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Gregoretti: “Da Salvini reati contro l’umanità, oggi l’ha scampata”

MatteoNiente processo per Matteo Salvini. Il gup di Catania ha emesso il decreto di non luogo a procedere come chiesto sia dalla Procura sia dalla difesa dell’ex ministro.

Volere è potere… Lasciare in mare pochi poveri disgraziati per pura propaganda mentre ne arrivano almeno dieci volte tanto su barche e barchini ma di quelli non si parla … Perché a questa lega non importa né degli immigrati né degli italiani ma solo di propaganda e voti.

La domanda a Capitan Fracassa è : in tutti i casi in cui ha fatto il ” duro” ,quei immigrati-naufraghi, sono sbarcati ugualmente o no? Se così è in che è consistito il suo ” potere”? Solo a far soffrire quei poveri disgraziati a fini pubblicitari….e questo è quello che gira col rosario in mano, sic .Ma a prescindere da come andranno a finire i suoi processi, la Storia dirà sicuramente che ha fatto il Capitan Fracassa ( alias Capitan Spaventa).
P.S. lui parla solo con Draghi, ma ha sentito che ha detto a tal proposito ? Esattamente il contrario di quello che blatera lui.

Parafrasando i leghisti e la loro: “la solita magistratura alla, palamara boys…” mi verrebbe da dire: “la solita magistratura forte contro i deboli e debole contro i forti”. C’è del marcio in quel di Catania… Unico dato incontrovertibile è che continua, inesorabilmente, a calare nei sondaggi. E questa, per il Nostro CAPITAN FRACASSA, è la condanna peggiore…

“Salvini un giorno dovrà rispondere a qualcuno per aver commesso reati contro l’umanità”. A dirlo all’AdnKronos è l’ex sindaco di Riace (Rc) Mimmo Lucano, commentando il non luogo a procedere per Matteo Salvini accusato di sequestro di persona in relazione alla vicenda della nave Gregoretti. “Un essere umano che si occupa di politica – aggiunge – non può decidere il destino delle persone, lasciarle in mare e sotto sequestro solo perché, magari, non hanno documenti. Io non voglio dire che la decisione dei giudici sia un errore, mi interessa relativamente”.  

“I magistrati sono degli esseri umani, possono fare bene o male, possono avere simpatie o antipatie, e io non gioisco mai per una persona che viene condannata, ma allo stesso tempo – conclude Lucano – dico che, anche se oggi Salvini l’ha scampata, un giorno dovrà rispondere a qualcuno che sta più in alto di noi, perché di fatto ci sono stati essere umani condannati da una politica razzista che li ha segregati mettendo a rischio la loro vita. Salvini un giorno dovrà guardare dentro la sua coscienza e avere dei rimorsi per quello che ha fatto”.  

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Non capisco cosa abbia a che vedere il papa con la denatalità in Italia. Sarà sempre la solita storia del : NON LO FA PER AMOR MIO MA PER FAR PIACERE A DIO .

Papa Francesco, MarioIl Papa e Draghi per le donne: “Vergognoso nascondere la pancia sul lavoro”. “Un’Italia senza figli è destinata a scomparire”

Agli Stati generali sulla natalità il premier annuncia: “Assegno unico universale per lavoratori autonomi e disoccupati e 20 mld per scuole, nidi, tempo pieno”

Non capisco cosa abbia a che vedere il papa con la denatalità in Italia.
Sarà sempre la solita storia del : NON LO FA PER AMOR MIO MA PER FAR PIACERE A DIO .
Quanto ai politici hanno bisogno di commissioni di studi per capire il perché?
Manca il lavoro , l mancano servizi per l’infanzia e manca l’assistenza per le giovani madri che lavorano . Le paghe sono miserabili e il costo della vita in questo paese è altissimo , specialmente nelle citta. Hanno bisogno di esperti e commissioni per capire ?

POI FACCIO UN OSSERVAZIONE! Ma avete idea di quanti siamo sul pianeta ? Evidentemente voi siete per “dio vede e provvede”
L’avanzata tecnologica comporterà sempre meno posti di lavoro, sempre più specializzati e sempre meno remunerati pensateci ! 

Più l’offerta crescerà più la domanda si abbasserà e conseguentemente gli stipendi e visto che l’informatica progredisce esponenzialmente i “vecchi max 50enni” che non possono 24h24 aggiornarsi saranno messi alla porta e sarà un tritacarne continuo, inoltre non tutti hanno la testa adatta per diventare informatici dunque il problema non si risolve.

I paesi occidentali stanno per avere il tracollo il costo della vita diventa insostenibile così come in Giappone dove ben pochi ormai possono comprare case e quando la compri il debito si trasmette agli eventuali figli.

Il sistema mondiale dell’era industriale sta toccando velocemente il suo limite e dopo il picco la discesa sarà ripidissima dunque si imporrà un controllo delle nascite a 360° ed i troppo anziani che non hanno un reddito che possa mantenerli…. Scenario catastrofico ?

No scenario logico, il pianeta non potrà mai e poi mai sostenere una crescita continua dato che é un pianeta con dei limiti sia fisici che di risorse NON RINNOVABILI e la rinnovabili non fanno in tempo a rinnovarsi

E’ un dato di fatto che la “trasformazione del modello industriale” porterà ad una riduzione della manovalanza (a scanso di equivoci intendo operai che non esigono conoscenze di carattere tecnico) che, rispetto alla “automazione”, ha un costo aziendale nettamente superiore. Visto che le aziende devono produrre profitto credo che sia evidente che la riduzione dei costi sia uno dei principali obiettivi. Sul “sempre più specializzati e sempre meno remunerati” non sono tanto d’accordo. Credo sia lecito supporre che un WEB Deve l’operaio o uno specialista di Reti Informatiche o un Programmatore di macchine a controllo numerico e perciò penso che specializzati siano pagati meglio della manovalanza nella logistica o nella rivettatura delle lamiere. La trasformazione dovrà garantire che lo stipendio (più alto di quello di un manovale), ad esempio, di un Programmatore di macchine a controllo numerico sia giustificato dalla riduzione dei costi della manovalanza sostituita dalla macchine che lui programma. La equazione deve sempre produrre profitto. Ancora una osservazione. Lo stile di vita dei paesi occidentali (continuamente spinto verso l’alto altrimenti il sistema produttivo si fermerebbe) porta a fare scelte sociali sulla natalità che poco hanno a che vedere con “impedimenti riconducibili ai portafogli”. Voi pensate davvero che se lo Stato compensasse quel “sempre meno remunerati” con sussidi ad-hoc per i bambini le cose cambierebbero radicalmente? Il caso del Giappone e del destino della sua etnia credo sia emblematico.

