Ridateci Renzi, Gentiloni e Padoan. E rimandate questi qui in quei sottoscala dai quali soni usciti.

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COME ASSICURARSI UNA BUONA RECESSIONE.Non si vuole fare la manovra correttiva. Quella per il 2020 non si potrà fare (troppo pesante). Meglio gli aumenti dell’Iva e la crescita sottozero.

L’unica buona notizia della giornata è che è scomparso Alessandro Di Battista. Il grande eroe e combattente (ma di cosa?) era rientrato dai suoi giri nell’America del Sud e l’idea era che dovesse rivoluzionare il Movimento. Invece si è dato alla macchia e è scomparso, letteralmente. E ha lasciato il solo Di Maio a sbrigarsela: se domenica in Sardegna i 5 stelle faranno flop (come si prevede) il “capo politico” del Movimento potrà cominciare a fare gli scatoloni.

Per il resto c’è solo da registrare un balletto sulla manovra correttiva. Tutti negano, ovviamente: fra meno di 100 giorni ci sono le elezioni europee e il governo non vuole ammettere che è già ora di chiedere altri soldi ai cittadini per finanziare le stupide cose fatte fino a oggi, e che la stessa Ue considera negative per la crescita (quota 100 e reddito di cittadinanza).

Ma la manovra correttiva andrebbe fatta (sui 7-8 miliardi, almeno). Non si farà. Si rinvierà tutto a dopo le elezioni europee, quando probabilmente Salvini deciderà anche di far saltare questo governo. Ma a quel punto si starà già pensando alla manovra di fine anno (per il 2020).

E qui c’è una novità importante: sarà talmente pesante che non converrà nemmeno farla. Meglio, a quel punto, lasciare scattare le clausole di salvaguardia, cioè gli aumenti automatici dell’Iva, e arrivederci.

Ma ci saranno conseguenze. Siamo in recessione da metà dell’anno scorso e lo saremo probabilmente durante tutto o quasi l’anno in corso. Con lo scatto automatico degli aumenti dell’Iva avremo almeno altri due anni di crescita sottozero.

In sostanza, la scelta “popolare” di un governo sovranista e populista si traduce in almeno tre anni di recessione: quindi nessun posto di lavoro vero, ma molte mancette ai signori del divano. Tutte fatte con soldi che non ci sono, cioè a debito.

Una volta, ma eravamo nel ‘700, si diceva che una generazione non dovrebbe fare più debiti di quelli che ritiene di poter pagare durante la sua esistenza: nel nostro caso (2300 miliardi di debiti) non saranno ripagati nemmeno da dieci generazioni future.

Ridateci Renzi, Gentiloni e Padoan. E rimandate questi qui in quei sottoscala dai quali soni usciti.

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Renzi venga impiccato.SIAMO ARRIVATI A QUESTO! COME NEI REGIMI DITTATORIALI.

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“Renzi venga impiccato”: bufera sul M5S. L’ex premier: “Barbarie”

Il senatore Dario Giarrusso a La Zanxara: “Renzi andrebbe impiccato”. La replica del piddino: “Se pensano di farmi paura, hanno sbagliato bersaglio”

Sono giorni di dure tensioni sul fronte M5S-Pd e ora le parole del grillino rilasciate a La Zanzara non fanno che rinfocolare le rivalità. “Andrebbe impiccato”, ha detto il pentastellato in radio riferendosi all’ex premier Renzi. Una frase choc che ha scatenato l’ira dell’ex segretario del Pd.

Tutto nasce dal voto della giunta per le immunità del Senato sull’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini. Dopo la presa di posizione del M5S (che in seguito al referendum su Rousseau ha negato il processo per il leghista), il Pd si è scatenato accusando i pentastellati di essere finiti “sempre più nelle mani di Salvini” e di aver tradito i propri principi. “Onestà, onestà”, urlavano i parlamentari dem a Giarrusso durante le interviste all’uscita dalla Giunta. Provocazione cui il senatore grillino ha risposto col gesto delle manette e affermando di non voler prendere lezioni da chi “ha i genitori ai domiciliari”. Il riferimento, ovviamente, è al papà e alla mamma di Renzi.

 Dopo le proteste del Pd per il gesto “manettaro”, il senatore è tornato alla carica in una intervista a La Zanzara. “Renzi è uno che non ha mai lavorato un giorno in vita sua, perché non ditemi che lavorare a casa del papà dove sono tutti precari tranne lui, significhi lavorare. Renzi, perciò, sarebbe da impiccare“, ha detto Giarrusso in diretta. Dichiarazione che ha lasciato di stucco pure i conduttori. E così il senatore ha rimarcato la dose: “Sì, insomma avete presente la cosa che si fa su un albero, attaccando la corda?“.

Oggi, dopo aver letto sui giornali le parole del grillino, Renzi ha affidato ai social la sua replica: “Leggo un’intervista al Corriere in cui il Senatore Giarrusso, portavoce ufficiale del Movimento Cinque Stelle, dice che io dovrei ‘essere impiccato – ha scritto l’ex premier – Penso che siamo oltre la barbarie. E stupisce che nessuno intervenga su questa frase allucinante. Se pensano di farmi paura, hanno sbagliato bersaglio”. Lo scrive Matteo Renzi sui suoi canali social“.

