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“Adesso si dimetta”. Scoppia la bufera su Speranza

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone e testoLe parole al veleno di Marco Travaglio all’indirizzo di Mario Draghi hanno creato un vero e proprio caso politico, tanto che ora viene rilanciata a gran voce la possibilità di dimissioni da parte di Roberto Speranza. Il direttore de Il Fatto Quotidiano è intervenuto alla festa di Articolo uno sganciando dichiarazioni pesanti contro il presidente del Consiglio, giudicato come “un figlio di papà” con un curriculum “ambulante”. Ma c’è di più: il giornalista ha accusato il premier di non capire “un c… né di giustizia, né di sociale, né di sanità”. A creare un polverone è stato l’iniziale silenzio del ministro della Salute, che ricopre anche il ruolo di segretario nazionale di Articolo uno: Speranza ha preso le distanze solamente dopo che la bufera era ormai innescata. “L’uscita di Marco Travaglio su Mario Draghi è infelice e non rappresenta certo il punto di vista di Articolo uno che sostiene convintamente la sua azione di governo”, si è limitato a dire il ministro.

“Speranza si dimetta”

La presa di posizione di Speranza però non è bastata a gettare acqua sul fuoco. A salire sulle barricate è la Lega, che si domanda come ora sia possibile fare ancora affidamento al ministro della Salute. Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, i capigruppo di Camera e Senato del Carroccio, etichettano come “vergognoso” il fatto che la platea di un partito di governo “applauda apertamente un giornalista che insulta beceramente e volgarmente Mario Draghi”. Da qui l’invito rivolto a Speranza a “riflettere sul suo ruolo”. I deputati della Lega in commissione Giustizia alla Camera sostengono che “non è sufficiente la giustificazione del ministro Speranza alle parole oltraggiose che Marco Travaglio rivolge a Draghi alla festa di Articolo uno”.

Lorenzo Fontana, vicesegretario del Carroccio, ritiene che l’intervento di Speranza “è quasi peggio degli insulti stessi”. Il leghista lo reputa come un tentativo “per non perdere la poltrona”, anche perché si sono registrate risate e applausi di condivisione della platea presente alla festa di Articolo uno: “Infelici anche gli applausi a scena aperta dei suoi compagni che lo ascoltavano. Domandiamo a Speranza che senso abbia stare al governo se i suoi applaudono convinti agli insulti del direttore del Fatto. Si dimetta”. Anche il vicesegretario Andrea Crippa ha fatto notare che la replica di Speranza è stata “tardiva e non spontanea” e pertanto l’ha bollata come “ridicola”. Un’uscita solo di facciata, secondo Crippa, che “serve solo a tenersi stretta la poltrona dopo il fallimento come scrittore e la sua incomprensibile conferma”.

È solo una gaffe?

Mentre per Repubblica si tratta semplicemente di una gaffe, nel gruppo di Italia Viva si registra forte irritazione per quanto avvenuto nelle scorse ore. Il leader Matteo Renzi ha immediatamente espresso “solidarietà” al premier. Davide Faraone, capogruppo renziano al Senato, ha fatto notare che “è francamente inaccettabile” aver dovuto ascoltare il discorso di Travaglio “dal palco di un partito che sta al governo proprio con Draghi”. Nadia Ginetti di Iv sottolinea che chiedere scusa e prendere le distanze “è il minimo che potesse fare un importante esponente di governo che proprio di Articolo 1 ne è il segretario nazionale”.

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QUELLI CHE CAPISCONO UN C…

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "Le parole offensive e deliranti di Marco Travaglio su Draghi -orfaño dipadre all'età di 15 anni- dimostrano come il direttore del Fatto Quotidiano sia semplicemente un uomo vergognoso. Stupisce che ancora venga pagato per insultare tutti a reti unificate. Solidarietà al Presidente Draghi N MATTEORENZI flussi CONNessi Riformis smi Digitali"
Travaglio non è degno neanche di pulirgli le scarpe a Draghi, per capacità, sensibilità ed attaccamento all’Italia altro che lui parassita nato e difensore dei parassiti come lui compreso quelli che lo hanno applaudito ieri sera.
E!Ancora non ho visto una condanna che lo metta dentro per 6 mesi o forse no ci sarà mai. Ma Intanto gli si potrebbe revocare la garanzia dallo Stato sul ricco finanziamento datoli dal amico Conte al suo inutile giornale!
GENTE !occorre capire o far capire che ci sono limiti alla libertà di manifestare il proprio pensiero, e Travaglio li travalica quotidianamente tutti, e non per fare informazione, ma per fare propaganda. questo è diventato: un mero agit-prop per i 5S. di ‘giornalista’ ormai non ha più nulla.Ma da buon populista ha infiammato la folla: e Travaglio sarà quel che sarà, ma gli scroscianti applausi dei presenti (evidentemente vedovi di Conte) non appaiono più meritevoli.

Il Presidente Draghi non può rispondere a travaglino che è il Nulla con la sua claque! 

