PENSARE ALLE RIFORME Coronabond, ma non solo. Servono cambiamenti.

Niente “festeggiamenti”, e avanti con la prossima. Che di lavoro da fare ce n’è tanto, e di tempo poco.
Luigi Marattin.

Finora le dichiarazioni del governo italiano sugli eurobond o coronabond sono state molto generiche.   Si è parlato della necessità di una “iniziativa europea“, di una “risposta comune“, di una “risposta eccezionale a una situazione eccezionale“, del fatto che saremmo “nel momento del coraggio” e della “solidarietà vera“.   Ma non sono state date indicazioni su come questi eurobond dovrebbero funzionare, come dovrebbero essere emessi, in che quantità e su come le risorse ottenute dovrebbero essere utilizzate.   Questo rende impossibile quantificare i vantaggi di questa proposta per il nostro paese e alimenta i timori dei nostri partner europei.

Oggi cominciamo a disporre di alcune proposte formulate da alcuni economisti che permettono di cominciare a immaginare come gli eurobond potrebbero funzionare e fare qualche riflessione più circonstanziata.

Un primo contributo è venuto da Francesco Papadia che spiega chiaramente la natura del problema al quale siamo confrontati, la necessità di risorse finanziarie e cosa sarebbe necessario aggiungerci.   Sul Sole 24Ore del 31 marzo ha pubblicato un contributo dove chiede un intervento di natura fiscale (politica di bilancio) fortemente coordinato a livello europeo.  Qualche indicazione è disponibile nell’appello “Solidarietà europea adesso” lanciato il 2 aprile da un gruppo di personalità italiane e tedesche.   Infine il 3 aprile, Carlo Cottarelli, Giampaolo Galli ed Enrico Letta hanno pubblicato un documento dal titolo “Come raggiungere un accordo nell’eurogruppo” nel quale presentano una proposta di emissione di Special Issue European Securities (degli eurobond).

Tutte queste proposte partono dall’idea che sia necessario garantire a tutti gli stati membri le risorse finanziarie per far fronte alle enormi spese che saranno necessarie per contrastare la recessione già in corso.  

Molti stati membri hanno dei grossi margini di manovra mentre altri ne hanno di più ridotti.   Gli interventi della BCE dovrebbero garantire una situazione sotto controllo sui mercati finanziari e permettere quindi anche ai paesi con qualche difficoltà di potersi finanziare senza grossi problemi.  

Ma è vero che l’intervento della BCE sarebbe un correttivo dell’insufficienza dell’azione degli stati membri ed è giustificato cercare di evitare di dovervi ricorrere.   Per di più, le dimensioni della recessione sono difficili da prevedere ed è prudente dotarsi di strumenti che permettano di far fronte ad ogni evenienza.   L’argomento della necessità di disporre di risorse adeguate è quindi molto forte.

Un’emissione di titoli garantiti da tutti gli stati membri costituirebbe senza dubbio una forma concreta di solidarietà in Europa, dello stesso tipo di quella già presente nel MES e nella proposta della Commissione europea di finanziare una parte delle spese per la disoccupazione (SURE).

Ma i tre contributi appena pubblicati toccano evidentemente anche il capitolo delle spese da fare con il ricavato dell’emissione di eurobond.  

Oggi abbiamo bisogno di fare arrivare rapidamente a famiglie, imprese e lavoratori autonomi sovvenzioni e liquidità per alleviare gli enormi problemi sociali che si stanno creando e per impedire una distruzione dell’apparato produttivo (soprattutto delle piccole e medie imprese e lavoratori autonomi) che potrebbe poi rallentare la ripresa.

Domani, una volta superata la fase dell’emergenza bisognerà sostenere la domanda e l’occupazione forse con un programma di investimenti pubblici (a livello europeo – ma quali ? – e a livello nazionale).   Molte imprese non faranno grandi investimenti perché avranno una sottoutilizzazione delle capacità di produzione esistenti.   In più, bisognerà aiutare la riconversione di tante imprese; l’economia post Covid sarà differente da quella che abbiamo conosciuto.   Chissà se il turismo ritornerà mai ai livelli che abbiamo conosciuto fino a due mesi fa ?    E il turismo è spesso la sola possibilità di reddito di tante località lontane e isolate.

Le spese da fare oggi hanno un carattere essenzialmente nazionale o regionale; si tratta di rafforzare o modificare strumenti che già esistono: sussidi alla disoccupazione, cassa integrazione guadagni, Kurzarbeitergeld e tanti altri).   Ma c’è un interesse comune a che ogni paese agisca in maniera adeguata.   Un’azione insufficiente o di tipo poco efficace in un paese danneggerebbe il paese stesso, ma avrebbe conseguenze anche per gli altri paesi.  Francesco Papadia scrive che il Consiglio europeo dovrebbe decidere che le misure da prendere siano proposte dalla Commissione europea e decise dall’Eurogruppo (le sue proposte riguardano l’eurozona) sulla base di una maggioranza qualificata, invece dell’unanimità di oggi.   E gli stati membri dovrebbero poi ricevere delle “istruzioni” da seguire.

