la ricandidatura di Virginia Raggi e Chiara Appendino il prossimo anno. In Parlamento aspettano al varco, pronti a chiedere una deroga tombale.E sullo sfondo c’è la partita sui servizi segreti. In cui Di Maio è pronto a farsi valere per controbilanciare lo strapotere del premier Giuseppe Conte.

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E mo’ son cavoli.Sono gli errori in cui si inciampa quando la vista delle insperate poltrone fa perdere la bussola dei principi.

Giorgio Gori Italian journalist, entrepreneur and politician; Mayor of Bergamo; candidate from the center-left...Il Pd si è arreso al populismo, dica no al referendum. Zingaretti e Delrio si sono accorti dell’errore madornale sul taglio dei parlamentari. Da una riforma costituzionale non si torna indietro, neanche se si approva in extremis il proporzionale.

E mo’ son cavoli. Quello che dall’inizio era parso un pasticcio – votare sì ad una riforma della Costituzione a cui si era votato contro per ben tre volte, in cambio di generiche promesse – mi pare si stia trasformando per il PD in un guaio piuttosto serio.

Non parliamo infatti di una cosetta, né dal punto di vista politico né per le ricadute che potrebbe avere sulla già fragile democrazia italiana. Parliamo del provvedimento “bandiera” del populismo a 5 stelle, benedetto dal populismo di destra e infine dall’intera aula di Montecitorio – con l’unica eccezione dei deputati di +Europa – in un impeto autolesionistico in cui, per sembrare dalla parte del popolo, per non rischiare un’oncia di consenso, la casta ha pensato bene di dichiarare guerra alla casta, accettando di descriversi come una banda di poltronari privilegiati mangia-pane-a-tradimento, il male assoluto da estirpare o quantomeno da amputare – diciamo del 30% – in cambio di un risparmio che i grillini millantano superiore ai 500 milioni e l’Osservatorio Cottarelli ha quantificato in 57 milioni scarsi (lo 0,007 della spesa pubblica) e Sabino Cassese ha riportato alla sua concreta entità: parliamo di 1/7 del costo di uno solo dei novanta F35 che l’Italia si è impegnata a comprare.

Tutto questo senza minimamente preoccuparsi delle conseguenze, che pure occorre ricordare: riducendo i parlamentari da 915 a 600 l’Italia diventerà il Paese con il peggior rapporto tra numero di cittadini ed eletti, allontanando ancora di più gli uni dagli altri; verrà spazzato via il principio di rappresentatività territoriale, a danno principalmente delle aree interne e meno popolate; i parlamentari saranno scelti in liste bloccate ancora più corte e totalmente nelle mani dei leader nazionali; la rappresentanza degli italiani all’estero si ridurrà ad un deputato ogni 688.000 cittadini e ad un senatore ogni 1.375.000, con un’evidente discriminazione determinata dalla residenza; il parlamento sarà più debole nei confronti del governo e basterà il trasformismo di pochi senatori per determinare cambi di equilibri e di maggioranze; il funzionamento delle commissioni sarà pregiudicato dall’esiguo numero di parlamentari; eccetera.

A questo disastro il PD si è ripetutamente e meritoriamente opposto, facendo argine. Finché non si è trovato a trattare coi 5Stelle la formazione del nuovo governo, l’estate scorsa, e lì ha calato le braghe.

Galeotti furono i correttivi, ovvero le promesse di aggiustamenti legislativi che avrebbero – si disse – reso accettabile ciò che fino al giorno prima era indigeribile: l’equiparazione dell’elettorato attivo e passivo tra Camera e Senato, l’eliminazione del principio della base regionale per il Senato – necessaria per assicurare il pluralismo territoriale -, una serie di altri piccoli interventi e, soprattutto, la nuova legge elettorale proporzionale con sbarramento al 5%. Fatto l’accordo il Pd ingoia il rospo (insieme a Leu e Italia Viva, va detto) e si unisce alla maggioranza bulgara che l’8 ottobre scorso approva il taglio di 345 parlamentari.

