Enews 682. DI MATTEO RENZI.

L'immagine può contenere: 1 persona, il seguente testo "eNews 682 Mercoledì 20 gennaio 2021 Da leggere e condividere"

Oggi è una bellissima giornata per il mondo intero. Donald Trump lascia la Casa Bianca e tocca a Joe Biden guidare gli Stati Uniti d’America con Kamala Harris. Sono semplicemente felice. E coltivo una grande speranza che il 46° Presidente lavorerà molto anche per rinsaldare l’amicizia atlantica e dunque per rafforzare l’Italia e l’Europa.

Intanto in Italia il Governo Conte – perdendo Teresa, Elena e Ivan – ha perso anche la maggioranza assoluta al Senato. Chi conosce la politica sa cosa questo significa nell’attività parlamentare e nella credibilità istituzionale. Dopo il Conte 1, dopo il Conte Bis ora siamo al Conte dimezzato. Peccato che il Premier abbia messo la sua paura di perdere Palazzo Chigi davanti alle esigenze e ai bisogni del Paese. È andata così: le ministre hanno lasciato la poltrona per difendere le loro idee, il Presidente del Consiglio ha cambiato le proprie idee per mantenersi il prestigioso ruolo. Quando mi riferisco al cambiare idea penso a Conte che oggi si propone come leader antisovranista (qui all’ONU diceva il contrario) e antipopulista (qui alla scuola di formazione della Lega diceva il contrario). Legittimo cambiare idea. Ma se uno deve cambiare la terza maggioranza in tre anni, imbarcando persone con storie molto diverse, solo per durare un po’ di più, preferisco la coerenza limpida di Bellanova, Bonetti e Scalfarotto. E preferisco la loro dignità (qui intervento di Ivan, qui intervento di Teresa). Ovviamente noi siamo sempre impegnati per l’interesse del Paese e sempre pronti a dare una mano facendo sentire in Aula il peso della nostra presenza.  

Mi dispiace per il PD che si è schiacciato sul Movimento Cinque Stelle: poteva giocare un ruolo da protagonista in questa crisi, ha scelto di assecondare il disegno grillino. Peccato. Ma questa scelta rafforza in me la convinzione di aver fatto bene a creare Italia Viva. In tanti momenti ci siamo chiesti: “ma chi ce l’ha fatto fare di far nascere una cosa nuova, contro tutti e controcorrente?” Mentre assistevo al dibattito di ieri in Aula e vedevo i miei ex colleghi sforzarsi di applaudire a questa svolta pentastellata mi sono detto: “meno male che abbiamo fatto Italia Viva, almeno oggi i riformisti hanno comunque una casa”. Chi vuole darci una mano sa come fare (qui il link per chi desidera iscriversi a Italia Viva, qui il link per chi vuole sostenerci con un piccolo contributo, qui l’indirizzo per chi vuole inviarmi una email).

A proposito dell’intervento in Aula, qui c’è il mio. È stato uno dei miei interventi più difficili. Se qualcuno di voi ha tempo per ascoltarlo mi fa piacere. E se poi chi lo ascolterà trovasse il tempo anche di scrivermi cosa ne pensa, meglio: matteo@matteorenzi.it

Un sorriso,

P.S. Dopo tante polemiche su di noi inizia a venir fuori la verità. I principali commentatori italiani e stranieri si rendono conto che la situazione è semplice: le cose di cui parlavamo noi di Italia Viva erano giuste. Sul Recovery Plan avevamo ragione noi, sui servizi segreti avevamo ragione noi, sul rapporto Stato-Regioni avevamo ragione noi. Purtroppo ci danno ragione sempre il giorno dopo anziché darci ascolto il giorno prima. Ma noi non molliamo. Continuiamo a lavorare per il bene degli italiani facendo proposte e restando sui contenuti. Come avevamo fatto con il Premier Conte con questa lettera, alla quale il Premier non è stato in condizioni di rispondere. Ci dispiace. Adesso avanti pensando all’interesse dell’Italia.