Complimenti a Speranza e il suo partito, un po’ di vergogna no? Draghi é un gigante davanti a voi nani, senza offesa per chi lo è di natura che davanti a questa gentaglia diventano Giganti!
Ma signori miei ma chi sono quei co..ni che ancora permettono questo misero e infame giornalista di parlare sulle televisioni pubbliche personaggio meschino condannato più volte per diffamazione ci fa vomitare con la sua immagine ma vattene una volta per tutte a fan……lo e rimaneci .La platea applaudiva, e Speranza taceva con il suo sorrisetto.
In qualla platea osannante ai deliri di Travaglio si è vista l’incarnazione del peggior squadrismo fascista. E Speranza taceva…. ha parlato solo dopo, non con una ferma condanna, ma semplicemente una laconica “presa di distanze”.
Ma quegli applausi dicono un’altra cosa: LE DICHIARAZIONI DI TRAVAGLIO RAPPRESENTANO IL PENSIERO DI ART.1 si QUELLI CHE CAPISCONO UN C…
Travaglio insulta Draghi e un manipolo di ex burocrati postrivoluzionari sinistrati appalude …
Da quando è stata lanciata l’alleanza demopopulista PD-M5S-sinistrati vari non ha mai raggiunto nemmeno il 40% delle intenzioni di voto ed è sempre rimasta dieci punti al di sotto del centrodestra xenofobo.
Continuate a criticare Draghi, insultare Renzi, Calenda, Bonino e ogni altro riformista mentre applaudite Conte e Travaglio …
PS la somiglianza fisiognomica tra Travaglio e Goebbels è puramente casuale
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Credo che il nostro sia un popolo di furbacchioni opportunisti amanti della caciara e perennemente attivi nel seminare zizzanie e contestazioni…

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 5 persone e il seguente testo "E LA SAPETE QUELLA DEL NOVAX ITALIANO CHE SI LAMENTA CHE VIVE IN UNA DITTATURA?"Burioni, ‘se costretti a richiudere tutto per colpa egoisti mi trasferisco in Francia’

“Se per difendere, in nome di non so cosa, la libertà di non vaccinarsi degli egoisti ignoranti a ottobre saremo costretti a richiudere tutto con relativa catastrofe sociale culturale ed economica, io vi saluterò e con il mio Green pass mi trasferirò in Francia”.

Così su Twitter il virologo Roberto Burioni, docente all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. “Gli alfieri della libertà che affermano ‘sono a favore del vaccino ma contro l’obbligo’ – attacca Burioni in un altro tweet – fanno lo stesso ragionamento di chi dice ‘sono a favore delle tasse ma contro l’obbligo di pagarle’”.

Credo che il nostro sia un popolo di furbacchioni opportunisti amanti della caciara e perennemente attivi nel seminare zizzanie e contestazioni… Sul green pass che altro non è che un modo di proteggere se stessi e gli altri…..si sta fomentando una sorta di rivoluzione evocando la morte del libero arbitrio e della libertà individuale …assurdo, no?…dimenticando che questa dissociazione è assurda e va contro i propri interessi…

Libertà. In teoria chi no sarebbe d’accordo? Ci risiamo. La destra populista ha trovato da cavalcare il proprio cavallo di battaglia tipico e cioè quello della LIBERTÀ e in nome di questa è contro tutto ciò che la limita… In teoria chi non sarebbe d’accordo? E infatti migliaia di persone in tutta Europa manifestano più o meno pacificamente in nome della LIBERTE’, che associato alla bandiera francese assume quell’allure da rivoluzione giacobina che fa tanto romantico.. Probabilmente Pochi si domandano cosa significa LIBERTÀ in una società moderna dove, volenti o nolenti, come si dice, questa finisce dove prevarica la libertà dell’ altro… Così è alla fine oggi la LIBERTÀ: La possibilità di agire secondo la propria coscienza entro il perimetro della democrazia, altrimenti non sarebbe una democrazia ma una DITTATURA DELLA LIBERTÀ DI Alcuni (e se vogliamo una visione decisamente di destra.).
Lasciamo stare poi gli aspetti orwellianni sul controllo delle masse attraverso inoculazione di non meglio identificati spider… Per carità le aziende farmaceutiche non sono certo dei santi lo sappiamo penso tutti ma abbiamo comunque dei sistemi di controllo mondiali, sovranazionali e nazionali che ci garantiscono… Sono tutti in combutta? Esiste cioè un Piano Mondiale di Controllo che vuole gestire le masse? Ma che bisogno c’è esiste già internet e i social.Ma vabbe… quindi: il paese ha stabilito che ti puoi liberamente vaccinare o meno… se lo sei puoi avere il Green pass e con questo entrare in luoghi di maggior concentrazione di persone come i luoghi chiusi. Se non ti vaccini ovviamente non puoi avere il green pass, non vieni marchiato a fuoco e puoi fare ciò che vuoi tranne accedere a luoghi al chiuso perché sei potenzialmente contagioso…in un mondo normale chiunque dovrebbe seguire questa logica per una questione di almeno semplice rispetto ma purtroppo personalmente credo che chi non si vaccina è fondamentalmente un egoista che fa un danno alla comunità considerando che è attraverso i non vaccinati che passa in prevalenza la variante delta… Ma vabbe… in ogni caso questa è la regola democratica ma giustamente non piace alla destra populista che urla LIBERTE’ per trascinare questo si le masse verso le proprie posizioni e pare ci riesca perché qualcuno pronto a bersi la qualunque esiste sempre.
C’è poi un altro aspetto, quasi più assurdo del primo… Parrebbe che chi non si vaccina per scelta, i NO VAX, abbiano informazioni che ad altri non sono date, studi, analisi, piani che dimostrano le proprie tesi e sconosciute ai più.. parrebbe che i no vax si informino, studino analizzino, comparino… Vale a dire sono più intelligenti e competenti rispetto a chi si vaccina vittima tonta di un regime dittatoriale… Anche se poi alla fine dei loro studi venga sempre fuori il Grande Fratello di turno… Personalmente non so gli altri ma io che sono vaccinato l’ho fatto nella consapevolezza più o meno che probabilmente non è il migliore vaccino del. Mondo e che certamente ne usciranno versioni più sicure diciamo così come è stato per ogni medicina a partire dalla semplice aspirina (che peraltro a leggere il bigino può ancora fare danni) ma che è preferibile farlo subito pet proteggere la propria e altrui vita… Inoltre tendo a fidarmi di ciò che un medico mi dice, soprattutto se non lo dice solo lui ma il 99%dei medici a livello mondiale e verifico con i miei occhi che a seguito della vaccinazione il virus è molto più contrastato, ci sono meno morti, meno terapie intensive ecc… Qualcosa vorrà dire no? Vabbe chi è arrivato fino a qui dirà che c’entra questa cosa con questo spazio politico? C’entra c’entra perché, devo dire che non mi aspettavo altro, renzi e IV si sono schierati per il si al vaccino e si al green pass dimostrando ancora una volta che è sempre preferibile e più efficace usare la RAGIONE piuttosto che la ” pancia ” e sapere che ci sono altre persone che la pensano come me mi rincuora

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Travaglio, è ora che tu sappia di chi sei figlio

Travaglio, è ora che tu sappia di chi sei figlioIl direttore del Fatto se la prende con Draghi: “Figlio di papà che non capisce un cazzo”. Bersani e Prodi ridono e applaudono.