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Girano troppe voci erronee, nei giornali italiani, sulla fine dell’Europa a maggio con un unico scopo: attirare lettori, facendo il gioco dei populisti.PER CONTRASTARE QUESTA PROPAGANDA ANDIAMO TUTTI A VOTARE E CON COSCIENZA NON DI PANCIA POPULISTA E UN NOSTRO DOVERE.

sondaggi, europa, clickbait

LA MORTE DELL’EUROPA È SOPRAVVALUTATA DAI MEDIA ITALIANI ED È UN ERRORE. PER CONTRASTARE QUESTA PROPAGANDA ANDIAMO TUTTI A VOTARE E CON COSCIENZA NON DI PANCIA POPULISTA E UN NOSTRO DOVERE.

Se paragonata alla stampa estera, la stampa italiana è afflita più che da altri da un problema: il clikbait. Si tratta di una tecnica che punta ad attirare gli utenti mediante titoli sensazionalistici che ne stuzzichino la curiosità (tipo “la caduta dell’anno”, “i dieci modi per vestirsi nel 2019″) o, in alternativa, facendo presa sui sentimenti, non ultimo la “paura”.

L’obiettivo unico del clickbait è quello di spingere l’utente ad aprire (cliccare) il contenuto e farlo stare su di esso  il tempo necessario per non creare il ‘rimbalzo’ fuori dal sito, creare traffico e giustificare la vendita degli spazi pubblicitari online.


LO SCIVOLONE DI REPUBBLICA

Tutti noi che lavoriamo nel mondo dell’informazione creiamo titoli per attirare il lettore. Nulla di nuovo, direte voi, si fa dalla notte dei tempi (strilloni, giornali murari, etc), il problema sorge quando, però, tale contenuto non è solamente un clickbait, ma va contro a quello che è l’etica principale di questo mestiere: informare.

Volete un esempio?

Eccolo: “Elezioni europee, sondaggi: volano i sovranisti di Salvini, niente maggioranza Ppe-Pse”. Si tratta del titolo trovato sulla versione online di Repubblica (ma la lista è lunghissima e comprende anche la RAI, ovviamente), accompagnato dal sottotitolo “come anticipato, gli ultimi rilevamenti di febbraio indicano la Lega in corsa per diventare il partito con più eletti in Europa, al lavoro per l’alleanza con i polacchi”.

Di certo un titolo di impatto e uno scenario che rafforza la volgata sovranista italiana e, per converso, alimenta le paure dei lettori di Repubblica, per la quasi totalità non sovranisti. Ergo, clickbait e della peggiore fattispecie, perché tralascia molte informazioni rilevanti mentre inizia la campagna elettorale europea.


IL FUTURO EUROPARLAMENTO

Ci sarà la valanga sovranista? Assolutamente no, ma cresceranno le formazioni euroscettiche che vanno da “sì all’intergovernativo, w l’Euro, no ai migranti” di un FPOE al “muoia l’Europa” di SD e le frange lepeniste dell’elettorato leghista. Già questo dovrebbe dirci molto sulle possibilità di coalizone di queste forze che, non a caso, sono divise in Europarlamento in tre gruppi. Quattro se si considerano le frange “rossobrunate” che sono interne all’estrema sinistra del GUE.

Se non bastasse i dati descrivono uno scenario diverso dall’apocalisse. Secondo la proiezione del Parlamento Europeo:

  • il Partito Popolare Europeo (PPE) sarà il primo partito con il 26% (-3%) equivalenti a 191 seggi;
  • i Socialisti e Democratici (S&D) avrà il 19% (-6%), ovvero 138 seggi;
  • i Liberali dell’ALDE passseranno dal 9% all’11%, salendo a 68 seggi, senza considerare i 20 seggi che prenderà Macron in Francia;
  • i conservatori di ECR (dove siede Fratelli d’Italia e i polacchi del PiS) arriveranno al 7% (-3%) per 56 seggi;
  • ENL/ENF, il partito dove militano Le Pen e Salvini, passerà dal 5% all’8% arrivando, anche loro a 56 seggi;
  • EFDD, dove militano AfD e MoVimento 5 Stelle, passerebbe dal 6% al 5%, raggiungendo i 36 seggi;
  • i Verdi si attesterebbero al 7% per 45 seggi
  • GUE arriverebbe a 52 seggi grazie al 7% dei voti.

Per leggere i risultati ricordiamo che la ripartizione dei seggi non avviene solo su base percentuale, ma dipende dalla ripartizione dei seggi per singoli stati (che è la forza del PPE, di cui fa parte il partito di maggioranza relativa del paese più popoloso, ovvero la Germania).

In soldoni, un alleanza programmatica di tutti i partiti euroscettici, ovvero ECR, ENL e EFDD, arriverebbe a 148 seggi (43 in meno del solo PPE), che salirebbe a 200 solo mediante un’alleanza con l’estrema sinistra. Per capirsi significherebbe un’alleanza fra Sinistra Italiana e Salvini, fra Podemos e Vox, fra i Socialisti olandesi e Wilders, fra Linke e AfD, fra Melenchon e Le Pen. Quindi, altamente improbabile.

Tutto questo a fronte dei 397 seggi che PPE-S&D-ALDE – i cosidetti europeisti – potrebbero mettere in campo. 397, in un Parlamento di 750 seggi vuol dire una sola cosa: maggioranza e questo senza considerare i verdi o, più realisticamente, Macron.

IL FLOP DI EFDD

Esistono altri scenari più realistici, foriniti dal sito Europe Elects che riguardano, da vicino, l’Italia.

