La battaglia con Salvini inizia adesso

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C’è davvero poco da esultare per la caduta di Salvini. Perché lo spettacolo che ieri ha offerto il Parlamento è stato indegno. E perché, anche con la Lega fuori dai giochi, il nostro resta un Paese immobile, in cui non si pensa né allo sviluppo, né ai giovani, né all’emergenza clima.

No, non c’è niente da essere allegri, niente di cui esultare. Se fino a dodici giorni fa l’Italia era un Paese completamente nelle mani di Matteo Salvini, e oggi non pare esserlo più, è solo perché Salvini stesso, con una serie di mosse apparentemente suicide, ha offerto al Pd e ai Cinque Stelle la possibilità di spedirlo all’opposizione. Diciamo apparentemente, perché ancora oggi ci sembra assurdo che un tizio che ha portato la Lega dal 4% al 30%, e che non aveva sbagliato niente fino a due settimane fa, si riveli così scarso. Che tutto questo faccia parte di una strategia, di un ripiegamento tattico per chissà quale ragione, o sia semplicemente frutto di quel delirio di onnipotenza che coglie i leader politici della Terza Repubblica Italiana dopo le loro vertiginose ascese, sarà il tempo a dirlo.

No, non c’è niente da ridere, perché il dibattito al Senato di ieri ha offerto uno spettacolo indegno per quella che è ancora la terza potenza economica europea. Un presidente del consiglio come Giuseppe Conte, che attacca frontalmente, con toni mai così duri, un ministro e vicepremier di cui ha avallato ogni atto o quasi, fino a dodici giorni fa, senza rinnegare nulla di quanto fatto sino ad ora, non è né una “perla rara”, né lo statista che stavamo aspettando. È semplicemente un figurante senza arte né parte, senza alcuno spessore politico, né alcuna profondità culturale, che cerca di imbonirsi i suoi nuovi burattinai. Un villain come Matteo Salvini, che affronta il discorso della vita con un foglietto di appunti infarcito di slogan da comizio, incerto e balbuziente, incapace anche solo di reggere il ruolo di spauracchio per la democrazia, o di minaccia alla costruzione europea.

C’è da lavorare sodo sull’unica opportunità possibile per cambiare le priorità dell’Italia, a partire dall’azione parlamentare e di governo di una nuova maggioranza che assuma i temi dell’emergenza climatica e dell’emergenza giovani

No, non c’è niente da ridere, perché la crisi non ha esiti certi, per nulla. Sergio Mattarella, non a caso, ha dettato tempi strettissimi per le consultazioni, perché non vuole vedere le istituzioni italiane cucinate a fuoco lento dalle tattiche esasperanti di Lega, Cinque Stelle e Pd. Allo stato attuale, certo, una maggioranza giallo-rossa rappresenta l’opzione più probabile, per il proseguo della legislatura, ma Zingaretti e Di Maio già sono divisi sul ruolo di Conte, che i Cinque Stelle vorrebbero di nuovo a Palazzo Chigi, a differenza dei dem. Sicuri sicuri che la trattativa finirà con una fumata bianca? Sicuri sicuri che alla fine non possa prevalere l’ipotesi di un Conte Bis con la Lega di nuovo in maggioranza? Sicuri sicuri che anche se i quattro quinti del Parlamento non vogliono le elezioni non si finisca davvero dritti alle urne per mancanza di alternative? Sicuri sicuri che non ci ritroveremo quel Salvini che oggi diamo per morto a giurare al Quirinale, tra un paio di mesi?

