L’ipocrisia della cosiddetta sinistra sinistra: in Aula sostiene il Governo sul provvedimento che contiene la reintroduzione dei vouchers e poi va in piazza a manifestare contro i vouchers.

La piazza della Cgil e della sinistra unita sui voucher, ma non è sufficiente per un’unità parlamentare. Manifestazione a Roma. Camusso: “Violata la Costituzione”

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É stata la manifestazione piú striminzita di tutta la storia della CGIL..la cgil difende una societa’ passata che non esiste piu’ vogliono la dignita’ del lavoratore bene chiedano il salario minimo garantito in modo che non si debba lavorare per una miseria.

Ricordatevi che:Molti dirigenti dell’Ulivo che, nei decenni precedenti, hanno varato le leggi sul lavoro flessibile oggi hanno manifestato contro la precarietà e contro il governo che, con il job act, ha tolto dalla precarietà diverse centinaia di migliaia di giovani.Mesta e penosa parabola dei vari D’Alema, Bersani e compagnia.Dunque oggi in piazza ci stavano tutti quelli che nel corso degli anni hanno introdotto in italia lo strumento della flessibilità nel mondo del lavoro, e della precarietà con i vari contratti a progetto. Erano tutti lì a parlare di lavoro, ossia la cosa che proprio non conoscono. Tutti lì contro l’unica legge che negli ultimi anni ha portato più di 800.000 posti di lavoro e contro uno strumento utile a far lavorare le persone in regola. Complimenti!

Ma voi veramente pensate che questi prendono posizioni su queste materie considerando il merito delle questioni?Stanno facendo lo stesso di quello che hanno fatto al referendum.Perché qualcuno può veramente pensare che questi hanno lavorato per il NO per scrupolo democratico e per difendere la Costituzione? Questi si muovono con un unico scopo, una sola stella polare.Devono attaccare il PD renziano poiché non hanno ancora elaborato il lutto di aver perso il controllo della Ditta.Non riescono a farsene una ragione.

Ferrero, D’Alema e Bersani, Fratoianni , Scotto, Speranza, Fassina, Pisapia e , ovviamente, Camusso, con tutto il rispetto per le persone, per me, non fanno una trama da “tutti insieme appassionatamente”. Ovviamente possono manifestare quanto vogliono, mancherebbe ! Ma farlo senza gli altri sindacati non si capisce se è manifestazione politica o sindacale.E sarebbe ora che anche in Italia si distinguessero i due ambiti.

Raccontare poi che non è cambiato niente, rispetto a prima è molto vicino a non dire tutto quanto andrebbe detto, fosse solo per chiarezza .Naturalmente, sui fatti ci possono essere opinioni e interpretazioni differenti. Compresa la scelta di DP di scendere in piazza, ma in Parlamento astenersi dal voto. E quella della Cgil di fare ricorso all’Alta Corte.Se capisco bene “Libretto di famiglia” non è preso di mira, vediamo , allora, I “Presto” (prestazione occasionale)

1. È una prestazione lavorativa che non può essere acquisita da soggetti con i quali l’impresa o il datore di lavoro abbia in corso o abbia cessato da meno di 6 mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa.

2. ciascun lavoratore potrà ricevere, al massimo, fino a 2.500 euro l’anno dallo stesso datore di lavoro ( e non oltre 5’000 euro in totale)

3. il compenso minimo orario passa da 7,5 euro a € 9 netti orari.

4. il lavoratore ha diritto all’assicurazione contro l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti e a quella contro gli infortuni e le malattie professionali, nonchè al riposo giornaliero, alle pause e ai riposi settimanali.