Il documento di Cottarelli-Galli-Letta è ancora più esplicito sulla necessità di un forte coordinamento delle decisioni sull’utilizzo dei fondi raccolti.   Scrivono:

Le risorse raccolte in questo modo dovrebbero essere spese sulla base di politiche e progetti decisi in comune da tutti i paesi partecipanti. Tali politiche dovrebbero essere concordate a livello politico, se necessario con diritto di veto per ogni paese partecipante, o sulla base di un’ampia maggioranza qualificata. Iniziative in quest’area potrebbero includere sia programmi di investimenti pubblici, approvati dal SHE (nota mia: l’organismo che gli autori propongono di creare per emettere gli eurobond) in termini specifici, sia spese correnti (per la sanità o per un sostegno temporaneo alle famiglie e imprese colpite dalla crisi). Lo SHE verifica che le risorse siano spese bene, sulla base di politiche e regole definite in comune.”

Hanno ragione.   Quello di cui abbiamo bisogno è di quel coordinamento delle politiche economiche e di bilancio che tutti hanno sempre accettato come principio, che è presente nei Trattato e in tutti i testi comunitari e che finora ha funzionato molto poco.   Ma saranno disposti i parlamenti nazionali ad accettare le limitazioni della loro discrezionalità che il coordinamento delle politiche di bilancio ?   Sarebbe disposto ad accettarle il parlamento italiano ?

Non c’è poi una certa incoerenza tra l’opposizione alla condizionalità del MES e le conseguenze del forte coordinamento che una “iniziativa europea” risultante dall’emissione di eurobonds richiederebbe ?  Il coordinamento delle politiche europee non ha funzionato bene perché tanti paesi non hanno seguito le raccomandazioni dell’Unione europea, ma noi siamo stati tra quelli che le hanno rispettate di meno.

Nella procedura per evitare i cosiddetti “squilibri macroeconomici eccessivi” (la procedura che molti conoscono per il fatto che mette in evidenza il fatto che la Germania ha un avanzo corrente della sua bilancia dei pagamenti troppo alto), noi siamo stati spesso uno dei paesi con il più alto numero di indicatori fuori norma.   Siamo sicuri di volere un coordinamento più forte delle politiche macroeconomiche europee ?    E quanto sono credibili le nostre richieste di “iniziative europee comuni” quando finora le abbiamo ignorate allegramente ?

In ogni caso, varrebbe la pena di tentare di fare un salto di qualità in questa direzione a livello europeo.   Se la crisi permettesse di rafforzare il coordinamento delle politiche economiche si realizzerebbe un passo avanti a livello europeo di importanza almeno pari all’emissione di eurobond.

Il documento di Cottarelli-Galli-Letta discute anche delle modalità di emissione degli eurobond che propongono: le Special Issue European Securities.   Riconoscono che si dovrebbe creare un nuovo ente che emetta questi titoli, lo Special Health Emergency (SHE) sul modello del MES, cosa che richiederebbe il versamento di un capitale sociale, delle garanzie da parte degli stati membri.

Propongono che questo organismo emetta titoli per 300-400 miliardi di euro.   Sulla base di una ripartizione sulla base del capitale della BCE questo significherebbe una responsabilità dell’Italia per 35-45 miliardi.   Le spese in Italia potrebbero essere un po’ superiori se, al momento di deciderle, si riconoscesse che l’Italia fosse stata impattata dal Covid più di altri paesi (oggi questo ancora non può essere affermato; la Spagna e l’Italia appaiono oggi colpite nella stessa maniera e più di altri paesi, ma la situazione potrebbe cambiare nelle prossime settimane).

Le maggiori risorse disponibili aiuterebbero certo l’Italia perché sulla cifra del suo impegno finanziario pagherebbe meno interessi di quelli dovuti su di una emissione di titoli italiani per lo stesso importo.   Va tenuto conto però del fatto che; per poter effettuare un’emissione di eurobond delle dimensioni proposte, l’Italia dovrebbe versare una decina di miliardi al capitale dell’organismo che emetterebbe i titoli (per il MES erano stati 14.6 miliardi).   40-50 miliardi di euro (le possibili spese comuni effettuate in Italia meno il contributo al capitale dello SHE) sono una cifra considerevole, ma non decisiva.   Per di più, l’Italia potrebbe già beneficiare di 10/15 miliardi grazie alla proposta sull’indennità di disoccupazione (SURE), che altro non è che una piccola emissione di eurobond.

La mia impressione è che l’emissione di eurobond più il necessario rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche che dovrebbe accompagnarlo costituirebbero un passo avanti molto significativo per l’Unione europea.   Se si potesse fare avremmo visto ancora una volta l’Unione europea sfruttare una crisi per rafforzarsi.