No, non c’è niente da ridere, ma c’è da lavorare sodo sull’unica opportunità possibile per cambiare le priorità dell’Italia, a partire dall’azione parlamentare e di governo di una nuova maggioranza che assuma i temi dell’emergenza climatica e dell’emergenza giovani come prioritari, anziché soffiare sul fuoco degli psicodrammi dell’invasione dei migranti, o di regali a pensionati ed evasori fiscali. Se in Parlamento c’è una maggioranza che pensa che tagliare il cuneo fiscale sia più importante della flat tax, che il tempo pieno a scuola per tutti i bambini italiani venga prima di Quota 100, che un grande piano per azzerare la produzione di CO2 entro il 2050, o per dimezzare i consumi energetici delle case italiane, sia meglio di qualunque sussidio per rilanciare l’economia, che la sicurezza passi da progetti di accoglienza come gli Sprar e non dai lager e dai respingimenti dei decreti sicurezza uno e due, che serva investire in start up, ricerca e innovazione anziché nazionalizzare le perdite di Alitalia, di nuovo, ne saremo ben contenti. Ma non pensate che saremo altrettanto felici di un governicchio che si limiti a evitare l’aumento dell’Iva, e che passi mesi a litigare sugli 80 euro e sul reddito di cittadinanza. Pd-Cinque Stelle è un mezzo, non un fine.

Non c’è nulla, oggi, che ci faccia essere ottimisti. C’è una classe dirigente arrogante e mediocre. C’è un Paese fermo. C’è un’architettura sociale – partiti, sindacati, rappresentanze, corpi intermedi – in stato comatoso

No, non c’è niente da ridere, perché non c’è nulla, oggi, che ci faccia essere ottimisti, anche solo un po’. C’è una classe dirigente arrogante e mediocre, guidata da leader che si auto distruggono alla velocità della luce. C’è un Paese fermo, a crescita zero, che sembra incapace di concentrarsi sulle sue vere priorità, vittima delle sue paure e delle bugie che si racconta, prima fra tutte quella di essere il Paese migliore al mondo, se non fosse per i sabotaggi altrui. C’è un’architettura sociale – partiti, sindacati, rappresentanze, corpi intermedi – in stato comatoso, incapace anche solo di entrare nel dibattito politico senza ripetere a pappagallo le banalità lette sui social network cinque minuti prima. C’è un discorso pubblico che è lo specchio di tutto questo, e di cui noi media siamo parte in causa, con il nostro carico di responsabilità, capaci solo di essere autoreferenziali e di batterci il petto per quanto lo siamo.

No, non c’è niente da ridere perché oggi è il giorno del fallimento del governo gialloverde, non il giorno in cui si festeggia la fine del populismo in Italia. Perché tutte le precondizioni che avevano fatto nascere quel governo sono ancora lì, senza che nessuno le abbia toccate. Perché al peggio non c’è mai limite, e il meno peggio richiede sacrifici e sforzi enormi, anche solo per vedere la luce. Non c’è niente da ridere, ma solo da lavorare sodo, per provare a invertire la rotta. Non c’è niente da ridere, perché la sensazione, forte, è che sia l’ultima occasione che abbiamo per provarci.

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Che cosa può succedere adesso!

Che cosa può succedere adesso

Dovessi scommettere lo farei su un governo tecnico, messo in piedi con la scusa della legge di bilancio, della riforma costituzionale, del gatto che mi ha mangiato il decreto, per poi, andare a votare, che so, a Febbraio.

Adesso l’importante è disinnescare un’alleanza elettorale tra Salvini e Meloni, due personaggi grotteschi e tragicamente inadeguati, politicamente e culturalmente, che oggi vincerebbero a furor di popolo. L’alleanza tra PD e Cinquestelle è un’ipotesi che mi ripugna, ma il pericolo che i due individui anzidetti, con i loro sodali, abbiano la possibilità di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica e riformare l’Ordinamento statale mi atterrisce; quindi meglio fermarsi il più possibile a respirare, sperando che gli equilibri politici si riassestino almeno un po’.
Facendo i conti in maniera fiscale, questa legislatura se arrivasse al termine (i sette anni di Mattarella finiscono il 3 Febbraio del 2022). Ma se, come la stragrande maggioranza delle legislature italiane, dovesse finire prematuramente, toccherebbe quasi certamente alla prossima.

