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ECCO! Perché Conte non vuole Bagnai ministro Bagnai rende concrete le preoccupazioni del premier con un attacco virulento alle istituzioni comunitarie, attribuendo all’Europa un possibile «atteggiamento ricattatorio, mafioso»

alberto bagnai

ECCO! Perché Conte non vuole Bagnai ministro Bagnai rende concrete le preoccupazioni del premier con un attacco virulento alle istituzioni comunitarie, attribuendo all’Europa un possibile «atteggiamento ricattatorio, mafioso» IN POCHE PAROLE USCIRE O L’ESPULSIONE DAL EUROPA ,CERTO E IL PIANO DELLA LEGA MA NON DEL ITALIA DEMOCRATICA E CON UN PO DI SALE IN ZUCCA.

Ieri il candidato in pectore a sostituire Paolo Savona al ministero degli Affari Europei, Alberto Bagnai, ha dato il consueto spettacolo da Lucia Annunziata a In 1/2 Ora in più e oggi, scrive La Stampa in un articolo a firma di Federico Capurso, si scopre che Giuseppe Conte ha più di qualche perplessità riguardo la sua nomina:

Dalle parti di via Bellerio il nervosismo affiora rapidamente in superficie. Due tra i candidati più forti per quella poltrona, il presidente della commissione Finanze al Senato, Alberto Bagnai, e il sottosegretario agli Esteri, Guglielmo Picchi, sembrano muoversi già da ministro, quasi a voler sfidare il freno imposto da Conte. Bagnai rende concrete le preoccupazioni del premier con un attacco virulento alle istituzioni comunitarie, attribuendo all’Europa un possibile «atteggiamento ricattatorio, mafioso», nella gestione delle trattative per la procedura di infrazione.

Picchi, dall’altra parte, incontra alla sede dell’ambasciata della Romania 27 ambasciatori dell’Unione europea. Unico esponente del governo presente, giovedì scorso, «per parlare della posizione dell’Italia su commissione, budget, difesa comune, euro, vincoli dei trattati e procedura di infrazione», dice Picchi. Insomma, un altro grattacapo per Conte. Più silenzioso, ma non meno accreditato rispetto a Picchi e Bagnai nella lotta per il posto da ministro ai Rapporti con l’Ue, è l’attuale ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana.

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L’addio del Renzismo in un Pd senza centro

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Sì, ancora Matteo Renzi. C’entra. In questa storia del Pd di Zingaretti che esclude dalla segreteria i seguaci dell’ex premier e in un sol boccone depenna Luca Lotti, compagno di merende storico del giglio magico, dalla lista di quegli interlocutori che contano nel partito, manifestando, quasi ve ne fosse bisogno, una sorta di opportunistica, subalterna e isterica onestà grillina di quel partito.

In continuità con la fase “del fuoco amico”, scambiati ruoli, naturalmente, dell’interregno di quattro anni di Renzi, alla guida del partito e del Governo. È per lo meno assurdo non constatare dentro il Pd slanci di solidarietà verso Lotti impelagato nella vicenda del Csm, ma anzi è proprio dagli amici (?!) che arrivano le cannonate più potenti, quasi vi fosse la necessità di correre. Velocemente. A chiudere qualcosa. Un periodo fastidioso. Il renzismo appunto, visto come la fase più asciutta di etica e morale in politica. In contrapposizione con quella di Berlinguer.

Ha ragione Barbara Palombelli quando afferma che Renzi non era il leader della sinistra e che lui, Renzi, ci ha sofferto di questa cosa. Che ancora ne parla e dice che ha avuto il fuoco amico. Ma in realtà non doveva mai diventare segretario del Pd e restare nell’ambito della Margherita, di un partito di centro.

La missione di Zingaretti è stata quella di rimettere in piedi una sorta di ex Pci ristretto. Lo zoccolo duro. E questo cammino sta dando timidi frutti. Anche se, non vi sarà sfuggito, circa circorum, lo zoccolo duro odierno è lo stesso che prima idolatrava Renzi. E il renzismo.

Uno zoccolo duro che pensavamo avesse dato vita al Partito di Renzi ma che in verità alla prima curva, alla prima occasione è ritornato buonino a riaffezionarsi all’ideologia, al simbolismo, a quell’idea di sinistra che in apparenza dà sicurezze che ancora nulla è perduto.

In questa mini palingenesi, rinascita e rigenerazione, di fronte all’ultimo caso dei rapporti tra Csm e politica, con le scivolate di Lotti, emblema del renzismo agli irti colli, il Pd si è risvegliato convinto come mai che occorre rinnegare. Espellere. Disconoscere. Perché il renzismo e con lui gli adepti rimasti, vanno emarginati. Mal sopportati.

Ciò detto al Pd rimane il problema politico non solo di convivenza interna e quindi del rischio di ripetersi la nenia dell’opposizione dentro più nervosa dell’opposizione politica, ma rimane anche il problema del futuro di quel partito. Del centrosinistra senza centro.

Scartiamo per un attimo l’ipotesi di un accordo con i grillini che forse si farà, non si farà, solo con una parte, comunque sarebbe un accordo dalle mille incognite, c’è il rebus di chi fa il centro. Zingaretti ha una sola certezza: non lo farà Renzi. Perché è una stella calante e comunque non prenderebbe molti voti tra i moderati.

La sola ipotesi, alternativa, praticabile è quella di Calenda. Che un Pd così messo comincia a pesargli. L’ex Ministro dello Sviluppo Economico è uomo dalle mille potenzialità ma tutte da verificare in pratica, sul piano elettorale e leadership visto che nei momenti topici, dall’entrata in corsa per le primarie del Pd alla discesa in campo autonoma del suo movimento, si è nascosto. E poi, comunque, c’è la variabile Renzi e dei renziani, dalla Boschi a Giachetti. Una classe politica digerita ed espulsa in un lasso di tempo assolutamente breve.