5. Ad utilizzare questa nuova tipologia di contratto potranno essere solo le aziende con meno di 5 lavoratori subordinati a tempo indeterminato

6. Il compenso percepito dal lavoratore è esente da imposizione fiscale, non incide sul suo stato di disoccupato.

7. permette di superare il contratto su chiamata, che ha il limite di poter essere stipulato nel caso di soggetti con meno di 24 anni e oltre i 55 anni.

e manca ancora qualcosa …http://www.ilsecoloxix.it/…/ASJ7itbH-famiglie…

https://www.ilfattoquotidiano.it/…/presto-e…/3662652/

PS:– Attento Pisapia, il tuo progetto rischia di fallire.
In politica, dopo il giorno elettorale, non valgono più le promesse, si cancellano i proclami, e si tentano nuovi accordi. In fondo è anche il caso dell’Italia, con un’aggravante. Da noi, più che altrove, crescono, in misura abnorme, i voti di protesta, il neofascismo razzista, e il becero populismo. Queste sono le conseguenze della crisi di gran parte dei partiti italiani ormai confermata, e della modesta cultura politica dei nostri concittadini. Ne consegue che le possibilità di recupero di una atmosfera più cosciente sono ridotte al lumicino. Le cause sono diverse. Anzitutto la corruzione diffusa, che ha mortificato gli organici della struttura politica. Poi l’evidente mancanza di equità, in molti provvedimenti, che sono sistematicamente bloccati quando, per migliorare di un centesimo lo stato di benessere degli indigenti, si propone o si immagina, solo per un attimo, di limare un pelo dai grandi benefici del vasto gruppo di privilegiati. Del quale, ormai da un ventennio, fanno parte molti degli esponenti dei partiti. Se per esempio consideriamo che un parlamentare di prima nomina ogni mese incassa tre volte lo stipendio di un comandante della Alitalia, che però nel suo difficile lavoro si carica di enormi responsabilità. E venti volte il salario di un operaio metalmeccanico, che spesso è scosso dai limiti di spesa del proprio carico familiare. Potete quindi farvi un’idea di quanto poco l’equità sia rispettata in casa nostra, proprio a cominciare dal mondo politico. Poi arrivano, a turbare gli animi, le posizioni della sinistra, della quale Pisapia sembra incarnare l’ideale rappresentante. Così dicendo, però, ci ritroviamo subito a parlare del PD. Perché lo stimato ex sindaco di Milano è ormai assediato dal gruppetto degli sciagurati scissionisti, capeggiati da D’Alema e Bersani, che incessantemente gli forniscono suggerimenti e consigli, nella ricerca spasmodica di un loro tornaconto. Costoro, in malafede, appaiono sempre più decisi a danneggiare il Partito Democratico, e soprattutto il suo Segretario. Da loro certamente nasce il suggerimento dell’appoggio offerto da Pisapia allo sciopero di ieri, promosso dalla Camusso, che continua ad essere la vera sciagura del sindacato italiano. Se Pisapia non si affrancherà al più presto da queste condizioni di sudditanza, cui è sottoposto dai fuoriusciti, il suo progetto andrà in fumo. Ma comunque proprio lui, che oltre essere stato un ottimo amministratore, è anche uomo di legge, sa bene che insistendo nei tentativi di recuperare nel PD i fuoriusciti che votarono il No al referendum del 4 dicembre, la sua costruzione rischierà di fare la fine dei tanti partitini della sinistra estrema, da sempre relegati a condurre una vita grama, con un consenso vicino allo “zero virgola”. E questo sarebbe un vero peccato. Al contrario, se Pisapia tenesse fuori dal suo progetto i personaggi squallidi appena citati, ne potrebbe sortire una formazione allargata di vero centrosinistra, capace di ambire al superamento di quel 40 percento, previsto dallo schema maggioritario del Consultellum, con il quale andremo prima o poi a votare. Superare un traguardo del genere significherebbe raggiungere finalmente una accettabile condizione di governabilità, senza subire gravi rinunce in tema di rappresentatività. A questa soluzione stanno lavorando anche Romano Prodi e Arturo Parisi, in contatto con Renzi. Che però non nascondono le difficoltà. E Romano Prodi, unico vero statista italiano, si mostra sempre disponibile a servire il Paese. Dimenticando i torti che, grazie alle perfide iniziative di D’Alema, dovette subire in passato, si esprime molto chiaramente riferendosi al Segretario del PD: “Non dimentichiamoci che quello lì ha vinto le primarie”. E con il 69 percento, aggiungo io.

L’ipocrisia della cosiddetta sinistra sinistra: in Aula sostiene il Governo sul provvedimento che contiene la reintroduzione dei vouchers e poi va in piazza a manifestare contro i vouchers.ultima modifica: 2017-06-18T08:53:29+00:00da bezzifer
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