Senonché i correttivi non arrivano, neanche l’ombra. Soprattutto non si parla più di legge proporzionale. Italia Viva si sfila, i 5Stelle fanno i pesci in barile. Ed è così che il taglio a cui anche il PD ha detto sì diventa – Bettini per primo dixit – un pericolo per gli equilibri democratici. Lo segue a ruota il Segretario: senza legge elettorale il taglio è pericoloso.

Argomenta Graziano Delrio: “La riduzione dei deputati e dei senatori, abbinata all’attuale legge ipermaggioritaria, crea uno squilibrio serio per l’assetto istituzionale del Paese: può produrre maggioranze in grado di cambiare da sole la Costituzione”, senza contare che senza correttivo si rischierebbe “di non avere la rappresentanza piena di tutte le forze politiche e di tutte le Regioni, specie le più piccole”. Conclusione: “Fare il taglio dei parlamentari senza una nuova legge proporzionale sarebbe un suicidio per la democrazia”.

E dunque, la legge elettorale. Italia Viva sfugge, Forza Italia manda segnali. Fatto sta che siamo al 5 di agosto, tra pochi giorni il parlamento chiude e il 20 settembre si vota per il referendum confermativo del taglio. Che si fa? Le possibilità parrebbero due.

La prima: il pressing del PD forza gli alleati al rispetto dei patti e a stringere i tempi, e miracolosamente si arriva a votare il proporzionale – più gli altri correttivi istituzionali e le garanzie sul funzionamento delle Camere – almeno in un ramo del Parlamento; in questo caso il Partito Democratico mantiene il suo “sì ufficiale” rispetto al referendum, auspicabilmente lasciando liberi i suoi militanti di esprimersi secondo coscienza (“Ai referendum, specie se si tratta di difendere la Costituzione, la libertà di coscienza è sempre assicurata”, ha chiosato Delrio).

La seconda è che non succede nulla. Non si trova la quadra sulla legge elettorale, non ci sono i tempi, e il 20 settembre ci arriva addosso senza che sia stato possibile piantare i paletti che eviterebbero “il suicidio della democrazia”. Io credo che a quel punto il PD non possa che schierarsi per il “no”. Proprio per le ragioni ben dette da Bettini, Zingaretti e Delrio. Se quel taglio (senza correttivi) mette in discussione l’equilibrio costituzionale il Partito Democratico non se ne può in alcun modo rendere complice.

Senonché l’alternativa prospettata – riusciamo a fare i correttivi, non riusciamo a farli – è solo apparente. Se anche si riuscisse infatti a votare il proporzionale – cosa che certo mitigherebbe gli effetti nefasti dell’amputazione voluta dai populisti – nessuno può assicurare che domani, o tra due anni, o tra dieci, con una semplice legge ordinaria, lo schema elettorale non venga nuovamente modificato. Le leggi elettorali si fanno e si disfano. Solo dal 1990 è accaduto quattro volte (senza contare la legge elettorale voluta da Renzi, mai utilizzata) portandoci attraverso i vari Mattarellum, Porcellum, Consultellum e Rosatellum. Leggi più o meno proporzionali, più o meno maggioritarie. E dunque è assai facile che possa di nuovo accadere, a seconda delle convenienze del momento.

Senonché da un taglio dei parlamentari – che è invece materia costituzionale – non si torna indietro. E dunque non è questione di correttivi. Se anche si dovesse arrivare in extremis ad approvare il proporzionale: la sostanza non cambia. Al prossimo giro potrebbe benissimo tornare l’”ipermaggioritario”, con tutti i rischi del caso. La verità è che il PD ha fatto un errore madornale nel piegarsi al populismo e alla cultura antiparlamentare dei 5Stelle, e adesso l’unica dignitosa via d’uscita è ammetterlo e sperare che il 20 settembre la maggioranza dei cittadini dica di no ad una riforma che mina i fondamenti della nostra democrazia rappresentativa (e per fortuna che abbiamo almeno il referendum, mi verrebbe da dire).