Il direttore di quello che tutti chiamano, non senza affetto, Il Fango o Falso Quotidiano, ieri ne ha combinata un’altra delle sue. C’era la Festa di Mdp-Art.1, una formazione alla quale sarebbe lecito domandare cosa trovino esattamente da festeggiare, e per l’occasione un bel palco da comizio. Una volta alle Feste de L’Unità parlavano le voci ufficiali del partito. Ma quello era il Pci, una cosa seria. Questi sono i nani da giardino.

E in mancanza di meglio, non sappiamo se e quanto rappresentativo, ecco che arriva Marco Travaglio, il grande sostenitore di Giuseppe Conte ormai disarcionato, dopo essere stato smentito perfino da Casalino. Sale – vi starete chiedendo – per condividere un ragionamento articolato, una serie di informazioni inedite? Non proprio.

Come si fa alle sagre di paese quando ci si mette in mostra per aver bevuto un po’ troppo, sale le scalette per dare del suo peggio. “Mario Draghi è un figlio di papà che non capisce un cazzo”, sbotta davanti a tutti, senza ritegno.

Ecco che, tra i battimano dei militonti, Travaglio tira fuori la perla che getta ai porci. E che porci: il pubblico che lo applaude è di bocca buona, va bene tutto purché si inneggi al sistema-Conte. Di Majo al Cda Rai.

Arcuri riconfermato in Invitalia, Tridico saldo all’Inps, i Cinque Stelle si confermano il partito del potere per il potere e c’è chi spera di potergli stare accanto per rimediare le bricioline. In prima fila lo applaudono Pierluigi Bersani – sic transit gloria mundi – e la giornalista Chiara Geloni. Ma non solo: dopo Travaglio prende il microfono un bonario Romano Prodi pronto a ricevere gli stessi applausi, lontano dal dissociarsi da quanto si era appena sentito sul palco dei bersaniani in festa. “Mario Draghi, figlio di papà”, l’insulto dal palco di Mdp, risuona in rete e non trova tutti addormentati.

Per una volta c’è un sussulto generale, l’hashtag #travagliofaischifo vola nella top ten. Mario Draghi è cresciuto da orfano. Dall’età di 14 anni se l’è dovuta cavare da solo.

Migliaia di reazioni su tutti i social chiedono conto a sinistra del livello squallido in cui è caduto il dibattito pubblico. “Se siamo a questo, tiriamo lo sciacquone”, riassume uno su Twitter. La spiega meglio Mario Lavia, giornalista già direttore di Europa: “Non si può minimizzare: alla “festa” di Articolo 1 si è creato un incidente politico, non so se volutamente ma se inviti Travaglio credo di sì. Chiedano scusa, e forse non basta nemmeno perché è un fatto politico”. Valentine la Belga gioca con l’ironia: “Se Draghi è un figlio di papà sappiamo tutti di chi sei figlio tu, Travaglio”.

Al di là dell’umorismo da tastiera, speriamo che le cadute di stile di certi personaggi convincano i lettori a prenderne le distanze.

Travaglio si definiva “figlioccio” di Indro Montanelli, temiamo di doverlo smentire. Montanelli non fu mai asservito a un partito di potere, non fu mai cheerleader di un presidente del consiglio.

E a memoria di giornalista, non salì mai sul palco per infangare gli avversari politici in modo strumentale, gratuito e volgare.

PS: ORA! Non ci giriamo troppo intorno, qualche volta anche #Salvini dice qualcosa di condivisibile:#Speranza si deve dimettere.Ma ragazzi, come può il Ministro della Salute del governo Draghi, invitare #TRAVAGLIO alla Festa di Articolo 1, di cui è leader, e permettergli che dica”Draghi figlio di papà che non capisce un c…o?.. invitare alla Festa #TRAVAGLIO?…quel #Travaglio, giornalista con centinaia di inchieste e condanne per diffamazione, la cui unica arte e’ il #fangoquotidiano?…quel #Travaglio che ha sottoposto a linciaggio con parole irripetibili #Cartabia ,rappresentandola con le orecchie d’asino ed attaccandola con epiteti sessisti? Perché’ tanto onore da invitarlo?Per riconoscimento e gratitudine a quanto scrive quotidianamente?Quale apporto culturale si aspettava, se lo sappiamo tutti che #Travaglio oltre che offendere non sa fare altro? Da quali motivi razionali e’ partito l’invito ? Ora ne prende le distanze?Patetico! Ma io dico: #Speranzachi? Colui che sarebbe dovuto andare via a pedate insieme con Arcuri?

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MATTEO RENZI E LA Enews 721

 

Buona settimana a tutti.

Sto girando molto l’Italia, con la buona motivazione del libro “Controcorrente”, che ci permetterà di fare tante serate nel nostro meraviglioso Paese. Ieri Gallipoli e Manduria, oggi Bari, Termoli e Pescara. Giovedì Assisi (qui il link per prenotare e partecipare alla presentazione). E, compatibilmente con gli impegni parlamentari, vorrei fare tappa ad agosto in qualche località di villeggiatura.