Nel primo scenario, l’intero gruppo di EFDD salta per la contemporanea uscita di Farage (Brexit), AfD, i francesi di DLF e il MoVimento. AfD andrebbe in ENL/EFN, mentre Debout La France si sposterebbe verso i conservatori di ECR. Il partito nasce,mfatti, da una secessione interna  – non amichevole – al vecchio Front National di Marine Le Pen, ora Rassemblement National: difficile vederli alleati a livello europeo.

Dal disfacimento di EFDD, i 5 Stelle avrebbereo tre strade: andare con Salvini in ENL/EFN, seguire anche loro DLF in ECR, trovandosi alleati ai cristiani fondamentalisti di PiS e a Giorgia Meloni, o sprare che i micro-gruppi che stanno contattando performino ben oltre le (miserrime) più rosee aspettative.

In generale, lo scenario provocherebbe una crescita di ENF, che arriverebbe a 77 seggi, di ECR, che volerebbe a 93 e, sorpresa, di ALDE che arriverebbe a 98 grazie alla fuoriuscita da EFDD di gruppi minori di tendenza liberale e non nazionalista.


LA DESTRA UNITARIA

L’altro scenario sarebbe quello della destra unitaria, sogno segreto di AfD, e a cui starebbe lavorando il gruppo di FdI all’interno di ECR e la Lega attraverso i continui colloqui, appunto, con i polacchi. Una formazione, sottolienano gli analisti, che avrebbe come trait-d’union, la “simpatia” di tali movimenti per Vladimir Putin.

Il nuovo gruppo sostiene Europe Elects, arriverebbe a contare su 132 seggi, arrivando al secondo posto al Parlamento, ma solo se avvenisse la poco probabile uscita dal PPE delle sue frange più “euroscettiche”, ovvero Fidesz di Orban, la CSU bavarese e i Popolari di Kurz, tutti e tre saldamente all’interno del PPE (e Manfred Weber, spitzenkandidat del PPE, è della CSU).

Per quanto positivo, però, tale scenario presenta un problema, e neanche piccolo: la deriva filorussa che deriverebbe dalla leadership Salvini-Le Pen non congeniale ai partiti dell’Europa orientale quali, soprattutto, Fidesz e PiS.

Per quanto riguarda il M5S, invece, Europe Elects esclude “l’abbraccio mortale di Salvini” ipotizzando la nascita di un EFDD 2.0 fra M5S e i partiti euroscettici orientali (sottovalutando le frange filorusse interne ai pentastellati, verrebbe da dire).

L’AMBIGUITÀ POLACCA

Difficile capire cosa succederà e lo scenario più probabile vedrà la nascita di un ENL/EFN più forte, grazie all’arrivo di tedeschi e svedesi, che farà il paio con un ALDE rafforzata da Macron. Sicuramente ELN ingloberà i parlamentari tedeschi di AfD e gli svedesi di SD, entrambi in EFDD, ma un’asse ECR-ELN rimane complicato e lo sarà, per paradosso, proprio per via di quei polacchi che vengono citati nell’articolo come testa di ponte fra Salvini e i conservatori europei.

Indecisione del MoVimento 5 Stelle a parte (dove andranno in  Europa, con chi si allearanno, resisteranno fino a maggio o si spegneranno prima?), infatti, il vero ago della bilancia rimane il PPE.

Sebbene ECR contenga già un alleato naturale di Salvini (Fratelli d’Italia), a scegliere sarà il PiS polacco che è sì un esponente dell’euroscettico pro-intergovernativo, ma ha interessi politico-economici in molti casi divergenti a quelli leghisti.  Non sono passati che pochi anni da quando la Polonia, guidata dall’attuale Presidente del Consiglio europee Donald Tusk era considerata la “nuova Francia” di Berlino, ovvero l’alleato per eccellenza del governo tedesco.

Il ritorno al potere di Jaroslaw Kaczyński e la nascita del gruppo di Visegrad ha tarpato le ali all’asse Berlino-Varsavia, ma non ha cancellato i tanti legami (politici ed economici) fra i due paesi. “La Destra Unita” e “l’alleanza sovranista” possono funzionare solo con PiS e questo potrebbe succedere se il PPE voltasse totalmente a destra rinunciando all’alleanza con S&D e ALDE e dando vita ad un governo con le destre (e quel che resta di EFDD). In alternativa, la destra dovrebbe arrivare a 376 seggi.


L’EUROPA REALE

Sogni bagnati di un leghista a parte, il secondo scenario è praticamente mpossibile. Per quanto riguarda la svolta a destra dell’intero PPE, basta una domanda: sicuri che Angela Merkel (e la CSU) si potrebbe alleare a livello europeo con Afd? Senza tale certezza, il PiS potrebbe non essere propenso a seguire i sovranisti italo-francesi per un semplice motivo: quel partito governa la Polonia, paese la cui economia è strettamente correlata a quella tedesca e ai fondi europei.

Per i polacchi vale l’adagio: o si va per governare, o si rimane tranquilli all’opposizione. Perchè “ok, cambiamo l’Europa”, ma i fondi e l’ombrello commerciale tedesco sono sempre la cosa principale. Lo erano quando la Polonia entrò nella UE, lo sono ancora adesso.

Ergo, la “possibile alleanza” immaginata da Salvini e riproposta da Repubblica sarebbe molto più complessa di quanto sottintenda l’articolo, soprattutto alla luce dei risultati elettorali previsti. Come se non bastasse, tra l’altro, Commissione e Parlamento rappresentano una parte della governance d’Europa. Accanto a loro c’è anche il Consiglio, composto dai capi di governo dei 27 paesi membri fra cui: Angela Merkel, Emmanuel Macron, Mark Rutte, Leo Varadkar, Xavier Bettel, Antonio Costa e (a seconda delle elezioni), Pedro Sanchez o Alberto Rivera.

