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Matteo Renzi-IV: “Solo se facciamo più del 10% Meloni non va a Palazzo Chigi”

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "RENZI: "CON NOI AL 10% È POSSIBILE IL RITORNO DI DRAGHI" articolo su Messaggero Veneto MATTEO RENZI NEWS"C’è stata una cosa fantastica in questa campagna elettorale. Gli altri vivono di slogan e promettono leggi che noi abbiamo già fatto. Per esempio oggi Berlusconi ha proposto una legge sul Dopo di Noi. Caro Presidente Berlusconi, questa legge c’è da sei anni. Fa parte di un pacchetto di leggi meravigliose nel settore dei diritti: autismo, unioni civili, terzo settore, spreco alimentare, cooperazione internazionale, caporalato e molto altro. Quello che loro scrivono sui social, noi lo abbiamo già scritto in Gazzetta Ufficiale. Non è bellissimo? Pronto a migliorare insieme qualsiasi legge. Ma riconoscere che su questi temi c’è stato un governo riformista che ha già scritto pagine importanti sarebbe un segnale di correttezza istituzionale. Per non parlare di trivelle, sblocca Italia, industria 4.0, tetto allo stipendio dei manager… il tempo è davvero galantuomo.

E allora se il no di Draghi al bis fosse un ni?

Ancora ieri su un giornale che non vuole sentirsi dare dell’”organo” del partito di Giuseppe Conte ma che ne riflette o anticipa spesso umori e cambiamenti di rotta si contestava all’odiato Matteo Renzi di avere proposto o previsto un Draghi bis rimediando “a stretto giro” una clamorosa e diretta smentita dell’interessato. Che in effetti in quella che potrebbe essere stata l’ultima conferenza stampa da presidente del Consiglio, almeno prima delle elezioni di domenica prossima, ha recentemente opposto un no secco all’ipotesi di una sua disponibilità per un “secondo mandato” a Palazzo Chigi. Dove ormai quasi avvertono l’ombra di Giorgia Meloni, dichiaratasi “pronta a governare” anche al Giornale della famiglia Berlusconi in una intervista titolata proprio così in prima pagina, con una perentorietà che potrebbe apparire persino in contrasto con la prudenza dello stesso Berlusconi. Del quale era apparsa qualche giorno fa addirittura “una bomba atomica” al Riformista di Piero Sansonetti l’avvertimento che Forza Italia non farà parte del governo, o ne uscirà in qualsiasi momento, se non ne risulterà chiara la linea europeista e atlantista.

E’ una bomba, quella attribuita a Berlusconi, che Matteo Salvini dal palco di Pontida, davanti ai trentamila o quarantamila leghisti accorsi alla ripresa del raduno tradizionale, dopo l’interruzione da Covid, non ha scambiato neppure per un petardo. Sia che vada lui, come mostra ancora di credere anticipandosi orgoglioso di una pur improbabile chiamata del presidente della Repubblica, sia che vada l’alleata, concorrente e amica leader della destra dichiaratamente conservatrice, Salvini si è detto convinto che Silvio, come lo chiama anche in pubblico quando ne parla, non costituirà un problema. La convergenza col fondatore di Forza Italia, e del centrodestra improvvisato nel 1994, sarebbe addirittura al 99 per cento. Apparterrebbe quindi al residuo 1 per cento anche il dissenso pubblicamente espresso da Berlusconi nei riguardi del voto contrario degli europarlamentari leghisti e meloniani alle sanzioni comunitarie in arrivo per l’Ungheria di Viktor Orbàn. Che non fa neppure più parte del Partito Popolare Europeo, di cui Berlusconi si considera il principale socio italiano.

Ma torniamo al presunto sbugiardamento di Renzi da parte di Draghi col no opposto in conferenza stampa alla sua disponibilità per un secondo mandato a Palazzo Chigi. Un no interpretato invece da Carlo Calenda – alleato di Renzi in un terzo polo elettorale pur non riconosciuto dalla Corte di Cassazione, secondo la quale ne esisterebbero solo due – come una risposta tanto obbligata quanto provvisoria, non essendosi ancora votato e tanto meno maturate le condizioni nelle quali potrebbe essere rigiocata la carta, appunto, di Draghi.

In effetti, se si vuole essere minimamente obiettivi, o non prevenuti, come preferite, e fatte le debite differenze fra la Presidenza della Repubblica e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, quel no di Draghi è un pò parallelo a quello opposto – e a lungo – da Sergio Mattarella quando, ancor prima che cominciasse il cosiddetto semestre “bianco” e conclusivo del suo mandato, se ne prospettò e sollecitò anche nei teatri e nelle piazze il bis. Ricordate? Quasi per rafforzare il suo rifiuto Mattarella cominciò a cercare casa in affitto a Roma per trasferirvisi alla scadenza del settennato al Quirinale. E si lasciò sorprendere da fotografi e telecamere quando, individuatene una conforme per prezzo e dimensioni ai suoi bisogni, cominciarono i sopralluoghi personali e persino i trasferimenti di mobili anche dalla sua Palermo. Ricordate anche questo?

Draghi stesso – che pure in una cena al Quirinale, secondo indiscrezioni non smentite, lo aveva inutilmente sollecitato al bis, addirittura condizionando ad esso anche la sua disponibilità a proseguire il lavoro di presidente del Consiglio – finì per prendere tanto sul serio il rifiuto del capo dello Stato in scadenza da cadere in una mezza imboscata. Fu nella conferenza stampa di fine 2021, quando in risposta ad una domanda sulla sua disponibilità a succedere a Mattarella egli si definì “un nonno al servizio delle istituzioni”. Bastò e avanzò perché la trasparenza del presidente del Consiglio fosse scambiata per ambizione smodata o, peggio, per qualcosa di simile a un mezzo colpo di Stato, con l’inedito passaggio diretto di un uomo da Palazzo Chigi al Quirinale. Ma quando più tentativi di una successione fallirono Mattarella si lasciò responsabilmente confermare.

Volete che, alla luce di quanto accaduto allora, che segnò anche l’inizio di un certo logoramento del suo governo oltre la misura normale di un epilogo di legislatura, Draghi potesse commettere nei giorni scorsi l’errore, l’imprudenza, l’ingenuità – chiamatela come volete – di mettersi in corsa per un secondo mandato a Palazzo Chigi? No, non lo poteva fare. Si potrà parlarne solo dopo le elezioni e il naufragio non so di quanti tentativi di governo, nel sospetto – fra l’altro – che quel 99 per cento di convergenze vantate da Salvini all’interno del centrodestra sia alquanto esagerato, diciamo così.