Per l’Italia, la realizzazione di una proposta secondo le linee schizzate in questi tre contributi rappresenterebbe un aiuto molto significativo.   Ma non sarebbe certo la soluzione di tutti i suoi problemi.   I toni usati dai nostri politici hanno invece dato l’impressione che l’emissione di eurobond fosse una questione vitale per il nostro paese e che questa avrebbe risolto tanti problemi interni.

Le crisi sono delle occasioni per trovare il coraggio di fare quello che si è sempre saputo di dover fare, ma si è sempre rinviato a tempi migliori.   Sappiamo tutti che l’Italia è da trenta anni il paese con il più basso tasso di crescita in Europa per l’accumularsi di tanti problemi strutturali.   Non sarebbe il caso di cominciare a riflettere a come fare le tante riforme che rimandiamo da decenni ?

L’attualità di questi giorni ce le ricorda in tante maniere, dai milioni di mascherine che si accumulano nei magazzini delle imprese italiane che hanno cominciato a produrle e che sono ancora in attesa del nulla osta dell’Istituto Superiore di Sanità per poterle distribuire o vendere al pezzo pubblicato su La Voce di oggi che chiede perché un letto di ospedale in Italia debba avere un costo annuo quasi doppio di un letto di ospedale in Germania.

Dovremmo cominciare il più presto possibile a riflettere su come aiutare la riconversione della nostra economia e come ottenere risultati visibili nella risoluzione dei tanti altri problemi che abbiamo (qualità della nostra legislazione, efficacia della pubblica amministrazione, funzionamento della giustizia, qualità della scuola e dell’università, finanziamento della ricerca, ecc.).   Come ho detto, sarebbe bello se la crisi permettesse all’Unione europea di fare un passo avanti, ma per noi sarebbe molto più importante se la crisi ci spingesse a fare le riforme che rinviamo continuamente.

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Mi critichino pure, ma almeno si confrontino sulle idee!Matteo Renzi. Ma#quellibravi: MUTI! SU PROPOSTE IDEE SUL DA FARSI SUL AGIRE PER IL DOMANI.MA CRITICARE SEMPRE.CHE PAESE CHE POLITICI CHE POPOLO DI M

28 marzo 2020, Renzi:”Serve un massiccio controllo sierologico per scoprire chi ha anticorpi CoVid19″

#quellibravi: “è impossibile!” “questo è un pazzo” “criminale!” “basta cazzate!” “cerca visibilità” “speriamo si ammali”.

3 aprile 2020: ++ Coronavirus:Oms lancia enorme campagna test anticorpi ++ Con programma Solidarity II in 6-7 paesi (ANSA) – ROMA, 3 APR – Dopo Solidarity I per cercare farmaci e vaccini contro il Covid-19, l’Oms (Organizzazione mondiale della sanita’) si prepara a lanciare nei prossimi giorni il programma Solidarity II, per sapere quante sono nel mondo le persone con l’infezione attraverso una poderosa campagna di analisi del sangue per rilevare gli anticorpi al virus in quasi una decina di paesi nel mondo. Ciò aiuterà a determinare prevalenza e mortalità del Covid-19 nelle diverse fasce d’età e a decidere la durata di chiusure e quarantene. (ANSA). 

#quellibravi: MUTI!  E ALLORA 10 PUNTI PER RIPARTIRE (10/10)
In questi giorni il Parlamento deve essere perfettamente operativo, naturalmente in piena sicurezza per tutti. E per questo è fondamentale che l’eventuale via libera alla Tracciabilità dei dati sanitari passi da un esplicito voto parlamentare, non da un provvedimento del Governo. Ed è necessario che vi sia da subito un impegno esplicito per fare una commissione di inchiesta su ciò che non ha funzionato, dagli approvvigionamenti delle mascherine alle vendite allo scoperto in borsa, alla gestione delle carceri nei giorni della rivolta.

Chi è in difficoltà deve essere aiutato dalla rete del terzo settore, dai comuni, dai soggetti dell’Alleanza contro la povertà. Ma occorre da subito non solo l’estensione della cassa integrazione ma anche il rinvio di mutui e tasse da farsi automaticamente, senza la necessità di portare moduli su moduli in banca. Deve scattare automatismo, non autorizzazione. Mentre si attende la ripartenza, lo Stato deve passare un miliardo di euro ai comuni per rimettere in ordine le strade e un miliardo di euro agli enti locali per rimettere in ordine le scuole. Naturalmente, nei cantieri, deve essere garantita la piena sicurezza dei lavoratori. Le gare devono svolgersi in un giorno e devono riguardare i progetti già pronti. Anci e Ance vanno coinvolti in questo progetto a forte impatto sulla vita delle famiglie e in grado di migliorare la qualità della vita di tutti noi e attenuare il crollo del PIL.
Deve partire subito il Piano Shock da 120 miliardi di € di cui parliamo da novembre e che trovate qui. Le infrastrutture, le opere pubbliche, le reti anche tecnologiche guideranno la ripartenza dell’Italia. Purché siano realizzate con commissari, non con procedure burocratiche insopportabili. Del resto, a Milano, coordinati da Guido Bertolaso, hanno fatto un ospedale in 10 giorni.

