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Quando Renzi diceva di non volere quelle tasse, tutti a dargli addosso: “vuole far cadere il governo”. adesso che le hanno tolte sono tutti che si dicono: come siamo stati bravi. Ma lo volete capire che non c’è paragone tra Renzi e tutti gli altri?

 Matteo Renzi In queste settimane Italia Viva ha lottato con forza per evitare l’aumento delle tasse, a cominciare dall’IVA. Dalle auto aziendali fino al rinvio della Sugar e Plastic Tax il risultato è stato raggiunto. Da gennaio ci sarà da fare uno sforzo in più: rilanciare la crescita. Ecco perché abbiamo lanciato il Piano #ItaliaShock. Questa è la vera svolta per il 2020. Abbiamo vinto la battaglia delle tasse. Ora tutti insieme concentriamoci sulla crescita. E l’unico modo per raggiungerla è sbloccare i cantieri. Finirà come sulle tasse: prima ci criticano, poi ci ignorano, poi ci daranno ragione. Buon weekend e buon Sant’Ambrogio

Manovra, Renzi rivendica: “Italia Viva ha impedito l’aumento delle tasse”. Conte: “Abbiamo vinto tutti” Botta e risposta fra l’ex segretario dem e il premier. Di Maio sottolinea l’unità dell’azione di governo. Come anche Zingaretti: “Ha vinto il Paese”

In effetti un lettore medio leggendo i giornali, quale io sono, aveva capito che Renzi rompeva le scatole al governo sulle tasse e se non sbaglio ieri appariva un titolo su Renzi che difendeva i lavoratori delle multinazionali straniere. Ora che le tasse previste  sono state rinviate non è che potete scrivere che il merito è di Zingaretti. Che poi anche questa narrazione Renzi versus Zingaretti è stucchevole e soprattutto non fa capire nulla. Forse i lettori vorrebbero capire. E ormai i giornali si vendono se aiutano a capire e non a cercare tifosi delle bande in lotta. 

Bravo Renzi, prima bisogna recuperare le tasse evase e tagliare costi dello stato centrale, via quota 100 e reddito di cittadinanza,  oltre 30 miliardi di evasione contributiva, gridano vendetta, basta con le sanzioni, si chiudano le attività commerciali, dopo la terza volta si tolga la licenza, 33 miliardi di evasione dell’I.V.A. la maggioranza non finanziarie o banche ma il popolo del nero con  meccanico, elettricista, parrucchiera, carrozziere idraulico muratori piastrellisti, imbianchino……….lo Stato dia il 35% di detrazioni sui 10 categorie dove si evade di più, il fatto è che non si vuole combattere i ladri, che in Italia sono milioni.P.S. Erano 5,5 milioni che non pagavano la tassa di possesso T,V.

BRAVO RENZI, come sempre del resto.E’ sempre avanti 5 anni a tutti gli altri e pure avanti 2 mesi di alcuni del PD che io voto.Lo aveva detto con le sue parole immortali: Togliamo le 3 Tasse: Di Tasse ne abbiamo anche troppe. Alè, detto fatto. Come fece nel 2014-2017 dove risollevò il Paese ereditato dai Lega Berluschi nel baratro. Non solo, ma con tale mossa ha tolto pure alle ultradestromanie la possibilità di dire che questo governo ha aumentato le Tasse.Inoltre le 3 Tassazioni anche se modeste ricadevano sui consumatori più poveri e costavano posti di lavoro.Vorrei per noi tutti e per il Paese una alleanza di Ferro privilegiata fra il PD e ItaliaViva che in un anno manderebbe le Destromanie e le Grillodestromanie tutte a casa ed infatti di queste ultime la Gente si accorgerebbe benissimo dei danni terribile che comporta anche la sola loro presenza.Solo che nel PD ALCUNI ostacolano…

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La perfezione non esiste.BRAVA VANESSA E NON AGGIUNGO ALTRO!. SAREBBE SUPERFLUO. BRAVA!!!!

Risultati immagini per INCONTRADADovremmo stampare nel cuore le parole di Vanessa. Perché la felicità non è la perfezione.

“La perfezione non esiste. Magari me lo avessero detto prima. Sai quanto tempo ho passato a cercarla?”. Così ha detto Vanessa Incontrada durante uno show in televisione. Ed è una frase che tutte noi dovremo stampare nel nostro cuore, nel nostro passato e se lo avremo, il nostro futuro. La perfezione non esiste, perché sarebbe noiosa, perché gli esseri umani sono e devono essere tutti diversi per capire la libertà. La perfezione non esiste perché siamo frutto di coscienze e culture diverse, perché non preghiamo nella stessa maniera, perché non tutti riescono a vivere la propria vita come l’avevano sognata.