Diciamolo, la fine dell’Europa è molto più lontana di quello che, per necessità di click o di “legittimazione politica”, alcuni media ritengono.

Capite perché, alla luce del contesto reale europeo, quel titolo e quell’articolo di Repubblica assumono sempre meno senso e possono essere visti come clickbait di pessima fattura?


BONUS: I SONDAGGI EUROPEI

Facciamo un po di chiarezza, almeno per gli stati europei cosidetti “a rischio” sovranismo: Francia, Germania, Spagna e Olanda.

In Francia (dati 19 febbraio 2019), dove Macron torna ad essere il primo partito nazionale:

  • LREM (Macron): 22.11%
  • RN (Le Pen). 21.12%
  • LR (Repubblicani): 11.01%
  • FI (Melenchon): 8.69%
  • Verts: 8.37%
  • DLF. 6.11%
  • PS: 6.06%
  • G.s (Hamon): 3.28 %

In Germania (dati 14 febbraio 2019), dove AfD sembra aver raggiunto il suo apice:

  • CDU-CSU: 33%
  • Grüne (Verdi): 19%
  • SPD: 18%
  • AfD: 10%
  • FDP (Liberali): 7%
  • Linke (Sinistra): 6%

In Spagna (dati 30 gennaio 2019), dove Sanchez resiste, ma Ciudadanos è subito dietro:

  • PSOE (Sanchez): 21.3%
  • Ciudadanos (Rivera, liberali): 21.0%
  • PP (Popolari): 16%
  • Vox (Destra): 13%
  • Unidos Podemos (Sinistra): 11.3%
  • Ahora Republicas (Regionalisti): 6.3%

Paesi Bassi (30 gennaio 2019), dove VDD è in calo  rispetto alle destre estreme, ma il fronte “di sinistra”, dai Verdi fino ai Liberal passando per socialisti e laburisti, appare in rimonta.

  • VVD (Liberali): 23%
  • PVV (Euroscettici): 18%
  • GL (Verdi): 17%
  • FvD (estrema destra): 17%
  • PvdA (Laburisti): 14%
  • SP (Socialisti): 12%
  • D66 (Liberal): 10%
  • CDA (Cristiano Democratici): 10%
  • CU (Cristiani): 7%
  • PvdD (Animalisti): 7%
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Il PD per favore ringrazi Il prof. Pasquino dei consigli disinteressati. Ma lui, il Prof.Pasquino, non ce l’ha di già il suo partito? Non è il Movimento 5 Stelle? Oppure abbiamo un altro pentito come Galli Della Loggia?

Gianfranco Pasquino Professore Emerito di Scienza Politica nell’Università di Bologna.Un partito, per favore, se avete l’idea di come rifarlo.

https://www.huffingtonpost.it/gianfranco-pasquino/un-partito-per-favore-se-avete-lidea-di-come-rifarlo_a_23673854/?utm_hp_ref=it-homepage

Eccone un’altro che ha tanta nostalgia di quella bella sinistra di una volta.
Perdevano sempre, però facevano delle analisi bellissime.

Ma il prof. PASQUINO chi ha votato un anno fa? Per il PD? Non credo proprio. Allora perchè non dispensa consigli ( tra l’altro con un italiano molto fumoso ) al partito che ha votato (LEU presumo), che non mi sembra vada bene. Ha passato anni, almeno da prima del referendum, a massacrare il PD, e ora pontifica con queste parole… “in quelle periferie si arriverà con il logo del PD, oppure è preferibile cercare il NUOVO magari dopo un’ampia discussione ( l’ennesima) tra persone che se ne intendono ecc ecc” … Non le vanno bene ne GIACHETTI,ne MARTINA, ne ZINGARETTI… Si può sapere chi le va bene? Chi sono le persone che se ne intendono?…E infine, dopo un anno, non era meglio tenersi GENTILONI e quel PD, che tanto le fa pena, al governo piuttosto che gli attuali governanti?

Questo sciagurato poltronaro parolaio sinistro deve essere il gemellino di  Montanari. Nullità che vivono di pantofole, vestaglie griffate e bofonchiamenti a ruota libera, hanno rappresentato per anni una gioia incondizionata per il caimano. E quando ciarlano di sinistra questi due sciagurati ottengono il medesimo risultato del padre killer della sinistra sor baffino > distruggerla per quel poco che rimane. Viaggiano compatti, avvelenati e rancorosi al 2,2-2,5% pronti a tuffarsi con anima e corpo nella loro totale dissoluzione, politicamente non verranno sicuramente rimpianti. Immensi ah ah ah

Professore, il PD non le va bene neanche adesso? Neanche a me, se per questo.
Però visto che lei pensa di avere le idee chiare, com’è che non si rimbocca le maniche? A sparare teorie son buoni tutti, ma poi bisogna scendere nella pratica, momento in cui, chissà perchè, i teorici spariscono tutti. Si sta bene sulla cattedra, eh!

Prima mi/ci deve spiegare perchè UN partito democratico non ha da essere.
Secondo vedo che si preoccupa di Leu, non so se è una preoccupazione personale e di risulta dei personaggi che hanno voluto la scissione pensando di sottrarre al Partito Democratico il 10% dei voti.
Terzo lo vedo spesso in TV con aria sarcastica riferissi al PD e a Renzi, come studioso non pare abbia studiato molto, come fans di una parte politica lo dica perchè in democrazia è legittimo, quindi parli da semplice cittadino e non con la corona d’alloro che io so io e voi non capite un casso.