Mi colpisce come certi temi centrali nel libro siano attuali anche in queste ore. Qui trovate il pezzo su YouTube in cui parlo della violenza verbale di Marco Travaglio. Oggi questa violenza verbale si indirizza in modo squallido contro la famiglia di Mario Draghi, orfano da quando aveva 15 anni. La cosa squallida è che le parole di Travaglio sono state pronunciate alla festa del partito di Bersani e di Speranza e hanno ricevuto l’applauso scrosciante della platea di quel partito. È il segno che l’asse tra populismo e sinistra radicale si salda su un linguaggio di insulti e di offese, che noi abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle e che adesso si abbatte su Mario Draghi. Solidarietà al Presidente del Consiglio e profonda vergogna per un giornalista che continua a indulgere come stile di vita. E che alcune testate, come la7, pagano profumatamente per esprimere questa cultura di odio verbale.

Per acquistare “Controcorrente” clicca qui. Per partecipare agli eventi di presentazione di “Controcorrente”, registrati su prenota.matteorenzi.it.

Sul Green Pass sapete come la penso: sono favorevole anche per i ristoranti. Trovo giusto che i controlli non siano a carico degli esercenti ma a campione da parte delle forze dell’ordine.

Una nota locale che mi perdonerete. Ho fatto una lunga intervista con la direttrice de “la Nazione”, Agnese Pini. Le questioni sembrano locali ma non lo sono fino in fondo. Il PD toscano e fiorentino sta infatti saldando una strana alleanza coi Cinque Stelle sull’Aeroporto di Firenze. Rinunciare allo sviluppo di Firenze o tornare a un dualismo con Pisa che avevamo superato con la società unica è un autogol storico che avrà una ricaduta terribile per l’occupazione nell’aria. Già le aziende se ne vogliono andare. Con il ridimensionamento dell’aeroporto si profila una seconda ondata di deindustrializzazione. Che i grillini sognino la decrescita infelice è storia. Che il PD fiorentino segua su questa strada è una ferita. Chi vuole può firmare questa petizione per lo sviluppo dell’Aeroporto di Firenze, primi firmatari Francesco Bonifazi e Gabriele Toccafondi.

Intanto, se diminuiscono i posti di lavoro in Toscana aumentano i posti in Regione. A me pare una follia ma ancora il PD toscano, stavolta accordandosi con la Lega, ha approvato l’aumento degli incarichi tra Consiglio e Giunta. Aggiungi un posto a tavola, con il voto favorevole di Pd e Lega e il voto contrario di Italia Viva. Domando ai miei amici: che bisogno c’è, in questa fase di crisi, di garantire un posto in più in Regione? Solo per accontentare chi è rimasto fuori dalla Giunta? Dai, non è serio, non è serio, non è serio.

 

Pensierino della sera. Sono le prime Olimpiadi senza pubblico nella storia dei giochi olimpici, antichi e moderni. Nell’antica Grecia si fermavano persino le guerre per celebrare le Olimpiadi. Ma, purtroppo, il virus non si ferma per decreto e dunque quest’anno – per la prima volta – niente pubblico. L’ideale olimpico, tuttavia, resta forte e alto e quanta emozione nel vedere le gare anche in TV. Lo sport si conferma un fattore fantastico di crescita educativa, culturale, personale e comunitaria.
Forza Azzurri!!!!

Un sorriso,


P.S. Ciò che sta accadendo ancora in Sardegna spezza il cuore. Una regione così bella e piena di opportunità ma colpita da mille problemi. E oggi dal fuoco che la devasta.

 

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Travaglio alla festa di di articolo 1, il partito di Bersani e del ministro Speranza, parlando di Mario Draghi ha detto: «è un figlio di papà che non capisce un c***o».

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "TRAVAGLIO "DRAGHI È UN FIGLIO DI PAPÀ CHE NON CAPISCE UN CAZZO". DRAGHI È RIMASTO ORFANO A 15 ANNI. libdem"
Il problema non è Travaglio, omuncolo velenoso erede di un giornalismo di una destra fascistoide, ma di chi lo ospita e di chi applaude alle sue orrende elucubrazioni. Il problema grave è questa sinistra che applaude e inneggia un personaggio di tanta volgarità . Povera sinistra che poi era anche la mia. Vergogna !!!!!!!!

Ma! Non ci sono scuse che tengano,costui dovrebbe essere recluso….defenestrato da qualsiasi ente .!Ve lo dicevo che Travaglio é un molestatore seriale; deve solo sperare di non incontrare qualche assessore sceriffo con il colpo in canna.Aggiungerei…dal palco del partito del ministro della salute da cui ci si aspetterebbe subito una presa di distanza! Io ritengo ritengo che! Travaglio e un soggetto molto pericoloso da non sottovalutare.
È sostenuto da quella parte di magistratura deviata e giustizialista, da editori come Cairo e De Benedetti, da tutti i giornalisti che vivono grazie a loro nonché da tutta quella massa di miracolati a 5* che sanno di essere sul viale del tramonto e i loro decerebrati, frustrati e rancorosi che, non accettando il fallimento del movimento fanno di tutto per distruggere questo governo fregandosene del benessere dell’Italia. Aggiungo che:

Articolo 1 è la rovina del paese. Capitanata da gente come Bersani. L’integralista di sinistra. Talmente di sinistra che privatizzò l’Enel e fece un decreto liberalizzazioni.
O un certo Speranza, di cui ricordiamo il suo atteggiamento sulle riforme o sulla legge elettorale.
Per non parlare del supporto alle campagne No-vax fornito da LeU, in collaborazione con il M5S.
Lo scoglio è la giustizia se mette la fiducia e passa questo giornalismo da strapazzo finisce. Indecente lui è chi lo segue forse non si rendono conto che così lui si diverte per vedere l’effetto che fa, ma non gli importa niente di quello che chiedono gli Italiani onesti dentro.
Conte gli aveva dato un potere enorme sia politico ma anche economico per salvare il FattoQ dal fallimento, finito tutto questo e il ridimensionamento dei grillini nei sondaggi lo ha scombussolato che va fuori di matto,ma per lui sarà molto ma molto difficile convincere i grillini a fare uscire i propri ministri dal governo. 
Ieri Travaglio alla festa di di articolo 1, il partito di Bersani e del ministro Speranza, parlando di Mario Draghi ha detto: «è un figlio di papà che non capisce un c***o». Applausi dalla platea. Muta e soddisfatta Chiara geloni che lo intervistava.
Siamo abituati alle volgarità, alle offese e agli insulti di quest’ominicchio del giornalismo italiano, ma davvero ieri ha superato il limite della decenza. Perché, mettendo da parte il curriculum di Mario Draghi, che non basterebbe neppure un numero del Fatto Quotidiano per contenerlo, «figlio di papà» proprio no. Non lo accetto. Mario Draghi ha perso suo padre quando aveva di 15 anni, e dopo cinque anni perse anche la madre. E a prendersi cura di lui fu la zia.
Le scuse di Travaglio non arriveranno mai, ma una cosa è leggere le volgarità sul suo giornale, che è già dura prova di resistenza umana, altra cosa è ascoltare queste parole dal palco di un partito che sta al governo proprio con Draghi e ciò è francamente inaccettabile. Per non dire disgustoso.
Forse le scuse dovrebbero arrivare proprio da chi siede accanto al presidente del Consiglio.

PURTROPPO….i toni offensivi, il linguaggio scurrile..sono sempre da condannare da qualsiasi parte provenghino…ma poiché è un problema così ricorrente portato dai GRULLI ci stiamo abituando alla volgarità.

Travaglio si rivolge al nostro Presidente del Consiglio Mario Draghi con parole volgari. Vergogna si deve azzittire lui e uno dei Problemi di questa Società non ha mai scritto su soluzioni. Vergognati Travaglio sei un arrogante I educato. 
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LA GIUSTIZIA ZITTISCE I GRILLINI

La giustizia zittisce i grilliniNegli ultimi decenni il potere giudiziario ha letteralmente straripato rompendo – in alcuni casi – gli argini della vita democratica di questo Paese. Ciò a causa di una politica in principio sorpresa dall’offensiva giudiziaria e poi codardamente succube per paura di eventuali ritorsioni. A volte invece la contiguità tra frammenti di politica e di magistratura ha generato un sodalizio solo apparentemente vicendevolmente fruttuoso il quale in realtà ha solo aumentato a dismisura le capacità di interdizione di certi giudici. Il tutto agevolato anche da una serie di aderenze al cosiddetto Partito dei giudici da parte di alcuni organi di informazione (vero e proprio megafono di certe procure) e negli ultimi anni dai grillini, i nuovi campioni del giustizialismo manettaro.

Dopo gli anni bui di Alfonso Dj Fofò Bonafede a via Arenula, anni nei quali il ministero si limitava ad esaudire i desideri della magistratura organizzata in correnti, viene nominata come Guardasigilli una donna colta, indipendente, tosta, equilibrata e determinata ad amministrare la giustizia nell’interesse dei cittadini e non delle correnti politiche togate.

Correnti che, di fronte ad una seria minaccia alla loro potente discrezionalità, hanno staccato la catena ai cani (presenti in Parlamento e nelle redazioni di qualche giornale) nell’intento di mettere in fuga il ministro intruso. Qualunque sia l’opinione su Mario Draghi, l’unica cosa che è impossibile non riconoscergli è la brutale praticità nell’approcciarsi agli ostacoli. Capacità innata o forse derivante dalla consapevolezza di aver viaggiato in acque molto più agitate di quello che può essere il Consiglio dei ministri di una penisoletta litigiosa, rumorosa ma tutto sommato innocua e senza attributi. E così il Presidente del Consiglio è stato costretto a giocare al gatto col topo e porre la fiducia su una riforma che non è epocale ma prevede semplicemente (tra le altre cose) la ragionevole durata di un processo (7 anni). Forse lo ha fatto ben sapendo che la politica, avendo l’autorevolezza ai minimi termini, non avrebbe potuto minacciare un bel niente perché è l’Italia ad aver bisogno di Draghi in questo momento e non viceversa (almeno per come si sono messe le cose). Ancora una volta il capo del Governo ha fatto bene i suoi calcoli: è andato dritto per la sua strada ben sapendo che il fronte dei manettari avrebbe fatto la voce grossa di circostanza onde poi farsela nel pannolino. E allora, dopo aver relegato le bordate quotidiane di qualche magistrato o di qualche giornale alla stregua del fastidio che può dare un pelo nel naso fuori posto, ha chiesto la fiducia sulla riforma Cartabia e si è seduto in poltrona a godersi lo spettacolo tragicomico: l’asse granitico tra Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle si è sgretolato in un nanosecondo tanto che Enrico Letta ha preso le distanze dalle posizioni manettare dei Pentastar quasi facendo finta di non conoscerli.

Giuseppe Conte, nel tentativo di scongiurare l’eventualità che sia il suo stesso Movimento a contraddire la sua politica sulla giustizia, ha chiamato Draghi facendo la voce grossa. Pare che dall’altra parte del telefono si sia sentito un “Mario, è pronta la pastasciutta!” e poi il nulla.

Inoltre, come se non bastasse, pare che in Cdm nessun cuor di leone a Cinquestelle abbia osato contraddire Draghi quando ha chiesto che fosse posta la fiducia sulla riforma della giustizia: tutti zitti anche se il silenzio ha sbugiardato Conte e le sue velleità di controllare “quei bravi ragazzi” che, alla prova dei fatti, in Consiglio dei ministri si sono finti morti come il geco quando è in procinto di fare una finaccia.