La perfezione non esiste perché ogni giorno tentiamo di arrivare a sera con dignità e con le nostre miserie raccolte dentro le nostre camicette e dentro le nostre giacche. La perfezione non esiste perché siamo umani, cresciuti in cortili diversi, in luoghi diversi, in cucine diverse. La perfezione non esiste perché tutti noi nei nostri cassetti segreti raccogliamo le nostre delusioni, le nostre lacrime, le nostre disillusioni. La perfezione non esiste ed è questo che dobbiamo insegnare ai nostri studenti, non a plasmarli in saperi consolidati dal tempo, ma insegnando loro che il sapere è sempre in costruzione, il conoscere è un tempio che si costruisce insieme, l’inclusione è una porta aperta a non esseri speciali, ma all’essere normale.

La perfezione non esiste perché se c’è una donna che ha avuto bisogno di dirlo in televisione, solo per difendere il suo corpo straziato da commenti inenarrabili, commenti che confondono la perfezione con l’odio e la malvagità, allora, siamo arrivati alla perfezione del dolore. La perfezione del dolore esiste invece, forse la viviamo in un cantuccio dove nessuno ci ha mai visto. Insegniamo ai nostri studenti che la felicità non è la perfezione, e neanche la sua ricerca, ma sono solo momenti che si vivono senza rendersene conto, distrattamente, tante volte senza accorgersene. Insegniamo ai nostri studenti ad apprezzare questo tempo che il tempo ci regala, e non a una perfezione omologata da strozzini dell’amore. Insegniamo l’amore che non è perfetto, ma si avvicina molto alla felicità.

Splendide parole, quelle di Vanessa Incontrada e quelle di Claudia Pepe.Avercene di donne così…Mi permetto di aggiungere che la “perfezione del corpo” non esiste! La perfezione dello “spirito”( mi si passi l’espressione), valori, conoscenza, disponibilità, coscienza, altruismo. dedizione ecc, ecc. deve essere cercata sempre tutti i giorni, in ogni modo . Questa è la perfezione che esiste e a cui è necessario che ciascuno tenda.

La perfezione non esiste ,Vanessa, hai ragione , perché esiste un’unica sola grande forma di salvezza umana per noi tutti , la più aulica e che non ci abbandona mai ,anche quando pensiamo , sentiamo o vediamo di essere soli, ma in realtà non è così, perché si chiama Amore……quell’Amore che pensi di aver perso, di non vedere più, ma che invece è sempre accanto a te, perché ti vuole bisbigliare in silenzio: ” Ce la farai anche oggi , perché tu esisti ed io sarò sempre con te , al tuo fianco ! “

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L’eleganza di Repubblica fa passare Renzi da marchettaro.

Risultati immagini per Renzi da marchettaroL’eleganza di Repubblica.L’articolo sulla partecipazione di Matteo Renzi alle conferenze cui viene chiamato in giro per il mondo viene titolato come se l’ex premier fosse una super escort. O forse un boss del racket

M’era sfuggita l’eleganza con cui Repubblica aveva voluto presentare la notizia della partecipazione di Matteo Renzi alle conferenze cui viene chiamato in giro per il mondo. Si tratta di appuntamenti prestigiosi ai quali partecipano in tutta naturalezza i Clinton, gli Obama e i Gorbaciov, e cui parteciparono gli Helmut Schmidt e i Lech Valesa, e insomma tutti gli uomini politici considerati i più competenti o prestigiosi dal consesso internazionale. E il cui ruolo di conferenzieri, sempre iperpagato, inorgoglisce in genere i cittadini delle rispettive nazioni. Bene. Renzi è pressoché l’unico politico italiano la cui presenza viene ritenuta interessante di questi tempi. A torto o a ragione viene chiamato, infatti, e spesso va. Repubblica (per la verità in compagnia del Fatto e del Giornale) ha pensato allora di titolare in questo modo quelle presenze di Renzi e gli emolumenti che gli derivano: “Open, i pm ecco il tariffario di Renzi: ‘Centomila euro per parlargli'”. Come una super escort. O forse un boss del racket. Anche un altro titolo aveva ieri Repubblica. “Informazione e futuro. Verdelli e Serra: ‘La grande sfida è l’autorevolezza’”.