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Quattro scenari per Draghi: cosa farà dopo il voto

Da oggi, anche se formalmente ci vorrà ancora qualche settimana, l’Italia avrà un nuovo presidente del Consiglio, uomo o donna che sia. A quel punto, le dimissioni di Mario Draghi saranno realmente rese effettive e l’attuale premier potrà dirsi sollevato dall’incarico istituzionale assunto a febbraio del 2021. Gli scenari che si apriranno per lui nel prossimo futuro non sono stati ancora definiti, ma il premier ha diversi assi nella sua manica da potersi giocare. Come spiega la Stampa in edicola oggi, il presidente del Consiglio uscente ha un rapporto decisamente cordiale con Giorgia Meloni, che probabilmente gli succederà a Palazzo Chigi. “Questa relazione, nel futuro a breve, potrebbe evitare a Draghi quegli ostacoli politici che complicherebbe al banchiere l’obiettivo – qualora lo volesse – di ottenere un incarico di livello internazionale”, ha spiegato una fonte di Fratelli d’Italia al quotidiano torinese.

 

In casa di Fratelli d’Italia, che se venissero rispettate le previsioni dei sondaggi dovrebbe risultare come primo partito eletto e, comunque, partito più votato della coalizione di centrodestra, ci sono già valutazioni in corso sul futuro di Mario Draghi Tre delle ipotesi avanzate all’interno del partito guidato da Giorgia Meloni sono note, mentre una quarta si sta facendo largo in queste ultime ore. Tra le possibilità, che non rappresentano una novità, avanzate già da diverse settimane, c’è quella che Mario Draghi diventi il prossimo segretario della Nato, prendendo il posto di Jens Stoltenberg, in carica dal 1 ottobre 2014 e in scadenza del suo secondo mandato. Ma sul tavolo ci sono da tempo anche altre due ipotesi: che diventi il prossimo presidente della Commissione europea o che vada a presiedere il Consiglio europeo. Sono tutte cariche che si rinnoveranno tra il 2023 e il 2024. Accanto a queste ipotesi, però, ce n’è una quarta che rappresenta un’assoluta novità, ossia che Mario Draghi assuma il ruolo di mediatore tra l’Ucraina e la Russia. È un ruolo che nei fatti non esiste ma che alcune settimane fa si pensava di affidare ad Angela Merkel, che non ricopre più ufficialmente alcun ruolo istituzionale primario in Germania.

La stima reciproca tra Mario Draghi e Giorgia Meloni, alla quale l’attuale presidente del Consiglio ha sempre riconosciuto un’opposizione leale, è alla base di un rapporto solido che, secondo molti, potrebbe agevolare l’eventuale passaggio di consegne tra i due a Palazzo Chigi. In quest’ottica, come riporta la Stampa, potrebbe inserirsi il nome che circola da tempo nei corridoi di Fratelli d’Italia come prossimo ministro dell’Economia, ossia Fabio Panetta, membro attuale del comitato direttivo della Bce, come elemento di continuità con il precedente governo sulla tenuta dei conti pubblici.

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SI E VOTATO! Ed.È rimasto poco da dire. Aspettando gli esiti.

Nessuna descrizione della foto disponibile.SI E VOTATO! Ed.È rimasto poco da dire. Aspettando gli esiti. #DiariodelvotoUrgente: è ora del (quasi) silenzio elettorale. Ma certe regole vanno cambiate

Siamo arrivati  del diario del voto urgente, abbiamo votato, devo ringraziare tutti per l’attenzione che ha superato le mie aspettative, ma alla 23 di ieri 25 settembre 2022 si e votato, il 23 era scattato il silenzio elettorale a norma di una legge del 1956 che stabilisce la cessazione di tutte le attività elettorali, per consentire ai cittadini di avere una pausa di riflessione senza alcun disturbo, quindi mi sono adeguo.
Non mancherò comunque ora dopo il voto di commentare i risultati e le loro conseguenze.
È evidente che la modernità ha una sua complessità, ma questa legge è stata concepita prima dell’avvento della rete e quindi se ti dovessero “beccare” a volantinare nelle adiacenze di un seggio elettorale potresti essere addirittura arrestato, mentre tutte le attività restano invariate su web e social, dove il silenzio elettorale non esiste. Allora che senso ha?
Non potendo garantire il silenzio, meglio sarebbe gestire il rumore. Stessa cosa vale per lo stop dei sondaggi per cui ne è vietata la pubblicazione, consentendo la circolazione sulla rete di un flusso, ossessivo di numeri e dati che inquinano il clima politico, senza alcuna garanzia e difesa da fake. ORA DOPO AVER VOTATO!  Possiamo sperare che chiunque vinca le elezioni ponga rimedio e apra una riflessione seria sul tema della par condicio, così come su quello più in generale delle regole, iscrivendoci nel novero dei paesi dalla democrazia matura.

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Essere comunità. Storie per aiutarsi in questo periodo complicato

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Chi non dimentica mai le difficoltà quotidiane di chi non vive sotto i riflettori è la gente stessa, capace di creare o entrare a far parte di comunità, virtuali e non, in grado di fronteggiare i bisogni di chi si trova in un momento di difficoltà.

Quante volte abbiamo sentito dire in questa campagna elettorale “Sì, ma il caro bollette”? Complici eventi più grandi di noi, dalla pandemia globale alla guerra, i problemi di tutti i giorni, di tutti noi, passano spesso in secondo piano nell’agenda mediatica e politica. Eppure le bollette sono sempre più care, le file per assicurarsi un pasto caldo sempre più lunghe, le spese quotidiane sempre più numerose, la coperta sempre più corta

Chi non dimentica mai le difficoltà quotidiane di chi non vive sotto i riflettori è la gente stessa, capace di creare o entrare a far parte di comunità, virtuali e non, in grado di fronteggiare i bisogni di chi si trova in un momento di difficoltà. E al pari dei problemi quotidiani, anche la solidarietà online non conosce soste o riposi.

Chiedere ai torinesi, per esempio. La Cucina Malati Poveri da 120 anni, ogni giorno, offre un pasto a chi ne ha bisogno. Le spese sono molte, considerando che si reggono solo su donazioni da parte dei privati, in mancanza di sovvenzioni statali. Su GoFundMe hanno chiesto un aiuto per garantire pane e latte per i prossimi sei mesi e la solidarietà di Torino non si è fatta attendere.

A pochi chilometri invece, ad Avigliana, sono stati raccolti più di 4.500 euro per una famiglia del Mali. Marito, moglie e i cinque figli, arrivati otto anni fa in Italia dopo un lungo e pericoloso viaggio, vivono tranquillamente integrati nella cittadina alle porte di Torino, dove la comunità li ha accolti. Oggi si trovano, come molti, ad affrontare le spese quotidiane e, malgrado arrivino a fatica a fine mese, stanno facendo di tutto per fare studiare i figli, garantendogli un futuro. Marta è diventata loro amica sin dal loro arrivo ad Avigliana e il suo appello alla comunità per questa famiglia ha immediatamente trovato riscontro.

La solidarietà dal basso si muove in più fronti, per esigenze di vario tipo. La questione sopra citata dei riflettori, del resto, si può traslare anche all’ambito sportivo. Le polemiche degli ultimi giorni sugli sport minori non sufficientemente celebrati da alcuni media sportivi ne sono un esempio.