Lato “loro” fanno ciò che possono. Anche se “assegno unico”, se ho compreso bene, andrebbe ad inglobare in gran parte cose già in essere tipo “bonus bebè” “bonus baby sitter ” “bonus asilo” per cui non dovrebbe cambiare troppo lo status quo delle famiglie. Si potrebbe fare qualcosa di innovativo e fare ad esempio come si fa in Romania. Due anni di maternità retribuita. Comunque c’è altro, che però esula dalle “loro” competenze. Il Giappone ha affrontato alcuni anni fa il problema della denatalità. E’ il Paese più vecchio del mondo e due anni fa ha superato il punto di non ritorno oltre il quale la razza giapponese è destinata alla estinzione, Non ci sono sufficienti donne in età fertile da garantire il mantenimento della fertilità giapponese che andrà perciò riducendosi sempre più e con essa la razza. E’ il primo esempio nella storia del mondo di una razza che scompare per suicidio. Prima che la linea venisse superata (è un calcolo matematico) il Giappone tentò con vigore la stessa strada che si vorrebbe seguire in Italia. Ma non cambiò nulla perché erano proprio i giovani giapponesi che non volevano fare figli. Un figlio impegna e sconvolge stili di vita che oggi in molti casi sono dei “totem” sia per i giovani e sia per i “nuovi anziani” che dovrebbero essere il sostegno per i nipoti. Bisognerebbe perciò onestamente capire quanto della denatalità italiana (e in generale delle società occidentali benestanti) sia attribuibile al binomio “donna lavoratrice – madre”, attualmente non adeguatamente (?) sostenuto da assegni universali, asili nido e tempi pieni e quanto invece sia una scelta personale “a prescindere” ovvero sociale. Comunque “loro” provano a fare la loro parte. Però..suvvia..20mld in 5 anni con il tessuto scolastico che abbiamo mi sembrano un po’ miserelli.. Ma più di così “loro” sembra non possano fare.

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COSA SI FA PER AVERE UN SECONDO DI VISIBILITA! TRA LE DUE BABBIONE VOLANO I STRACCI.Selvaggia Lucarelli vs Giorgia Meloni/ “Tua madre disse no all’aborto? Era illegale!”

selvaggia lucarelli giorgia meloni 640x300Selvaggia Lucarelli contro Giorgia Meloni sul retroscena raccontato nel suo libro: “Tua madre scelse di non abortire? Ma l’aborto era illegale nel 1976!”

Giorgia Meloni ha mentito riguardo la storia della madre che voleva abortire quando era incinta di lei e ci ha poi ripensato? A seminare il dubbio è Selvaggia Lucarelli, secondo cui la leader di Fratelli d’Italia potrebbe non aver detto la verità. «Nel 1976 l’aborto era illegale. Non funzionava così. Hai mentito tu o tua madre?», scrive sui social la giornalista, che su Tpi ha pubblicato un approfondimento sul tema. Il caso nasce dall’autobiografia pubblicata dalla Meloni, la quale ha scritto che deve tutto a sua madre perché non sarebbe dovuta nascere. Nel libro ha ricostruito anche il giorno in cui la madre avrebbe dovuto abortire per poi cambiare idea e decidere di portare avanti la gravidanza. «C’è solo un problema in questo racconto scritto con quell’impellente bisogno di verità che Giorgia Meloni si porta dentro: e cioè che quando la madre di Giorgia Meloni era incinta di Giorgia Meloni la legge sull’aborto non esisteva».

Nel 1976 l’interruzione volontaria della gravidanza era una pratica illegale per la quale si rischiava una condanna dai 2 ai 5 anni. La legge all’epoca prevedeva che una gravidanza potesse venire interrotta «quando l’ulteriore gestazione implichi danno, o pericolo, grave, medicalmente accertato nei sensi di cui in motivazione e non altrimenti evitabile, per la salute della madre».

SELVAGGIA LUCARELLI “GIORGIA MELONI HA MENTITO?”

La legge 194 sull’aborto, quella che conosciamo anche perché è grazie ad essa che l’interruzione di gravidanza è consentita in Italia entro i primi tre mesi (escluso l’aborto terapeutico), è del 22 maggio 1978, quando Giorgia Meloni aveva un anno e 4 mesi. Per Selvaggia Lucarelli allora i casi sono tre. «Giorgia Meloni ha mentito, infiocchettando un racconto e dunque questo è un romanzo e non una biografia», la prima ipotesi della giornalista di Tpi. «La mamma di Giorgia Meloni le ha raccontato una storia un po’ diversa, perché al massimo ha tentato la via dell’aborto clandestino ma non funzionava esattamente così, con le analisi in un laboratorio, l’attesa, poi il cappuccino al bar e “vabbè ci ripenso”», la seconda ipotesi. In quel periodo, infatti, scrive Selvaggia Lucarelli, gli aborti clandestini avvenivano in case di privati, dalle cosiddette “mammane”, in cliniche clandestine spesso fuori città in un clima di segretezza e paura perché si commetteva un reato e si rischiava di morire. «In questo caso Giorgia, se inconsapevole della bugia della mamma, è comunque responsabile di una grave lacuna culturale: visto che è pro-vita e ritiene l’aborto una sconfitta, potrebbe almeno imparare la data in cui è nata la legge 194», la stoccata di Selvaggia Lucarelli a Giorgia Meloni. E quindi l’ultimo caso: «Probabilmente, in quanto leader di un partito, è tra le poche donne ad aumentarsi gli anni per acquisire più autorevolezza. In ogni caso, questo incipit non è scritto con l’impellente bisogno di verità che la cara Giorgia racconta di portarsi dentro. Chissà il resto del libro e le sue dichiarazioni politiche, a questo punto».