CERTO! Ogni contributo al dibattito è positivo, ma bisognerebbe evitare di sfuggire alla sindrome “o si fa come dico io o sarà fallimento totale”, alla sindrome per cui ognuno immagina che il nuovo partito di centrosinistra del 50% abbia se stesso e le proprie idee come asse portante. A Pasquino riesce poco evitare questa sindrome.

Nel frattempo un sondaggio Quorum di pochi giorni fa certifica che alla domanda “Indipendentemente dallo scenario politico attuale e dalle sue intenzioni di voto, lei si definirebbe di sinistra?” le risposte sono.
1) Sì: 25,1%
2) No: 73,0%
3) Non so: 1,9%

Piaccia o non piaccia le cose stanno così. E aggiungerei che parecchio di quel 25% sta proprio nelle ZTL.
Quest’equazione “periferie = sinistra” è ben radicata dentro certe teste, ma fuori dalla realtà da decenni.

Bisogna aprirsi verso le periferie, concrete e simboliche? Sicuramente. Ma sarebbe drammatico andarci con Pasquino o quelli come Pasquino, ti cacciano via peggio dei testimoni di Geova.

PS: Un’altro scritto per compiacere ll lui scrivente. Il quale, come tutto il ‘radical-chic-come che impregna il PD, non si rende conto che la questione è tragicamente semplice. Tragicamente perché significherebbe prendere una posizione netta il che è estraneo al loro DNA. La questione è la seguente: vogliamo continuare ad accettare come verità indiscutibili le teorie economiche che riducono lo stato ad una funzione di mero regolatore in grado di influenzare l’economia solo rendendo più o meno caro il costo del denaro ovvero crediamo che lo stato debba entrare di nuovo e prepotentemente nell’economia sia intervenendo nei settori strategici (TLC, reti, salute educazione, armi) , sia adoperandosi per una pesante opera di redistribuzione delle ricchezze? As simple as that. Ma una risposta da questi dotti discettatori non arriverà mai.

Si il PD è in “acque chete” ,ma prima o poi ribollirà. Per adesso il “suo” elettorato è in continua “metamorfosi” Se pensiamo che questo Governo del Cambiamento,” muta” continuamente dall’alba al tramonto il suo aspetto politico, una convivenza a dir poco, sull’orlo di una crisi di nervi…direbbe qualcuno…..un filo teso e sorrisi tesissimi che non fanno sperare…Se fosse così , camomilla per tutti fino al quinquennio conclusivo del SA.DI.CO. Governo del Cambiamento. L’anno domini 2020,si avrà il primo vagito del neo nato Reddito di Cittadinanza, se andrà bene, caffè per tutti, se male….ancora camomilla e sogni d’oro, mentre dall’altro canto , il Colosso di Voti Mat&Teo. ritto, ripete continuamente….No porti…No party……..

 

 

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Richetti, avete puntato sul cavallo sbagliato e la maggioranza voterà Giachetti e Ascani

Pd, Richetti contro Martina: «Vada a ca...e, mozione finita»

“Per me la mozione Martina è finita”. Lo sfogo di Matteo Richetti con i suoi

Il senatore Pd si lamenta della gestione delle liste per le primarie nella chat di corrente.

«La mozione è finita, anzi Martina vada a cagare». Matteo Richetti con un messaggio inviato nella chat dei suoi sostenitori spara a zero sul candidato alla segreteria del Pd e segretario uscente Maurizio Martina con il quale – teoricamente – correva in ticket. Lo sfogo di Richetti è durissimo e spietato. Tutto nasce dalla composizione dell’assemblea nazionale dopo il voto dei circoli. Dice Richetti: «Non minimizzo la questione delle liste, per me la mozione è finita, le primarie sono un fatto accidentale». Per cui, dà mandato ai suoi in vista dei gazebo del 3 marzo, «votiamo anche altri». Richetti continua: «Ha senso dire molliamo Martina? Non possiamo passare da mercenari, ma intanto ho cancellato tante tappe. Martina può andare a cagare domattina: ha preferito i Lotti e i De Luca». Parole destinate a lasciare il segno.

Che noia infinita queste beghe, mentre l’italia si sfascia il pd perde la ennesima opportunità

Porello pensa di essere diventato qualcuno…Non era niente prima non è niente adesso non sarà niente in futuro, però ci tiene a sottolinearlo, fa quasi tenerezza…Ma anche no!

Richetti ha una singolare propensione a fidarsi delle persone sbagliate, ma non riesco a stabilire se gli succeda per ingenuità o per COGLIONAGGINE.Questo é un giuda distruttivo, no come il giuda di Gesù che è l’ artefice se vogliamo della nostra salvezza.
Detto questo RENZI non deve disperare siamo in molti a sostenerlo lavoreremo per lui, solo per lui sarà più lunga, arriveremo lo stesso.

Sinceramente questa presa di posizione di Richetti non la capisco ha lasciato Renzi per andare con Martina e adesso non sta con nessuno. Bene ma del pd non interessa a nessuno? Ma questi signori sono tanto convinti che noi come pecore andiamo a votare e regaliamo loro una poltrona d’oro. Forse questa volta la storia finisce.

Pura e semplice lotta per le poltrone, autoreferenziali fino al parossismo. Impossibile fidarsi di questi.

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Salvini esclude la manovra correttiva.Sul fatto che stiamo parlando del nulla siamo d’accordo, Matteo. Infatti stiamo parlando di te.