Se si andasse a votare coi sondaggi che circolavano all’apertura informale della crisi di governo, la maggioranza di estrema destra sarebbe così solida e con il potere di modificare la Costituzione senza chiedere nulla all’opposizione che non so neppure dire per certo se ci sarebbero nuove elezioni, dopo le prossime… ma certamente sarebbe in grado di imporre il Presidente della Repubblica. Ed un Presidente della Repubblica agli ordini di Salvini non mi sembra una grande idea sotto il punto di vista di… tutto il tuttibile.

Credo che anche questo sia una preoccupazione sulla lista di Mattarella, al momento. Lista che è considerevolmente più lunga dell’orbita di Nettuno, certo, ma anche la sua successione penso sia un punto su quella lista.

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Iniziate le consultazioni al Colle, l’ipotesi di Mattarella di una soluzione lampo.

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Secondo alcune indiscrezioni, darebbe intenzione di Sergio Mattarella di non procedere a un incarico esplorativo, che potrebbe significare una dilatazione dei tempi a giudizio del Quirinale difficilmente sostenibile. Il capo dello Stato, dunque, potrebbe chiedere subito alle principali forze politiche l’eventuale disponibilità a un nuovo governo, e insieme di indicare il nome del possibile premier.

I motivi che imporrebbero al Quirinale la ricerca di una soluzione il più rapida possibile sono da un lato la legge di Bilancio, e dall’altro l’agenda internazionale. Entro il 26 agosto, infatti, tutti i paesi dovranno comunicare alla commissione europea guidata dalla tedesca Ursula von der Leyen il nome del proprio candidato commissario, posto per il quale, prima dello showdown imposto da Salvini ( e prima che il carroccio votasse contro la nuova presidente della Commissione europea) era in pole position un esponente della Lega, in quanto primo partito alle Europee con il 34,2% dei voti. Adesso, con la crisi in atto,  la partita è tutta da definire.

Altra scadenza importante a cui con ogni probabilità sta guardando Mattarella è quella di sabato, con la riunione del  G7 in programma a Biarritz in Francia. Un appuntamento al quale, probabilmente, potrebbe partecipare  lo stesso Conte, in qualità di presidente del Consiglio dimissionario.

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BELLA CIAO” A LAMPEDUSA

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A cantare per salutare i migranti che scendevano dalla Open Arms sono stati ragazzi dell’Azione cattolica.

Salvini può fare il duro ancora per qualche giorno, ma la realtà continua a essere contro di lui. A Lampedusa, quando sono sbarcati i migranti della Open Arms (su decisione della magistratura), dopo 18 giorni di blocco, c’erano i ragazzi dell’Azione cattolica che cantavano in coro “Bella ciao”, probabilmente per la prima volta nella loro vita. Non un canto religioso di ringraziamento, ma la più famosa e la più bella delle canzoni partigiane.

Salvini può farsi altri cinque mojito e fregarsene, ma quel canto dei ragazzi dell’Azione cattolica era contro di lui. Era un rivendicare umanità e Costituzione.

Ma a Lampedusa non c’è stato solo questo. Quando alcuni migranti si sono gettati in mare, subito si sono lanciati fra le onde quattro uomini di un corpo speciale della Guardia costiera specializzato nel salvataggio “a mano” dei naufraghi, li hanno agganciati e riportati a riva. Tutti.

Solo una leghista, tenace e feroce, ha urlato contro i soccorritori: “Scafisti”. Ma erano i soccorritori della nostra Marina.

Salvini può urlare quanto vuole, ma la realtà è questa: nessuno lascia indietro nessuno. Marinai, pescatori, semplici cittadini, se vedono qualcuno in mare che sta affogando, si gettano e salvano. Del decreto sicurezza bis non sanno cosa farsene…

E quando l’operazione riesce (quasi sempre), soddisfatti cantano “Bella ciao”, uno schiaffo per il nostro ministro dell’Interno.