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Ora arriva il conto da pagare…si rinvia tutto a dopo le elezioni, sperando che la gente prima voti.

The Italian deputy Roberto Gualtieri and the Italian premier Giuseppe Conte, both with surgical mask,...Decreto Agosto, blocco licenziamenti a due velocità.Dopo una giornata di tensioni il vertice di governo partorisce l’accordo: stop fino a fine anno per le aziende che usufruiranno della cassa integrazione, non per le altre. Scontro Confindustria-sindacati.Tanti i nodi ancora aperti sul decreto Agosto, Cdm di giovedì in bilico.

Assomiglia a una guerra di logoramento il pantano nel quale si è mosso per tutta la giornata il governo. Il vertice sul decreto Agosto, iniziato martedì sera, è proseguito a singhiozzo per tutto il corso della giornata. L’ultima bozza consta di 91 articoli, ed è costellata di note a margine evidenziate in giallo: “nodo politico”, “nodo politico”, “nodo politico”. Così sul testo della manovrina d’agosto sulla quale tutti dicevano di essere d’accordo fino a tarda notte non si è trovato nessun accordo.

Saranno costretti a cambiare il nome anche al Decreto Agosto.Non decideranno nulla fino a Settembre: prima delle elezioni se sono soldi a pioggia, dopo le elezioni se sono decisioni difficili.Che pena

Politiche assistenzialiste della peggior risma. Tanto poi si rientrerà andando a mettere mani nelle tasche dei cittadini. Magari con una tassa sul morto.

A settembre, la travata alle PD&M5S uniti dalle poltrone arriverà lo stesso, nonostante gli accordi notturni, salvo intese. Qualcuno mi accusa di essere pessimista, quando dico che allo stato attuale il sistema politico italiano sia incapace di pensare al futuro del paese. Ma questa è la verità, da un lato ci sono i pidini e i grillini che pensano che la soluzione del problema è quello di aggiogare l’Italia e gli italiani agli interessi europei,senza proporre nessuna riforma istituzionale ITALIANA cosi saranno costretta la EU, i tedeschi ed i francesi a far pagare il conto ai cittadini italiani, mentre loro verranno premiati e manterranno i loro privilegi, con una specie di dittatura, come collaborazionisti fedeli ed affidabili. In buona sostanza quello che hanno fatto in Grecia. Dall’altra parte ci sono i populisti ed il cane sciolto SALVINO che pensa solo ai sui interessi, il cui programma politico è un ammuffito berlusconismo, con l’obiettivo di continuare impunemente nel loro programma di malgoverno, ruberie impunite e privilegi vari. Se questi possono essere considerati politici affidabili e capaci

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A prescindere dai contenuti, sono certo che il primo della lista è: ASSUMERE ASSUMERE ASSUMERE tonnellate di inutile personale in più.

Covid,  firmato il protocollo sicurezza con le regole per il rientro a scuolaCovid, firmato il protocollo sicurezza con le regole per il rientro a scuola.Accordo tra ministero dell’Istruzione e i sindacati della scuola. Nel testo anche misure per eliminare il fenomeno delle “classi pollaio”

E’ stato firmato stamattina il Protocollo per la ripresa in sicurezza dell’anno scolastico. A siglarlo sono stati la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e le organizzazioni sindacali della scuola. Dall’help desk per le scuole, alle modalità di ingresso e uscita, all’igienizzazione degli spazi, il Protocollo offre regole chiare alle istituzioni scolastiche e dovrà diventare un punto di riferimento anche per gli studenti e le famiglie.

“Cambiare” avrà significato solo a fatti compiuti…per ora prevale la “tecnica (mediatica) dell’annuncio ogni due giorni”….per cervelli pigri stimolati solo dall’iphone!