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ALTRO CHE RECOVERY, QUI FINIAMO IN TERAPIA INTENSIVA – IL PIZZINO DI DOMBROVSKIS È SINTOMO DELL’INSOFFERENZA EUROPEA NEI CONFRONTI DEL GOVERNO

ALTRO CHE RECOVERY, QUI FINIAMO IN TERAPIA INTENSIVA – IL PIZZINO DI DOMBROVSKIS È SINTOMO DELL’INSOFFERENZA EUROPEA NEI CONFRONTI DEL GOVERNO: NEL RECOVERY PLAN ITALIANO MANCANO ANCORA MOLTI PUNTI CHE L’UE RITIENE ESSENZIALI, COME LA PARTE SULLA CONCORRENZA, QUELLA SULLE PENSIONI E INFINE LA PARTE SULLA GOVERNANCE – DALL’UE NON SI FIDANO E IL RISCHIO È CHE IL PIANO NON PASSI L’ESAME, VENGA BOCCIATO E…

«Il lavoro sul Recovery Plan italiano è in corso e spero che l’instabilità politica in Italia non metta a repentaglio questo lavoro». Il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis parla al termine dell’Ecofin, la riunione dei 27 ministri finanziari dell’Ue che ha preso in esame i progressi dei piani nazionali di ripresa e resilienza che gli Stati membri devono presentare per accedere ai fondi di Next Generation Eu (per noi sono circa 209 miliardi).

«L’Italia è il maggiore beneficiario – ha aggiunto Dombrovskis – e bisogna assicurarsi che i fondi arrivino, sono molto importanti per la ripresa in Italia». La Commissione Ue non si esprime sulla crisi di governo. «Noi non commentiamo la politica interna, questo si sa», ha spiegato lunedì sera il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, dopo l’Eurogruppo. «Ovviamente vorrei avere degli interlocutori stabili ma non spetta a noi di discuterne», aveva aggiunto. Per Bruxelles la priorità è che l’Italia riesca a realizzare il piano nazionale di ripresa. Dombrovskis ha detto che il lavoro procede «in stretto contatto» con le autorità italiane e che due giorni fa ha avuto un colloquio con il ministro Roberto Gualtieri «per discutere della preparazione del piano nazionale italiano: l’Italia ha già presentato un numero cospicuo di componenti, quindi tutto sommato vediamo che questo lavoro sta andando avanti». A Bruxelles spiegano che l’ultima versione è migliorata ma restano delle criticità. Lo stesso Gentiloni ha riconosciuto lunedì che «il progetto di piano italiano è ampiamente convergente e rispecchia i nostri obiettivi e politiche» ma che le bozze italiana e di altri Stati Ue «devono essere discusse, rinforzate e potenziate dal punto di vista di riforme, raccomandazioni specifiche per Paese e dettagli su calendari per raggiungere gli obiettivi che noi ci prefiggiamo».

 Ancora più esplicito Dombrovskis, riferito non solo all’Italia: «C’è ancora molto lavoro da fare, per esempio definire le stime dei costi, gli obiettivi finali e quelli intermedi, e affrontare le raccomandazioni Ue». Dalla discussione dell’Ecofin è emersa la necessità di migliorare la combinazione tra riforme e investimenti. Un’indicazione che riguarda anche noi, benché ci sia già stato un riequilibrio nella bozza del piano. 

Ora è necessario che Roma passi dalle linee generali alla definizione concreta dei progetti selezionati. Inoltre si deve assicurare che il piano sia coerente con le raccomandazioni specifiche per Paese, che per l’Italia prevedono una parte sulle pensioni ancora assente. Manca anche la parte sulla concorrenza e i mercati dei prodotti che Bruxelles si aspetta da noi.