Che se sosterà dentro il Pd potrà fare giusto una minoranza regionale. E un po’ di casino, vendicarsi di cambi di casacca opportunistici, da Zanda a Franceschini,  giusto fino alle prossime politiche. Altri spazi, purtroppo, non ne vediamo. Purtroppo, perché c’è la certezza che il Pd ha intrapreso una china dell’irriformabilità. Un voltarsi indietro che non lo fa andare avanti. Relegandolo a una marginalità di testimonianza che diventa sopportabile consuetudine di modi di fare, di risolvere i problemi, di riuscire a far presa su nuovi elettori, di lanciare temi che interessano le comunità.

Un trapasso, per il renzismo e per il Pd, quasi commovente. Perché non sentita da una classe dirigente che ha perso in toto il polso del Paese.

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Se i nemici le opposizioni lavorano per Salvini.

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Esistono due diverse categorie di sostenitori occulti el vicepremier: quelli che non sanno di esserlo e quelli che lo sanno benissimo. I primi, per lo più, sono mossi da sentimenti religiosi e da una «etica della convinzione» per definizione disinteressata alle possibili conseguenze negative delle azioni da loro intraprese. I secondi sono arruffa-popolo in tutto e per tutto simili al loro avversario ufficiale.

Matteo Salvini, al momento,è in una botte di ferro. Ci sono, praticamente dappertutto, persone che lavorano (gratis) per lui, pur sostenendo, in genere, di essergli nemici e lanciandogli contro ogni giorno insulti e accuse infamanti. Facciamo qualche esempio . Nella città in cui abito i titolari e gli impiegati di quasi tutti gli esercizi di un particolare settore (non importa quale) hanno votato compattamente Lega sia alle politiche dello scorso anno che alle Europee di qualche settimana fa. Si erano convinti che l’autorità pubblica avesse scelto di riservare un trattamento di favore agli esercizi di quello stesso settore gestiti da persone di altra nazionalità (non importa quale). Appariva evidente — per la verità, anche a chi non era direttamente coinvolto o interessato — che agli esercenti non italiani fosse stata concessa l’autorizzazione tacita, non scritta, di fare concorrenza sleale nei confronti degli italiani(i quali, a differenza dei primi, subivano continue ispezioni e multe salatissime per qualunque irregolarità anche di infimo ordine). Oppure prendiamo il caso, di qualche tempo fa, dell’islamica che in un ospedale del nord non voleva che «uomini» (nello specifico, il figlio e il coniuge)visitassero la signora , italiana e, presumibilmente, cattolica, ricoverata nella sua stessa stanza. Quando le autorità dell’ospedale , anziché dire all’islamica «noi ti curiamo ma tu devi accettare le nostre regole», scelsero di spostare in altra stanza l’italiana, stavano, anche loro, lavorando per Salvini.

 

La diffusione della notizia, presumibilmente, gli portò più voti di chissà quanti comizi. Oppure prendiamo l’ultimissima. Salvini ha chiesto al Guardasigilli di investigare sulle eventuali irregolarità commesse da quel magistrato che ha messo subito fuori un non italiano (anche in questo caso la nazionalità è irrilevante) colpevole, oltre che di altri reati, anche di pesanti molestie nei confronti di una poliziotta. La vicenda sembra costruita apposta per alimentare i consensi alla Lega. Perché stupirsi quando si scopre che nei quartieri popolari, un tempo egemonizzati dalla sinistra politica, la Lega è oggi il partito più gettonato? Xenofobia? Razzismo? Mah. Ammesso (e non concesso) che sia davvero così , mai sentito prima il detto secondo cui «il razzismo è lo snobismo dei poveri»?

 

Se ci solleviamo dall’aneddotica , dobbiamo renderci conto che l’unica possibile alternativa alle scelte di Salvini è una diversa politica dell’immigrazione. Non può essere invece il rifiuto puro e semplice di dotarsi di una qualunque politica , ciò che di fatto propongono i (sedicenti) nemici di Salvini quando sostengono che bisogna accogliere chiunque si affacci. Ciò equivale a confondere la società aperta con una società senza confini, con una non- società. Dire «accoglienza, accoglienza» e basta significa disinteressarsi dei vincoli, dei problemi di sostenibilità economica e sociale, nonché delle questioni della sicurezza, significa porre le basi per feroci guerre fra poveri, significa innescare un processo che porta verso svolte autoritarie. Così come conduce allo stesso risultato imporre trattamenti differenziati a favore dei non italiani che qui risiedono.

La politica della chiusura non può funzionare in un Paese in declino demografico che, in quanto tale, ha vitale necessità di manodopera straniera. Ma non può funzionare nemmeno la scelta di non controllare gli ingressi o di usare per i migranti (quali che siano il loro credo religioso, i loro usi, eccetera) trattamenti diversi da quelli riservati agli italiani. Nel precedente governo l’allora ministro dell’interno, Marco Minniti, impostò una politica dell’immigrazione che ebbe successo. Ma Minniti venne allora aggredito da tanti della sua stessa parte politica , nemici, in nome dell’accoglienza, dell’idea stessa di una politica dell’immigrazione.