Addirittura Fabiana Dadone, minacciando l’uscita della delegazione grillina dal Governo sulla questione giustizia, ha contraddetto i ministri pentastar che avevano già contraddetto Conte in una serie di giravolte e contraddizioni che fanno letteralmente ridere i polli.

Il Governo non cadrà perché fuori e dentro lo Stivale più di qualcuno vuole che Draghi stia al suo posto. Il Governo non cadrà anche perché, a dispetto della truppa parlamentare, i Cinquestelle sono minoranza nel Paese, votati da uno zoccolo duro di assistiti (il formidabile reddito di nullafacenza) e da qualche invasato che non si arrende perché proprio non ci arriva.

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“CONTRO LE MAFIE UNA BATTAGLIA CULTURALE”: INTERVISTA A GENNARO MIGLIORE

“Contro le mafie una battaglia culturale”: intervista a Gennaro Migliore“La presenza mafiosa in questi anni ha subito una profonda trasformazione. A fronte della dura repressione che in questi anni è stata condotta dallo Stato (i detenuti in regime di 41 bis, ovvero prevalentemente i capi mafia, sono oltre 700 e i detenuti in alta sicurezza, per 416 bis, circa diecimila), le mafie hanno riorganizzato attività operativa e insediamenti territoriali”. Così l’onorevole Gennaro Migliore che, in quest’intervista a L’Opinione, ha anche detto: “Sostengo la campagna per la grazia ad Ambrogio Crespi, che considero vittima di un clamoroso errore giudiziario”.Onorevole Gennaro Migliore, grazie per aver accettato l’invito a rilasciare questa intervista. Lei è componente della Commissione Antimafia: ci può raccontare che valutazione avete dei fenomeni mafiosi ad oggi dominanti in Italia?

La presenza mafiosa in questi anni ha subito una profonda trasformazione. A fronte della dura repressione che in questi anni è stata condotta dallo Stato (i detenuti in regime di 41 bis, ovvero prevalentemente i capi mafia, sono oltre 700 e i detenuti in alta sicurezza, per 416 bis, circa diecimila), le mafie hanno riorganizzato attività operativa e insediamenti territoriali. La mafia più pericolosa resta la ’ndrangheta, grazie anche alla ridotta presenza di pentiti, che controlla gran parte del traffico di droga, anche internazionale. Cosa Nostra, dopo i durissimi colpi assestati ai vertici corleonesi, ha una presenza pericolosa ma meno potente della mafia calabrese. La Camorra campana ha esteso la sua azione in settori economici “legali”, mentre nelle aree urbane, in particolare a Napoli, essa è stata recapitata ai vertici, ma ha generato, come l’Idra, numerose gang anche di minorenni. Il tratto prevalente di queste organizzazioni è la necessità di invadere settori legali per riciclare denaro e imporre il metodo mafioso anche in questi contesti. Nel mentre, però, sono cresciute per dimensione e pericolosità altre organizzazioni mafiose: dalla mafia garganica a quella nigeriana, passando per i clan nelle periferie romane. Tutte segnate dal grande ricorso alla violenza e dal tentativo di diventare egemoni su porzioni del territorio. Fenomeno altrettanto complesso è quello delle infiltrazioni nelle Amministrazioni pubbliche. Per queste azioni si tratta di capire che la maggior parte delle infiltrazioni si verifica nella macchina amministrativa, denotando i limiti della legislazione sullo scioglimento, che si concentra soprattutto sulla parte politica.

Sul tema della Giustizia, lei che opinione ha dell’operato del ministro Marta Cartabia? Crede che una profonda riforma del sistema giudiziario sarà possibile con le forze che appoggiano questo Governo?

La riforma è stata presentata. Ritengo che si potrebbe cambiare ulteriormente per tenersi sempre più distanti dalle leggi liberticide di Alfonso Bonafede. In ogni caso, ritengo indispensabile sostenere questo percorso, eventualmente anche con il voto di fiducia. Non possiamo consentire a un movimento in confusione e, per fortuna, senza leadership adeguata di bloccare un percorso necessario per far rinascere il Paese.

Proprio il ministro Cartabia ha indicato la strada per una nuova mobilitazione culturale contro le mafie. Sarà la cultura della legalità l’arma del futuro?

Lo è stata per la mia generazione, lo sarà anche per le prossime. Io stesso mi sono impegnato in politica fin dalla giovanissima età, dopo lo shock che a 12 anni mi colpì per l’omicidio di Mimmo Beneventano, un giovane medico consigliere comunale del Partito Comunista italiano a Ottaviano, ucciso per ordine di Raffaele Cutolo, o direttamente nel movimento anticamorra dopo l’uccisione di Giancarlo Siani nel 1985. La cultura della legalità oggi è fondamentale in quei territori dove è alta l’evasione scolastica, dove non ci sono spazi aggregativi, soprattutto dove la mancanza di lavoro diventa marginalità, favorendo modelli che propongono disvalori come possibilità di propria affermazione individuale.

Ha voluto portare in Senato il docufilm “Terra Mia” di Ambrogio Crespi, come è stato accolto?

Ricordo quel giorno molto bene. L’attenzione per il lavoro di Ambrogio Crespi è stata molto forte. Del resto, già con “Spes contra Spem” si capiva quanto fosse sentito il dovere civile di combattere il fenomeno mafioso. Anche per questo sostengo la campagna per la grazia ad Ambrogio, che considero vittima di un clamoroso errore giudiziario.

 

Il 27 luglio prossimo parteciperà all’evento organizzato a San Luca in cui sarà proiettato il docufilm “Terra mia” con la regia di Ambrogio Crespi. Quanto è importante questa iniziativa in un paese, definito da molti, il feudo della ’ndrangheta?