Dovremo convivere per mesi, forse anni, col Covid19. Chi vi racconta il contrario mente sapendo di mentire. Non possiamo restare chiusi in casa per anni ma dobbiamo trovare un modo per uscire in sicurezza e lavorare rispettando le regole.
Per farlo bene, bisogna evitare gli errori fatti durante l’emergenza sanitaria. E dunque bisogna organizzarsi e prevedere, non solo rincorrere.

Ecco perché avanzo dieci idee concrete sul COME ripartire.
Perché per me la politica è proposta coraggiosa, non sondaggismo esasperato.
Mi critichino pure, ma almeno si confrontino sulle idee!Matteo Renzi.

 

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L’ULTIMA FAKE (contro Renzi), dovrebbe far vergognare la parte malata del nostro povero Paese (non quella malata nel corpo, ma casomai nello spirito). E questo virus, se non lo governiamo, ucciderà i nostri cuori prima ancora che i polmoni.

L'immagine può contenere: una o più persone, spazio all'aperto e natura, il seguente testo "Matteo Renzi con la moglie Agnese ed il figlio Francesco Agnese Landini insieme ai figli Francesco, Ester ed Emanuele (dietro l'albero) Matteo Renzi con il figlio Francesco la figlia Ester Emanuele Renzi col fratello Francesco"

L’ULTIMA FAKE (contro Renzi), dovrebbe far vergognare la parte malata del nostro povero Paese (non quella malata nel corpo, ma casomai nello spirito). E questo virus, se non lo governiamo, ucciderà i nostri cuori prima ancora che i polmoni.

Io ho capito che intanto è meglio se sto dentro casa (è pericoloso perfino giocare in giardino). Non per il virus, ma per la gente che delira. Posso sopportare la quarantena, ma non posso sopportare la gente che giudica quel che ho appena comprato (se è poco o tanto).
E quando vado a prendere il giornale (a piedi, perché l’edicola è vicina), temo che chi passa in auto abbia già deciso che lui si muove per una urgenza assoluta e io invece me ne ne vado a zonzo perché sono un incosciente che non rispetta manco il lutto.
SEGUO L’ ATTUALITÀ. Vedo che c’è chi fotografa i passanti, chi si fida di foto ritoccate e rilancia bufale ridicole, chi diffonde pettegolezzi non documentati, chi offende il passante che neppure conosce, e quant’altro. Per non parlare di quelli che si improvvisano esperti virologi.
VEDO CHE TANTA GENTE delira perché ha paura dell’infezione, ma molti altri sfruttano la situazione per far uscire fuori la belva interiore (quella bestia feroce che li porta a giudicare male i comportamenti altrui, fingendo di non capire che il prossimo può avere esigenze diverse dalle loro).
POTREI FARE (entro i 200 metri), la mia corsetta quotidiana (ordinata dallo specialista). Ma è meglio di no, perché certa gente è peggio del virus. Potrei inoltre sfruttare la clausura provando una dieta più sana ed equilibrata, e alla fine concedermi il lusso di un dolcetto. Nossignori, il governatore del Veneto mi dice di fare la spesa una volta al mese comprando carne in scatola (purtroppo le banane diventano nere dopo due giorni, per i babà è ancora peggio, e se esagero con lo scatolame mi sa che il mio fegato mi abbandona) .
MI RASSEGNO e resto in casa (dentro casa, visto cosa è successo a Renzi). Stare in cattività è sempre meglio che subire la malizia negli occhi del prossimo.
Passerà. Ma mi ricorderò di tutto. Saprò chi evitare, e con chi fraternizzare, quando questo sarà finito. W la bella gente. W l’Italia sempre e comunque.
#pandemiaglobale #coronavirus #delirio #pandemia #quarantena

MA DOVE STIAMO ANDANDO!DIRE Subdolo e il minimo per gesto quello di riprendere immagini in un giardino privato…per poi “caricarlo”…con voce sghignazzante sulla rete…Che razza di infamie gratuite nei confronti di una bella famiglia…invidia, certo, in ogni caso il signore non ricordo chi si prepari a pagare e non sarà mai un risarcimento sufficiente, ci vorrebbe una pena detentiva.