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CARI PESCIOLINI AZZURRI MI SPIEGATE TUTTA QUESTA SCENEGGIATA?

Risultati immagini per SARDINESardine, Santori in piazza con Bonaccini: “Scelta personale, mai dato indicazioni di voto”

Mattia Santori, in un’intervista a ‘La Stampa’, spiega perché ha scelto di scendere in piazza con Stefano Bonaccini: “Non saremo in piazza come Sardine, sarò in piazza come Mattia. Voglio sapere cosa propone il centrosinistra per la mia regione”. Meloni: “Le sardine servono a mascherare da movimento spontaneo e apartitico un Pd che si vergogna a scendere in piazza con i suoi simboli”.

“Non saremo in piazza come Sardine, sarò in piazza come Mattia. Non abbiamo mai dato indicazione di voto”. In un’intervista a ‘La Stampa’, Mattia Santori, leader delle sardine, ha spiegato perché sarà in piazza per la manifestazione a sostegno di Stefano Bonaccini, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, che si terranno il prossimo 26 gennaio.

“Voglio sapere cosa propone il centrosinistra per la mia regione – spiega – e perché al momento è l’unica alternativa alla Lega e a Salvini. Ma è una scelta personale”. Bonaccini “parla di dati e di fatti e viene da cinque anni di buona amministrazione. Dall’altra parte ci sono solo slogan”.

Non ci sarebbe insomma nessuna intenzione di affiliarsi al Pd. Fino ad ora il movimento delle sardine si è sempre dichiarato apartitico, e ha sempre rifiutato qualsiasi bandiera. I detrattori continuano a contestare i manifestanti per aver scelto, spontaneamente, come proprio inno, ‘Bella Ciao’, che avrebbe una chiara connotazione politica.

E gli oppositori non ci stanno: “Mattia Santori annuncia che scenderà in piazza con Stefano Bonaccini, confermando quello che abbiamo sempre detto: le sardine servono a mascherare da movimento spontaneo e apartitico un Pd che si vergogna a scendere in piazza con i suoi simboli”, ha attaccato Giorgia Meloni, parlando con l’Adnkronos. “Del resto la scelta del simbolo della sardina la diceva lunga: le sardine sono pesci tutti uguali, che seguono la corrente senza farsi domande, e di solito fanno da nutrimento a qualche grande squalo, in questo caso il Pd”.

Il movimento spontaneo intanto continua a crescere, in vista della manifestazione nazionale di sabato 14 gennaio in piazza San Giovanni a Roma, la piazza che è stata teatro della grande manifestazione di centrodestra lo scorso 19 ottobre. E ieri sera oltre 3mila sardine si sono date appuntamento per l’ennesimo flashmob in piazza Duomo a Trento, con lo slogan ‘Il Trentino non abbocca’. Mentre oltre 1500 persone hanno partecipato in piazza del Duomo a Siena all’evento dal titolo ‘Siena non si Lega’.

 

 

 

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I giornalisti? Chiamateli Grandi Inquisitori

Risultati immagini per I giornalisti? Chiamateli Grandi InquisitoriErnest Hemingway, premio Nobel nel 1954 con Il vecchio e il mare, era un grande scrittore perché, prima ancora, era un grande giornalista. Un reporter. Il suo primo scritto è un articolo per il giornale della sua città natale, sobborgo di Chicago. Era uno di quelli che prima di scrivere andava a vedere, toccare con mano, annusare. Una curiosità che lo ha portato in Spagna, in Francia, in Italia, in Africa, nella sua amatissima Cuba, quella della pesca, dei sigari, del mojito. Quando toccava una realtà se ne innamorava, cercava di capire entrando in sintonia con quello che raccontava. Si chiamava e si chiama: pathos, pietà, intelligenza. E da quella intelligenza, poi, nasceva il testo: racconto o reportage che fosse. Negli ultimi anni della sua vita, già gravemente dolorante per un incidente aereo, non smise di viaggiare, voleva ancora conoscere, innamorarsi. Scrivere.

Oggi invece trionfa un altro modo di fare giornalismo, in cui la pietas è stata sostituita dalla crudeltà. Importante non è conoscere, non è aiutare a capire chi legge, ma fare audience. È il giornalismo che sembra fatto a immagine e somiglianza di un Savonarola per il moralismo, a un Davigo per la “presunzione di colpevolezza”, ma ancora più esattamente il modello è Andrej Vyšinskij, il pubblico ministero che interrogava gli accusati di tradimento durante il Grande terrore staliniano. Per lui tutti erano colpevoli, tutti avevano qualcosa da nascondere e da confessare, tutti dovevano essere messi sotto torchio perché sicuramente avevano minato la causa rivoluzionaria. Spesso venivano mandati a morire.