Pensiamo a quegli sport considerati “minori tra i minori”, ancora semi-sconosciuti al pubblico italiano, come il touch rugby. Succede che la Scambio di Lingue di Padova, classificatasi terza nell’ultimo campionato, parteciperà agli Europei che si terranno il 26 novembre in Spagna. Come si evince dal nome, la Scambio di Lingue non è una squadra convenzionale, ma un team multiculturale di giocatrici e giocatori provenienti da nazionalità diverse, che promuove, mediante lo sport, valori come inclusione e solidarietà.

Chi pagherà il viaggio, le spese di alloggio e la quota d’iscrizione per questi atleti con un tenore di vita neanche minimamente paragonabile a quello di un calciatore, o di un professionista di sport “maggiori”? La squadra non ha esitato a chiedere una mano online e in poche ore sono arrivate decine e decine di donazioni che l’aiuteranno a promuovere il loro sport multiculturale anche fuori confine. 

Sì, perché partecipare ai tornei ha un costo, anche nelle categorie minori, anche dentro il territorio nazionale. Ne sanno qualcosa i “Leopardi” di Torre del Greco, vincitori dell’ultimo campionato di seconda categoria in Campania e pronti a difendere i propri colori in quella superiore. I sostenitori, oltre che sugli spalti, si sono mossi anche sul web non facendo mancare il loro contributo economico. Magari con cifre non proprio consistenti, ma ugualmente importanti per dare una mano al team e per far sentire la propria vicinanza. 

Per vincere sfide apparentemente piccole basta poco infatti. Ma l’aiuto che si può dare con un semplice clic è fondamentale per arricchire il senso di comunità determinante per superare gli ostacoli di tutti i giorni, sempre presenti, mai insormontabili.

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Così a Parigi si attende l’esito del voto in Italia.

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Per la Francia la relazione con il governo Draghi aveva rappresentato un salto di qualità. Con la futura maggioranza di destra ci si aspettano alcune divergenze, per esempio sul dossier immigrazione. Ma c’è la volontà di continuare nel lavoro comune.

Le elezioni del 25 settembre hanno suscitato un interesse moderato in Francia. L’attualità internazionale recente, dalla guerra in Ucraina fino alla scomparsa della regina Elisabetta II d’Inghilterra, ha spesso fatto sparire l’attualità italiana nelle redazioni parigine.

In modo sintetico, gli osservatori francesi hanno fissato i loro commenti sulla lunga fila di sondaggi che preannunciavano un vittoria della coalizione di destra, con il ruolo trascinatore di Giorgia Meloni e del suo partito Fratelli d’Italia. L’insieme dei commenti francesi prende come punto di partenza una di definizione politica e si chiede se l’annunciato risultato dello scrutinio segnerà l’arrivo al potere dell’estrema destra in Italia e le sue conseguenze.

La grande attenzione francese per il tema dell’estrema destra è frutto di due tipi di filoni di analisi. Il primo è quello di un Paese, la Francia, che registra la trasformazione del Front National in Rassemblement National con una crescita elettorale che si accompagna a una strategia di normalizzazione da parte di Marine Le Pen e dei suoi seguaci. Lo scenario politico francese è attraversato da domande relative alla realtà delle evoluzioni di quello che fu l’estrema desta in una formazione conservatrice, ed è quindi molto naturale che questa griglia di analisi venga anche applicata alla situazione italiana. Inoltre, va rilevato che da decenni l’Italia viene definita a Parigi come un “laboratorio politico”, ovverosia un Paese dove si possono osservare segnali che poi vanno interpretati nel contesto europeo. Questa lettura, che ritroviamo all’estero in numerosi casi, si è spesso rilevata problematica perché ripropone il tema di un’Italia che sarebbe un caso a sé, una situazione di relativa a-normalità.

La situazione politica italiana richiede una certa finezza di analisi per capirne le mobilitazioni – lo vediamo adesso, con una legge elettorale che, ai confronti del maggioritario a due turni francesi, non è di facile intendimento. L’argomento Italia viene dunque spesso trattato con una certa leggerezza e una schematizzazione che lascia poco spazio per gli scenari sottili del regime parlamentare italiano. Abbiamo spesso rilevato in Francia un’interpretazione che non esita a evidenziare le continuità con il fascismo, percezione che ha radici nell’importanza della tematica “antifascista” nella sinistra francese, dal periodo della seconda guerra mondiale fino agli anni Ottanta.

Esiste quindi una lettura che analizza la situazione italiana con preoccupazione, vedendo un potenziale ritorno di una formazione con esplicite radici fasciste al potere e osservando le continuità con il passato. Nello stesso filone ci si interroga sulle debolezze della sinistra italiana e la sua ricomposizione, anche alla luce del relativo successo dell’alleanza Nouvelle Union populaire écologique et sociale alle ultime legislative francesi a sostegno di Jean-Luc Mélenchon, con una Francia che da questo punto di vista potrebbe apparire come un “laboratorio” per l’Italia.

Possiamo però osservare anche che un giornale conservatore come Le Figaro ha recentemente pubblicato un’intervista a Meloni che dà garanzie in termini di collocazione internazionale (sostegno all’Ucraina, fedeltà alla Nato e continuità europea) anche affrontando il tema delle relazioni bilaterali con Parigi. Il messaggio della leader di Fratelli d’Italia che, malgrado l’opposizione in parlamento da parte del suo partito, non rimette in causa l’impianto della cooperazione bilaterale formalizzato nel 2021 con il Trattato del Quirinale e che si dichiara aperta a una relazione importante con Parigi e con il presidente Emmanuel Macron non è sfuggito al potere francese. Certamente per Parigi la relazione con il governo Draghi aveva rappresentato un salto di qualità. Con la futura maggioranza di destra ci si aspettano alcune divergenze, per esempio sul dossier immigrazione, talmente politicizzato nelle politiche interne francesi e italiane che diventa facilmente terreno di scontro. Ma vi è la volontà di una continuità nel lavoro comune, ricordando inoltre la buona relazione stabilita con il governo Conte II anche se frutto di una maggioranza che aveva delle componenti critiche verso la Francia.

Da parte di Parigi si tende a considerare che, come nel caso di quelle con la Germania, le relazioni con l’Italia devono proseguire la loro istituzionalizzazione con il rafforzamento delle cooperazioni, al di là dell’evoluzione dei cicli elettorali.

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La (felice) macchina da guerra finlandese davanti alla minaccia russa

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Il sistema di difesa di Helsinki si basa su quattro pilastri: una straordinaria partecipazione della società civile; un’intensa collaborazione tra imprese private e università; un eccezionale impiego della tecnologia; una collaborazione pluriennale e consolidata con la Nato. Parlano il capitano di vascello Johan Tillander e il colonnello Jarkko Karsikas

Con il parere positivo del Senato degli Stati Uniti, insieme a quello di oltre 20 Parlamenti di nazioni alleate, Finlandia e Svezia sono pronte a diventare membri effettivi della Nato, abbandonando lo storico status di Paesi neutrali. Il loro coinvolgimento spingerà i leader dell’alleanza, e coloro che si occupano di pianificazione strategica, ad affrontare nuove sfide e cogliere altrettante opportunità.