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Maria Elena Boschi e Matteo Renzi non saranno nel governo PD – M5s

 

Maria Elena Boschi non è tra i nomi che potrebbero entrare in un governo di legislatura fra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico. La conferma arriva direttamente dalla deputata del Partito Democratico con una breve dichiarazione rilasciata prima di entrare nella direzione nazionale del partito, che ha dato il definitivo via libera al segretario Nicola Zingaretti affinché verifichi l’esistenza di una maggioranza alternativa a quella che finora ha sostenuto Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. L’ex ministro dei Rapporti con il Parlamento ha spiegato come non intenda partecipare in prima persona a un eventuale esecutivo giallorosso, dando il suo sostegno alla proposta di Matteo Renzi: “Lui ha ribadito nel suo discorso al Senato che al primo posto viene il Paese. Zingaretti ha pieno mandato per gestire questa fase di confronto. Garantiremo un appoggio a un esecutivo che abbia un programma chiaro e forte, che possiamo anche condividere, anche se preferiremmo un governo istituzionale”.

Il suo ruolo, però, non è in discussione: “Posso votare la fiducia se ci sarà un’ipotesi di governo, posso dare una mano sui contenuti, ma nel governo col Movimento 5 Stelle anche no, grazie”. La decisione di Boschi segue quella dell’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che proprio ieri al Senato aveva ribadito la sua volontà di non far parte direttamente di un esecutivo di questo tipo. Una scelta che fa cadere indirettamente quello che era subito apparso come un “ostacolo” alle trattative fra i democratici e i grillini. Molti esponenti del Movimento 5 Stelle, infatti, avevano sottolineato come fosse “difficile” immaginare un governo con Renzi e Boschi, da anni oggetto di accese polemiche e accuse. Una “simpatia” del resto pienamente contraccambiata, considerando che i renziani si sono sempre collocati tra i più fermi oppositori del dialogo coi 5 Stelle. Fino alla svolta dell’8 agosto, ovviamente.

PERCHÉ CÈ IN BALLO! Uscita dall’euro o non uscita dall’euro , questo è il dilemma. Il resto è folklore politico all’italiana, che si continua a perpetrare perché la maggioranza degli italiani per fortuna ha ancora la pancia piena. Il Truce lo sa bene come pure i Grillozzi. Io li avrei lasciati ancora fare per vedere dove sarebbero arrivati con la nuova finanziaria. È per essa che i Grillozzi hanno preparato il boccone avvelenato al Truce che non l’ha visto subito , ma se ne è accorto a scoppio ritardato.

 

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Governo con i 5 Stelle giusto, farne parte mai: Renzi ha studiato Marx… Groucho

Renzi vuole il governo con M5S ma non accetta di farne parte

Al governo con i detestati grillini qualcuno del Pd ci dovrà pur andare, difficile trovare tante altre Fornero da sacrificare sull’altare della responsabilità. Un rompicapo a forma di trappola per Zingaretti, una fortunata opportunità per l’altro Matteo di riprendersi la scena.

Renzi, dopo aver castigato come fuori di senno qualsiasi forma di collaborazione con i vaffaboys, è stato il più risoluto a teorizzare la necessità, diremmo storica, del tutti contro Salvini, l’inevitabilità di un abbraccio contro natura per bloccare la deriva autoritaria sul nascere, scongiurare la recessione e l’aumento dell’iva. Un governo insomma anche con chi gli offendeva la famiglia, parlamentari eletti non haters da strapazzo. Solo che con questa bella e nobile costruzione non vuol averci niente a che fare, nessuna macchia lorderà il candido Giglio magico. 

E’ utile ma gli fa un bel po’ schifo. Solo ad alcuni Renzi sembra sfidare il principio di non contraddizione, una cosa è o non è. Ed è forse il motivo per cui, nel paese delle convergenze parallele, si riesce appunto a riprendersi la scena politica. E non farsi troppo schifo da soli.