 Ma non ci posso credere ma che testa hanno, con la fine del mondo che stiamo vivendo c è ancora tanta gente incattivita verso Renzi…. Ma lui non ha ucciso nessuno….. RENZI paga il conto per essere l’unico politico capace intelligente e lungimirante in questa melma di chiacchieroni…. Poi si sente che colui che parla è un rosicone di quelli che ognuno di noi ha come vicino….. Ahhhh a proposito quelli che vedete sono i suoi 3 figli con Matteo e Agnese non c è nessun amichetto…. Altrimenti il vicino ci filmava pure l’arrivo e la partenza delle macchine che conosce bene a quanto pare….. Che pochezza umana certa gente e che invidia….. Invece di pensare che qui si muore e menomale che il virus non guarda in faccia a nessuno non fa distinzione e non conosce ricchi poveri limiti e frontiera 

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La risposta del premier CONTE alla presidente Ue che aveva scritto a Repubblica.

L'immagine può contenere: il seguente testo "flussi Riformismi Digitali La settimana scorsa Giuseppe Conte in un'intervist al FT invitava Bruxelles a usare il MES per fronteggiare la crisi. Oggi sul sole24ore dice di aver spiegato ai colleghi europei che il MES non è quello di cui abbiamo bisogno. GIOIA e RIVOLUZIONE Gruppo fb dei Riformisti digitali"MA CONTE C’E O CI FA.PER ME CI FA !Spero che non ci giudichino dall’incapace che ci rappresenta, ahimè

Conte risponde a Von der Leyen: “Cara Ursula, sento idee non degne dell’Europa”SECONDO ME NON HA LETTO UN CAZZO HA AVUTO UNA SPIEGAZIONE  DEL ARTICOLO DA CASALIONO ALTRIMENTI E INSPIEGABILE UNA AFFERMAZIONE DEL GENERE. 

Se qualcuno non sa cosa sia il “socialismo” lo può apprendere da questo scambio di pensieri. O ci si comporta da socialisti, altruisti, conniventi oppure l’Europa finisce ed al suo posto arriveranno Orban, Salvini, Meloni, Visegrad, Le Pen… e tutti gli altri fascisti europei…. Dal sogno ad una realtà macabra… il passo è corto.E Conte sta attuando ciò,per me unica spiegazione.

Concentratevi sull’Europa mi raccomando. Non pensate minimamente a cosa fare del “nostro” Paese che,  sembra Borrelli vorrebbe tenere chiuso fino a fine maggio, Continuate a ripetere quando è grande Conte e quanto è cattiva Ursula, tipo Roma-Lazio. Poi quando vi è passata la sbornia vi ritrovate come ( qualcuno ancora c’è tra noi) nel ’45 con le toppe dappertutto, ma non quelle che vanno tanto di moda tra i giovani, quelle vere ed una fame da lupi. E poi tutte queste discussioni vi sembreranno finalmente inutili.

NON LAMENTIAMOCI DEL EUROPA E GUARDIAMO I problemi del PAESE ,abbiamo visto che malgrado il debito pubblico elevato non siamo stati neppure capaci a ridurlo.Quindi quando diciamo che l’ Europa  non fatto nulla, non affermiamo il vero, certo avrebbe potuto, in questa fase fare di più in una fase delicata come questa , dove si muore come allo scoppio della centrale atomica di CHERNONOBIL (ex URSS) del 26-04-1986 , senza vedere il volto del nemico ( in quel caso erano le radiazioni ) Bisogna ricordare che nessuno aiuta o manda aiuti senza un fine ( vedi Russia,Cina,  USA , ecc). Allora diciamo che l’EUROPA, malgrado tutto è e sarà la nostra terra.Il problema vero, nasce adesso che dobbiamo convivere in futuro con i virus e quindi bisogna fa crescere la sanità ( ci vogliono ogni anno miliardi).PER CIO E’ giusto chiedere aiuto all’Europa in questa situazione, ed è sacrosanto che l’Europa lo faccia seriamente. Ma poi, finita l’emergenza, bisognerà fare e garantire che si faranno le seguenti cose:

– Lotta durissima all’evasione fiscale, sia dei grandi gruppi che dei piccoli artigiani e professionisti
– Lotta durissima alla corruzione attraverso una diminuzione della burocrazia (non come ha fatto Cantone per intenderci)
– Abolizione dei privilegi delle varie caste, dagli statali in finta malattia a notai, farmacisti, ecc.
– Forti investimenti nei veri pilastri della società, ovvero scuola e sanità.
Poi vengono infrastrutture, sistema giudiziario, ecc…
Questo è l’unico modo affinché l’Italia possa non solo salvarsi economicamente e socialmente, ma anche recuperare credibilità internazionale.
Una cosa è sicura, Europa o non Europa: saremo chiamati a rimboccarci le maniche e a darci da fare. Chi può dovrà dare di più, ma tutti saremo chiamati a uno sforzo collettivo che non lascerà molto posto ai soliti egoismi e alle eterne rendite di posizione che, beninteso a qualunque livello, sono il nostro vero problema. Se non avessimo sempre avuto uno Stato oggetto di sistematica razzia collettiva adesso ci saremmo potuti permettere interventi di ben altra importanza. Non stupiamoci se ci sono in Europa diffidenze nei nostri confronti.