 

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Rapporto Eurispes: addio ‘uno vale uno’, la politica riscopre la competenza

Visualizza immagine di origineIl 33esimo Rapporto Italia dell’Eurispes per il 2021 riflette l’andamento di un anno vissuto tra pandemia, crisi sanitaria, economica e sociale. I dati pubblicati rispecchiano quindi le idee degli italiani e le loro aspettative per i prossimi mesi. Le Istituzioni in generale hanno visto calare notevolmente la fiducia dei cittadini nei loro confronti (-7,6%). Il Rapporto segnala infatti il passaggio di quanti riferiscono di aver perso fiducia dal 24,9% del 2020 al 32,5 % del 2021. Al contrario, arriva alle stelle la quota degli italiani che hanno fiducia nel presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: il 57,7 %. Si tratta di un record: è il miglior risultato che il presidente raccoglie da inizio mandato.  

Per quanto riguarda la politica non vale più l’’uno vale uno’, ma “si afferma il bisogno di competenza e autorevolezza e a ciò è ispirata una scelta senza alternative, che è stata concretizzata dal Quirinale con la chiamata in campo di Mario Draghi”. “Draghi – si legge nel Rapporto – è autorevole perché è competente e perché ha dimostrato nel corso della sua carriera di saper fare e di avere sempre fatto il bene dell’Italia. Il passaggio che stiamo affrontando rappresenta per la politica un’occasione per ri-costituirsi, dando così corpo a quella che a quel punto sarebbe legittimo definire ‘Quarta Repubblica’. Il rischio è che al contrario dal ripiegamento, dal ‘passo a lato’ del ceto politico si torni, a fine emergenza, alle routine consuete della casta e alla fiera della a-responsabilità”. 

Stando ai dati raccolti, quindi, si va quindi verso la Quarta Repubblica, dopo la numero 3 che, scalata e governata dal populismo, ha avuto vita breve “visti gli esiti della crisi dello scorso gennaio e la formazione del governo Draghi, ovvero di una configurazione lontana quanto più possibile dai fasti del populismo e del sovranismo anti-Ue”. L’Italia in questo modo risulta ‘vaccinata’ contro il populismo nostrano, ma “non è certo che ne sia anche definitivamente immunizzata”. 

Nei confronti della magistratura il consenso degli italiani rimane pressoché stabile, con una lieve discesa dal 49,3 % del 2020 al 47,7% del 2021. Come rileva lo studio, “sarebbe troppo semplice imputare questo andamento solo agli ultimi recenti fatti. Sicuramente, qualcosa nell’immaginario dei cittadini sta cambiando, la giustizia non è sempre giusta”. 

Nell’anno della pandemia, il Rapporto Eurispes attesta una fiducia estremamente rafforzata da parte degli italiani nei confronti delle Forze dell’ordine, in particolare della Polizia di Stato che raggiunge il 69,2% dei consensi. Molto apprezzate anche le Forze armate, con l’Esercito che ha la fiducia del 71,5% degli italiani, e i Vigili del fuoco da sempre considerati “eroi speciali”. 

La fiducia nei partiti è del 27,2% (era pari al 26,6% nel 2020). In calo quella per i sindacati, un meno 6,4, dal 46,4% dello scorso anno all’attuale 40%. 

Nei confronti dell’Unione europea, coloro che hanno meno fiducia sono i giovanissimi (nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 24 anni). Questi, infatti, riferiscono un livello di sfiducia pari al 60,4%, contro il 51,6% di quanti hanno un’età compresa tra i 25 e 34 anni, il 56,4% tra i 35-44enni, il 49,9% dei 45-64enni, mentre tra gli over 64 la sfiducia è pari al 45,7. 

Il Rapporto, in merito alle Regioni, evidenzia che nonostante “l’esposizione mediatica altissima, ottenuta soprattutto grazie alla gestione diretta delle emergenze dettate dalla pandemia e dal dilagare dei contagi da Covid19”, i presidenti di Regione, considerati come figura istituzionale, non fanno “breccia presso i cittadini”. Il Nord-Est del Paese è l’area in cui si registra un consenso più alto nei confronti dei capi degli esecutivi regionali con il 55,5%. La sfiducia maggiore invece al Nord-Ovest, con il 57,6%. 

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Draghi: “Stato investa sulle donne, Italia senza figli scompare”

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "Family act e assegno unico universale daranno una prospettiva alle famiglie e un impulso alla natalità. ELENA BONETTI #ITALIAvIVA"Per dare concretezza alle ambizioni dei giovani, il piano casa annunciato dal presidente Draghi sarà importante. Lo stesso Family act e l`assegno unico universale potrà dare una prospettiva alle famiglie e un impulso alla natalità.

E SOLO L’INIZIO MA ITALIA VIVA E NELLE CORDE DI COSA DICE E PROPONE DRAGHI.

Lo Stato deve “continuare ad investire sul miglioramento delle condizioni femminili. E mettere la società – donne e uomini – in grado di avere figli”. Così il premier Mario Draghi, in un passaggio del suo intervento al Forum della Natalità con Papa Bergoglio. 

“La questione demografica, come quella climatica e quella delle diseguaglianze, è essenziale per la nostra esistenza – rimarca il presidente del Consiglio – In realtà, voler avere dei figli, voler costruire una famiglia, sono da sempre desideri e decisioni fondamentali nella nostra vita. Nel senso che la orientano e la disegnano in modo irreversibile. Ma la loro essenzialità non era percepita. La dimensione etica che questi desideri e queste decisioni comportano è fondante per tutte le società dove la famiglia è importante – cioè per tutte le società. Tuttavia, essa veniva spesso negata o respinta”. 