L’ultima riunione operativa tra i ministri della Difesa di Danimarca, Estonia, Finlandia, Islanda, Lettonia, Norvegia e Svezia si è tenuta il 2 settembre in Svezia, presso la sede del Gotland Regiment, per discutere di cooperazione multilaterale nell’ambito della Nordic Defence Cooperation. Le questioni sul tavolo riguardano la struttura di comando della Nato del fianco nord-orientale, il ruolo della Finlandia e della Svezia all’interno del Nuclear Planning Group, l’impiego nelle regioni artiche, il contributo alla deterrenza nei confronti della guerra ibrida e delle capacità non convenzionali, la sicurezza degli approvvigionamenti, il contributo alla lotta al terrorismo internazionale.

Con l’intento di comprendere gli effetti strategici dell’allargamento a Est dell’alleanza atlantica, incontro i vertici della Difesa finlandese presso il Defence Command di Helsinki, al numero 17 di Kasarminkatu, nel quartiere Kaartinkaupunki, il cuore del design district. Il Defence Command, funge da quartier generale supremo del capo della Difesa, attualmente il generale Timo Kivinen. In termini di catena di comando militare, il capo della Difesa è direttamente subordinato al presidente della Repubblica. Decide sull’attuazione dei compiti di esercito, aviazione e marina e sull’uso delle loro capacità, prende le decisioni strategiche e comanda le attività dei servizi e dell’Accademia nazionale di Difesa.

Il complesso di edifici che mi accoglie include il ministero della Difesa e fu in origine la sede del “Finnish Guards’ Rifle Battalion”, unità inquadrata nell’esercito imperiale russo.

A seguito della dichiarazione d’indipendenza del 1917 e della successiva guerra civile finlandese, l’edificio fu sede della “White Guard”, le così dette “Guardie Bianche”, considerate un’aliquota volontaria dell’esercito, sebbene prestassero servizio nella riserva. Quando nel 1934 tutta la difesa fu consolidata nell’esercito regolare, la Guardia divenne un’organizzazione di addestramento su base volontaria. Politicamente neutrale, anche se ufficiosamente conservatrice, fu esplicitamente anticomunista, palesemente in contrasto con il movimento operaio, con la sinistra politica e soprattutto con la politica estera della confinante Unione Sovietica.

Il capitano di vascello Johan Tillander, direttore delle comunicazioni e degli affari pubblici del Defence Command, e il colonnello Jarkko Karsikas, chief digitalization officer delle Forze di Difesa finlandesi, hanno il compito di rispondere alle mie domande e mi accolgono con senso di amicizia e ospitalità. Sono due veterani, con lunghissimi anni di carriera operativa ed esperienza in teatri multinazionali.

I finlandesi sono notoriamente modesti, ma la Finlandia è, secondo molte classifiche internazionali, uno dei migliori Paesi del mondo. È costantemente classificata nella top tre globale in termini di istruzione, innovazione, professionalità, sicurezza e affidabilità. Negli ultimi quattro anni è stata persino nominata il Paese più felice del mondo. Come si concilia questa reputazione con il Piano strategico di sicurezza per la società civile? E cosa rappresenta il piano?

Risponde il comandante Tillander: “La Finlandia ha sempre assunto un approccio pragmatico e pratico alla difesa nazionale ed ha un modello operativo unico, che ha attirato un ampio interesse internazionale. Con la fine della Guerra Fredda, diversamente dalla maggior parte dei paesi europei e con l’intento di proteggere un confine di 800 miglia con la Russia, abbiamo mantenuto vivo il concetto di difesa nazionale, i cui capisaldi sono la leva obbligatoria ed una ampia riserva militare, ben addestrata”.

La Russia mantiene significative capacità di combattimento convenzionale nelle aree limitrofe della Finlandia e, soprattutto negli ultimi anni, ha posizionato alcuni dei suoi sistemi d’arma tecnologicamente più avanzati in prossimità dei confini. Ha inoltre rafforzato il suo deterrente nucleare strategico e ha rinvigorito la retorica nucleare. Conduce spesso esercitazioni congiunte con i suoi alleati anche al di fuori del suo territorio, innescando numerosi episodi di forti tensioni oltre al rischio di provocare incidenti militari le cui ripercussioni sarebbero imprevedibili.

Per fronteggiare tali rischi, la leva obbligatoria e la riserva militare sono considerate gli unici modi efficienti in termini di costi per mantenere una difesa nazionale credibile in un paese molto esteso dal punto di vista geografico e con una popolazione di poco più di 5,5 milioni di abitanti. Secondo la costituzione finlandese, ogni cittadino è obbligato a partecipare alla difesa nazionale, ma solo gli uomini di età compresa tra 18 e 60 anni sono responsabili del servizio militare. Le donne possono candidarsi su base volontaria. A seconda del ruolo per cui i militari di leva sono addestrati, il loro servizio dura sei, nove o dodici mesi, seguito da prove durante gli anni successivi al servizio. L’esercito finlandese addestra circa 22.000 militari ogni anno, tra militari di leva e riservisti, una cifra che raccoglie circa i due terzi di ogni fascia di età.

Il numero di militari attivi è abbastanza ridotto: circa 19.000 effettivi, a cui vanno aggiunti 3.000 paramilitari della guardia di frontiera posti sotto il controllo del ministero dell’Interno, che a seguito di una eventuale mobilitazione sarebbero interamente o parzialmente incorporati nella forza di difesa. Tuttavia, grazie al sistema della leva obbligatoria, il numero dei riservisti è molto più ampio ed una chiamata generale alle armi disporrebbe di circa 280.000 effettivi.

Cosa ne pensa l’opinione pubblica di questo sistema?

Secondo il comandante Tillander, “esiste un ampio sostegno dell’opinione pubblica finlandese a questo modello. L’idea che la Finlandia debba essere in grado di difendersi è profondamente radicata nella società e nella cultura strategica finlandese. Per costruire e mantenere una forte difesa nazionale, non sono sufficienti risorse economiche, truppe ben addestrate, attrezzature moderne e la collaborazione con un’industria della difesa competitiva a livello internazionale. Come abbiamo visto in Ucraina, la motivazione, la forza di volontà e l’idea di difendere il proprio Paese, costi quel che costi, è altrettanto importante e non deve essere sottovalutata. Questo elemento peculiare è qualcosa che i finlandesi hanno ben presente nel loro Dna”.

In un sondaggio del maggio 2022, l’83% dei finlandesi ha affermato che, in caso di minaccia militare, la Finlandia debba difendersi anche qualora l’esito dello scontro fosse incerto. Questa percentuale è tra le più alte in Europa e tale opinione è profondamente radicata nella società civile. Dopo l’attacco della Russia all’Ucraina, la domanda di corsi di difesa nazionale ha visto un aumento senza precedenti e l’ente nazionale di addestramento della Finlandia ha registrato una media di 700 adesioni al giorno ai suoi corsi, rispetto a una precedente media giornaliera di 150 unità.