Oggi il terrore (la storia si ripete in forma di farsa…) è quello di un giornalismo che invece di informare, processa, invece di capire condanna, invece di verificare le notizie, cerca il clamore. C’è anche la versione light: quella del giornalista che ti insegue per strada e ti fa la domanda sperando che tu non risponda e così possa dire: «Ah che infingardo, non ha risposto. Quindi è colpevole». Come la metti la metti, sembrano tanti figlioletti di Andrej Vyšinskij, non più ispirati dal sacro fuoco del comunismo, ma da quello della Verità, rigorosamente con la V maiuscola, che però di fatti, date, documenti se ne frega altamente. Il retropensiero è sempre lo stesso: «Non c’è ipotesi di reato? Va beh, qualcosa deve per forza aver fatto».

Gli esempi si sprecano e ci sono intere trasmissioni che seguono il metodo Vyšinskij come se fosse il manuale del buon giornalismo. L’altro ieri, a Piazza Pulita, Corrado Formigli non ha intervistato il leader di Italia Viva Matteo Renzi: gli ha puntato la lampada e lo ha interrogato sul caso Open. Il volto contratto, la postura e il ghigno da pm, le domande di chi non ha alcun interesse a sapere cosa pensi o sappia l’altro, ma volte esclusivamente a incastrarlo, metterlo in cattiva luce, se possibile umiliarlo. Per sfortuna di Formigli, Renzi è bravino: si è sottratto abbastanza facilmente a questo gioco al massacro rispondendo per filo e per segno sul caso Open, e respingendo il metodo inquisitorio al mittente.

Quasi tutta la tv oggi è costruita sul modello del processo: giornalisti-pm, opinionisti-giudici, spettatori-giuria popolare. È il cuore del populismo televisivo che in questi anni ha prodotto trasmissioni come Le Iene. I suoi giornalisti sono i migliori nel perseguitare l’obiettivo, nell’incalzarlo e nel creare casi che spesso si risolvono nel linciaggio della persona coinvolta. Ci stanno provando anche con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che giovedì sera si è infuriato con la Iena Antonino Monteleone. «Lei – gli ha detto il premier – è fuori di testa». Conte, ormai celebre per il suo aplomb, ha perso la pazienza perché la Iena lo ha accusato di aver lavorato gratis per una consulenza ma di essersi poi fatto versare i soldi sul conto dell’avvocato Alpa: «Continuate a scrivere menzogne su menzogne. Non dovete approfittare del fatto che io da quando sono presidente del Consiglio non ho querelato nessuno».

Normale che se si viene diffamati, incalzati con accuse false, ripetute in tutte le circostanze, ci si arrabbi. È quello che è accaduto anche al nostro editore, Alfredo Romeo, che per gentilezza ha accolto due giornalisti di Piazza pulita, rimasti fuori dalla sede per quasi tutto il giorno. Li ha fatti entrare, ha risposto alle loro domande, ma davanti alle inesattezze e alle insinuazioni ha perso la pazienza.

I due giornalisti non avevano nessuna intenzione di conoscere i fatti, di sapere la versione dell’interlocutore, di verificare i dati in loro possesso. Erano lì per affermare la loro versione, per renderla più veritiera provando a mettere in difficoltà l’intervistato. Ma i fatti sono i fatti, le date sono le date e se si dice il falso, non è buon giornalismo, perché si nasconde la telecamera che riprende e registra, è – per citare Conte – una menzogna.

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Cinque domande sul caso Open

 

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Nell’inchiesta sui finanziamenti alla Fondazione Open, amica di Renzi, forse sono stati commessi degli errori di valutazione da parte degli inquirenti o forse no. Al momento non si capisce bene quali siano i reati e di chi. Lo stabiliranno i giudici. Sicuramente però è stato commesso un reato, non da parte degli indiziati ma degli inquirenti: è la diffusione della lista delle persone da perquisire.

Il reato è violazione di segreto d’ufficio, articolo 326 del codice penale (e forse persino favoreggiamento). Le autorità dovranno stabilire chi ha commesso questo reato e procedere d’ufficio. Visto che in Italia c’è l’obbligo dell’azione penale non possono evitare di indagare. Allora noi poniamo cinque domande, sicuri di ricevere risposte soddisfacenti.

1) Alla Procura di Firenze
È stata avviata una indagine interna sulla fuga di notizie?