“Per molti anni si è pensato – va avanti Draghi – infatti che il desiderare o meno dei figli dipendesse dall’accettare con coraggio e umanità questa dimensione etica. O invece respingerla, negarla in favore dell’affermazione individuale. Ciò ha avuto conseguenze sociali divisive. Si è guardato alle donne che decidevano di avere figli come un fallimento, e all’individualismo come una vittoria. Oggi, con il superamento di importanti barriere ideologiche, abbiamo capito che questa è una falsa distinzione che non trova risconta nei dati, come mostra uno studio recente del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione: le coppie vorrebbero avere più figli di quelli che effettivamente hanno. In Italia, questa differenza è molto ampia. Le coppie italiane vorrebbero in media due figli, ma ne hanno, sempre in media, meno di 1,5. Inoltre, se riflettiamo bene, la consapevolezza dell’importanza di avere figli è un prodotto del miglioramento della condizione della donna, e non antitetico alla sua emancipazione. Lo Stato – sottolinea Draghi – deve dunque accompagnare questa nuova consapevolezza”. 

Per il premier, dunque, “un’Italia senza figli è un’Italia che non crede e non progetta. È un’Italia destinata lentamente a invecchiare e scomparire”. “Le ragioni per la scarsa natalità sono in parte economiche – ha spiegato il presidente del Consiglio – Esiste infatti una relazione diretta fra il numero delle nascite e la crescita economica. Tuttavia, anche nelle società che crescono più della nostra, la natalità è in calo. Questo indica come il problema sia più profondo ed abbia a che fare con la mancanza di sicurezza e stabilità. Per decidere di avere figli, i giovani hanno bisogno di un lavoro certo, una casa e un sistema di welfare e servizi per l’infanzia. In Italia, purtroppo, siamo molto indietro su tutti questi fronti”.  

“I giovani fanno fatica a trovare lavoro. Quando ci riescono, devono spesso rassegnarsi alla precarietà. Sono pochi e sempre meno quelli che riescono ad acquistare una casa. La spesa sociale per le famiglie è molto più bassa che in altri Paesi come la Francia e il Regno Unito. Già prima della crisi sanitaria, l’Italia soffriva di un preoccupante e perdurante declino di natalità. Nell’anno della pandemia si è ulteriormente accentuato. Nel 2020 sono nati solo 404.000 bambini. È il numero più basso dall’Unità d’Italia e quasi il 30 per cento in meno rispetto a dieci anni fa. Sempre nel 2020, la differenza tra nascite e morti ha toccato un record negativo: 340.000 persone in meno. Oggi metà degli italiani ha almeno 47 anni – l’età mediana più alta d’Europa”. 

“Il Governo si sta impegnando su molti fronti per aiutare le coppie e le giovani donne. Al sostegno economico diretto delle famiglie con figli è dedicato l’assegno unico universale. Dal luglio di quest’anno la misura entrerà in vigore per i lavoratori autonomi e i disoccupati, che oggi non hanno accesso agli assegni familiari. Nel 2022, la estenderemo a tutti gli altri lavoratori, che nell’immediato vedranno un aumento degli assegni esistenti”, ha assicurato. 

“Le risorse complessivamente a bilancio – ha poi illustrato il premier – ammontano ad oltre 21 miliardi di euro, di cui almeno sei aggiuntivi rispetto agli attuali strumenti di sostegno per le famiglie”. 

“Nel mio discorso in Parlamento – aggiunge Draghi – ho elencato le misure a favore di giovani, donne e famiglie, presenti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Queste includono la realizzazione di asili nido e scuole per l’infanzia, l’estensione del tempo pieno e il potenziamento delle infrastrutture scolastiche. Un investimento importante nelle politiche attive del lavoro, nelle competenze scientifiche e nell’apprendistato. Nel complesso, queste misure ammontano a venti miliardi circa. Sono cifre mai stanziate prima”.  

“Il PNRR prevede inoltre una clausola generale per incentivare le imprese a assumere più donne e giovani, quale condizione per partecipare agli investimenti del Piano. Infine, nel decreto ‘Imprese, lavoro, professioni’, che presenteremo la prossima settimana, lo Stato garantisce ai giovani gran parte del finanziamento necessario per l’acquisto della prima casa e ne abbatte gli oneri fiscali”, ha rimarcato il presidente del Consiglio. 

“Ringrazio il Santo Padre – ha detto in apertura dell’intervento il premier – per la sua presenza che testimonia ancora una volta come le questioni sociali ed economiche abbiano prima di tutto una dimensione umana ed etica. Ringrazio il Forum delle Associazioni Familiari per l’invito. E la Regione Lazio, l’Istat e la Rai per il loro ruolo nell’organizzare questo evento. Questa è epoca di grandi riflessioni collettive. Perso l’ottimismo, spesso sconsiderato, dei primi dieci anni di questo secolo, è iniziato un periodo di riesame di ciò che siamo divenuti. E ci troviamo peggiori di ciò che pensavamo, ma più sinceri nel vedere le nostre fragilità, e più pronti ad ascoltare voci che prima erano marginali. Vediamo il danno che abbiamo fatto al pianeta, e vediamo il danno che abbiamo fatto a noi stessi”. 

“La natalità, tema urgente per rimettere in moto l’Italia”. Così Papa Francesco parla agli Stati Generali della Natalità alla presenza del premier Mario Draghi e delle altre istituzioni del Paese. Le prime parole, a braccio, sono proprio rivolte a Draghi: “Presidente grazie per le parole chiare e speranzose”. 

“Ringrazio tutti voi, che oggi riflettete sul tema urgente della natalità, basilare – scandisce Bergoglio-per invertire la tendenza e rimettere in moto l’Italia a partire dalla vita, a partire dall’essere umano. Ed è bello che lo facciate insieme, coinvolgendo le imprese, le banche, la cultura, i media, lo sport e lo spettacolo. In realtà ci sono molte altre persone qui con voi: ci sono soprattutto i giovani che sognano”. 