Dopo questo disastro ci manca solo lo stato di polizia e arroganza caro Conte. Il modo giusto per far vincere salvini con 90% dei voti. L’evasione è un grosso problema ma si risolve abbassando le tasse, non facendo terrorismo. Cane che si morde la coda purtroppo ed ormai è tardi per dirlo o pensarlo.Purtroppo, quando ci ritroveremo Salvini e Meloni al governo, verrà fatto l’esatto contrario.

E’l’unica direzione da prendere per sconfiggere DUE virus, il covid19 e il sovranismo. Concentriamoci sulla ripartenza, liberiamoci delle score sovraniste che ci hanno fatto indebolire la sanità pubblica e il tessuto industriale e coinvolgiamo i nostri giovani, molti dei quali espulsi in altri paesi. Ricodiamoci dei tanti lavoratori che, pur con contratti assurdi e paghe da miseria, stanno sudando sangue per salvare questo Paese. Meno finanza e neoliberismo più lavoro VERO e neoumanesimo.Affianchiamo la task force sanitaria con una altrettanto determinata task force per la lotta all’evasione fiscale.
Non lasciatevi disorientare da cabine di regia “allargate”. piene di  scorie di ex governacci che hanno fatto trovare il Paese impreparato e in ginocchio.

 

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Reddito di emergenza anche a chi lavora in nero. E no caro ministro!Spiacente, chi ha vissuto fino ad oggi alle spalle dei contribuenti onesti non merita di essere aiutato.

Visualizza immagine di origineCoronavirus, Catalfo: «Reddito di emergenza anche a chi lavora in nero. Nessuno perderà il lavoro» La ministra del Lavoro ha delineato gli interventi che, tra emendamenti al decreto Cura Italia e il provvedimento di Aprile, l’esecutivo intende promuovere a tutela dei lavoratori colpiti dalla crisi.

Per quanto riguarda chi lavora in nero il Ministro fondamentalmente accetta e incoraggia ci non ha mai presentato la dichiarazione dei redditi!!!!!!!. Roba da fuori di testa.

Spiacente, chi ha vissuto fino ad oggi alle spalle dei contribuenti onesti non merita di essere aiutato. Con quale logica verrà assegnato questo reddito per chi lavora in nero? Teoricamente chi lavora in nero risulta disoccupato e quindi sempre teoricamente dovrebbe già avere il reddito di cittadinanza e allora cosa facciamo? Se chi lavora in nero e non usufruisce del reddito di cittadinanza inoltra la richiesta automaticamente si autodenucia e allora come ci comportiamo?

COMUNQUE: Devo dire che questa è un’ottima situazione che lo stato deve prendere al volo. Così lo Stato riuscirà finalmente ad avere un bel database, con tutti i lavoratori in nero. Non dimenticate di predisporre un modulo di autocertificazione dal tenore: “il sottoscritto pinco pallino……, dichiaro di essere un lavoratore a nero. Dichiaro altresì che con questa pandemia, non presto la mia attività presso il Sig./Sig.ra/Azienda Agricola/Società ecc.ecc. dal __/__/____ al __/__/___. Dichiaro infine che, una volta passata (sperando passi presto), tornerò al mio lavoro abituale di lavoratore in nero”.

Reddito di emergenza anche a chi lavora in nero? Che al ministero raccolgano Nomi, Cognomi e Ragioni sociali e che a emergenza rientrata si attivi l’agenzia delle entrate per fare un po’ i conti con queste persone e aziende.

Ma loro risponderanno! Ma fammi il piacere, diceva Totò, chi è quel fesso che si va ad autodenunciare.

Catalfo, Catalfo lei crede di essere furbo, ma loro lo sono più di lei.E TANTI DIRANNO! Va bene, devono mangiare anche loro. L’importante che si colga l’occasione per far dichiarare dove, quanto e quando lavorano in nero, verificarne la veridicità ( che esistano i datori di lavoro presso cui lavorano ) e poi finita l’emergenza si tenga sotto controllo che questi non ritornino a fare lavori in nero e si colpiscano eventuali trasgressori. In caso contrario vuol dire che il nostro stato è connivente con l’illegalità e l’evasione che finge di combattere massacrando i soliti noti che pagano per tutti. E allora autorizzerà tutti a fare il nero e non pagare più le tasse.

Ma certo! La Germania versa 5.000 euro sui conti correnti dopo 4 giorni ai suoi cittadini chi lo chiedano con ragione… e chi siamo noi, per fare la solita figuraccia?? Noi facciamo di meglio: regaliamo i soldi anche a chi non ha mai voluto partecipare alla vita di questo Paese!! Siamo (sono) alla follia. Se passa, io emigro e vado a contribuire con le mie tasse altrove.