E’ difficile non porsi la domanda: ma perché lo fanno? Distinguerei due diverse categorie di sostenitori occulti di Salvini , quelli che non sanno di esserlo e quelli che lo sanno benissimo. I primi, per lo più, sono mossi da sentimenti religiosi (o meglio: da una particolare interpretazione dei doveri pubblici che discenderebbero dal loro credo religioso). Detestano sinceramente Salvini ma non si rendono conto di quanto i loro atteggiamenti lo favoriscano. Sono mossi da una «etica della convinzione» per definizione disinteressata alle possibili conseguenze negative delle azioni da loro intraprese . Non sono disposti a riconoscere ciò che l’esperienza dimostra, ossia che è sempre di buone intenzioni che è lastricata la via dell’inferno. La seconda categoria (quella consapevole) dei sostenitori occulti di Salvini è composta da arruffa-popolo in tutto e per tutto simili al loro nemico ufficiale. Costoro non mancano mai, sono il prezzemolo di ogni situazione pubblica. Sostengono Salvini fingendo di avversarlo. L’immigrazione è solo una scusa. Essi hanno semplicemente bisogno di un nemico. E non di un nemico qualsiasi. Di un nemico che, almeno per un po’, vinca o stravinca. E’ l’unico modo di cui dispongono per giustificare (ai propri stessi occhi) la loro presenza pubblica. L’esistenza del nemico vincente consente a costoro di arringare, infervorare e mobilitare un po’ di persone sentendosi così vivi e , a loro volta, vincenti.

Quando si tratta di un materiale infiammabile come l’immigrazione, i costi di questi giochi per il Paese possono diventare assai pesanti. Molti (compreso chi scrive) pensano che selezionare — per quanto possibile — gli ingressi sia necessario ma che chiuderli sia sbagliato. Pensano che , anziché ispirarsi alla massima «prima gli italiani», occorra imporre una uguaglianza di trattamento per italiani e non italiani che vivano in questo Paese. Però, ciò che oggi viene contrapposto alla politica del governo non serve o è controproducente. Al momento, con nemici così, Salvini non ha alcun bisogno di amici.

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Calenda attacca D’Alema: “fossi Zingaretti gli direi di andare a fare il vino”

Calenda e D'Alema

A Carlo Calenda non sono piaciute le parole di D’Alema in un’intervista: “il dibattito sull’allargamento del Pd al centro è surreale, i moderati ci votano già””Fossi Zingaretti chiuderei questa roba una volta per tutte invitando pubblicamente D’Alema, che non è nel Pd, a occuparsi del vino (ottimo) che produce”.

Lo scrive Carlo Calenda su Twitter, a proposito delle parole di Massimo D’Alema sul Pd in una intervista in cui ha dichiarato: “Io anziché aprire il dibattito sul centro mi piglierei uno dei pochi capi operai della sinistra, Maurizio Landini, e gli farei fare un seminario di una settimana per spiegare come si parla agli operai, il 50 per cento dei quali ha votato Lega. Perché il Pd, al momento, non è in grado di farlo. Nel mio partito ideale, in campagna elettorale tutti i lunedì i candidati sarebbero mandati a fare comizi davanti alle fabbriche”.
Per D’Alema il dibattito sull’allargamento al centro del Pd è ‘surreale’ e sono probabilmente queste le parole che non sono piaciute a Calenda: “Dicono: dovete conquistare i moderati. Ma i moderati votano già per noi. O vogliamo sostenere che stanno con Salvini? Noi perdiamo nelle periferie. Questo discorso vecchio aveva un senso quando la sinistra rappresentava la classe operaia e doveva allargarsi verso il ceto medio. La società è cambiata ed è smarrita. Ha bisogno di messaggi forti, identitari. Io partirei dal mondo del lavoro. Non dico di cancellare con un tratto di penna il Jobs Act e tornare a prima. Consideriamo pure superato un modello di tutele che era legato al vecchio modello fordista. Lanciamo però un nuovo grande patto del lavoro: welfare, diritti, lotta alla precarietà”.
“Le elezioni – sottolineava D’Alema – le ha vinte la destra, su questo non c`è dubbio. Ma il risultato del Pd è stato positivo. Il centrosinistra ha fermato una emorragia e si è reinsediato nel suo mondo. Non dimentichiamo che, dopo il voto del 2018 e un anno di logoramento, secondo i sondaggi era sceso anche più giù del 18 per cento. Il vantaggio della destra è preoccupante, ma il dato più interessante delle Europee è che il risultato ha riproposto uno scenario bipolare destra-sinistra che sembrava superato. Averlo ripristinato è fondamentale: il Pd è di nuovo in campo ed è l’antagonista di Salvini”.
M5S “continuerà ad avere un mercato elettorale, ma è fallito il loro impianto culturale, cioè l’idea che si potesse costruire una dimensione post-politica e liquidare la dualità destra-sinistra. Il Pd si è presentato con un volto nuovo, positivo, non arrogante e non anti-sindacale. Però quell’elettorato che si era allontanato aveva bisogno di un elemento più forte di discontinuità che non c’è stato. Per ragioni anche comprensibili, il poco tempo a disposizione. L’immagine del Pd resta da ricostruire, insieme a una coalizione di centrosinistra completamente nuova”

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Cosa fare se la polizia non difende i ragazzi dai fascisti

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PESTATI PER UNA MAGLIETTA.Se le piazze italiane diventano territorio di caccia degli squadristi, come nel caso del cinema America, si comincino ad organizzare da sinistra gruppi di autodifesa.

Quattro ventenni sono stati pestati a sangue a Roma davanti al cinema America, che i ragazzi di sinistra difendono, da una squadraccia di fascisti. Le immagini dei loro volti, riportate dai giornali online, e anche dai giornali di carta, sono impressionanti. Li hanno massacrati. È successo altre volte ad altri ragazzi, a Roma e in diverse città italiane. La polizia sta a guardare. Il capo della polizia gira sempre la testa da un’altra parte, come non era mai accaduto negli apparati di forza dello Stato. I nostri ragazzi sono in pericolo.