2) Alla Procura generale di Firenze
È stata avviata una inchiesta sulla fuga di notizie partita dalla Procura di Firenze?

3) Alla Procura Generale della Cassazione
Sono stati avviati gli accertamenti di competenza?

4) Al ministro della Giustizia Bonafede
Sono stati inviati gli ispettori a Firenze per accertare come è stata possibile la fuga di notizie?

5) Ai membri togati del Csm
Perché avete scritto un documento di solidarietà con la procura di Firenze pur sapendo che quella Procura è teatro di una fuga di notizie?

 

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Ilva: il governo, Mittal e la verità scomoda

Sull’Ilva il governo non può parlare come un partito o un sindacato. Non può affermare “respingiamo il piano dell’azienda (5000 esuberi)” e fermarsi lì. Questo lo può, anzi, lo deve ribadire il sindacato. Il governo ha il dovere e l’obbligo di dire e fare di più. E, anzitutto, dichiarare la verità.

Sull’Ilva il governo non può parlare come un partito o un sindacato. Non può affermare “respingiamo il piano dell’azienda (5000 esuberi)” e fermarsi lì. Questo lo può, anzi, lo deve, ribadire il sindacato. Il governo ha il dovere e l’obbligo di dire e fare di più. E, anzitutto, dichiarare la verità.

Che è: nessuna soluzione alternativa a Mittal (nazionalizzazione, nuova gara e nuovo proprietario, soldi pubblici a eventuali altri gestori) potrebbe prevedere meno esuberi di quelli denunciati da Mittal.

Perché? Semplice: gli esuberi di cui si parla non sono frutto di cervellotica volontà di Mittal. Ma di calcoli oggettivi sulla realtà oggettiva di Ilva oggi. Se il governo non contribuisce a cambiare la realtà, gli esuberi non sono rimuovibili.

Infatti, al netto di eventuali eccedenze (da dimostrare al tavolo di trattativa) dovute al mercato dell’acciaio oggi, gli esuberi denunciati sono frutto di ragioni oggettive. Che il governo dovrebbe conoscere. Non si tratta di notizie riservate. Ma di “verità e fatti” cui, ad una lettura dei giornali, tutti possono arrivare.

Il nodo è l’area a caldo (i quattro altoforni che a Taranto producono la ghisa fusa che, trasformata poi in acciaio, dà vita ai prodotti Ilva). E’ intuitivo capire che l’area a caldo assorbe la metà degli occupati in produzione. E che, senza di essa, lo stabilimento è morto: si limiterebbe a lavorare acciaio che importa, ma non lo produrrebbe.

La domanda è: allo stato Mittal dispone, davvero, di questa area a caldo vitale per produrre le 8 milioni di tonnellate necessarie ad occupare i 10.700 addetti di Ilva?

La risposta, a leggere i giornali, è no. Dei quattro altoforni, uno è chiuso per rifacimento (Afo 5), e nulla si capisce sulla riapertura; uno verrà chiuso (Afo 2) perchè chi gestiva Ilva, prima di Mittal, non ha rispettato i tempi e le prescrizioni imposte dalla Magistratura; gli ultimi due (Afo 1 e 4) verranno chiusi per “imitazione” del 2 (obbligo di applicare loro le stesse prescrizioni poste al 2).

Insomma, non per colpa di Mittal, l’intera area a caldo è compromessa. Come si possono produrre, senza i 4 altoforni, le tonnellate d’acciaio necessarie per occupare 11.000 addetti?

E’ il problema vero, oggettivo, non dipendente solo dalla volontà di Mittal. A meno che non si pretenda che un’azienda che sta sul mercato debba occupare il doppio e più degli addetti necessari e possibili. Col risultato di morire in tempi ancora più ristretti.

E’ al problema “tecnico” dell’area a caldo che il governo deve contribuire, con azienda, sindacati, magistratura e poteri locali, a dare risposta. Limitarsi a “respingere” il piano di Mittal è pura demagogia.

Detto poi che, ove si trovasse (difficile, ma possibile) una soluzione al problema tecnico, si riaprirebbe subito il “nodo dei nodi“: va ripristinato lo scudo legale. Che, ad oggi, continua a non esserci.

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Ho visto Davigo, Cassese e Padellaro a Piazza Pulita e sono sconvolto.