Altrettanto importante è il concetto allargato di “sicurezza globale”. Più che una strategia, si tratta di un approccio, molto finlandese nel suo genere, che implica la definizione di linee guida per le attività di sicurezza e addestramento in diversi settori della società civile. Qualcosa di simile accadeva ai tempi della Repubblica di Venezia, quando il Consiglio dei Dieci sorvegliava sulla sicurezza della Serenissima attraverso attività di spionaggio e controspionaggio.

La sicurezza globale mira a salvaguardare le funzioni vitali della società attraverso la cooperazione tra autorità, operatori economici, organizzazioni e cittadini. Questa prospettiva, inclusiva sulla sicurezza, promuove la resilienza di fronte alle diverse minacce alla sicurezza stessa. Le nuove esperienze che abbiamo maturato durante la pandemia da Covid-19 e le relazioni sempre più tese con la Russia indicano che la sicurezza globale rafforza la società finlandese e rende il Paese un bersaglio più difficile da colpire attraverso attività ibride ostili.

Nel corso degli anni il concetto di sicurezza globale si è evoluto in un modello di cooperazione in cui gli attori condividono e analizzano le informazioni sulla sicurezza, preparano piani congiunti, nonché formano e lavorano insieme.

Poiché la sicurezza globale è costruita attraverso un rapporto di cooperazione con la società civile, essa coinvolge le autorità, la vita aziendale, le Ong e le comunità e i cittadini. Ogni ramo della pubblica amministrazione è responsabile dell’attuazione della strategia nell’ambito delle proprie competenze. Il comitato per la sicurezza controlla l’attuazione della strategia e coordina le misure di cooperazione insieme ai responsabili che operano all’interno dei ministeri.

La Finlandia è un Paese all’avanguardia nelle tecnologie di alto livello e nelle soluzioni digitali. Questo vale anche per le industrie finlandesi della difesa?

Spiega il colonnello Karsikas che “le aziende finlandesi del settore aerospaziale e della difesa, prevalentemente Poi di proprietà privata, sono leader di mercato nei sistemi e nelle tecnologie adottate. Investono in modo significativo in ricerca e sviluppo, circa il 15% del loro fatturato annuo. La Finlandia è un paese all’avanguardia nelle tecnologie di alto livello e nelle soluzioni digitali. Questo vale anche per le industrie della difesa. Le aziende eccellono nei metodi di impiego della tecnologia e nella combinazione delle cosiddette tecnologie civili in sistemi militari (dual use). Il clima finlandese richiede requisiti rigorosi per l’impiego delle tecnologie. Tutto deve funzionare in modo affidabile, in un ambiente artico, così come nel caldo estivo e nelle piogge autunnali. Eccelliamo sicuramente nell’impiego tattico in scenari caratterizzati da ghiaccio e neve, ma la maggior parte dei nostri prodotti viene utilizzata negli ambienti più esigenti e nelle operazioni di gestione delle crisi in tutto il mondo. Inoltre, già da molti anni, equipaggiamenti ed armamenti devono rispettare i requisiti del programma multilaterale di interoperabilità Nato”.

In Finlandia, “un’industria della difesa nazionale vitale e competitiva è un elemento fondamentale di una difesa nazionale credibile”, prosegue. “Le competenze tecnologiche finlandesi svolgono un ruolo fondamentale nell’intero sistema di difesa che fornisce ampia capacità operativa all’interno stesso del Paese”.

Il riferimento è al programma di sicurezza militare dell’approvvigionamento?

“Nonostante le competenze e la componente tecnologica di alto livello, la capacità industriale della difesa finlandese è focalizzata solo su alcuni sistemi d’arma, attrezzature ed equipaggiamenti militari”, risponde il colonnello Karsikas. “Per soddisfare le esigenze dei reparti, abbiamo scelto di acquistare molti importanti sistemi e piattaforme dall’estero. Con il programma di sicurezza militare dell’approvvigionamento, la Finlandia si è imposto di mantenere la necessaria competenza e l’autonomia industriale e tecnologica. L’industria della difesa finlandese è integrata nel sistema di difesa in molti modi. Una parte importante della manutenzione dell’esercito, della marina e dell’aeronautica è stata esternalizzata a società nazionali, che fungono da stretti partner delle forze di difesa. Il modello finlandese di partenariato per la difesa si basa sul fatto che le imprese svolgano le loro responsabilità, in ogni momento, per garantire le capacità militari. Riteniamo che il corretto livello di sicurezza militare dell’approvvigionamento possa essere mantenuto solo attraverso società di difesa competitive con processi, sistemi, prodotti, servizi e partnership da abbinare”.

La collaborazione tra il settore pubblico, privato e del terzo settore, prosegue, “è fondamentale per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento. Ci si aspetta che l’innovazione nasca dall’attività operativa quotidiana, anche se ci sono processi strutturati per gestire i programmi di ricerca e sviluppo Le soluzioni innovative sono spesso il risultato della collaborazione tra le forze di difesa, le università e le imprese del settore privato, all’interno delle quali operano moltissimi riservisti, che già conoscono esigenze e modalità d’impiego dei sistemi e degli equipaggiamenti; promuovere queste reti come fonte di innovazione continua è considerato fondamentale nel nostro sistema”.

L’Agenzia nazionale per l’approvvigionamento di emergenza (Nesa) “aiuta a coordinare questa rete di aziende, ma le sue responsabilità vanno ben oltre”, continua. “Gestendo un bilancio di 2,5 miliardi di euro, investe nel mantenimento di scorte strategiche di carburante e graminacee, nonché in alcune “attività strategiche” segretate. La partecipazione degli operatori del settore privato alla sicurezza dell’approvvigionamento è in parte volontaria ed in parte dettata da obblighi di legge. Il settore privato mantiene una parte significativa delle funzioni critiche per la società. Ciò include la capacità di effettuare la manutenzione e la personalizzazione dei sistemi critici in modo che ne possa essere garantito il loro uso in maniera indipendente, in tutte le condizioni”.

In Italia è aperto un dibattito sull’uso dei poteri speciali da parte del Governo, il così detto “golden power”, ideato allo scopo di dettare specifiche condizioni, se non addirittura di opporsi, all’acquisito di partecipazioni, di società coinvolte nel sistema difesa o nella produzione di sistemi dual use. Esiste qualcosa di simile in Finlandia?

“In Finlandia abbiamo un programma simile, ma se si riferisce al blocco della collaborazione nel campo dell’energia nucleare tra la società finlandese Fennovoima e la società russa Rosatom attraverso la sua unità finlandese RAOS Project, preferisco non rispondere, perché entriamo nel campo delle decisioni politiche”.

Cosa mi può dire, senza svelare segreti militari, del progetto Robotic Process Automation (RPA) di cui lei è il capoprogetto?