 

IN QUESTO MOMENTO LE ISTITUZIONI NON ESISTONO

Io non criminalizzo la gente di destra. Ho molti amici di destra e sono tutti non violenti. Con loro discuto, mi confronto, collaboro. Sta crescendo, invece, uno squadrismo all’ombra del ministro di polizia che comincia a fare paura. Non sostengo che sia animato, questo squadrismo, dal ministro di polizia ma spesso è lui che incita la folla a malmenare giovani indifesi, sono le sue parole di odio che danno ruolo agli squadristi. Purtroppo, in questa Italia, non c’è una strada istituzionale per fermare questo massacro. Le istituzioni non esistono più. Bisogna riprendere in mano il nostro destino.

SERVE ORGANIZZARE GRUPPI DI DIFENSORI CIVICI

La domanda che faccio alla sinistra, e al Pd in particolare, è come mai sia così difficile mettere in campo un gruppo folto, città per città, di difensori civici che siano in grado di intervenire e di difendere i nostri ragazzi. A Roma servirebbero 200 persone. Cerco la violenza? No, voglio dire più semplicemente che la violenza conosce solo il linguaggio della forza. A Bari siamo stati a un certo punto nella nostra storia giovanile abbastanza severi con un gruppo di fascisti che martoriava i nostri ragazzi. Dopo aver spiegato loro, in modo un po’ rude, come ci si comporta, i pestaggi sono finiti e molto squadristi, alcuni dei quali con le stampelle, si sono scoperti improvvisamente democratici. La stessa destra si è liberata di loro d ha iniziato a fare politica. Non ci sarebbe stato Pinuccio Tatarella, “ministro dell’armonia”, se non avessimo, soprattutto dopo l’omicidio di Benedetto Petrone, contato sulle nostre forze per liberare la città dai violenti. Così va fatto oggi.

NON È ACCETTABILE LA VIOLENZA SQUADRISTA

Il capo della polizia ritiene che sia normale che nelle principali piazze italiane in cui passano il loro tempo ragazzi, spesso ragazzini, di sinistra, possano diventare territorio di caccia degli squadristi? Allora ci deve essere qualcuno che interviene, che separa o che picchia come un fabbro. La gente di destra deve poter andare dappertutto, ma se fra di loro ci sono picchiatori questi devono essere allontanati. Non è accettabile vedere le facce gonfie dei ragazzi con la maglietta del cinema America. Non è accettabile in Italia. Non è accettabile in un Paese in cui la sinistra, ancorché sgangherata, viene da una storia di dignità, di schiena dritta, di rifiuto della viltà.

SERVE DIFENDERE LA DEMOCRAZIA DA FASCISTI AD OGNI COSTO

Nicola Zingaretti o chi per lui deve garantire l’agibilità politica delle piazze, dei luoghi in cui i nostri ragazzi si incontrano e devono anche essere duri con i nostri se diventassero loro quelli aggressivi. Stiamo parlando di autodifesa non di scontri fra bande. Quelli di destra che imperversano, che picchiano senza ragione, che vogliono affermare un primato nelle piazze d’Italia devono sapere che si possono fare molto, molto male. Devo tornare a casa rasentando i muri.

Questa volta, cari salviniani, se toccate i nostri ragazzi altro che il rosario vi servirà avere tra le mani

Mi piacerebbe se queste decisioni le prendesse un questore, un prefetto, un capo o un vice-capo della polizia ma oggi la democrazia non ha difensori nello Stato e quindi deve ricorrere a chi la democrazia la vuole difendere ad ogni costo, costi quel che costi. Altro che diritto alla legittima difesa di Matteo Salvini consegnato a orologiai e tabaccai. Questa volta, cari salviniani, se toccate i nostri ragazzi altro che il rosario vi servirà avere tra le mani. Promesso.

I SALVINIANI DEVONO CAPIRE CHE NON HANNO MANO LIBERA

Non ho l’età, ma so come si organizza un’autodifesa. Negli anni che precedettero l’avvento del fascismo gli Arditi del popolo nacquero troppo tardi e furono eroica ma non sufficiente difesa delle casematte e delle persone della sinistra. Non deve ripetersi. Purtroppo è un brutto momento per la Repubblica quando ci si accorge che non si può far affidamento sulle forze dell’ordine. È peggio avere al Viminale una guida che non ha la schiena dritta, che sentire il tintinnio di sciabole, come accadde negli anni Sessanta.

 

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UN GOVERNO PER ANDARE ALL’INFERNO Al disastro economico si aggiungerà la riforma della giustizia. L’assalto alle cassette di sicurezza e ai risparmi c’è già.

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Non vale nemmeno più la pena di occuparsi del governo: ormai è a trazione esclusivamente leghista, anzi salviniana e può accadere di tutto. Quando il tipo dice che “I soldi per la flat tax devono esserci” non c’è più niente da commentare. E quando aggiunge “In Europa non ci accontenteremo delle briciole” (con 27 paesi su 28 ai quale stiamo sulle scatole), che cosa volete sottolineare? Se avete un telefono, chiamate la neuro, e che facciano in fretta.

Purtroppo, voi non chiamerete nessuno (tanto non si muoverebbero) e il tipo continuerà, implacabile. Nessuno oggi sembra in grado di opporsi. Anche se la sua destinazione ha una sola possibile meta: l’uscita dall’euro, che i suoi sottopancia teorizzano ogni trenta minuti.