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Salvini esclude la manovra correttiva: “Aspettiamo che le misure abbiano effetto”

“Stiamo parlando del nulla”. Così il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha risposto a ‘Radio Anch’iò a chi gli chiedeva se il governo stesse ipotizzando una manovra bis. “Abbiamo votato meno di 2 mesi fa una manovra che deve ancora far vedere i suoi effetti e adesso dobbiamo parlare di una futuribile manovra? vogliamo vedere cosa succederà?” ha detto Salvini sottolineando che “i problemi economici sono a livello continentale e nono sarà un periodo facile”. Ma, ha aggiunto, “commentare i dati a febbraio, quando la manovra farà vedere gli effetti nei prossimi mesi, mi sembra quantomeno bizzarro”.

Caro Salvini, lei può escludere quello che vuole (a parole) ma i “conti” non si mettono in riga vestendo una divisa. Escludere una manovra da parte di Salvini, equivale ad essere certi che un aggiunta di manovra ci sarà. Lo si evince dalla incapacità di fare un analisi corretta della situazione.

– Abbiamo votato meno di 2 mesi fa una manovra che deve ancora far vedere i suoi effetti e adesso dobbiamo parlare di una futuribile manovra? vogliamo vedere cosa succederà?-

Stiamo già vedendo cosa succede, per questo è certa una aggiunta di manovra futura.
E’ di ieri l’ennesimo dato negativo sulla produzione industriale.
Sta succedendo quello che successe quando la Lega era al governo e dopo aver portato il Paese nel baratro dello Spread a 574, scappò,  causando la necessità della Legge Fornero, se non si voleva fallire ed essere poi noi a dover sbarcare in Africa
Si è già fermato M5S con il voto. Ora tocca alla Lega.

Bastava mia nonna con la terza elementare a fare la riprova dei conti. Fortuna che ora abbiamo chi trucchera’ i dati all’ISTAT grazie al RdC che detto da chi ora comanda all’INPS aumenterà il PIL potenziale che l’altro all’ISTAT certificherà. Mi aspetto il secondo trimestre con un +5% (detta dai governativi, nel primo trimestre si sente ancora l’effetto delle manovre depressive del PD) Se si esclude una manovra bis…. sarà certa una manovra bis, stante la situazione anche una tris. Ma ve ne siete accorti o no che c’è la ritirata e tutti scappano.

Quando il nulla gli cadrà sulla testa farà un bel botto…..non ci vuole una laurea in economica per capire che una manovra la dovranno fare….lo stato è come una famiglia ma molto più grande….se io spendo più di quello che guadagno è normale che nel mio conto creo un buco…..se questi non hanno capito che ciò che fa girare l’economia è il lavoro che dire……comunque ribadisco lamia convinzione è solo un esaltato, un furbacchione, l’arte di saper mettere insieme belle parole d’effetto…..domanda ma come si sposta da una città all’altra volo di stato e con le sue trasferte quotidiane il conto sarà salato…ma intanto paghiamo noi…

Si considerata la situazione economica catastrofica ritengo la Troika da Bruxelles più che necessaria, meglio fosse arrivata mesi addietro, ora è decisamente un obbligo, questi tre id…i ci mandano per strada anche se ci siamo già.

Ma!Sara uno stallo fino alle europee, (probabile botto legoide), infiltrazione nelle aree maggiormente influenti (vedi festicciola a bari, uno di bari nell’ennesima commissione (voluta dai leghisti) per affossare l’istruzione, nel frattempo miliardi buttati nella sceneggiata sul deficit, italici frustrati e impoveriti e questo che sbraita agitando fantomatici nemici, tipo gli inesistenti invasori. Poi  arriva la multi scure: risparmi (tracciabili)  stracciati, sanità pubblica morta,istruzione defunta, baruffe tra villaggggi e via piangendo. Ma una class action sarebbe possibile? ricordo che fu ridimensionata dal condannato per frode fiscale a braccetto coi secessionisti palafitticoli.

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Governare da solo con transfughi della destra e dei 5 stelle.IL VERO PIANO DI SALVINI. Memoria corta ITALIANI?

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Esiste uno schema classico per i prossimi mesi di politica in Italia. Si va alle elezioni europee, grande successo di Salvini, tonfo dei 5 stelle. Poi crisi di governo e, si dice, Salvini presidente del Consiglio, sostenuto dal centro-destra. 5 Stelle all’opposizione.

Ma esiste una variante, alla quale sta lavorando lo stesso Salvini:

1- Il suo problema è liberarsi della tutela di Berlusconi e del Ppe.

2- Quindi potrebbe organizzare una doppia scissione: con lui quelli della destra che sono disponibili (Meloni, Toti, ecc.), e un’altra nei 5 stelle (l’ala governativa, Di Maio e amici). Tutti dentro la Lega.

3- In questo modo potrebbe andare a governare da solo, senza più Berlusconi e il Ppe fra i piedi.

In sostanza, Salvini medita di mettersi a fare da collettore per pezzi di destra e per quei 5 stelle che ormai sanno di non avere futuro, ma che non vogliono lasciare il governo e i ricchi emolumenti che questo comporta.

Per fare che cosa, poi, non si sa bene. Non è che Salvini abbia grandi idee sull’economia (a parte blaterare di una possibile uscita dall’euro). E il 2020 si annuncia come un anno molto difficile. Sarà impossibile evitare l’aumento dell’Iva e questo renderà ancora più fragile l’economia italiana.

In sostanza il paese rischia di avere il governo peggiore della sua storia (persino più di quello attuale) proprio nel momento più difficile.