“Mi dispiace disattendere le sue aspettative, ma qui non parliamo né di avatar, né di robot militari, tantomeno di soluzioni fantascientifiche. Le forze di difesa finlandesi lavorano continuamente per automatizzare i processi e le operazioni di produzione dei servizi di supporto, dove molte attività comportano lavori manuali e ripetitivi eseguiti su sistemi IT. Il progetto RPA è molto simile ad un programma di reengineering aziendale, in cui sono messi in discussione flussi, processi, procedure ed istruzioni di lavoro. Si basa sull’impiego di “robot software” che sono in sostanza “membri dei team di lavoro” automatizzati, che eseguono i processi aziendali in modo preciso, instancabile e con meno errori rispetto ai lavoratori umani, senza modifiche significative ai sistemi esistenti. I lavoratori digitali hanno superpoteri basati su RPA, intelligenza artificiale e servizi cloud, che li rendono veloci ed efficienti. La digitalizzazione delle Forze di Difesa pone l’accento sulla garanzia della sicurezza e dell’affidabilità operativa delle soluzioni in ogni circostanza. Ovviamente, lascio a lei immaginare dove ci potrà portare il futuro”.

Comandante Tillander, so che commentare l’ingresso della Finlandia nella Nato e la reattività del sistema difensivo finlandese, in questo momento, suscita qualche imbarazzo. Ho l’impressione che l’ingresso della Finlandia nella Nato possa essere considerato come la formalizzazione di un processo di cooperazione stabile e consolidato nel tempo.

“La Nato e la Finlandia condividono valori comuni, conducono un dialogo politico aperto e regolare e si impegnano in una vasta gamma di cooperazione pratica da anni. La Finlandia ha partecipato per la prima volta a un’operazione guidata dalla Nato nel 1996, quando ha contribuito con un battaglione alla forza di mantenimento della pace guidata dalla Nato in Bosnia-Erzegovina, Successivamente siamo stati impiegati nei teatri di guerra in Afghanistan, Kosovo, Iraq. La Finlandia è già impegnata con il Comitato per la resilienza della Nato e coopera con gli alleati in materia di valutazioni regionali, sicurezza dell’approvvigionamento, protezione delle infrastrutture critiche e sostegno reciproco nell’affrontare le conseguenze di un incidente grave o di un disastro nell’area euro-atlantica”.

Nel 2017, la Finlandia ha creato il Centro europeo di eccellenza di Helsinki per contrastare le minacce ibride. Il centro è aperto agli Stati alleati e sostenuto dalla Nato e dall’Unione europea. Che cosa state sperimentando in questo campo?

“La Finlandia e la Nato hanno firmato un accordo quadro politico per la cooperazione in materia di cyberdifesa. Il Paese ha inoltre partecipato al Centro di eccellenza per la difesa informatica cooperativa della Nato, alle esercitazioni di difesa informatica della Nato e ai progetti di “difesa intelligente” relativi alla cybersicurezza. L’attuale cooperazione pratica si sviluppa anche nell’ambito del programma Science for Peace and Security, focalizzato su attività relative alla lotta al terrorismo, alla cyberdifesa, alla difesa chimica, biologica, radiologica e nucleare, alla sicurezza ambientale e alla tecnologia avanzata. Tra questi, degna di nota è la partecipazione della Finlandia al programma Dexter, che sta sviluppando un sistema integrato per rilevare esplosivi e armi da fuoco negli spazi pubblici. Inoltre, gli esperti informatici finlandesi stanno addestrando sistemi di intelligenza artificiale per riconoscere potenziali attacchi informatici. Gli scienziati finlandesi sono anche coinvolti nello sviluppo di sensori ottici a basso costo per il rilevamento di agenti chimici e biologici presenti nell’aria. Come vede, metteremo a disposizione degli alleati la migliore tecnologia presente sul mercato”.

La Nato e le Nazioni Unite hanno da tempo formalmente riconosciuto il Centro internazionale delle forze di difesa finlandesi (Fincent) come centro di formazione comune per il personale militare e civile nel campo della gestione globale delle crisi. Possiamo definirla una vera e propria Università al servizio della difesa nazionale?

“Il Fincent organizza corsi di gestione delle crisi militari per il personale di comando e di esperti nelle operazioni di gestione delle crisi guidate dalle Nazioni Unite, dalla Nato, dall’Unione africana e dall’Unione europea. IL Fincent organizza si concentra anche sulla garanzia della qualità della formazione e sulla supervisione dei criteri di istruzione per la gestione delle crisi. Data la posizione geostrategica della Finlandia, ci appare normale che chiunque abbia ruoli ci coordinamento o responsabilità, nelle Forze Armate come nella società civile, si alleni regolarmente, anche attraverso sistemi di simulazione, ad affrontare situazioni di crisi. Per garantire che i leader dell’establishment finlandese comprendano la posta in gioco, sono organizzati numerosi corsi di difesa nazionale.

Quattro volte all’anno, gruppi consistenti di politici, dirigenti d’azienda e rappresentanti della chiesa, dei media e di organizzazioni non governative si incontra per un programma intensivo della durata di un mese che prevede lezioni di alti ufficiali militari e funzionari governativi, nonché una simulazione di crisi. La Finlandia non si concentra solo sulla minaccia di invasione, ma su altre forme di attacco, siano esse locali, come l’avvelenamento di una fonte d’acqua o l’inabilitazione di una centrale elettrica, o nazionali, come gli attacchi informatici. C’è una crescente attenzione sulle cosiddette minacce ibride, azioni che sono spesso ambigue e non raggiungono il livello di un attacco militare completo. Come vede siamo pronti ad ogni evenienza e siamo in grado di trasferire il nostro ampio know-how anche agli alleati”.

Mi sembra di capire che la Finlandia si sia preparata per decenni a un attacco russo e saprebbe opporre una dura resistenza qualora dovesse capitare il peggio.

“La Finlandia, il Paese più felice del mondo, è una macchina da guerra ben addestrata, reattiva, determinata e organizzata”.

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Appunti sulla politica estera del nuovo governo

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone e il seguente testo "MELONI E IL GIOCO DELLE TRE CARTE Da una parte rassicura l'Europa, dall'altra spunta una proposta di legge a sua firma per la Italexit. libdem"

L’adesione all’Unione Europea e all’Alleanza Atlantica. È fondamentale che chiunque si insedi abbia ben presente che l’interesse nazionale coincide anche con quello europeo. 

Che politica estera seguirà il prossimo governo italiano? Alla fine  della campagna elettorale – in cui si è parlato molto poco di politica estera, anche se gli ultimi avvenimenti internazionali hanno mostrato che essa è parte integrante di quella interna – cerchiamo di tracciare qualche priorità per il prossimo esecutivo indispensabile per consentire all’Italia di muoversi nel mondo in maniera il più possibile autorevole ed efficace.