Oggi, qualunque cosa si pensi, Salvini è l’unico vero leader presente sulla piazza della politica. Passa da una fidanzata all’altra, ma nel suo caso non vale il vecchio proverbio “tira più un pelo…”: infatti riesce comunque a fare dieci comizi al giorno in giro per l’Italia. Ha già fatto due decreti sicurezza che renderanno la nostra vita un inferno. Adesso minaccia di riformare la giustizia, argomento di cui ovviamente ignora tutto. Ma ci penserà il suo avvocato (e ministro) Bongiorno, non esattamente della scuola di Pietro Calamandrei. Ma nemmeno di Meuccio Ruini. Se qualcuno si aspetta il peggio, non sbaglia.

Fra un po’ ci ritroveremo dentro un’Italia impoverita, isolata dal mondo e con una vita di relazioni terribile, dominata da un codice penale spaventoso.

Contro tutto ciò non abbiamo niente. Zero assoluto. Il Cavaliere, dopo la cretinata del no al referendum, sta facendo il secondo grave errore della sua carriera: questo sarebbe il momento di dire un secco no a Salvini e di offrire un patto a quei morti di sonno dei Dem per contrastare l’avanzata dell’inciviltà. In Francia, per bloccare la signora Le Pen (amica appunto di Salvini) un patto del genere è stato fatto e ha funzionato alla grande. Qui niente. Berlusconi è anziano e sta più al San Raffaele che a casa, ma passi la mano: guardi bene in faccia Salvini e poi Mara Carfagna, è meglio lei, è una di noi. Salvini è uscito da un nostro incubo, non appartiene alla storia italiana.

Del Pd è quasi inutile parlare. Con tutto quello che ci sarebbe da fare stanno ancora lì a discutere di Renzi. Ormai si è capito che la guerra al ragazzo di Rignano non finirà mai. Intanto idee zero. Se non qualcosa di vagamente di sinistra: tutta roba che sta andando a coincidere con le scemenze dei 5 stelle, così poi sarà più facile farci un governo (o tentarci) con la scusa che va fermato Salvini. Poltrone e auto blu.

Insisto, ci sono solo i mercati, e lo spread che possono salvarci. La politica non è mai stata così terribile e inutile.

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Quando la Boschi parla di PD, intende riferirsi a LORO e non a NOI iscritti. Perché qui si è perso il significato di Partito. Il PD siamo noi. Loro sono solo quelli che se ne sono impossessati per interessi personali.

Maria Elena Boschi:

Maria Elena Boschi: “Contro Lotti attacchi più dal Pd che dagli avversari” L’ex ministra: “Autosospendendosi ha fatto una scelta che non era scontata e dovuta, di grande generosità”

“Sono arrivati più attacchi a Lotti dall’interno del Pd che dagli avversari politici. Autosospendendosi ha fatto una scelta che non era scontata e dovuta, di grande generosità verso la comunità del Pd e va quindi rispettato”. Maria Elena Boschi, oggi ad Assisi per intervenire al primo incontro nazionale della mozione “Sempre Avanti”, ha parlato dell’ex sottosegretario e della vicenda toghe del Csm.

 

Brava Elena porta avanti la verità! Vogliono far sembrare che solo Lotti abbia parlato con i magistrati! Ora tutti sepolcri imbiancati ! Tra l’altro le nomine del CSM di norma in buona parte sono fatte dai partiti . Dov’è il problema?

Il PD non accetta individui, vuole soltanto massa da poter manovrare , è la vecchia politica del PCI, non è necessario che le personi ragionino con la propria testa ci pensa il partito.
Infatti Zingaretti non ha chiamato nessun nuovo soltanto la vecchia guardia che lui sà che non daranno scossoni perchè abbarbicati alle poltrone .
Con chi si allea per cercare una maggioranza …. con la sinistra???? con i 5S…. povero Zingaretti fa pena come il PD.

VOI DITE CHE CONTRO I RENZIANI SERVIREBBE IL BAZZOKA!

Altro bazooka dei dalemianzingarettiancinquestellisti AVETE USATO  contro i renziani, che hanno osato aprir bocca. Sarebbero contenti, costoro, se Renzi si ritirasse dalla politica e aprisse un biscottificio a Siena? NO : certi MEDIA (che SONO un famoso telepata) direbbe che il biscottificio e` una subdola manovra di Renzi per fondare un nuovo partito liberaldemocratico. Andra` di persona, nottetempo, a rubare i biscotti per poi farli analizzare in un laboratorio, chissa` che non si scoprano imbottiti di acido lisergico e di peyote. 

Per farli contenti, bnisognerebbe che Renzi si suicidasse…non dopo aver ammesso le sue colpe…una gogna pubblica in Piazza della Signoria andrebbe abbastanza bene, ma costoro vogliono che Renzi muoia. E, con lui, tutti i Filistei…solo che i Filistei sono proprio loro, i dalemiani sinistrorsi rovina dell`Italia.Esiste una terza opzione : che VOI facciate parte di qualche gruppuscolo marxista/leninista/maoista….tipo Fratoianni o Montanari o Fassina…non vi insulto qualificandoti bersandalemiano, ma non si può mai dire. Per cui i vostri ragionamenti politici li conosco a menadito : ho uno stomaco eccellente e meravigliose budella, ma preferisco evitare la possibilità di rovinarmi il metabolismo cercando di rispondervi nel merito…anche se di merito ce n`e` ben poco.