Il Pd, intanto, per la gioia delle folle avrà finalmente scelto fra i suoi tre candidati. Il mondo andrà avanti per la sua strada comunque, ma il Pd, se non altro, avrà un segretario. Sono consolazioni.

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Il rallentamento dell’economia ha complicato i conti pubblici.AUMENTO IVA E PATRIMONIALE.A detta del Premier il 2019 sarà un anno bellissimo; lo saranno anche il 2020 e il 2021.

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MANOVRA CORRETTIVA NEL 2019 CERTA AUMENTO IVA NEL 2020 PROBABILE
PATRIMONIALE NEL 2021 POSSIBILE

La recessione tecnica ha avuto un impatto modesto sul PIL del 2018, bloccandolo allo 0,8%, ma è sul 2019 che avrà un effetto fortemente negativo.

La crescita difficilmente potrà raggiungere gli obiettivi del Governo all’1% e già oggi le stime che superano lo 0,3% possono definirsi ottimistiche.

La conseguenza sarà che tutti quegli impegni di deficit/PIL e debito/PIL concordati in sede comunitaria non verranno raggiunti e ciò innescherà una nuova disputa con la Commissione Europea, con effetti critici anche su spread e spesa per interessi.

La manovra correttiva non sarà quindi un’eventualità, ma è cosa certa, già oggi. Negarlo non favorisce la fiducia dei mercati finanziari a cui la capacità di analisi non manca.

Il debito pubblico in aumento restringerà ancor di più gli spazi di manovra per poter disinnescare le clausole di salvaguardia, che quasi certamente dovranno scattare nel 2020 con un aumento dell’IVA forse non al 25,2% come previsto, ma più probabilmente al 24-24,5%.

Tutto questo aumenterà ancor di più la fragilità dell’economia italiana e la stabilità dei conti pubblici, specialmente se si acuirà il rallentamento economico globale. A quel punto diventerà possibile una patrimoniale o un ritorno alla tassazione sulla prima casa nel 2021.

A detta del Premier il 2019 sarà un anno bellissimo; lo saranno anche il 2020 e il 2021.

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Ecco la differenza tra chi difende l’indifendibile e chi fa una critica senza guardare in faccia nessuno,questa è democrazia.

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Quelle due curve gemelle e fedeli.Tra gli effetti della fine delle ideologie e della crisi delle democrazie c’è la fedeltà assoluta al Capo chiamata leadership  , che appunto ha già sostituito le ideologie e sta sostituendo anche le democrazie.Ma ci sono differenze abissali tra leadership e leadership ed e la differenza tra chi difende l’indifendibile e chi fa una critica senza guardare in faccia nessuno,questa è democrazia. 

Sulla leadership:E Churchill? e Obama? e Lincoln? Berlinguer? ecc. ecc. Ho sempre trovato questo dibattito sulla leadership ozioso (oltre che sbagliato) e guarda caso sempre sulla bocca di chi leader capaci non riesce ad esprimerli da tempo. (forse proprio perché tende a fagocitarli)

Resta il fatto che un Leader, in democrazia, deve avere dietro di se una struttura politica di spessore (valori, visioni, idee, uomini) che lo supporti ma anche che lo controlli, come è certo che una struttura politica (partito, movimento) senza un leader capace serve a poco, come un esercito senza generale.

Distrutti i partiti e le loro vetuste ideologie con tangentopoli…qualcuno sperava che la sinistra camuffata da socialdemocrazia potesse continuare…ma Berlusconi ruppe gli schemi.Da allora è un susseguirsi di naufragi conditi da indecenti campagne giornalistiche, feudi indiscussi di poteri politici…Dietro questi personaggi una massa di paria e portaborse del vecchio regime assurti a capi….a uomini alfa…a uomini laeder..Ma anche se sono di destra mi si permetta di dire che tra le curve di DiMaio e Renzi c’è una bella differenza..chi tifava e tifa ancora per Renzi c’è la speranza di un progetto socialdemocratico in cui immedesimarsi….dietro DiMaio una tifoseria sconclusionata e divergente..con un capo imposto e neanche carismatico.

Si e arrivati a questo per la paura di affrontare noi stessi e la nostra fragilità è il grande motore della fedeltà assoluta al Capo. Così quando anche il Capo fallirà (ed è una certezza matematica), avremo sempre qualcuno a cui dare la colpa e da appendere con i piedi all’insù in un rito collettivo di purificazione.

Ringrazino i vari , Salvini, Di Maio, Berlusconi etc etc che non sono più i tempi nei quali le decisioni di un singolo imbecille mandavano a morte decine di migliaia di individui; altrimenti a gambe all’insù avrebbero rischiato di finirci loro, ma come sempre il signor fedelissimo 2 cippe non coglie la profonda riflessione del blogmaster e fa quello che il blogmaster stesso ha appena stigmatizzato, ovvero, difende Di Maio o il Salvini ad oltranza. Il bello è che crede pure di essere intelligente.

Detto ciò .Credo credo sia pure un problema di lessico familiare, chi non ha vissuto il passato politico crescendo modellato dai dettami della comunicazione commerciale, non concepisce altro che questo. Non credo che sia casuale che appena si è passati dal duo Grillo – Casaleggio padre a Di Maio – Casaleggio figlio l’organizzazione sia passata dal modello sezione di partito a quello aziendalistico. E siccome, come diceva Mc Luhan, il mezzo è il messaggio.