“I dati dicono che la maggior parte dei giovani desidera avere figli. Ma i loro sogni di vita, germogli di rinascita del Paese, si scontrano con un inverno demografico ancora freddo e buio: solo la metà dei giovani – dice il Papa – crede di riuscire ad avere due figli nel corso della vita. L’Italia si trova così da anni con il numero più basso di nascite in Europa, in quello che sta diventando il vecchio Continente non più per la sua gloriosa storia, ma per la sua età avanzata”.

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Renzi: “Draghi una benedizione”

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "Grazie al nostro coraggio è cambiato il Governo, è cambiata la campagna vaccinale, è cambiato il Piano di Ripresa e Resilienza. Questo diremo ai ragazzi della Scuola di Formazione Politica: non abbiate mai paura di rischiare, non cancellate mại la parola coraggio dal vostro vocabolario. mateo Bus @matteorenzinews"Mario Draghi premier “una benedizione”. A dirlo Matteo Renzi, ospite di Zapping su Radio Rai Uno. “Dove c’era Arcuri – spiega – c’è Figliuolo e la campagna di vaccinazione è partita. Ci sarà da fare una commissione d’inchiesta sulla gestione Covid. C’era Bonafede e ora c’è Cartabia e i grandi dossier sulla giustizia stanno cambiando passo. C’è un cambio oggettivo della guardia in alcune istituzioni: il commissariamento di Anpal, la Belloni al posto di Vecchione. Ma la vera novità c’è Draghi al posto di Conte e con Draghi c’è un paese più credibile”. “Credo che la presenza di Draghi sia una benedizione. Anche per i partiti. Qual è l’orizzonte per una sinistra socialdemocratica e quale per la destra?”, chiede. 

Sulle comunali di Roma, “tra il disastro Raggi, Gualtieri e il candidato sconosciuto della destra, io dico che il candidato migliore a Roma è Carlo Calenda e sarebbe stato il migliore candidato anche se in campo ci fosse stato Zingaretti”.  

E sul futuro del Colle Renzi spiega: “Casini il mio candidato per Quirinale? Qualsiasi retroscena” su questo “credo che sia un insulto nei confronti dei candidati e soprattutto del presidente della Repubblica. L’ultima cosa da fare è metterci a discutere ora del successore di Mattarella”. 

Sul tema della giustizia Renzi è netto: “Penso che il Parlamento possa e debba fare le riforme in tema di giustizia ma l’esperienza referendaria talvolta può essere uno straordinario stimolo, mette pepe al dibattito e sale sulle coda” al Parlamento. “Quindi l’iniziativa referendaria per me è molto utile”. 

“L’indagine interna del Copasir sulla vicenda Renzi-Mancini? No, sulla vicenda Mancini che è un dirigente dell’intelligence, per altro molto stimato dall’ex presidente Conte” dice Renzi. “L’indagine credo che partirà nella prossime settimane, ma intanto ci sarà un’audizione prima di Conte, poi di Casalino e buon ultimo vengo io”.  

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Nella sua logica paranoica Bettini ha pienamente ragione

Di Goffredo Bettini le simpatie terzomondiste ed antieuropee erano evidenti. In difformità del gruppo parlamentare europeo del Pd aveva sostenuto assieme ai cinque stelle il regime di Maduro durante la crisi venezolana. Era il Gennaio 2019.

Isolandosi dal voto a larga maggioranza del parlamento europeo. Gli deve essere perciò sembrata manna caduta dal cielo l’accordo commerciale a larga scala con la Cina sulla via della Seta firmato dal governo giallovarde nel Marzo 2019..La possibillità di affermare un sovranismo di sinistra, libero in politica estera, fuori dal recinto della Ue, ua volta giunti al governo nel Settembre successivo.

Il fascino della Cina

Quella sì che era una operazione politica che lo affascinava. Garantita da Conte, Di Maio e da D’Alema che di questa operazione diventava il facilitatore assumendo la Presidenza onoraria della holding di stato cinese creata all’uopo.

Ed i risultati si sono visti.

La vicende che stanno emergendo sugli scandali dei materiali sanitari difettosi provenienti dalla Cina sono il portato di quell’accordo e di quella politica. L’asse commerciale privilegiato Italia Cina ha prodotto i suoi effetti nefasti. Ma al tempo furono presentati come aiuti dalla Cina ed il loro arrivo in Italia, accolto dagli inni nazionali e dalla presenza assidua di Di Maio agli aeroporti. Capirete ora perchè D’Alema come Bettini sono stati costretti a scendere in campo per assicurare la continuità di questa politica.

Ridategli Conte

E si capiscono gli strepiti del Goffredo che vede una congiura internazionale contro Conte autore di questa politica. Vedendo in lui quasi un novello Allende.No, caro stratega, è stato l’Europeismo convinto di Mattarella a scegliere un altro governo per l’Italia. Come era staato l’europeismo e la collocazione filo atlantica di Renzi a determinarne la caduta iun Parlamento.

Ma questo a qualcuno a Bettini dovrà spiegarglielo.

Lui che veniva descritto da tutti i giornali tre mesi fa come il più impegnato ed accanito ricercatore di costruttori pro Conte.Quelli che comportarono il prestito di Tatiana Roijc dal gruppo parlamentare Pd a quello di Tabacci. Forse ora sono più chiari la visione ed i conseguenti comportamenti di Bettini. La cui elaborazione è ferma all’estate del 1973.

Basta rifletterci.

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Il tondo e il quadro

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e il seguente testo "Il modo sprezzante usato dai Cinque Stelle contro il Pd a Roma dimostra ancora una volta che non c'è spazio per un accordo strategico coi grillini. Non COI sovranisti non coi populisti Italia Viva lo dice da mesi, la realtà non solo romana lo conferma oggi. MATTEO RENZI @matteorenzinews"“Chi nasce tondo non diventa quadrato.”
La vecchia saggezza popolare ben descrive il neo Segretario del PD Enrico Letta.