La riapertura delle scuole è fondamentale per il nostro Paese ed è giusto fare il massimo sforzo per garantire ai ragazzi di tornare a scuola. Essendo le classi comunque un luogo di ritrovo comune è impossibile azzerare ogni possibilità di possibile contagio ma le misure prese almeno attenuano sensibilmente tale pericolo.Dicano però,oltre l’auspicio, come nella pratica che verrà impedito che si creino a settembre classi pollaio. come si muterà l’organico. il limite dovrebbe essere 20 studenti per classi.

Ma chi e’ che ha avuto il lampo di genio di mettere un referendum una settimana dopo l’inizio delle scuole in tempi di pandemia?Fosse poi un referendum su qualcosa che non si puo’ proprio rimandare, lo capirei, ma siamo stati per decine e decine di anni con quel numero di senatori e deputati, se ci stiamo un anno in più non cambia molto.Chiudere invece istituti che stanno facendo i salti mortali per poter riaprire, dopo solo una settimana mi pare folle.

Help desk (centralino), task force (commissione), recovery fund (fondo per la ripresa), smart work (lavoro da casa…che essendo un lavoro tanto smart non lo è, altrimenti facevo il volontario)….fino al mitico bonus (sussidio)…possiamo però anche andare oltre “sconfinando” nell’italico; clandestino (migrante), reddito (sussidio)…..MA CHE VOLETE SALVARE A FARE LA SCUOLA SE STATE UCCIDENDO L’ITALIANO? ma lasciate che i vostri figli crescano ignoranti e con lo smartphone a dirigerli che forse si salvano dagli ignoranti e falso governanti che hanno! del resto, per comandare al tempo del grillopiddini e grilloleghisti, non serve una laurea o doti particolari.

 

 

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OK DAI GUARDIAMO IL LATO POSITIVI! FACCIAMO RIDERE IL MONDO INTERO IN UN PERIODO DRAMMATICO .

Da Pinochet in Venezuela agli “amici libici” di Beirut: tutte le gaffe dei 5 Stelle sulla politica esteraDa Pinochet in Venezuela agli “amici libici” di Beirut: tutte le gaffe dei 5 Stelle sulla politica estera.

Tutto si può dire tranne che il Movimento 5 stelle sia immune alle gaffe, soprattutto in ambito geografico. L’ultima risale a ieri sera, quando due esplosioni violentissime nel porto di Beirut, capitale del Libano, hanno devastato la città. Morte e terrore hanno martoriato il Paese con un bilancio ancora provvisorio di almeno 100 vittime, centinaia di dispersi e oltre 4.000 feriti. Numeri impressionanti, tant’è che la politica italiana non ha mancato di far sentire la propria solidarietà al Libano e al suo popolo.

Tra i commenti dei vari esponenti del Governo, accanto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è spiccato il tweet del sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano che sul suo account social ha scritto:  “Con tutto il cuore mando un abbraccio ai nostri amici libici”. Peccato che il tragico evento sia accaduto in Libano e non in Libia.

Di Stefano però non ha per niente gradito questo polverone e ha affidato a Facebook una lunga replica: “Wow, pare che oggi io sia popolare”, iniziando ad elencare i risultati del suo operato come sottosegretario agli Esteri. “Tutte queste attenzioni mi si rivolgono perché per stanchezza, e quindi distrazione, ho scritto ‘libici’ invece di ‘libanesi’ in un tweet di sostegno dopo l’esplosione di ieri, da me stesso cancellato pochi istanti dopo, corretto e ripubblicato. Credetemi, io sono felice che qualcuno goda a sentirsi migliore di me, se posso evitargli lo psicologo con così poco è un bene”.

A fargli compagnia con un messaggio contenente lo stesso errore ci ha pensato la collega e senatrice grillina Elisa Pirro, la quale su Twitter ha scritto: “Le immagini dell’esplosione avvenuta a Beirut sono sconvolgenti. Esprimo la mia vicinanza al popolo libico e cordoglio per le vittime”.