A l’ITALIA dopo il reddito di cittadinanza anche il reddito a chi lavora in nero, non paga le tasse e magari sta già rubando un letto d’ospedale a chi ha sempre contribuito a tenere in piedi questo paese (minuscolo). A questo punto mi vergogno di essere italiano !E i soliti fessi che pagano le tasse anche a questo giro ci rimettono.Qui c’è da vergognarsi di aver sempre pagato tutte le tasse.

 

 

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DICERIE DI UN UNTORE.

L'immagine può contenere: una o più persone, il seguente testo "flussi Riformismi Digitali IL DISEGNO DI BEPPE GRILLO CHIARO: decrescita felice e reddito di cittadinanza. Servono invece crescita e lavoro. Il futuro lo stiamo giocando adesso. Poi non ci sarà piu' tempo. GIOIA e RIVOLUZIONE Gruppo fb dei Riformisti digitali"SU IMBECCATA DI GRILLO ECCO LE DICERIE DI UN UNTORE: Il ministro del Lavoro Catalfo, come tutti i politicanti dilettanti, desidera apparire “piacione” a tutti gli italiani, ed è evidentemente per questo motivo che ha deciso di regalare i soldi dello Stato a tutti e tutte (tra qualche giorno sentirete annunciargli un reddito di emergenza anche per i turisti che non possono visitare l’Italia), e in questa categoria ha messo pure chi vive di lavoro nero, cioè di lavoro illegale che da sempre toglie risorse allo Stato.
Certo, l’emergenza è gravissima…ma è proprio perché è gravissima che si dovrebbe saper gestire con oculatezza la “cosa” pubblica, per questo va evitato assolutamente ai rappresentanti di governo di fare gli allegri scialoni con i soldi degli altri.
Chi vive di lavoro nero ha solo una strada da seguire, quella della disoccupazione, basta rivolgersi all’Inpis. Il ministro impari a fare il ministro vero del lavoro, magari informandosi come agivano i suoi predecessori, uno tra tutti Donat-Catin.

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Quattro domande. Sono quelle che io Giorgio Gori – Sindaco di Bergamo ieri ho rivolto al presidente della Regione Lombardia insieme ai sindaci di Brescia, Cremona, Lecco, Mantova, Milano e Varese. La prima replica, ieri, è stata stizzita. In serata poi è arrivata una lettera molto più articolata, a cui rispondo qui con i miei colleghi sindaci.

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Quattro domande, le stesse che i nostri cittadini ci rivolgono. Perché non ci sono le mascherine? Cosa succede nelle RSA? Perché si fanno così pochi tamponi? Quando partiranno anche qui i test sierologici? Sono quelle che ieri ho rivolto al presidente della Regione Lombardia insieme ai sindaci di Brescia, Cremona, Lecco, Mantova, Milano e Varese. La prima replica, ieri, è stata stizzita. In serata poi è arrivata una lettera molto più articolata, a cui rispondo qui con i miei colleghi sindaci.