Chi pensava che sette anni di esilio a Parigi, in ambiente accademico, a contatto con giovani virgulti della politica francese, avrebbe modificato i cromosomi dell’uomo, deve purtroppo per lui ricredersi.
Enrico Letta rimane il solito inconcludente, irresoluto, indeterminato pseudo-leader che avevamo conosciuto circa un decennio fa.
Allora spese quasi un anno di governo senza ottenere alcun risultato tangibile (anzi no, fu l’ultimo a far aumentare l’IVA, dal 21% all’odierno 22%), in perenne procinto di avviare cose che non si avviavano.
Come dimenticare la pletorica Commissione dei 35 Saggi che doveva formulare proposte per la riforma della Costituzione, inclusa la modifica dell’art. 138, ovvero delle regole per modificarla. Un’operazione di estrema pericolosità, un grimaldello, una vera bomba istituzionale che fortunatamente non fu innescata né tantomeno fatta brillare.
In realtà non successe nulla, malgrado il cosiddetto “decreto del fare”, neanche quando Renzi lo sollecitò col famoso “Enrico, stai sereno e governa”.

Macché! La debolezza dell’uomo era troppo evidente, tanto che anche i severi soloni del PD (da D’Alema a Bersani, a Speranza) decisero di tagliare i tempi e mandare (allo sbaraglio, secondo loro) al Governo lo scalpitante Matteo Renzi, fresco di una vittoria travolgente al Congresso.
In Direzione votarono praticamente tutti per il cambio della guardia, anche se poi la vulgata dei media, il famoso “spin”, registrò e tramandò solo il “tradimento” di Renzi, la diabolica “manovra di palazzo” dell’appena eletto Segretario del PD.
In realtà la vecchia guardia aveva deciso di spingere Renzi nella certezza di bruciarlo e toglierselo definitivamente dai piedi. La storia non andò esattamente così.

Letta andò a Parigi imbronciato e Renzi andò a Palazzo Chigi, a dimostrare che anche con quella situazione parlamentare precaria si potevano fare fior di riforme.
Ci restò quasi tre anni lasciando, comunque si voglia giudicare quell’esperienza, un segno indiscutibile.
E la Ditta dovette ordire il vero “tradimento” sul referendum del 2016 per mandarlo via (per modo di dire, visto che ancora detta tempi e modi della politica).

Mentre il tondo, anche a Parigi, restava tondo, e dopo sette anni, di ritorno dall’esilio, acclamato all’unanimità come salvatore del Partito, eccolo di nuovo sulla ribalta, “fresco come un quarto di pollo” (copyright Montalbano), ma con tutte le sue magagne croniche.
Parole tante, qualche dichiarazione ben elaborata (“Non serve un nuovo Segretario, serve un nuovo PD”), ma in sostanza nulla di diverso dal precedente Zingaretti. D’altronde, con gli stessi consiglieri e lo stesso Partito, pur con due capigruppo di sesso femminile, cos’altro poteva accadere?
Diceva Einstein: “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose “.

E così eccoci qui, a contare i risultati. Inconcludente e subalterno il rapporto con quel che resta (molto poco!) del M5S, confusione ed irresolutezza nelle candidature a Sindaco nelle principali città, nessuna prospettiva di rilancio del Partito, inchiodato alle stesse percentuali nei sondaggi, sterile polemica con Salvini, che almeno a suo modo riesce a far parlare di sé.
La faccenda dei candidati Sindaci è poi davvero eloquente.
A Roma, i cinquestelle gli bocciano Zingaretti e allora ci si infila in inutili pseudo-primarie per scegliere un candidato (Gualtieri) che rischia di non arrivare al secondo turno; l’appoggio all’unico candidato in campo davvero forte, e cioè Carlo Calenda, neanche preso in considerazione (dopo averlo eletto nelle liste PD).
A Torino, altre primarie inutilmente divisive per accontentare le anime scalpitanti del Partito, quando anche le pietre sanno che Stefano Lo Russo (capogruppo PD in Comune) è l’unico candidato possibile e credibile, salvo l’arrivo di un improbabile CR7.
A Napoli, nessuna indicazione, nebbia fitta, anche se siamo lontani dalla Valpadana.
Insomma, battaglie identitarie ma ininfluenti su temi di bandiera come lo ius soli, il voto ai sedicenni, ma la ciccia della politica manca, una vera riconfigurazione del Partito, neppure a parlarne.

Serve altro tempo? Non credo che ce ne sia, perché nel frattempo la vera politica la fa Draghi, smontando pezzo a pezzo tutto il vacuo castello di Giuseppe Conte (altro che “punto di riferimento del progressismo europeo”…) e Rocco Casalino, predisponendosi al meglio per gestire il PNRR, che è il vero e pressoché unico obbiettivo nazionale da qui al 2026.
A noi non resta che sperare che sia Draghi a gestirlo FINO ALLA FINE e i Partiti dovrebbero impiegare il tempo ad escogitare il miglior modo possibile per far sì che ciò avvenga.

Ma il PD è ormai infilato in un tunnel ancora tutto da scavare e continua a rigettare i leader, rendendo così evidente che, così com’è, non potrà mai più avere un leader vero.
Chi volete che, da sano di mente, si proponga per un posto da sicura vittima sacrificale?

Nascosta nei meandri del PD c’è una perfida Turandot che ammazza tutti i possibili candidati sovrani, ponendo loro enigmi irrisolvibili e punendoli con la morte politica, talvolta con l’esilio.
E non c’è alcun Calaf all’orizzonte. Per ora, solo “gelo”, ma niente “foco”.

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I piani sull’immigrazione.Giovannini e Lamorgese spiegano che l’Italia non chiuderà i porti

Davanti alla campagna contro gli sbarchi a Lampedusa innescata da Salvini e Meloni, il governo punta a un coinvolgimento dell’Europa e agli accordi bilaterali. «Bisogna salvare le persone e metterle in sicurezza dal punto di vista sanitario», dice il ministro delle Infrastrutture. Il «blocco navale» non si può applicare, spiega la titolare del Viminale.