Per impegni parlamentari sarà molto complicato per me essere in presenza, ma voglio testimoniare, con questa intervista e via video, la mia vicinanza e il mio rispetto per questa scelta coraggiosa. Quando ero sottosegretario alla Giustizia sono stato in quella città e ho potuto sentire la difficoltà dell’essere lì. Fuor d’acqua retorica, perché è certo che ci vivano tante persone oneste, la sensazione è quella di un territorio preso in ostaggio, lasciato nel degrado. La plastica definizione di un territorio dove alcuni criminali sono miliardari, anche se il loro stile di vita è quello dei topi che si nascondono, in mezzo a persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese.

La lotta alle mafie in Italia si può vincere? Cosa resta degli insegnamenti del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, di Rocco Chinnici, di Peppino Impastato, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino?

Rimane tutto. Rimane l’urlo di Peppino che dice che “la mafia è una montagna di merda”, rimane l’intelligenza è il rigore di Chinnici, Falcone e Borsellino, le cui intuizioni, dal pool antimafia all’uso dei pentiti, sono ancora oggi gli strumenti principali di tanti ottimi magistrati antimafia. Rimangono il coraggio dei tanti uomini in divisa, come il generale dalla Chiesa ma anche come i tanti di cui si ricordano meno i nomi, che hanno servito lo Stato con la loro vita.

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LO STATO DI DIRITTO E IL POSSESSO DI ARMI

Lo Stato di diritto e il possesso di armiIn seguito al caso di Voghera, con l’assessore leghista Massimo Adriatici che ha sparato e ucciso un trentanovenne marocchino durante una lite, si torna a parlare della diffusione delle armi e della necessità di controlli più stringenti. I sostenitori più agguerriti di queste restrizioni sulla vendita e il possesso di armi da fuoco – neanche a dirlo – sono i democratici, che proprio come i loro omonimi d’Oltreoceano sembrano essere davvero terrorizzati dall’idea che ciascun cittadino possa essere in possesso di una pistola o di un fucile da usare per la sua sicurezza personale.

Non possiamo rischiare il “Far West”, dicono costoro con la solita e irritante retorica, peraltro ignorando del tutto cosa fosse e come si vivesse veramente in quel contesto, al netto dei film di Sergio Leone. A questo proposito, consiglio vivamente ai piddini un ottimo libro di Guglielmo Piombini sull’argomento, intitolato “L’epopea libertaria del Far West”: magari impareranno qualcosa in più ed eviteranno di parlare a sproposito in futuro. In ogni caso, il Partito Democratico – come comunica il candidato sindaco di Roma, Roberto Gualtieri – sembrerebbe accarezzare l’ipotesi di rispolverare il ddl Verinidepositato nel 2019, proprio sulla diffusione delle armi e sul rilascio delle licenze per il relativo possesso delle stesse.

L’altra sera, durante il noto talk show di Rete 4, “Stasera Italia”, Gualtieri ha sostenuto la necessità di introdurre misure di controllo più severe sulla diffusione delle armi rispetto a quelle attualmente in vigore, dichiarando come, dal suo punto di vista e da quello del suo partito, il ddl Verini possa essere un ottimo punto di partenza. Siamo uno Stato di diritto – ha detto Gualtieri – e in uno Stato di diritto non si può pensare di andare in giro con la pistola nella fondina o di spararsi contro gli uni con gli altri per ogni minima sciocchezza.

Per ogni minima sciocchezza? Il marocchino rimasto ucciso (pluripregiudicato, con diversi provvedimenti d’espulsione a suo carico e ritenuto un soggetto pericoloso dalle autorità) avrebbe lanciato una bottiglia di vetro contro Adriatici – la cui “colpa” era quella di non averlo salutato passandogli davanti – e alla minaccia dell’assessore di chiamare la Polizia gli si sarebbe avventato contro. A quel punto, l’assessore avrebbe estratto la pistola e il colpo sarebbe partito accidentalmente in seguito a una spinta.

Si fa sempre più strada l’ipotesi della legittima difesa, che se venisse riconosciuta scagionerebbe il politico, attualmente agli arresti domiciliari. Non si tratta, quindi, di una minuzia: aggredire qualcuno a bottigliate, o anche solo a pugni, non è affatto una sciocchezza, per quanto lo strano concetto di sicurezza e di ordine pubblico delle sinistre potrebbe indurre a pensare una cosa del genere. Per loro, il problema è solo la mafia: la criminalità comune, il teppismo, le bande di molestatori e la delinquenza urbana sono quisquilie. Ma la verità è che se qualcuno viene assalito in quel modo ha tutte le ragioni per sentirsi in pericolo e, dunque, ha il diritto di difendersi con ogni mezzo a sua disposizione in quel momento.

In secondo luogo, vivere in uno Stato di diritto non implica che i cittadini debbano essere disarmati: semmai il contrario. Lo Stato, proprio perché rispettoso della libertà dei cittadini, deve riconoscere il loro diritto di portare armi e di usarle per la loro sicurezza: niente a che vedere con la “giustizia fai da te”. Si tratta solo di potersi difendere, se le circostanze lo richiedono. Ma soprattutto, lo Stato di diritto è tale se vi sono dei dispositivi normativi che vincolano l’agire dei pubblici poteri alle regole stabilite. Si tratta, dunque, di una garanzia a favore della cittadinanza: l’autorità non diventerà mai tirannica e non agirà mai in maniera arbitraria.

Sembrerà strano, ma una forte diffusione delle armi serve a integrare tale garanzia e a renderla effettiva. Le armi – come ci insegna il Costituzionalismo americano – servono ai cittadini non solo per difendere se stessi, la famiglia e la proprietà, ma anche per resistere nei confronti di una autorità pubblica che abusasse del suo potere; di uno Stato che diventasse tirannico; per far valere i propri diritti anche se a violarli fosse l’autorità costituita. Le armi, quindi, non solo non contraddicono l’esistenza dello Stato di diritto, ma ne rafforzano il principio: cittadini armati sono cittadini che possono insorgere contro uno Stato autoritario o che agisce in maniera arbitraria, e che in ogni momento possono ristabilire libertà, garanzie costituzionali e democrazia.