Ci:Possono essere partiti,movimenti o leader come va di moda oggi,ma non sono nella schiera di obbedienza a prescindere,ad esempio se avessi votato ieri sul processo a Salvini,avrei votato per il rinvio a giudizio,a costo di far saltare il banco.

La figura di m… fino a ieri era tutta del felpato,pronto a farsi processare a petto in fuori e con il suo penoso dietrofront.da ieri con quella votazione,a maggioranza hanno dimostrato d’essere integralmente nel sistema della prima e seconda repubblica,e quella figura si estesa in modo integrale.

Se ci si omologa nelle strategie politiche e si butta nel water ciò che sono stati i principi,direi che il tutto finisce in modo meschino.

Ecco la differenza tra chi difende l’indifendibile e chi fa una critica senza guardare in faccia nessuno,questa è democrazia.

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Che motivo c’era di mettere ai domiciliari i genitori di Renzi. SE NON POLITICO.

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Che motivo c’era di mettere ai domiciliari i genitori di Renzi. Cosa dice la legge e cosa dicono le carte dell’inchiesta, raccontate sui giornali di oggi.

Il motivo è chiarissimo: insabbiare l’oscenità della sottomissione della magistratura al televoto popolare.Più che altro alcuni noti giornalisti avranno ora l’alibi per dare la priorità a un argomento che non ce l’ha per niente, tanto per continuare a buttare merda sul nemico e fare finta che le gigantesche contraddizioni dei partiti al governo, in particolare quelle del M5s, passino in secondo piano. D’altronde i grillini sono persone semplici: leggono che i genitori di Renzi sono ai domiciliari e quindi è tutta colpa del pd.

Il mio discorso è molto semplice: non mi interessa proprio cosa succede alla famiglia di Renzi, se sono colpevoli pagheranno e se non lo sono saranno assolti.

Io penso che noi cittadini dovremmo porre l’attenzione sui problemi reali del paese e non su un caso specifico. Abbiamo bisogno di una “rivoluzione fiscale” (una riforma non basta) per portare l’evasione a livello dei paesi più virtuosi, rendere più facile pagare le tasse e che siano anche più eque. Mi riferisco sia a quelle pagate dalle aziende sia a quelle dei cittadini.

I processi penali di personaggi in vista non mi interessano, specialmente perchè le due persone indagate non ricoprono cariche rilevanti nel governo attuale.

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Cosa dice la legge e cosa dicono le carte dell’inchiesta, raccontate sui giornali di oggi.

«Gli articoli 284 e 285 del Codice di procedura penale stabiliscono che è il giudice ad avere la facoltà di richiedere i domiciliari o la custodia cautelare in carcere, ma a determinate condizioni: esistenza di gravi indizi di colpevolezza, rischio concreto di reiterazione del reato, pericolo di fuga, possibile inquinamento delle prove. Per essere valide, teoricamente queste motivazioni devono essere accertate di concreto: nella pratica, c’è un grandissimo – e molto criticato – potere dei magistrati nel decidere discrezionalmente quando e se esistono queste ragioni».

Ed esiste da sempre, è criticato aspramente almeno dall’epoca di tangentopoli, 1992, ma nulla cambia mai. Colpisce tutti, non solo persone in vista.E possiamo dire che non è una aberrazione logica o giuridica?

Soluzioni per via giuridica non ne esistono. Bisogna cambiare la testa dei magistrati, bisogna evitare che al concorso per l’accesso alla magistratura le persone motivate siano solo quelle con la bava alla bocca, e la vedo dura.
Faccio un piccolo excursus: anni fa Silvio Berlusconi introdusse una riforma della giustizia che impediva al PM di fare appello contro una sentenza di assoluzione, e affermò pimpante che l’Italia con questa norma si era uniformata ai Paesi europei. Era una bugia, una delle molte che pronunciava quotidianamente, ma va precisata: nei Paesi europei capita spesso che l’accusa faccia appello contro una sentenza di primo grado considerata troppo mite, oppure che cerchi in appello la condanna anche per i capi d’accusa che in primo grado erano stati considerati non sussistenti, per vedersi confermato l’intero impianto iniziale. Sotto questo aspetto, quindi, nessuna differenza. L’accusa può anche fare appello contro una sentenza di piena assoluzione per tutti i capi di imputazione, ma non lo fa mai, o quasi mai. All’estero l’accusa che fallisce ammette il fallimento e passa ad altro, in Italia l’accanimento giudiziario è invece considerato naturale. È proprio la civiltà giuridica ad essere diversa, non il codice di procedura penale. Incidentalmente, quella riforma di Berlusconi durò poco, la Corte Costituzionale la cassò.

ORA:Non ho un’opinione sul caso specifico ma rispondo in generale alla  domanda(Sono dei criminali solo dopo una sentenza definitiva, non prima).  SI! Visto che è con ogni evidenza frutto di un malinteso troppo diffuso: la carcerazione preventiva non si basa sul ragionamento “vabbè, visto che è molto probabilmente colpevole tanto vale che inizi a farsi la galera da subito”. In uno Stato di diritto, sei colpevole solo quando finiscono i processi. Prima sei innocente. E dio ci scampi se non fosse così. Arrestare un innocente è una misura gravissima che dovrebbe essere applicata solo in casi molto limitati e con enorme cautela (reale pericolo di fuga, inquinamento delle prove, reiterazione) quando non esistono altri modi per garantire il maggior interesse pubblico al corretto svolgimento del processo. Il fatto che siano “molto probabilmente dei criminali” è un’ipotesi che non rileva minimamente, pure fossero molto probabilmente dei terroristi di Daesh. Vi è più chiaro?

 

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