La pietra filosofale di chi trasforma tutti i metalli in oro, quella che gli alchimisti chiamavano anche tintura rossa. Deve aver studiato bene Marx, non Karl, giammai, ma Groucho: “Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me”. Come dargli torto? 

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Zingaretti I cinque punti per trattare con il M5S: “Governo di legislatura o voto”

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Calendario della crisi Il segretario per il Pd indica le priorità e ottiene dalla direzione del partito pieno mandato a trattare. “Esecutivo di legislatura o voto. Serve offerta nuova, discontinua e con larga base”. Oggi alle 16 al via le consultazioni. Il M5s: “Siamo compatti attorno a Di Maio”

I 5 temi di Zingaretti sono dichiarazioni di intenti che potrebbe sottoscrivere chiunque.

Nella sostanza quali cambiamenti chiede Zingaretti?”Svolta delle ricette economiche e sociali, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti” che vuol dire? E ‘ più vicino alle politiche di redistribuzione sociale dei 5 Stelle o più vicino alla politica capitalistica di precarizzazione del lavoro di stampo renziano? Vuole trattare con l’Unione Europea come faceva Conte o accettare supinamente tutto come faceva Gentiloni? Zingaretti chi sei veramente? Esci allo scoperto, non è tempo di gente buona per tutti i gusti e per tutte le stagioni.

COMUNQUE! Nessuno di noi sa cosa succederà di preciso. Mattarella ha posto il vincolo dei tempi stretti e quindi lo scopriremo presto. Nonostante i veti incrociati, mi auguro davvero si riesca a trovare una soluzione condivisa, con un governo presieduto da una personalità credibile. Cosa potrebbe fare? Qualunque cosa in ogni caso sarebbe meglio del disastro del governo uscente. I soli due provvedimenti fatti (RdC e Quota 100) hanno una copertura finanziaria solo per il 2019 e quindi sono volatili. Per tutto il resto c’è stato solo un accanimento contro i migranti soccorsi dalle Ong, mentre tutti gli altri entravano tranquillamente. In un anno si è aumentato il debito pubblico di ulteriori 5 miliardi, l’andamento del PIL segnala una stagnazione, le opere pubbliche sono praticamente tutte bloccate. Vedere qualcun altro al posto si Salvini sarà comunque un sollievo.

LORO I 5 STUPIDI CHE !Sembrano stupidi, ma sanno bene che andare al voto entro la prossima primavera sarebbe la loro fine. Lo ha detto candidamente Grillo subito dopo l’apertura della crisi di Salvini. Ergo, ingoieranno tutto ciò che gli offriranno il PdR e il PD.

Di Maio che mantiene il potere al governo sarebbe veramente un pessimo inizio per il secondo governo di questa legislatura. Totalmente incomprensibile come si possa andare avanti in queste condizioni, significherebbe – a parte l’inettitudine come ministro – che il PD è pronta a ricevere altra diffamazione ai suoi danni, sacrificando la propria immagine per il paese, e lasciando che il M5S non paghi nulla per i suoi errori.COMUNQUE pare a me invece che sia finito il tempo di quelli che avevano le ricette facili: 1000 euro a tutti, in pensione a 60 anni, risolviamo il problema immigrazione fermando quattro barche, usciamo dall’euro, dimezziamo le tasse, spendiamo soldi che non abbiamo, pistole a go-go. Altro che nuovo rinascimento italiano. Nemmeno 14 mesi e già bisogna tornare a mangiare il pane duro della realtà.

La cosa più comica in assoluto ora è l’atteggiamento dei 5s. I quali gonfiano il petto (come se la defenestrazione di salvini fosse merito loro…) È ricordano a tutti che ora il nuovo governo, se si farà, si farà alle loro condizioni. Sennò  al voto.