I social, però, non hanno la memoria corta. Oltre a scatenare una vagonata di ironia, gli utenti hanno ricordato le numerose gaffe commesse anche dai loro compagni di partito in questi anni di timone al governo. Tra questi troviamo in cima alla lista il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Luigi Di Maio, ex capo dei cinque stelle, che a quanto ad orientamento geografico è apparso un po’ confuso in varie occasioni. Basti ricordare la sua dichiarazione riguardo agli attacchi subiti sull’operato politico del partito, ci criticano perché stiamo facendo bene, specialmente in Puglia, basti vedere la rinascita di Matera” o quando un anno fa ha scambiato il segretario di stato degli Stati Uniti Mike Pompeo con il ministro del commercio Wilbur Ross. Ma facciamo un passo indietro, quando non aveva ancora rivestito l’incarico di ministro degli Esteri.

A novembre 2018 Di Maio si trovava in Cina, a Shanghai, in occasione dell’International Import Expo, in veste di ministro dello Sviluppo economico. Nel prendere la parola, ha commesso una gaffe non facilmente dimenticabile visto che riguardava il nome del presidente cinese, uno degli uomini più potenti del mondo: “Ho ascoltato con molta attenzione il discorso del presidente Ping”, storpiando in maniera evidente il nome di Xi Jinping. L’anno precedente, nel 2017, si è reso protagonista di una nuova gaffe in diretta televisiva. Fresco di visita istituzionale negli USA, Di Maio dichiarò che “noi non siamo una forza isolazionista. Siamo un Paese alleato degli Stati Uniti, ma interlocutore dell’Occidente con tanti Paesi del Mediterraneo come la Russia“, che ovviamente non ha sbocchi sul mar Mediterraneo. Andando ancora più a ritroso nel tempo, a settembre del 2016 quando Di Maio era vice presidente della Camera, commette un altro errore. In un post su Facebook attaccò il premier di allora, Matteo Renzi, paragonandolo ad Augusto Pinochet. Peccato che, nella prima versione del post, il ministro ha collocato il regime del generale in Venezuela anziché in Cile incoronandola come la regina delle gaffe. 

Un altro esponente del Movimento 5 stelle, l’ex ministro ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli, è entrato di fatto nella classifica dei politici grillini che ha commesso una clamorosa gaffe. Toninelli stava parlando con i giornalisti dopo aver incontrato a Genova Violeta Bulc, la commissaria europea per i Trasporti, e dichiarò che durante l’incontro aveva parlato anche del tunnel del Brennero: “Sapete quante delle merci italiane, quanti degli imprenditori italiani utilizzano con il trasporto principalmente ancora su gomma il tunnel del Brennero, e oggi dobbiamo purtroppo subire limitazioni settoriali da parte delle autorità del Tirolo che danneggiano fortemente l’economia italiana”. Nella spiegazione, però, Toninelli ha ignorato che il tunnel del Brennero, che collegherà l’Italia con l’Austria, non esiste ancora.

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LE SCELTE SBAGLIATE DI CONTE. Bonus e soldi alla gente per far ripartire l’economia: una scelta miope.

Visualizza immagine di origineIl problema numero 1 dell’Italia è la produttività, che non cresce dai tempi di Noè. Che cosa sia la produttività è abbastanza chiaro e il suo aumento è un fatto naturale, automatico. Se la vostra colf viene in casa a fare i mestieri e impiega tre ore, dopo qualche mese impiegherà un po’ meno, e poi ancora meno: aumenta, cioè, la propria produttività.

I sistemi economici seguono grosso modo le stesse regole: se per fare una certa cosa impiegano un certo tempo, con l’esperienza imparano a farlo più in fretta. Quindi a parità di risorse impiegate (lavoro e capitale) si produce di più e si può incassare di più dalla vendita della produzione.