Risultati immagini per Ho visto Davigo, Cassese e Padellaro a Piazza Pulita e sono sconvolto.Forse vale la pena proprio cambiare Paese come dice la mia amica Dolores. Lo squisito costituzionalista e giurista Cassese segnalava come fosse anomalo che in questo paese i 2/3 degli imputati dopo 4-7anni di processi vengano riconosciuti innocenti. Poi spiegava come l’eccesso di controlli della magistratura e dell’amministrazione abbiano paralizzato gli investimenti. Due esempi portati da Cassese: 1.Basilicata. Lì abbiamo uno dei più grandi giacimenti petroliferi d’Europa, ma da 7 anni per vari veti e impedimenti incrociati (tar in promis) non si riesce a sfruttare quel bene. 2. La gara per la pavimentazione di Piazza Venezia a Roma è partita da 4 anni, ma non si riesce a costituire la Commissione per l’attribuzione dell’appalto per mancanza di commissari disponibili, evidentemente preoccupati di eventuali accuse di favoritismo. A questa vera tragedia, che è ovviamente anche il pallino politico di qualche partito, e che è la vera causa del ritardo economico italiano, Davigo cosa risponde? Che gli amministratori italiani in galera sono di meno di quelli degli altri paesi. Dunque il perseguimento degli amministratori deve essere aumentato. Quindi secondo Davigo bisogna adeguarci (poi a quali paesi? Con quali sistemi giudiziari? Con quanti abitanti? Con quanta produzione attiva?) e aumentare il numero degli inquisiti e dei carcerati. Buuuuum! Quasi Torquemada. Ma che gli è successo a questo nella vita da aver concepito questa visione demoniaca dei cittadini? E in specie dei cittadini impegnati nella cosa pubblica? Poi ci meraviglieremo se un nuovo liberismo selvaggio di tipo Berlusconi a o ma sorretto da un mazziere di ferro anzi due (Salvini e Meloni) pronto a bypassare leggi e istituzioni poggiandosi su un presunto consenso del Poppolo (come il maestro di Predappio) saranno salutati da imprenditori e cittadini come liberatori. E addio adeguamento liberal della nostra Repubblica, con buona pace del paese normale e della nostra collocazione tra le democrazie avanzate del mondo!

PS: Io ho l’impressione, anzi quasi la convinzione, che opinionisti, costituzionalisti, politici ecc. non sappiano, o fingono di non sapere, come stanno ( non come vanno) le cose.

Ogni intervento, pubblico o privato, dal momento in cui è disponibile il finanziamento (vale anche per il privato, con nome meno altisonante, oppure si va a buffo), comporta, se di una certa importanza, qualche anno tra permessi, progetti e adempimenti vari, dall’ambiente ai beni culturali alla sicurezza sul lavoro, procedere d’esproprio e quant’altro.

In mezzo c’è tutto un mondo che è facile immaginare, nel bene e nel male. E tutto questo negli ultimi anni, parere mio personale, non si è semplificato, tutt’altro. Penso sia esperienza comune, in ogni settore, la produzione esasperata di procedure, scritte, che regolano, o vorrebbero regolare, ogni minima attività, con dovizia di riferimento a leggi, decreti, norme ecc.

Mentre l’azione penale, per quanto so, può procedere per iniziativa, per i Tar non è così: i Tar procedono per ricorsi di privati su atti della pubblica amministrazione. Forse, limitando l’attenzione si Tar, il problema forse è perché per ogni cosa che si fa c’è sempre qualche ricorso al Tar? Procedimenti non rispettati, procedimenti che ragionevolmente in una vita umana non si riescono a rispettare, qualcuno che vuole fare come gli pare perché è o si ritiene in posizione dominante ecc.

E tutto un coacervo legislativo e di competenze nel quale, se uno vuole, ha solo l’imbarazzo della scelta per cosa ricorrere, anche ad arte. C’è da razionalizzare molto, non rottamando quanto piuttosto intervenendo a ragion veduta. Ma in un’epoca di fenomeni trasversali è molto difficile.

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Enews DA RENZI E ITALIA VIVA.

1. Italia Viva continua le sue presentazioni: BolognaPistoiaMilano. Tanta gente, freschezza, entusiasmo. Nelle prossime settimane arriverà la prima organizzazione provvisoria. Chi vuole iscriversi può farlo qui. E segnatevi la data del 26-29 agosto 2020: organizzeremo una nuova scuola per i Millennials. Perché davanti al populismo di questi anni l’unica soluzione è quella educativa. E Italia Viva ha un progetto di lungo periodo: cambiare in profondità la politica italiana. Tutti insieme, ce la faremo.