Da gennaio a ieri, gli sbarchi di migranti sulle coste italiane sono stati 12.894, a fronte dei circa 3mila dello stesso periodo del 2020. La «cabina di regia» del governo Draghi sull’immigrazione non si è ancora riunita. Ma ieri si è tenuto un primo incontro a Palazzo Chigi per fare il punto della situazione con il presidente del Consiglio, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e i colleghi di Esteri e Difesa, Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini.

In un’intervista rilasciata ad Avvenire, Luciana Lamorgese spiega che i numeri in crescita sono dovuti anche alla crisi sociale ed economica innescata dal Covid-19 che ha colpito il continente africano. Da tempo, dice, «in previsione degli incrementi degli sbarchi in estate, stiamo insistendo con tutti gli interlocutori europei coinvolti come noi nella complessa trattativa sul nuovo Patto Immigrazione e Asilo proposto dalla Commissione». La proposta è stata quella di una «tempestiva attivazione di un meccanismo di emergenza finalizzato al ricollocamento nei Paesi dell’Unione disponibili dei migranti salvati in mare durante eventi di soccorso e ricerca».

La ministra il 19 aprile è stata in Libia, poco dopo la visita di Draghi. E il 20 maggio tornerà a Tunisi insieme alla commissaria europea Ylva Johansoon. L’idea è quella di creare «una logica di partenariato che sappia comprendere, nello stesso pacchetto, progetti di sviluppo, azioni contro il traffico di esseri umani e garanzie per il rispetto dei diritti umani dei migranti». Si punta ad aiutare la Tunisia con i finanziamenti europei. E per la Libia, «il governo vuole proseguire con convinzione sulla linea delle evacuazioni umanitarie, che ha già portato alla realizzazione di otto corridoi per i migranti più vulnerabili», oltre ai «ai rimpatri volontari assistiti dalla Libia». E per questo la ministra spiega di aver proposto quanto prima un incontro a Roma con i rappresentanti delle agenzie Onu e delle autorità libiche.

Nello stesso tempo, però, la ministra dice di voler insistere sulla apertura di canali regolari di immigrazione: «Così facendo sottraiamo i migranti allo sfruttamento della criminalità e rispondiamo alle esigenze di chi, nelle imprese e nelle famiglie, richiede manodopera specializzata. L’ho ripetuto in queste ore alla Conferenza di Lisbona sulla gestione dei flussi migratori: va definita un’adeguata strategia sui canali d’ingresso legale in Europa in una logica di “migrazione circolare”».

Ma nessun «blocco navale» per fermare i barconi, come chiesto da destra. «Tecnicamente», dice Lamorgese, «è una classica misura di guerra, ricompresa tra gli atti di aggressione previsti dall’articolo 3 della risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite 3314 del 1974. Pertanto il blocco non si può applicare, perché contrasta con le disposizioni che vietano il ricorso all’uso della forza nelle relazioni tra Stati, come metodo di risoluzione nelle controversie internazionali. Analogo principio è sancito dall’articolo 11 della Costituzione italiana».

E la stessa linea è quella illustrata dal ministro delle Infrastrutture e Mobilità sostenibili, che ha la competenza sui porti e sulla Guardia Costiera, in un’intervista alla Stampa. Enrico Giovannini dice: «Ci sono chiare norme vigenti, ancora più importanti da rispettare in epoca di Covid: bisogna salvare le persone e metterle in sicurezza dal punto di vista sanitario. Ma ci sarà una sintesi politica complessiva, che spetta al presidente Draghi e al governo nella sua collegialità». E aggiunge: «Stiamo ragionando su varie opzioni, ben sapendo che questo è un problema strutturale, che ora diventa più visibile per le condizioni meteo favorevoli. Credo che la Guardia Costiera faccia un lavoro straordinario nel salvare vite umane in mare e questo non è in discussione, è la prima cosa da fare. Poi certo serve un’azione diplomatica, un coordinamento europeo, considerando le diverse variabili nei Paesi di partenza dei migranti e azioni sul nostro territorio».

Dai porti ai ponti, quello sullo stretto di Messina è tornato in auge, nonostante non sia inserito nel Pnrr. Giovannini risponde: «Oggi ci sono alcune condizioni diverse rispetto al progetto originario, dal punto di vista economico, normativo e trasportistico. Ad esempio, c’è la novità della linea ferroviaria ad alta velocità Salerno-Reggio Calabria, quella sì inserita nel Piano di Ripresa e Resilienza. La relazione tecnica della commissione istituita al ministero è stata inviata al Parlamento: vengono scartate le ipotesi dei tunnel, mentre si suggerisce di fare uno studio di fattibilità tecnico-economica sulle soluzioni del ponte a una o a più campate. In quest’ultimo casa servono anche analisi sismiche, perché la posizione del ponte sarebbe diversa, più vicina a Reggio calabria e a Messina. Sulla base di questa relazione ci sarà un dibattito pubblico». Il ministro invita «a discutere sui fatti e a prendere decisioni informate, abbandonando il dibattito ideologico a cui abbiamo assistito in passato. Ci sarà una discussione tra le forze politiche, in Parlamento e nell’opinione pubblica, poi si deciderà se fare o meno questo studio di fattibilità».

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Stati Generali della Natalità.Un’Italia senza figli non crede e non progetta, dice Mario Draghi

Il presidente del Consiglio è intervenuto nel primo meeting italiano sul futuro del Paese con Papa Francesco. «Per decidere di avere figli, i giovani hanno bisogno di un lavoro certo, una casa e un sistema di welfare e servizi per l’infanzia. Il governo si sta impegnando su molti fronti»

«Penso con tristezza alle donne che sul lavoro vengono scoraggiate ad avere figli o devono nascondere la pancia. Com’è possibile che una donna debba provare vergogna per il dono più bello che la vita può offrire? Non la donna, ma la società deve vergognarsi, perché una società che non accoglie la vita smette di vivere. I figli sono la speranza che fa rinascere un popolo!», ha detto Papa Francesco agli Stati Generali della Natalità. Presente anche il presidente del Consiglio Mario Draghi, che ha ricordato che «un’Italia senza figli è un’Italia che non crede e non progetta. È un’Italia destinata lentamente a invecchiare e scomparire».