Innanzitutto, ci sono due pilastri che dovrebbero essere considerati scontati: la nostra adesione incondizionata all’Unione Europea e all’Alleanza Atlantica con gli Stati Uniti come alleato fondamentale. Per una potenza di livello medio come l’Italia, non è possibile giocare un ruolo di primo piano in ambito internazionale al di fuori di queste organizzazioni, che sono vitali per la nostra sicurezza nazionale, sia a livello economico che difensivo. Abbiamo davanti ai nostri occhi l’esempio del Regno Unito, la cui economia sta attraversando un momento di profonda difficoltà nel gestire la fase post-Brexit a cui si sono sommate gli effetti della pandemia e della guerra in Ucraina. Spinte anti-europeiste o anti-atlantiste sarebbero controproducenti perché renderebbero il nostro Paese più isolato rispetto al resto dell’Occidente e con strumenti insufficienti per rispondere alle grandi sfide di oggi. In altre parole, è fondamentale che chiunque governo si insedi abbia ben presente che l’interesse nazionale coincide anche con quello europeo, e che siamo noi stessi parte di quella “Europa” che spesso nel dibattito politico viene indicata come un’entità esterna e troppo lontana da noi.

In secondo luogo, servirà un atteggiamento maggiormente assertivo e propositivo in regioni che coinvolgono direttamente il nostro interesse nazionale, soprattutto quella del Mediterraneo e dei Balcani occidentali. Approfondire dialogo e cooperazione con i Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo (dal Marocco all’Egitto, dalla Tunisia alla Libia) può essere funzionale alla nostra economia, sia a livello energetico ma anche per creare una maggiore integrazione commerciale e produttiva nell’ambito dei processi di “reshoring” di cui tanto si parla oggi, e per aumentare la nostra sicurezza gestendo in maniera più aperta e partecipata i flussi migratori. In parallelo, la regione dei Balcani occidentali presenta numerose opportunità che possono aiutarci ad esercitare un ruolo di leader nell’Adriatico e nello Ionio: per questo dovremmo accompagnare e favorire il processo di adesione di questi Paesi all’Ue, facendo in modo che non vengano superati dalla Ucraina nella marcia di avvicinamento alla Unione Europea non fosse altro perché molti di essi, come ad esempio l’Albania, stanno aspettando già da diversi anni

Per quanto riguarda le relazioni con attori più “ingombranti”, come Russia e Cina, servirà invece maggiore cautela. La fermezza con Mosca andrà mantenuta di concerto con gli altri alleati occidentali  fino a quando Putin non accetterà di porre in essere un cessate il fuoco duraturo e di intavolare trattative con l’Ucraina sulla base del rispetto dell’integrità territoriale del Paese invaso. Mentre Pechino resterà un partner cruciale a livello economico: senza bisogno di proclami relativi alla nostra partecipazione alla Nuova Via della Seta dobbiamo renderci conto che non si può rinunciare ad intrattenere rapporti commerciali  con la Cina, seppure in un contesto di crescenti tensioni internazionali che dovranno essere tenute quanto più basse possibile.

Insomma, l’Italia potrà continuare a giocare un ruolo in Europa e nel mondo solo “giocando” insieme agli altri attori all’interno dell’attuale sistema internazionale ed avendo come stella polare l’interesse nazionale. Riforme del sistema multilaterale saranno molto difficili da portare a termine, per questo un cambiamento delle regole del gioco sarà possibile solo se il processo partirà da dentro il sistema. Ci sono sfide epocali da vincere, su tutte quella del cambiamento climatico e della crisi energetica, che non possono essere superate correndo in solitaria.

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TERZO POLO: TRE PERCHE’

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Lo dico ora quello che penso…..dopo il 25 settembre il centrodx non avrà una maggioranza x governare soprattutto in Senato….e sapete chi andrà a soccorrerli???….i 5 stelle!!!…avendo conosciuto la sete di potere del CAMALEONTE CONTE a Novembre avremo un Governo centrodx / 5 stelle con la benedizione di PUTIN!!…Ho una certa età ed esperienza politica.. conosco i miei polli .. solo un successo di CALENDA TERZO POLO potrà fermare questa tragedia.
TERZO POLO: TRE PERCHE’
Abbiamo due destre da battere.
Meloni, retrograda e patriarcale, al Parlamento europeo FdI ha votato poche settimane fa contro la Risoluzione che chiede la parità salariale tra uomini e donne, amica di tutti gli euroscettici d’Europa.
Conte, destra demagogica e statalista, sfruttatore della povertà e del ribellismo inconsulto, dissipatore delle nostre risorse pubbliche, amico di Putin e Trump.
L’una e l’altro garantirebbero all’Italia un isolamento straccione e uno scivolone economico ancora peggiore di quanto si immagini.
Impreparazione, incompetenza, idee irrealizzabili, non è escluso che si mettano insieme con un accordo di potere per il potere. Ai propri programmi non credono neanche loro.
Il PD, spezzettato in mille correnti e cordate di potere, si è autoescluso dal riformismo da anni per mettersi alla coda dei populisti di Conte. Il suo gruppo dirigente considera già esaurito il ruolo di Letta e trama per una nuova, inutile, subalternità ai 5S.
L’unica alternativa è rafforzare il Terzo Polo liberaldemocratico e riformista, al quale toccherà rimettere insieme i pezzi sparsi che, nel giro di pochi mesi, saranno chiamati in emergenza ad eseguire un programma di rilancio dell’Italia.
Più difficile sarà affrontare la congiuntura internazionale. Serviranno intelligenza, lungimiranza e generosità verso il Paese.
Perché è la società italiana, divisa da un bipolarismo rabbioso e inutile, che va riunificata superando uno scontro sterile tra destra e sinistra che ha portato solo immobilismo e mancata crescita.
Non aspetto miracoli, ma solo un duro lavoro in Parlamento.
Per questo voterò per il Terzo Polo, “l’Italia sul serio” di Calenda e Renzi.
Perché sa quello che vuole: attuare bene il PNRR con le sue riforme e spendendo in tempo i 209 miliardi dell’UE.
Perché sa come farlo: col metodo Draghi e lui stesso quando sarà chiamato ad affrontare la crisi, e una sempre più stringente collaborazione e visione unitaria con l’Europa.
Perché sa da che parte stare, essendo l’unica forza politica che non ha al suo interno putiniani travestiti o finti pacifisti.
#iovotoitaliasulserio
#iovotorenziecalenda
#iovototerzopolo
#TerzoPolo
#MatteoRenzi
#ItaliaViva
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Dalle urne uscirà la chimera della governabilità?

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "Quando tracciamo una linea rossa, dobbiamo farla rispettare. Quando prendiamo un impegno, dobbiamo onorarlo. Le autocrazie prosperano sfruttando la nostra esitazione. Dovremmo evitare l'ambiguità, per non pentirsene in seguito Mario Draghi (World Statesman Award 2022) libdem"Il sistema politico non riesce più a stare al passo delle trasformazioni del mondo: se va bene le insegue; se va male ne viene travolto. Il 26 settembre il problema si riproporrà. L’Italia ha bisogno di essere governata, di una guida stabile e duratura, di una bussola programmatica accompagnata da una leadership riconosciuta. Purtroppo nessuna di queste condizioni sembra garantita. Perche l’abbiamo buttata via, ed ha un nome Mario Dreghi con la sua agenda. E chi la ripropone cè solo una coalizione, ItaliaSulSerio, si il TERZOPOLO DI CALENDA E RENZI.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "IL 25 SETTEMBRE VOTA L'ITALIA SUL SERIO. AZIONE IONE ITaLAvIva CALENDA renew europe."