Comunque grazie per gli insulti ( che, evidentemente, secondo voi sono una “risposta” e un ragionamento). Vi ho spiegato che non ho intenzione di rispondere a voi sinistrorsi, rovina dell’Italia e causa diretta dell’esistenza di questo governo gialloverde e di altri ugualmente nefasti. “Stare dalla parte dei ricchi”….e, secondo voi, dovrei rispondere a queste parole d’ordine leniniste? Detesto I gialloverdi, I fascisti, i fascistelli e i protofascisti, ma detesto ugualmente la sinistra radicale e gruppuscolare. E ora, potete gentilmente andare fuori dalle scatole e sputacchiare la vostra propaganda altrove. E fattevi una canna, c’è sempre speranza.

Nel PD ZINGARETTIANO mancano le idee che sono l’anima di un partito, senza queste prevalgono i personalismi, le correnti, le cordate… il “che fare” oggi significa non solo cercare di amministrare bene il territorio e le città, ci mancherebbe altro, ma questo lo sanno fare spesso anche le destre, e non basta, si tratta di trovare una alternativa di sistema, un progetto nuovo da portare avanti in contrapposizione a questo NON PROGRESSO FORMATIVO esasperato e nefasto.

Caro PD, abbiamo riempito tutte le scatole a disposizione. Non cambieremo principi e valori che rimangono impressi per sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti. Abbiamo solo deciso di fermarci e non seguirvi più, meglio, non seguire più questo modo di interpretare la politica non rivolta, SOLAMENTE, a risolvere i problemi, che sono tanti, di questa nostra PATRIA. Non leggeremo più il proseguo da vomito alla nuova “commedia solita” di questo PD. Torneremo, se torneremo, se tutti insieme ci sforzeremo ad affrontare i problemi e cercare di risolverli. Auguri

E’ l’ora di buttare la tessera……il PD non è mai nato……si abbia il coraggio di fare chiarezza , ci sono due anime ….anche lega -5S sono diversi, ma almeno per il potere trovano la quadra ….noi nemmeno quella

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Anna Ascani “Siete pazzi, serviva e serve il lanciafiamme”

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Anna Ascani, attacco-choc al RENZISTI di Nicola Zingaretti: “Siete pazzi, serviva il lanciafiamme”

Guerra totale nel Pd, renziani da una parte e zingarettiani dall’altra. Una guerra scoppiata dopo le polemiche su Luca Lotti, coinvolto nel caso-Csm, e dopo le scelte di Zingaretti sulla nuova segreteria, dove non c’è spazio né per Matteo Renzi né per nessuno dei suoi uomini. E così, dopo le parole durissime di Maria Elena Boschi contro il segretario, ecco arrivare anche quelle di Anna Ascani: “Ci dipingono come il passato e fa ridere. Fa molto ridere. Luigi Zanda il futuro e io e gente di 30/40 anni come me il passato. Le comiche, direbbe Zingaretti – attacca la renzina -. Chi pensa di superare il passato recente recuperando il passato remoto è semplicemente pazzo. A noi tocca recuperare la spinta che ha prodotto tutto questo. Il problema della rottamazione non è averla predicata ma non averla fatta. Dove perdiamo è perché non abbiamo usato non il lanciafiammema neanche il cerino”. Così la Ascani nel corso della prima convention nazionale di Sempre Avanti, in corso ad Assisi, lo stesso luogo dal quale ha aperto il fuoco anche la Boschi.

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RENZI CORAGGIO! Separarsi, senza rancori, è la mossa migliore che RENZI potrebbe fare

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Ecco perché il Pd si deve sciogliere domani (e il futuro del centrosinistra è un nuovo Ulivo).Lo scandalo Csm-Lotti ha reso evidente quel che si sapeva da un po’: dal referendum perso da Renzi il Pd è un partito in guerra. L’unica soluzione? Sciogliersi. E ripresentarsi con due partiti, uno di sinistra e uno di centro, sul modello dell’Ulivo.

È bastato un sassolino sulla strada, il coinvolgimento di Luca Lotti nel caso Palamara, a far deragliare di nuovo il Partito Democratico nel caos. È bastata la nuova segreteria, presentata sabato scorso, a far finire la pace armata degli ultimi mesi tra renziani e anti-renziani, Ed è bastata qualche settimana di distanza dalle elezioni europee per rendersi conto che poco è cambiato da quando Nicola Zingaretti è diventato segretario: nessuna idea nuova, nessun salto di qualità nella capacità di fare opposizione al governo di Lega e Cinque Stelle, che continua a monopolizzare il dibattito pubblico. Signor Boh. l’ha soprannominato l’Espresso, in un’efficace e impietosa sintesi del vuoto totale di contenuti e visione che ancora continua a esserci a sinistra.

Difficile dargli torto. Che di fronte a un governo così divisivo l’opposizione non riesca a crescere se non di pochi punti percentuali, restando al palo di un asfittico 22% – peraltro “drogato” dalla bassa affluenza delle elezioni europee – è quasi un paradosso politico. Un paradosso di cui Zingaretti ha certamente qualche colpa, ma anche, soprattutto, una gigantesca attenuante: provateci voi a dare identità a un partito in guerra civile dal 4 dicembre del 2016, da quando Renzi ha perso il referendum costituzionale e D’Alema e Speranza hanno brindato alla sua sconfitta. Da quel giorno – lo diciamo a posteriori – il Pd ha smesso di esistere e sono nati due diversi partiti, entrambi fondati sulla paranoia e sul risentimento. Quello della “pugnalata alla spalle” dei renziani ortodossi, che ancora oggi pensano – Renzi in primis – che il governo dei mille giorni sia deragliato a causa dell’opposizione interna. E quello dell’“identità violata” e di chi pensa che l’ex sindaco di Firenze e i suoi siano un corpo estraneo al partito, una specie di metastasi da uccidere per non morire.