Ecco il discorso completo del presidente del Consiglio

Ringrazio il Santo Padre per la sua presenza, che testimonia ancora una volta come le questioni sociali ed economiche abbiano prima di tutto una dimensione umana ed etica. Ringrazio il Forum delle Associazioni Familiari per l’invito. E la Regione Lazio, l’Istat e la Rai per il loro ruolo nell’organizzare questo evento.

Questa è epoca di grandi riflessioni collettive. Perso l’ottimismo, spesso sconsiderato, dei primi dieci anni di questo secolo, è iniziato un periodo di riesame di ciò che siamo divenuti. E ci troviamo peggiori di ciò che pensavamo, ma più sinceri nel vedere le nostre fragilità, e più pronti ad ascoltare voci che prima erano marginali. Vediamo il danno che abbiamo fatto al pianeta, e vediamo il danno che abbiamo fatto a noi stessi.

La questione demografica, come quella climatica e quella delle diseguaglianze, è essenziale per la nostra esistenza. In realtà, voler avere dei figli, voler costruire una famiglia, sono da sempre desideri e decisioni fondamentali nella nostra vita. Nel senso che la orientano e la disegnano in modo irreversibile. Ma la loro essenzialità non era percepita.

La dimensione etica che questi desideri e queste decisioni comportano è fondante per tutte le società dove la famiglia è importante – cioè per tutte le società. Tuttavia, essa veniva spesso negata o respinta. Per molti anni si è pensato infatti che il desiderare o meno dei figli dipendesse dall’accettare con coraggio e umanità questa dimensione etica. O invece respingerla, negarla in favore dell’affermazione individuale.

Ciò ha avuto conseguenze sociali divisive. Si è guardato alle donne che decidevano di avere figli come un fallimento, e all’individualismo come una vittoria. Oggi, con il superamento di importanti barriere ideologiche, abbiamo capito che questa è una falsa distinzione che non trova risconta nei dati, come mostra uno studio recente del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione: le coppie vorrebbero avere più figli di quelli che effettivamente hanno.

In Italia, questa differenza è molto ampia. Le coppie italiane vorrebbero in media due figli, ma ne hanno, sempre in media, meno di 1,5. Inoltre, se riflettiamo bene, la consapevolezza dell’importanza di avere figli è un prodotto del miglioramento della condizione della donna, e non antitetico alla sua emancipazione. Lo Stato deve dunque accompagnare questa nuova consapevolezza. Continuare ad investire sul miglioramento delle condizioni femminili. E mettere la società – donne e uomini – in grado di avere figli.

Le ragioni per la scarsa natalità sono in parte economiche. Esiste infatti una relazione diretta fra il numero delle nascite e la crescita economica. Tuttavia, anche nelle società che crescono più della nostra, la natalità è in calo. Questo indica come il problema sia più profondo ed abbia a che fare con la mancanza di sicurezza e stabilità.

Per decidere di avere figli, i giovani hanno bisogno di un lavoro certo, una casa e un sistema di welfare e servizi per l’infanzia. In Italia, purtroppo, siamo molto indietro su tutti questi fronti. I giovani fanno fatica a trovare lavoro. Quando ci riescono, devono spesso rassegnarsi alla precarietà. Sono pochi e sempre meno quelli che riescono ad acquistare una casa. La spesa sociale per le famiglie è molto più bassa che in altri Paesi come la Francia e il Regno Unito.

Già prima della crisi sanitaria, l’Italia soffriva di un preoccupante e perdurante declino di natalità. Nell’anno della pandemia si è ulteriormente accentuato. Nel 2020 sono nati solo 404.000 bambini. È il numero più basso dall’Unità d’Italia e quasi il 30 per cento in meno rispetto a dieci anni fa. Sempre nel 2020, la differenza tra nascite e morti ha toccato un record negativo: 340.000 persone in meno. Oggi metà degli italiani ha almeno 47 anni – l’età mediana più alta d’Europa.

Un’Italia senza figli è un’Italia che non crede e non progetta. È un’Italia destinata lentamente a invecchiare e scomparire.

Il Governo si sta impegnando su molti fronti per aiutare le coppie e le giovani donne. Al sostegno economico diretto delle famiglie con figli è dedicato l’assegno unico universale. Dal luglio di quest’anno la misura entrerà in vigore per i lavoratori autonomi e i disoccupati, che oggi non hanno accesso agli assegni familiari. Nel 2022, la estenderemo a tutti gli altri lavoratori, che nell’immediato vedranno un aumento degli assegni esistenti. Le risorse complessivamente a bilancio ammontano ad oltre 21 miliardi di euro, di cui almeno sei aggiuntivi rispetto agli attuali strumenti di sostegno per le famiglie.

Nel mio discorso in Parlamento ho elencato le misure a favore di giovani, donne e famiglie, presenti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Queste includono la realizzazione di asili nido e scuole per l’infanzia, l’estensione del tempo pieno e il potenziamento delle infrastrutture scolastiche. Un investimento importante nelle politiche attive del lavoro, nelle competenze scientifiche e nell’apprendistato. Nel complesso, queste misure ammontano a venti miliardi circa. Sono cifre mai stanziate prima.

Il Pnrr prevede inoltre una clausola generale per incentivare le imprese a assumere più donne e giovani, quale condizione per partecipare agli investimenti del Piano. Infine, nel decreto “Imprese, lavoro, professioni”, che presenteremo la prossima settimana, lo Stato garantisce ai giovani gran parte del finanziamento necessario per l’acquisto della prima casa e ne abbatte gli oneri fiscali.

Ho detto all’inizio che siamo diventati più sinceri nelle nostre consapevolezze. Ma, mentre usciamo da questa fase di importante riflessione, è importante che ci siano decisioni. Dobbiamo aiutare i giovani a recuperare fiducia e determinazione. A tornare a credere nel loro futuro, investendo in loro il nostro presente.

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