Caro Presidente,
ti ringraziamo dell’articolata lettera che ci hai inviato nel tardo pomeriggio di ieri, ben diversa per toni e contenuti dalle risposte che ci hai indirizzato attraverso le interviste e i social network. Di queste ultime, ti diciamo con franchezza, non abbiamo apprezzato che i nostri legittimi interrogativi – espressi con educazione e rispetto della tua funzione istituzionale, con l’unico interesse di rappresentare ciò che i nostri cittadini per primi si chiedono e ci chiedono – siano stati bollati come “bieca speculazione politica”, e che tu abbia cercato di farci passare per capziosi perditempo. La tua replica piuttosto, ingiustificatamente aggressiva, è apparsa come un tentativo scomposto di “buttarla in politica”, offensivo del nostro ruolo e della collaborazione che ti abbiamo fin qui lealmente offerto. Siamo impegnati quanto te nel servizio ai nostri cittadini in questo momento drammatico. Abbiamo riconosciuto i meriti della sanità regionale quando era giusto farlo. Ma proprio per questo abbiamo il diritto di chiedere chiarezza su temi fondamentali per la salute dei nostri cittadini senza venire per questo aggrediti. Non siamo stupidi: se in precedenza avessimo ricevuto risposte soddisfacenti non avremmo avvertito la necessità di riproporre gli interrogativi. E neppure noi abbiamo tempo da perdere.
Anche la qualità delle tue prime risposte di ieri ci ha deluso. Sei persino arrivato a indicarci come responsabili di ciò che avviene nelle RSA, quando sai benissimo che queste ultime – private o comunali – operano perché autorizzate, accreditate, convenzionate e remunerate da Regione Lombardia, che risulta quindi essere senz’ombra di dubbio la responsabile della sicurezza sanitaria degli operatori e degli ospiti delle stesse residenze.
Ben altro il tono della lettera che ci hai fatto recapitare ieri sera, fortunatamente.
Sui quattro punti che abbiamo sollevato, alla luce di quanto ci scrivi, proviamo qui a chiedere – senza alcuna intenzione polemica – qualche ulteriore chiarimento.
1. LE MASCHERINE. Se è vero, e ne prendiamo atto, che Regione Lombardia ha effettuato acquisti di mascherine per molti milioni di euro, e contestualmente la Protezione Civile sostiene di aver inviato in Lombardia il 17% di 45 milioni di mascherine – come ha dichiarato ieri Angelo Borrelli – dove sono tutte queste mascherine? Perché noi fino ad oggi non le abbiamo viste, né le une né le altre. Possiamo avere una parola certa su quando arriveranno ai Comuni e ai nostri cittadini?
2. I CONTROLLI NELLE RSA. Chiarito il punto di competenza, e appreso che sono in atto procedure di monitoraggio degli operatori sanitari, non ci pare che nella lettera si dia risposta alla domanda che avevamo sollevato, e che ci permettiamo di riproporre: è confermato ciò che hai detto a proposito degli ospiti delle RSA in una recente conferenza stampa, e che cioè che nelle case di riposo “è tutto sotto controllo e che vengono sottoposti a tamponamento tanto i plurisintomatici che i “monosintomatici”? Quanto alle puntuali indicazioni che a tuo dire la Regione avrebbe “sin dalle prime avvisaglie” fornito ai gestori delle strutture “per predisporre una limitazione degli accessi a parenti e visitatori degli ospiti”, così da tutelarne “lo stato di salute impedendo di portare all’interno agenti virali esterni”, chiediamo di sapere perché il 29 febbraio sia stata rigettata – con comunicazione a tutte le RSA del territorio ATS Bergamo – la richiesta dei gestori di chiudere le residenze agli accessi dei familiari degli ospiti.
3. I TAMPONI. Appurato che le indicazioni ministeriali prevedono di sottoporre a tampone rinofaringeo i soggetti sintomatici, la tua risposta chiarisce quale sia stato il cambio di strategia attuato da Regione Lombardia con l’aumento del numero dei casi, la cui conseguenza è che l’esecuzione dei tamponi è oggi limitata ai soggetti sintomatici candidati al ricovero e agli operatori sanitari con sintomatologia similinfluenzale (oltre a quelli usati per la verifica della guarigione). Ciò significa che Regione Lombardia ha del tutto abdicato all’uso di questo strumento come mezzo per il contenimento della diffusione del virus, a differenza di quanto continua ad essere fatto in altre regioni, con ciò distanziandosi dalle direttive di cui sopra. L’auto-isolamento prescritto ad ogni assistito con sintomatologia similinfluenzale non consente infatti, quand’anche attuato, di individuare precocemente e di testare anche i familiari e i contatti più stretti. E questo a nostro avviso è un problema. Chiediamo pertanto perché non si sia provveduto ad acquistare più macchinari, come altre regioni hanno fatto, e maggiori quantitativi di reagente, e perché non si sia coinvolto un maggior numero di laboratori, così da poter effettuare un numero adeguato di tamponi.
4. I TEST SIEROLOGICI PER L’INDIVIDUAZIONE DEGLI ANTICORPI. Sappiamo – e tu ce lo confermi – che sono in corso ricerche applicate e mirate su questo tipo di test. Non siamo in alcun modo a sollecitare, a tale riguardo, decisioni affrettate o imprudenti. Concorderai però sul fatto che la Lombardia non possa permettersi di restare indietro su un fronte così importante. Altre Regioni – il Veneto, l’Emilia-Romagna, il Piemonte e le Marche – hanno già attivato la sperimentazione sul campo dei test sierologici. Con il pieno rispetto dei protocolli scientifici, siamo a sollecitare che anche la nostra Regione faccia quanto prima altrettanto. E ti chiediamo sin d’ora d’essere tempestivamente informati su caratteristiche e tempi della sperimentazione che la Regione deciderà di autorizzare.

Confermando la nostra leale collaborazione, ti inviamo cordiali saluti,

Giorgio Gori – Sindaco di Bergamo
Emilio Del Bono – Sindaco di Brescia
Gianluca Galimberti – Sindaco di Cremona
Virginio Brivio – Sindaco di Lecco
Mattia Palazzi – Sindaco di Mantova
Beppe Sala – Sindaco di Milano
Davide Galimberti – Sindaco di Varese

❓ Quando saranno disponibili le mascherine, il cui arrivo è stato promesso da tempo?
❓ Cosa sta facendo la Regione per proteggere il personale sanitario e gli ospiti delle Rsa colpite duramente?
❓ Si stanno facendo i tamponi per i plurisintomatici e i monosintomatici come ha annunciato il governatore?
❓ Perché la Regione non segue le direttive del ministero e dell’Istituto superiore di sanità che prescrivono di sottoporre a tampone i sintomatici e, qualora questi siano positivi, i loro familiari e i contatti recenti?
❓ Perché la Regione non ha ancora autorizzato l’avvio della sperimentazione dei test sierologici che altre regioni come il Veneto e l’Emilia-Romagna hanno attivato?


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