2. Senza soldi non si fa politica. Lo ha detto benissimo Kamala Harris, candidata alle Primarie Democratiche negli Stati Uniti. Era una delle favorite, ma ha dovuto abbandonare quando i finanziamenti hanno iniziato a scendere. Ciò che vale in America vale – con cifre diverse ma con gli stessi concetti – anche in Italia. Le regole devono essere chiare, tutti devono rispettarle. E noi abbiamo sempre fatto così anche con l’organizzazione delle varie edizioni della Leopolda. Se togli il finanziamento pubblico ai partiti e poi criminalizzi quello privato, la politica la fanno solo i ricchi. La risposta più bella è arrivata dalle micro-donazioni (dai 5 ai 1.000€) di tanti di voi. Nel mese di novembre abbiamo ricevuto 123.000€ da quasi 7.000 persone per una media di circa 18€ a testa. Questa è la risposta della gente di Italia Viva. Chi vuole può contribuire cliccando qui. Anche una piccola donazione può fare la differenza.

3. Qualcuno ha marciato fin troppo su questa vicenda, arrivando a fare strane ipotesi sul mio ruolo. Chi mette in discussione la mia onestà – si sappia – finisce denunciato: #ColpoSuColpo. Possono dirmi che sono incapace o antipatico, se vogliono. Ma non possono dirmi che sono disonesto, perché se lo dicono io li chiamo in giudizio. Qui il post con cui i primi giornalisti iniziano a chiedermi scusa e un commento interessante di Gianni Riotta

4. Quanto alle interviste, a “Fatti e Misfatti” mi sono confrontato con il Direttore Paolo Liguori parlando soprattutto di Tasse e di Giustizia. Sono due argomenti dove il populismo è forte. Ma Italia Viva è nata per combattere il populismo, ogni forma di populismo. A “Piazza Pulita“, con il conduttore Corrado Formigli e a “Non è l’Arena“, con il conduttore Massimo Giletti, abbiamo parlato soprattutto del presunto scandalo del finanziamento alla Fondazione Open. Parlerò in Aula il 12 dicembre, al Senato. Ho molto da dire su questo tema. E non le manderemo a dire: male non fare, paura non avere.

5. Intanto il mondo viaggia veloce. La Nato si riunisce senza trovare accordo, la Brexit si avvicina, in Francia tante polemiche contro le riforme (essere riformisti è un mestiere usurante, fidatevi di chi ci è passato). Speriamo solo che l’atmosfera del Natale ci consenta di vivere momenti di tranquillità e riposo. Poi nel 2020, ne vedremo delle belle. Ovunque.

Pensierino della Sera. Il Sindaco di Bibbiano è stato scarcerato perché la Cassazione ha annullato il suo arresto. Per mesi questo arresto ha provocato una valanga di insulti, diffamazioni, attacchi verso questo ragazzo e verso la sua comunità politica. Io trovo squallido che la notizia sia passata in secondo piano. E che nessuno abbia trovato la forza di chiedergli scusa. E dire che sono in tanti a doversi scusare. Non lo faranno mai.

P.S. Nei giorni di ILVA, Alitalia, legge di bilancio, summit Nato, il senatore Matteo Salvini attacca la Nutella. La Nutella, sì, la Nutella. Dice che così sembra più vicino al popolo. E io ingenuo che insisto a voler parlare di cantieri, tasse, Europa. 

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QUESTA E’ LA SITUAZIONE DI MAIO VUOLE FARE IL MINISTRO DEGLI ESTERI! MA NON SA DA CHE PARTE GIRARSI.

Risultati immagini per Di Maio vuole il dialogo con Assad, come se Assad potesse dialogareDi Maio vuole il dialogo con Assad, come se Assad potesse dialogare…Il presidente siriano è sottomesso a Putin; questo dialogo andrebbe fatto al Cremlino, senza bisogno di aprire un nefasto tavolo con le superflue autorità siriane.