Il tempo delle parole è finito. Ora tocca agli elettori, il cui voto solo uno spasmo di supponenza illuminista può considerare “a volte” sbagliato. Il sistema democratico ha molti difetti ma è imperniato sul suffragio universale: i partiti hanno il dovere di presentare proposte e raccogliere candidature; i cittadini di giudicare le une e gli altri. L’alternanza al potere è l’altro caposaldo del sistema: quando i votanti si schierano da una parte la loro decisione va accettata e rispettata. I  vincitori devono restare nell’alveo delle regole condivise, senza tentare soprusi o colpi di mano. L’opposizione deve intestarsi il ruolo di pungolo riconoscendo a chi ha prevalso il diritto di attuare le proprie indicazioni. Sono principi che valgono per tutti, attori interni o esterni.

Tutto questo per dire che il voto è sempre espressione della sovranità popolare, sia quando piace sia in caso contrario. La destra è data vincitrice dai sondaggi, la sinistra perdente, il Ms5 in recupero al sud (assistenzialismo o R.D.C), il Terzo Polo possibile certa di novità. Domenica notte lo sapremo. Ma qualunque sia il responso delle urne il problema resta lo stesso: la governabilità di un Paese deluso, impaurito, rissoso. Da almeno trent’anni, da quando le forze politiche forgiatesi nel Dopoguerra sono state spazzate via dal ciclone di Tangentopoli – e ci sono milioni di votanti che quella stagione non hanno vissuto e perciò solo all’avvicendarsi sulle montagne russe di alleanze inevitabilmente destinate allo sfarinamento hanno assistito – gli italiani sono rimasti intrappolati in una specie di supplizio di Tantalo, e la mela della stabilità governativa è schizzata via ogni volta che sembrava avvicinarsi.

A coglierla non ci è riuscito nessuno, in qualunque combinazione politica e all’ombra di qualsivoglia leadership. A palazzo Chigi si sono avvicendate figure di vario spessore e credibilità, da Prodi a Berlusconi, a Letta, a Renzi. Poi sono arrivati i tecnici, di alto profilo e assai minore popolarità. Il bilancio non è esaltante, e le qualità personali, elemento pure tutt’altro che indifferente, c’entrano fino ad un certo punto.

La realtà è che il sistema politico non riesce più a stare al passo delle trasformazioni del mondo: se va bene le insegue; se va male ne viene travolto. Il 26 settembre il problema si riproporrà in tutta la sua drammaticità. L’Italia ha bisogno di essere governata, necessita di una guida stabile e duratura, di una bussola programmatica chiara e credibile accompagnata da una leadership riconosciuta. Purtroppo nessuna di queste condizioni sembra garantita. E questo perché il sistema si è retto su alleanze o coalizioni elettorali buone per acchiappare voti ma incapaci di coesione e linearità di indirizzo.

La spiegazione, almeno la principale, della disaffezione e dell’astensione sta qui. Ormai da tempo il partito del non voto è il più grande di tutti e nelle tornate amministrative spesso supera la maggioranza assoluta. La capacità indignatoria dei capi-partito è enorme; gli interventi per mutare la situazione, sostanzialmente inesistenti. L’articolo 49 della Costituzione sta lì e non viene attuato da 70 anni; alla loro progressiva crisi le forze politiche hanno reagito roteando meccanismi elettorali tutti con la medesima caratteristica: togliere agli elettori la possibilità di scegliersi gli eletti. Poi sono arrivati i populisti intrisi di demagogia: ed è andata pure peggio.

Anche questa campagna elettorale non si è discostata dal registro di quelle che l’hanno preceduta. Rifugiarsi nell’anatema “è la più brutta di sempre” è solo un modo per sfuggire alle responsabilità, un riflesso condizionato di ipocrisia. Governabilità vo cercando sarà il refrain che da lunedì mattina salirà dai corridoi del Palazzo per diventare un coro esagitato non appena i voti saranno stati contati e i rapporti di forza definiti.

I numeri saranno importanti, a partire dalla possibilità che uno degli schieramenti ottenga la maggioranza assoluta. Ma non esclusivi. Conterà soprattuto la capacità di muoversi all’unisono, con la necessaria compattezza, della maggioranza frutto dei partiti vincitori. È uno schema da tutti invocato alla stregua di una giaculatoria che ripetuta all’infinito diventa capace di fare il miracolo.

Chi ai miracoli non crede chiede alle forze politiche, sapendo di essere presumibilmente inascoltato, un sussulto di senso di responsabilità e di riguardo per le esigenze dei cittadini. In caso contrario, l’Italia rischia di entrare in una spirale autodistruttiva. Anni e anni fa, a proposito del debito pubblico, il socialista Rino Formica esplose: ”I nostri figli ci malediranno”. Se quel tempo diventa adesso,  le conseguenze saranno devastanti.

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La polvere delle baggianate elettorali si e posata, restano PUTIN e i suoi Masanielli.

Ieri, con il silenzio elettorale, si è posata la polvere delle baggianate, inezie, stupidate, inveterate, smargiassate e sul campo sono rimasti in tre: i tre Masanielli di  Putin, vale a dire, BERLUSCONI che dice beotamente:  Putin voleva solo sostituire il governo di Zelensky con un governo di “persone per bene” (da rabbrividire); SALVINI che non vuole le sanzioni contro Mosca e promuove manifestazioni contro la Commissione Europea. CONTE che sulla guerra in Ucraina e sulle sanzioni la pensa come quei due.

Restano sul campo anche PROMESSE DA FALLIMENTO DELLO STATO fatte sempre dagli stessi: BERLUSCONI che vuole diminuire le tasse e aumentare le pensioni minime anche per chi ha evaso, SALVINI che vuole diminuire le tasse e mandare in pensione gente ancora giovane; CONTE, che vuole diminuire le tasse e continuare a dare il reddito di cittadinanza anche a chi potrebbe lavorare. AVVISO PER GLI ILLUSI. Questi signori, per mantenere le promesse, considerato che voglio diminuire le tasse, dovranno per forza contrarre debiti (scostamenti di bilancio). A furia di indebitamenti, lo Stato salterà e addio ai risparmi per tutti, addio alle pensioni per tutti, e addio ai redditi di cittadinanza per tutti, anche i disabili.

Vuoi vedere che questi tre bei personaggi vorranno mettersi insieme per fotterci i risparmi, per fottere l’Occidente e portare l’Italia al fallimento oppure tra le nazioni/STAN quali Turkmenistan, Tajikistan, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Uzbekistan, Afghanistan per avere L’ITALIANISTAN?

Oggi si vota, decidete con chi stare. Dalle mie parti si dice: stai con chi è migliore di te e pagagli le spese.   #iostoconlOCCIDENTE e quindi #iostoconDRAGHI e quindi  #iostoconilTERZOPOLO.

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