Minacciano cioè di estinguersi…e estinguerci.
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La Direzione Pd apre a un governo col M5s.

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Zingaretti indica i temi su cui trovare l’intesa: Ue, democrazia rappresentativa, ambiente, svolta sull’immigrazione e redistribuzione della ricchezza. «O esecutivo forte o voto».NIENTE GOVERNO ISTITUZIONALE PROPOSTA DA RENZI. E RENZI SI ADEGUA COSA MAI SUCCESSA NELLA PRECEDENTE SEGRETERIA (PER CAPIRCI CHI TIENE AL BENE DEL PARTITO)

Eallora il Pd? Dopo la crisi del governo gialloverde Lega-Movimento 5 stelle, il Partito democratico si è trovato in mano il pallino per un eventuale nuovo esecutivo già ribattezzato giallorosso, ossia tra e grillini dem. La Direzione del Pd del 21 agosto, il giorno successivo alla resa dei conti parlamentare, ha deciso la linea: approvato un ordine del giorno che ripercorre la relazione del segretario Nicola Zingaretti dando il mandato a aprire una trattativa per verificare la possibilità di «un governo di svolta per la legislatura», in «discontinuità» col precedente. L’ok è arrivato per acclamazione all’unanimità.

ZINGARETTI: «GOVERNO DI LEGISLATURA O VOTO»

Cosa aveva detto nella sua relazione Zingaretti? «Un eventuale nuovo governo deve essere di svolta, di legislatura, altrimenti è meglio andare alle urne».

I CINQUE PUNTI PER TRATTARE CON IL MOVIMENTO

Il segretario ha indicato cinque punti per trattare col M5s: «Appartenenza leale all’Unione europea; pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del parlamento; sviluppo basto sulla sostenibilità ambientale; cambio nella gestione di flussi migratori, con pieno protagonismo dell’Europa; svolta delle ricette economiche e sociale, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti».

RENZI: «IL PASTICCIO L’HA FATTO SALVINI»

Matteo Renzi, che anche in Senato aveva lanciato aperture ai cinque stelle, intervistato da Radio anch’io, su Radio Rai Uno, aveva detto: «Stavolta il Partito democratico non è il problema, il pasticcio l’ha combinato Matteo Salvini. O noi siamo in condizioni di dare tutti una mano per aiutare l’Italia oppure si va a un passaggio elettorale che sarà uno show-down, perché è un atto che non fa bene all’Italia». E sulle dinamiche interne al suo partito, ha insistito: «Ne sono fuori da un anno e mezzo, ho scelto di non fare corrente, mi muove l’interesse del Paese».

BOCCIA: «L’UNICA LINEA È QUELLA DEL SEGRETARIO»

Francesco Boccia, deputato dem e responsabile economia e società digitale del Pd, è a favore invece del voto subito, e in diretta a Omnibus, su La7, aveva dichiarato: «Voglio dirlo con chiarezza, nel Pd nessuno può sostituirsi al segretario sulla linea politica, un segretario eletto pochi mesi fa dalla comunità democratica con un plebiscito. Quel milione e 600 mila sostenitori ci hanno dato una grande responsabilità che è di tutti noi: tenere insieme gli italiani che credono nell’alternativa sociale alle destre».

 

 

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Salvini ha fallito e non tornerà più. Noi rimaniamo con grossi problemi: come sempre, mancano soldi.

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Salvini è finito E STATO RIMANDATO NELLE FOGNE UNICO POSTA PER TALE FASCISTA.

Ci vorrà qualche giorno per liberarsene (il vecchio governo rimane in carica fino all’arrivo di quello nuovo) ma dovrà andarsene. E non tornerà mai più. Lui non lo sa. Si agita, sale le scale del Quirinale, lancia comizietti sempre più stanchi su FB, ma il suo treno è passato.