I romani sanno bene la storia di Pasquino e di una delle più note pasquinate, la frase “quod non fecerunt barbari fecerunt barberini”; era indirizzata a papa Urbano VIII  e ai membri della sua famiglia per gli scempi edilizi di cui si resero responsabili.
Oggi il ministro degli esteri in carica, Luigi Di Maio, ci induce alla sorpresa, a farci temere che “quod non fecerunt gialloverdi fecerunt giallorossi”. 
E’ nel suo ruolo di ministro degli esteri infatti che ha detto che “ è ora di dialogare con Assad.”
Dialogare con Assad… Se il ministro avesse detto che è ora di aprire ad Assad uno potrebbe dissentire ma non sobbalzare. Ma dialogare con Assad… Come se Assad potesse dialogare con chicchessia.
La parola “hiwar”, dialogo, è stata cancellata da tutti i vocabolari siriani dal giorno del golpe del dipartito babbo Hafez al Assad, quello che gli ha lasciato in eredità la presidenza della repubblica di Siria, giustamente definita sulle targhe di benvenuto al confine, “La Siria degli Assad”. 
Il dialogo non rientra tra le possibilità immaginabili con lui, per chiunque abbia idea di chi sia Assad. Ci può essere l’accettazione supina, quella prona, ci può essere il diktat, non il dialogo.
 Ma su cosa poi si dovrebbe dialogare con Assad? Un ministro attento come lui al significato delle parole ci avrà sicuramente pensato. Il dialogo è cosa seria, importantissima, e il ministro avrà certamente studiato il termine per implicare un’idea. Forse dialogare per trovare insieme una via al domani mediterraneo, quello che tutti ci accomuna in questo mare.
 Ecco, per parlare con Assad, impresa non impossibile se si esclude in partenza che possa essere un dialogo, consiglierei al ministro la lettura di questi due brevi brani presi dal libro di uno studioso che alla Farnesina certamente conoscono, Gilles Kepel.
Nel suo ultimo libro, “uscire dal caos”, Kepel, universalmente riconosciuto come lo studioso più accurato e capace dell’attuale Medio Oriente, ricostruisce le dinamiche che portarono alla formazione in Siria del terrorismo poi noto con il nome di Isis. E a pagine 232 del volume, pubblicato in Italia da Raffaello Cortina editore, scrive riferendosi ai tempi successivi alla famosa amnistia con cui si intendeva, per molti, porre termine alla rivolta da poco cominciata in Siria, liberando i giovani non violenti che erano stati arrestati per le loro manifestazioni di piazza: “L’amnistia, per contro, è stata estesa a molti detenuti appartenenti al movimento islamista: Fratelli musulmani, salafiti e jihadisti, compresi alcuni di quelli che erano stati consegnati dalle autorità americane nel quadro della politica di rendition. Tenendo conto delle onnipresenti manipolazioni imputabili ai servizi segreti siriani, è ipotesi diffusa che gli uomini che agivano nell’ombra avessero contemplato l’ipotesi dell’ascesa al potere dei più radicali a capo della rivolta e la sua facile demonizzazione da parte del regime […]” 
Non basta, a pagina 244 l’autorevole studioso, che certamente sarebbe disponibile anche a parlare del rapporto tra  Assad e l’idea di dialogo con il capo delle nostre feluche, scrive sull’accordo russo americano per il disarmo chimico di Assad dopo la strage chimica dell’agosto 2013 nella Ghouta: “Quando nell’autunno 2014 ho incontrato nella capitale russa Evghenij Primakov- già direttore dell’Isitituto di Studi Orientale di Mosca prima di diventare responsabile dei servizi segreti, poi primo ministro per un breve periodo e che fino alla sua morte nel 2015 ebbe una grande influenza su Vladimir Putin- mi ha spiegato la strategia perseguita. Consisteva anzitutto nel difendere la credibilità russa, restituendo una legittimità internazionale al governo siriano alleato, grazie alla partecipazione al processo dell’Onu di smantellamento dell’arsenale chimico. Ciò avrebbe permesso di eliminare ogni prospettiva di intervento militare occidentale, che sarebbe andato a favore delle forze democratiche all’interno della ribellione. Questa situazione avrebbe facilitato la cristallizzazione del conflitto fra gli insorti presi in ostaggio dal jihadismo mondiale, che sarebbero stati oggetto di un crescente sospetto occidentale, e un asse russo-iraniano che si sarebbe sentito più libero di agire direttamente in Siria.”
Che il ragionamento proseguisse con una sottomissione di Assad a Putin non lo ha capito solo Kepel, basta legger sin qui per immaginarselo prima che lui lo scriva. 
Questo dialogo dunque verterebbe sulla pace nel Mediterraneo? Si può costruire la pace con simili interlocutori? Dubitandone è più facile immaginare che il dialogo possa essere sugli appalti per la ricostruzione della Siria. In questo caso il dialogo allora andrebbe fatto al Cremlino, senza bisogno di aprire un nefasto tavolo con le superflue autorità siriane, che come il ministro certamente sa hanno da poco distrutto l’ultimo ospedale rimasto a Idlib, con i suoi tre milioni di civili.

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