Bene. Il governo Conte, invece di puntare sull’aumento della produttività, ha scelto la strada opposta, e sterile: l’aumento della domanda, attraverso una grandinata di bonus, cioè di denari distribuiti al popolo, un po’ veri e un po’ falsi. L’idea, infantile, è che la gente (con i soldi pubblici) acquisterà più cose e quindi rilancerà l’economia. Accetto scommesse: fra un po’ ci si accorgerà che sono aumentate di molto le importazioni (computer, telefonini, ecc.) e sarà chiaro che abbiamo finanziato l’economia degli altri paesi e non la nostra. Ormai importiamo persino i prodotti agricoli.

Ma perché Conte ha fatto questa scelta suicida? Purtroppo è semplice da capire. Intervenire sulla produttività significa ridisegnare il sistema produttivo, cambiare il modo di fare certi lavori, usare di più l’informatica e in modo corretto. Vaste programme, avrebbe detto il generale De Gaulle.

Invece distribuire soldi alla gente perché corra nei negozi a spendere, è un lavoro semplice, anche la scimmia Bobo riuscirebbe a farlo. Peccato che poi la gente va in negozio e si compra l’ultimo Ipad fatto in Cina e non piselli o riso di Vercelli.

In sostanza, non abbiamo soldi, ma ne stiamo buttando via parecchi per finanziare le economie degli altri paesi.

Insomma, poveri, ma generosi. Dei veri signori. O dei cretini.

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Regionali, Renzi: “Italia Viva sarà decisiva per De Luca” Anche a Salerno per Matteo Renzi non è andato nessuno

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“La partita per vincere è tra De Luca e Caldoro. Se vuole una mia previsione, Italia Viva sarà decisiva per la vittoria di Enzo”. Lo ha detto Matteo Renzi a Vietri sul Mare (Salerno) parlando delle elezioni regionali in Campania. “La partita è tra De Luca e Caldoro e io credo che sia meglio De Luca, punto. Dopodiché, per chi vuole veramente dare forza a un progetto serio sulla Campania, Italia Viva sta facendo delle liste molto competitive. La nostra idea è che, nei prossimi mesi, avremo tanti problemi per la crisi occupazionale. Stiamo a Vietri sul Mare, conosciamo i danni che il Coronavirus ha prodotto soprattutto sul turismo. Ma, non solo sul turismo, la ristorazione e quanto collegato”. Per Renzi “le nostre persone possono dare una mano a De Luca a rivincere, ma soprattutto alla Campania a ripartire”

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Secondo un tam tam parlamentare il titolare della Farnesina vorrebbe traslocare al Viminale.VUOLE FARE IL SALVINI PER RECUPERARE CONSENSI.

Governo, rimpasto più concreto. Di Maio agli Interni, Renzi vuole la DifesaGoverno, rimpasto più concreto. Di Maio agli Interni, Renzi vuole la Difesa.

Governo, rimpasto più concreto. Di Maio vuole gli Interni, Renzi lo vuole alla Difesa. GUARDATE L’ESPRESSIONE DI RENZI! SEMBRA DIRE! MA CHE CAZZO DICE QUESTO DEFICIENTE HAHAHAAAAAA.

L’emergenza Coronavirus in Italia continua, ma il governo nella pausa estiva lavora anche ad un rimpasto di ministri. Nonostante le smentite – si legge sul Corriere della Sera – le grandi manovre tra i leader sono iniziate, ma sarà decisivo il voto regionale per metterle in pratica. In un quadro così frammentato il crescente potere di Giuseppe Conte viene visto dagli alleati con una certa apprensione. Dietro le quinte, si è ripreso a parlare di rimpasto. Ufficialmente fioccano solo smentite sull’argomento, ma il lavorìo sotterraneo non sembra fermarsi.

Ieri è stato proprio Di Maio a negare che una ipotesi del genere sia sul tavolo: “Basta con questi retroscena. Il rimpasto non serve, il governo è solido e compatto”. Secondo un tam tam parlamentare – prosegue il Corriere – il titolare della Farnesina vorrebbe traslocare al Viminale. La smentita, perciò, era d’obbligo.Prima il bibitaro lancia il sasso poi da tipici falsario nasconde la mano.