Pensare di riappacificare queste due anime, di credere davvero che possano convivere sotto lo stesso tetto, e soprattutto che questo sia utile al Pd rischia di essere il vero errore di Nicola ZIngaretti

Pensare di riappacificare queste due anime, di credere davvero che possano convivere sotto lo stesso tetto, e soprattutto che questo sia utile al Pd rischia di essere il vero errore di Nicola ZIngaretti. Che al contrario dovrebbe lavorare per provocare una scissione in grado di separare le identità del partito e di permettere a ciascuna di loro di far fuoco contro il governo, anziché all’interno del Partito. Guardare il passato può essere un errore, ma lo schema di gioco è quello del caro vecchio Ulivo: al centro una forza moderata, più democristiana che liberale, che contende i voti a un centro destra estremista e che potrebbe allearsi con +Europa e pezzi di Forza Italia. La casa perfetta per Renzi e Calenda, per le madamine Sì Tav, per le istanze confindustriali, per quei pezzi di ceto medio che non si riconoscono in Salvini, né nei Cinque Stelle.

A sinistra, invece, un Pd più simile ai vecchi Ds, in grado di portare avanti istanze di sinistra, dal dialogo con la Cgil alla difesa delle Ong, senza alcuna remora e alcun rischio di fuoco amico, capace di riacquistare credibilità anche nei confronti di chi era uscito dal Pd stesso perché diventato troppo di destra, per diventare interlocutore credibile di quel che si muove alla sinistra del Pd e che sobbolle all’ala sinistra dell’indistinto a Cinque Stelle. Due forze, insomma, in grado di rivendicare compiutamente la loro identità, senza necessariamente dover mediare l’una con l’altra, che dovrebbero limitarsi a trovare una sintesi ogni cinque anni, per definire una proposta politica comune da presentare al Paese. Un po’ come Forza Italia e Lega fanno da secoli, per intenderci. Da quando, ormai sei anni fa, Berlusconi ha deciso che il Popolo delle Libertà – nato assieme al Pd e del Pd vero e proprio partito-specchio – era diventato un orpello inutile.

Separarsi, senza rancori, è la mossa migliore che il Pd potrebbe fare

Non abbiamo sondaggi in mano, ma scommettiamo che anche solo un’operazione di questo tipo farebbe schizzare al 30% circa, se non di più, il potenziale elettore delle forze di opposizione. Gli elettori finalmente avrebbero una proposta politica chiara. I politici e i militanti, finalmente, due forze in cui riconoscersi pienamente, e non solo a metà. E le forze di governo, si ritroverebbero attaccate da due fronti, anziché uno, senza più il bersaglio facile del Pd, oggi facilmente additabile a responsabile di tutti i mali del mondo.

Separarsi, senza rancori, è la mossa migliore che il Pd potrebbe fare. E le elezioni in Emilia – Romagna, ancora abbastanza lontane, potrebbero essere il primo banco di prova per sperimentare questo nuovo attacco a due (o tre) punte del centro sinistra al blocco di potere di Lega e Cinque Stelle e al futuribile strapotere del nuovo centrodestra di Salvini. L’alternativa è seguire ancora il sogno di una vocazione maggioritaria inesistente, peraltro in un campo da gioco che – per scelta del Pd, del resto – è diventato proporzionale. Cosa state aspettando, ancora?

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Ne abbiamo piene le tasche di questi vostri discorsi all’unità. Stanno rifacendob il PCI del XXI secolo e noi dovremmo stare zitti? Zingaretti ha spostato tutto a sinistra ridando la tessera agli scissionisti e dovremmo stare zitti? Zingaretti e i suoi tirapiedi ogni giorno picconano Renzi e noi dobbiamo stare zitti? NOI NON VOTEREMO MAI UN PD DI POST COMUNISTI RADICAL SCHIC?

Penso che Zinga non aveva intenzione di costruire nulla!! solo far fuori i Renziani!! il vecchio schema del Pd suicidario ed autolesionista!! peccato stavolta ci sono caduto anch’io! ho seguito le indicazioni di Renzi ed ho votato PD!! ho sbagliato!! questi sono più masochisti di Bersani!! una gabbia di matti! che ancora credono al servilismo verso i grillini! hanno fatto tesoriere uno che credeva alle sedute spiritiche e voleva aumentare gli stipendi dei parlamentari a parole, solo per far vincere i grillini e far perdere il Pd!! alla fine se ne fotte degli emolumenti era solo una boutade per dare fiato ai 5 stelle.

CARO RENZI.Siamo in tanti ad essere usciti dal PD. Altri hanno preferito fare l’ultimo sforzo in tuo nome. Qualcuno si è persino convinto che “uniti si vince” ed è stato sfruttato dalla Ditta, la quale senza por tempo in mezzo SUBITO DOPO LE ELEZIONI ha persino cazziato TE e i tuoi fedeli che si sono spesi fino allo stremo per il Partito. ADESSO BASTA. Aspetteremo fuori fin quando la bolla Salvini scoppierà da sola…Non certo ad opera di questo PD.