Se ieri avete sentito Conte (che sappiamo chi è e che storia ha), trascurate l’elenco delle malefatte di Salvini e state sul quadro generale. Conte ha descritto un uomo, Salvini, che non fa parte di questo consorzio ancorato alla sua Costituzione. È un alieno, un uomo crudele e anche sadico, che ancora fino a ieri sera si è ostinato a tenere cento e passa migranti a ballare sulle onde per puro sadismo, per dimostrare di essere un duro.

Conte sia pure con colpevole ritardo, ci ha spiegato che Salvini non è come noi. È stato così esauriente che di colpo il capo della Lega (ma ancora per quanto?) è diventato materiale radioattivo: nessuno nel mondo politico italiano vorrà più avere a che fare con lui. Un impasto di prepotenza e di nessun rispetto per alcuna regola. Un aspirante dittatore, pronto a usare santi, madonne, bambini. Un traditore abituale.

Quindi Salvini se ne va. E non tornerà.

Questa è la buona notizia. Il nuovo governo non si sa che cosa sarà. Niente di buono probabilmente. Pretendere dai 5 stelle che facciano non uno, ma due, passi indietro, consentendo un governo tecnico del presidente (Cottarelli?) è pretendere troppo. Non dimentichiamo che sono degli scemi, dei talebani, senza cultura di nessun genere, nati da un Vaffa e là rimasti. Degli idioti tali da credere a cretinate come la decrescita felice. Così bestie da pensare che la povertà si combatta distribuendo soldi che non ci sono, distribuendo debiti.

Il Pd, avviato alla trattativa con loro, è in un guaio serio. Trattare con questa gente è come pretendere di far volare gli asini. Il Pd, comunque, qualcosa può fare: attenuare le cose più tremende fatte dal governo gialloverde. Tipo mettere in mora quota 100 e reddito di cittadinanza, due esperimenti fallimentari. In attesa di farli sparire.

Anche perché c’è una certa fretta. È in arrivo la recessione. La Germania ha già stanziato 50 miliardi di euro per contrastarla. Ha potuto farlo perché, in proporzione, ha metà del nostro debito pubblico.

In un certo senso Salvini ci ha fatto un grande favore: si è lanciato nella piscina senza acqua proprio quando serviva, cioè adesso. E da lì, dal duro cemento, bofonchia vecchie cantilene: Banca Etruria, no Renzi, riduzioni fiscali per milioni di italiani.

Ma ormai è un personaggio di ieri. Se aveva un futuro, se l’è bruciato nel più stupido assalto al potere mai visto. Ormai è un disco rotto.

Noi invece siamo ancora qui, e ci tocca cercare di non affondare. Purtroppo, bisogna contare sul buonsenso dei 5 stelle, che sappiamo essere quasi inesistente.

In questa partita non ci sono arrivate buone carte. Tranne l’autodistruzione di Salvini, l’uomo più pericoloso di questo secolo.

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Per Goldman Sachs lo scenario più probabile è il voto d’autunno.

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Per la banca Usa, il “fattore Renzi”riduce le probabilità di un’alleanza Pd M5s. Mentre i grillini non sono propensi a un governo tecnico. Risultato: la prospettiva più concreta sono le urne e la volatilità degli asset economici nostrani.

Goldman Sachs vede le elezioni nell’ultimo trimestre dell’anno, al più presto nel mese di ottobre, come lo scenario più probabile. In un report pubblicato il 21 agosto e dedicato alla crisi politica nostrana, gli analisti della banca di affari Usa si basano sulle forze parlamentari in campo per cercare di capire quali sono le prospettive più probabili per il nostro Paese e considerano un ritorno alle urne come l’opzione più realistica al momento attuale piuttosto che un nuovo governo.