E sempre, chi vuol mettere zizzania insinua! MA allora, chissà di che avranno parlato ieri Matteo Renzi e Di Maio? Il colloquio non deve stupire perché i due ormai si sentono con una certa regolarità. Circola voce che anche a Italia viva non dispiacerebbe cambiare qualche casella del governo, ottenendo magari la Difesa, benché Renzi abbia sempre decisamente negato di “volere poltrone o strapuntini”. Chi di sicuro non è interessato a entrare al governo è Nicola Zingaretti. Ma in caso di rimpasto potrebbe entrare nel governo un altro dem di peso: il vicesegretario del partito Andrea Orlando. COME E LAMPANTE: TANTE BALLE PER CREARE TENSIONE E PER DISORIENTARE L’ELETTORE ITALIANO. STATE TRANQUILLI ITALIA VIVA NON FARA NESSUN ACCORDO CON LA SETTA GRILLINA, ATTUALMENTE E AL GOVERNO CON ESSA MA  SAPPIAMO ANCHE IL PERCHÉ.PER SALVARE LA DEMOCRAZIA IN ITALIA (QUELLA POCA CHE E RIMASTA).

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OK MOLTO BENE CARA PAITA! Mi sa che lo stato avrebbe dovuto pensarci prima

L'immagine può contenere: 1 persona, il seguente testo "#Liguria " L'isola della Gallinara è un patrimonio naturalistico e turistico fondamentale. Impediamo speculazioni e preservarmiamo la bellezza. RAFFAELLA PAITA #ITALIaViVa"

“È indispensabile che il governo intervenga per impedire che l’isola della Gallinara corra il rischio di diventare, da gioiello naturalistico, oggetto di sciagurate operazioni speculative.

La Gallinara è un patrimonio naturalistico e turistico di fondamentale importanza per la Liguria. Per questo dobbiamo fare il possibile per preservarne la bellezza e la qualità ecologica.

Chiediamo quindi al ministro Franceschini di farsi carico della questione e compiere i passi necessari perché la proprietà dell’isola torni alla Stato. Da parte nostra, ci batteremo per questa vicenda e se necessario presenteremo un emendamento al primo provvedimento utile per far sì che lo Stato, e con esso i cittadini liguri, possano avere la certezza di tornare a godere della Gallinara.” Raffaella Paita

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A tutti i campani . Siccome De Luca e’ troppo bravo per risolvere i problemi e non fa parte della cricca tra magistratura militante, potere politico massonico e giornalismo al loro servizio, deve essere avvisato in modo mafioso.

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A tutti i campani .
Siccome De Luca e’ troppo bravo per risolvere i problemi e non fa parte della cricca tra magistratura militante, potere politico massonico e giornalismo al loro servizio, deve essere avvisato in modo mafioso.
Se poi De Luca dice che i magistrati, essendo esseri umani come gli altri, quando sbagliano debbano pagare come gli altri allora deve essere indagato in modo da metterlo in cattiva luce presso l’elettorato.
Di fianco a De Luca mi ci metto anche io, sostenendo che bisognerebbe indagare quali magistrati facciano parte di consorterie o associazioni unitamente ad avvocati con i quali potrebbero sorgere cointeressenze in alcune sentenze orientate prima di arrivare in camera di Consiglio. In particolare andrei a vedere il consociativismo presso i tribunali amministrativi, TAR e CONSIGLIO di STATO.
Magari di scopre qualcosa di molto più interessante di quanto non ce ne sia per DE LUCA.
Cari campani, si vota De Luca alle regionali perché non e’ colluso con la malavita organizzata,la malagiustizia, la malasanità e il malgoverno.
Diamoci tutti una regolata quando avremo il lapis nelle mani nella cabina elettorale.
Facciamogli vedere di che pasta siamo e siete fatti. Ricordatevi delle quattro giornate di Napoli. Allora si trattava di tedeschi con i mitra spianati, oggi di imbrattacarte con le calunnie organizzate.

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