Chissà che non sia proprio questa la ragione che rende i socialismi di ogni genere così prevenuti rispetto all’ipotesi di una cittadinanza armata e capace di sparare. Ma cosa prevede, esattamente, il ddl Verini? Per citare alcune delle disposizioni contenute nella legge in questione: i possessori di armi dovrebbero superare dei controlli a cadenza mensile e ricevere ogni volta il benestare della Questura per continuare ad avere il porto d’armi e l’arma stessa; verrebbe introdotto un limite massimo alle armi detenibili (una per motivi di difesa e non più di tre per motivi sportivi); il termine per denunciare il possesso di un’arma dopo l’acquisto passerebbe dalle settantadue ore attuali a dodici ore (il che significherebbe complicare la cosa enormemente, anche per ragioni di tempistica); la verifica dei requisiti psicofisici e la dichiarazione d’idoneità diverrebbe di competenza di un “collegio” di medici pubblici dipendenti, di cui almeno uno psichiatra e un neurologo.

Insomma, possedere un’arma, con questa legge targata Partito Democratico, diventerebbe praticamente impossibile in questo Paese. Tuttavia, a mettere a rischio lo Stato di diritto non sono le armi e la libertà di possederle (e di usarle, se le circostanze lo impongono), ma l’ossessione dello Stato di controllare le vite dei cittadini: la mentalità socialista, per l’appunto. Per il resto, chi vuol procurare del male agli altri può farlo con gli strumenti più disparati e di uso comune. Dunque, che intenzioni abbiamo, cari piddini? Regolamentiamo anche il possesso di coltelli da cucina, martelli, asce e forbici (non meno pericolosi delle pistole e dei fucili, nelle mani di un malintenzionato)? Oppure, più semplicemente, lasciamo a ciascuno la libertà di difendersi e di procurarsi gli strumenti necessari per farlo?

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IL DOVERE DI SOLIDARIETÀ SOCIALE

Il dovere di solidarietà sociale A proposito di green pass, libertà e limitazioni, esiste un dovere individuale di solidarietà sociale?

Certo che esiste ed esiste per Costituzione. Lo stabilisce l’articolo 2: “La Repubblica richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà sociale”.

Questo dovere sta prima dell’obbligo vaccinale che il Parlamento potrebbe disporre in forza del secondo comma dell’articolo 32 della stessa Costituzione. La legge, infatti, potendo stabilire trattamenti sanitari obbligatori, potrebbe senz’altro imporre l’obbligo di vaccinazione a tutta la popolazione o ad alcune sue categorie, nel rispetto della dignità umana, della ragionevolezza e della graduazione dei rischi individuali e collettivi, secondo una scala probabilistica degli eventi.

Il dovere di solidarietà sociale, però, non vive rinchiuso nella Costituzione, non vive dentro le sue pagine impolverate ma fuori da essa, perché sta prima di essa, sta prima del diritto. Sarebbe un errore ridurre quel dovere a un semplice vincolo giuridico. Lo è, intendiamoci, e dunque le attuali regole sul green pass trovano in esso sicura copertura, ma non è solo questo.

È prima di tutto una regola valoriale sulla libertà. Sì, sulla libertà, vista da una prospettiva diversa da quella individuale. Lo spiegò in parole semplicissime Piero Calamandrei nel suo famoso “Discorso sulla Costituzione”. La Costituzione, disse, è l’affermazione solenne della “solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti”.

La libertà di convivere ordinatamente, nel rispetto reciproco, per il bene comune, è la libertà che sta scritta nel dovere di solidarietà sociale, che sta prima e oltrepassa la lettera della legge. Questo dovere non schiaccia le libertà dei singoli, ma le ordina a garanzia dell’intera collettività. È un dovere valoriale sempre valido, ma ancor di più quando l’eccezionalità degli eventi storici lo impone.

E i diritti, allora, dove li mettiamo, potrebbero replicare i contestatori delle piazze? L’autodeterminazione non può essere calpestata, potrebbero continuare a gridare, come in effetti hanno fatto in queste ore, sebbene talvolta utilizzando immagini e frasi invereconde, offensive della storia e della vita di chi quella storia l’ha subita. Ma al di là di queste manifestazioni del “non pensiero”, cosa rispondere a chi pacificamente e nel rispetto delle regole democratiche richiede il riconoscimento dei diritti individuali?

La risposta sta in poche parole, che possono apparire ruvide e dal sapore agro, ma che portano con sé il bagaglio della storia. Nessuna comunità può sopravvivere, se chi la compone non rinuncia ad una porzione del proprio “io” a favore del comune “noi”.

Non è retorica questa, non è moralismo da quattro soldi, non è la predica del Venerdì santo e men che meno è un discorso anti-liberale. Piuttosto è la rappresentazione perfino banale delle regole sulla convivenza volte a garantire continuità alla comunità stessa, la quale sopravvive e deve sopravvivere ai singoli. Legge, questa della sopravvivenza, apparentemente crudele, cinica, ma che è una legge da tempo di guerra, come tale imperitura. E oggi stiamo vivendo, proprio, questo tempo.

Quando sui balconi o negli stadi si canta a squarciagola il nostro inno e con la mano sul cuore diciamo “stringiamci a coorte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”, che significato pensiamo di dare a queste parole? Pensiamo che siano un invito a fare ognuno quel che più gli aggrada, a dispetto degli altri e della collettività, che siano un invito a lasciare andare la barca, “fin che la barca va”?

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