IL POSSIBILE GOVERNO GIALLOROSSO APPESO AL FATTORE “RENZI”

Un ritorno dell’alleanza gialloverde nonostante rappresenti la soluzione attualmente più solida dal punto di vista dei seggi in parlamento è diventata la più difficile politicamente e la meno credibile. La seconda opzione è ovviamente quella di un governo cosiddetto giallo rosso, formato da M5s Pd e altri partiti di sinistra. Ma su questo fronte gli analisti di Goldman si concentrano sul fattore Renzi o renziani. «Alcuni parlamentari del Pd e parlamentari di altri partiti di sinistra hanno affermato di voler sostenere un governo di coalizione 5SM-PD solo se questa coalizione condividesse un programma economico e politico comune e completo. Tuttavia, i parlamentari vicini all’ex primo ministro Renzi sembrano preferire un governo di breve durata che redigerebbe e voterebbe una legge di bilancio per il 2020, impedendo l’aumento dell’Iva e condurrebbe il paese alle elezioni generali nel 2020. Inoltre, alcuni parlamentari dell M5s sono contrari a formare un governo con il Pd, in particolare con i parlamentari del Pd che sono vicini all’ex primo ministro Matteo Renzi», si legge nell’analisi.

IL M5S OSTACOLO AL GOVERNO TECNICO

Resterebbe ovviamente l’opzione di un governo cosiddetto ” di responsabilità” che coinvolga altre forze politiche come Forza Italia e che abbia tempi contingentati, ma ragionano gli analisti, a questo governo sarebbero comunque necessari i voti della maggioranza della seconda opzione cioè di M5s e Pd e i pentastellati sicuramente preferiscono un governo politico che uno tecnico. Con il risultato che un governo tecnico sarebbe di fatto possibile solo se Fratelli di Italia cambiasse idea sul suo possibile sostegno. E qui si torna all’inizio: la probabilità maggiore è un ritorno alle urne.

GLI ATTORI ALLA FINESTRA: DALL’UE ALLE AGENZIE DI RATING

Il rapporto spiega anche che in assenza di un nuovo esecutivo molti attori aspetteranno ad esprimere giudizi o a intervenire attendendo l’evolvere della situazione. Dall’Unione europea che dovrebbe valutare la conformità della nuova legge di bilancio, da presentare in teoria entro il 15 ottobre, alle promesse e agli accordi presi per evitare la procedura per debito eccessivo alle agenzie di rating Moody’s e S&P, il cui giudizio è calendarizzato rispettivamente per il 6 settembre e il 25 ottobre. Insomma, tutto congelato fino al voto.

IL TRIANGOLO CAMPAGNA ELETTORALE – SPREAD – SONDAGGI

La corsa elettorale, però, avrà un effetto sul rischio Paese con un aumento della volatilità degli asset nazionali e un aumento dello spread e l’andamento dei mercati finanziari potrebbe a sua volta avere un effetto sui rapporti di forza politici cambiando la situazione iniziale. Gli analisti prevedono infatti che «la Lega farà una campagna su una piattaforma anti europea incentrata sull’immigrazione e la politica fiscale e, quindi, i mercati finanziari rivaluterebbero il merito creditizio degli asset italiani in una direzione più ribassista rispetto ai prezzi attuali. Se la rivalutazione dei prezzi dovesse essere troppo alta, ciò potrebbe anche avere un impatto potenziale sui sondaggi di opinione e, infine, sul risultato elettorale. Anche se l’elettore medio sarebbe a favore delle riduzioni fiscali e di un certo controllo sui flussi migratori, la maggioranza degli elettori italiani rimane a favore dell’euro e ripone fiducia nelle istituzioni europee più che in molte istituzioni italiane». «Questa considerazione», ragionano gli esperti della banca d’affari americana, «potrebbe anche indurre Lega ad adottare una posizione meno controversa nei confronti dei partner europei, cercando di limitare una potenziale reazione negativa del mercato nominando un ministro delle finanze pro Ue che dia fiducia agli investitori a favore dell’Europa». Ma la conclusione è sempre la stessa: «I prossimi tre mesi saranno molto volatili e difficili per l’economia e gli asset italiani».

 

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