Il PD valeva molto ai tempi del Giglio-Magico … Questi con la Z e i loro sostenitori lo hanno rovinato !!! Fatevi un esamino di coscienza e vi renderete conto di aver combattuto e continuate a combattere il Matteo sbagliato ed i suoi fedeli !!! #IOSTOCONRENZI

RAGIONATE PER FAVORE Le cose in Italia vanno male,MOLTO MALE la disoccupazione è sempre molto alta,il PIL è calato paurosamente,mentre lo SPREAD è salito in maniera vertiginosa.I consumi interni sono scesi e le industrie sono in affanno.Uno dei due vicepremier non fa altro che parlare del risparmio degli italiani e ripete ormai da troppo tempo che gli italiani sono ricchi e siccome li considera tutti suoi figli,aspettiamoci da un momento all’altro che ci “toglierà la paghetta” per pagare le sue CERVELLOTICHE riforme.Grazie agli ANALFABETI FUNZIONALI che li hanno votati,abbiamo un governo di ARROGANTI INCAPACI che non ne hanno azzeccata una e ci hanno ridotto quasi sul lastrico.Però quasi tutti come pecore inneggiano a colui che non ha programmi intelligenti da proporre,a colui che è considerato un super assenteista negli uffici europei dove disgraziatamente per noi è stato eletto, ma questo individuo con la parola che ripete sempre come un mantra “PRIMA GLI ITALIANI” è riuscito a carpire moltissimi voti fra i poveri di mente che non riescono a ragionare con logica.Pensate che anche nel sud Italia sempre boicottato e offeso dalla lega, ha preso moltissimi voti.L’altro suo compare di merende ci ha ammorbato con la parola HONESTA’ per anni,e poi si è alleato con il partito che si è appropriato di ben 49 milioni di € e solo dopo 3 sentenze è stato costretto a restituire in 80 anni senza interessi.Questo individuo (il bibitaro di Napoli) non perdeva occasione di criticare l’opera del Ministro Calenda e di tutto il PD, ed ora non riesce a chiudere un contratto che possa salvaguardare i posti di lavoro degli operai di aziende in crisi.Ebbene l’opinione pubblica viene informato di tutto questo? Si vi dico io,ma solo dopo aver impiegato buona parte del TG a parlare dell’infido Lotti (deputato PD) in combutta con il giudice Palamara. Questa è la politica ragazzi, non ci fanno sapere che l’Europa ci condannerà o ci imporrà sacrifici che dovremo pagare duramente, ma che Lotti e Palamara stringevano accordi.

DISTRAZIONI DI MASSA! In 6 anni di lotta a Renzi, senza quartiere e di fuoco amico dall’interno del Pd, nessuno ancora aveva osato formulare l’accusa lanciata, in questi giorni, dai giornali di destra, da Libero. Che Renzi miri da tempo a condizionare le nomine dei magistrati nelle procure e che, per questo, abbia abbassato, durante il suo governo, l’eta’ pensionabile dei magistrati ( ricordate la rivolta della corporazione? ). Quest’accusa e’ maldestra. Fa capire la vera origine del calvario giudiziario della famiglia Renzi: un odio corporativo dei piu’ anziani membri della corporazione verso lo svecchiamento ragionevole di quel ceto. Renzi ha giustamente querelato Libero che lo ha scritto. Ma quella tesi spregevole non e’ farina di Belpietro. Ma di un ex magistrato, deputato europeo del Pd. Fuoco amico, dunque. Ancora una volta. E senza nemmeno ragioni di lotta politica interna: Renzi sta ripagando i suoi ex avversari interni ( oggi al comando nel Pd ) con la lealta’ e non con la stessa  moneta usata nei suoi confronti. Perche’ questo attacco ora? L’accusa di oggi ha il solo obiettivo della “distrazione di massa”, da quello che sta venendo fuori sulle lotte intestine nella magistratura. Ma e’ allarmante che qualcuno possa utilizzare il Pd per creare  questo colossale depistaggio. Ed e’ sconcertante che questo qualcuno sia tra eletti e dirigenti del Pd. E, semmai, dovrebbe far riflettere la fragilita’ del Pd che viene utilizzato da correnti della magistratura come arena delle loro lotte interne.

NEL FRATTEMPO L’SPROFONDA! ECCO QUELLO CHE ACCADRA’ NEI PROSSIMI MESI
Quando a settembre scoprirete che il buco nei conti da 10 miliardi per la mancata crescita non si paga con le felpe
E scoprirete che i 6 miliardi per rifinanziare quota 100 non si trovano nei barattoli di Nutella.
E per gli 8 miliardi per il Reddito di cittadinanza non serviranno a niente i “non mollo”.
Quando a settembre, per evitare l’aumento dell’Iva al 26%, scoprirete che i 23 miliardi necessari si pagheranno in euro, e non in bacioni… ecco, allora il Capitano trovando una scusa abbandonerà la nave un po’ prima per non perdere voti lasciando il Paese completamente allo sbando.
E quando accadrà tutto questo – e il vostro Capitano sa già che accadrà tutto questo, perché lui lo ha causato, e si sta preparando – forse vi renderete conto che con i vostri “rosicate” e i vostri “pidioti” e i vostri “vai Capitano” non ci pagherete nemmeno un centesimo di quel conto.
Ma durerà solo un attimo. Perché il Capitano pubblicherà la foto di un piatto di pasta, dicendo di essere stato cacciato dai poteri forti., da Soros e dall’Europa dei complotti e dello  spread. Vi dirà che se voi ci siete, lui ci sarà, alla faccia dei rosiconi. Voi ci cascherete di nuovo, gli metterete il like, lo rivoterete, e lui ci guiderà verso la disgrazia definitiva..

“La verità è che però per rispondere alle domande di lavoro e sviluppo e di sicurezza e integrazione serve più Europa, più unione, cessione di ulteriore sovranità da parte degli Stati alle istituzioni europee. È qui il paradosso di questi tempi difficili. I cittadini chiedono risposte che solo l’Europa unita può dare ma i governi degli Stati nazionali, pure quelli espressione di forze europeiste, finiscono per far prevalere gli interessi di parte su quelli generali dell’Unione e impediscono nel Consiglio dell’Unione una risposta europea. Questo atteggiamento egoista è l’alimento primo della crescita dei sovranismi”.

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