 E non c’è ancora l’indicazione del meccanismo attuativo, la cosiddetta governance, che è stata al centro di grandi discussioni tra le forze politiche e che sarà definita una volta superata la crisi di governo. Un punto fondamentale per Bruxelles è lo snellimento delle procedure attraverso l’identificazione ex ante dei colli di bottiglia che frenano l’attuazione dei progetti e la definizione di procedure da far scattare in caso di ostacoli imprevisti. Bruxelles non indica quale governance adottare, ma chiede di avere una struttura con cui interfacciarsi sia a livello politico sia a livello tecnico e che permetta l’esecuzione del piano in maniera efficace. Il nodo sarà sciolto una volta risolta la crisi di governo.

Bruxelles attende di vedere gli sviluppi, ma c’è un timore: che la soluzione porti a un approccio spartitorio delle risorse di Next Generation Eu con una decentralizzazione per soddisfare gli equilibri politici, facendo perdere al piano la sua integrità e coerenza con la governance. Invece servono priorità vere e target ben definiti, anche perché è altissimo il rischio che il piano non passi l’esame della Commissione e il via libera del Consiglio se non risponde ai criteri indicati dall’Ue. Dal nostro successo dipende la riuscita di Next Generation Eu, che rappresenta una svolta per la storia dell’Unione. Bruxelles ci considera fondamentali per far riacquisire fiducia nel processo di integrazione europeo, ci attribuisce una responsabilità sistemica. Se riusciremo nel Recovery Plan allora sarà più facile riaprire gli altri cantieri, come l’unione bancaria. Intanto la Commissione prosegue con il sostegno all’economia: ha proposto ai governi di prolungare fino a dicembre lo schema temporaneo di aiuti di Stato in scadenza a giugno e di aumentare gli importi per le imprese.

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Governo, il premier oggi al Quirinale: le possibili mosse dopo il voto di fiducia.Matarella pensaci tu mandalo a casa, anche se volevo dire a CAGARE.Comunque osservate la foro,e come notate non cè piu Casalino! e gia una bella cosa!

Giuseppe Conte cerca il rilancio del suo governo. Il giorno dopo aver incassato una striminzita fiducia al Senato, il premier sa che la strada per proseguire è obbligata: allargare la maggioranza per garantire al suo governo una navigazione più tranquilla dopo l’addio di Italia viva. “Ora l’obiettivo è rendere ancora più solida questa maggioranza” aveva twittato a caldo subito dopo il voto di palazzo Madama.

Premier Giuseppe conte crisi di governo verso il qurinale (lapresse)© Fornito da Rai News Premier Giuseppe conte crisi di governo verso il qurinale (lapresse)

E il Pd lo incalza proprio su questo. “Occorre voltare pagina, rafforzare e ampliare la forza parlamentare di questo governo” afferma Nicola Zingaretti in mattinata.  Per questo il presidente del Consiglio ha in agenda per oggi sia un vertice con i partiti che lo sostengono sia un colloquio chiesto al Capo dello Stato. Già nel suo intervento il premier aveva anticipato alcune delle sue mosse: un rimpasto della squadra dei ministri, la ricerca di altri deputati e senatori che diano la fiducia al governo, l’arrivo in maggioranza di un gruppo di europeista e di centro strutturato. Un nuovo patto di legislatura.

Ma il tempo per raggiungere tutti questi obiettivi è poco: la ‘tregua’ che le Camere daranno all’esecutivo durerà pochi giorni, il tempo di varare lo scostamento di bilancio, già oggi, e il nuovo dl ristori. Poi l’opposizione tornerà alla carica, come ha fatto già subito dopo il voto, chiedendo che si torni alle urne ed appellandosi al Presidente della Repubblica. 

Il confronto con la maggioranza

Inoltre, anche dalla stessa maggioranza che viene una richiesta di rafforzamento. A cominciare proprio dai dem. “Il Pd ha svolto un ruolo importante. Basta polemiche, rimbocchiamoci le maniche perché l’Italia non può aspettare” ha detto Zingaretti. Si è certo “evitato il salto nel buio” ma ora è necessario “tornare a occuparsi dei problemi degli italiani e costruire una prospettiva politica”. Il segretario dem risponde anche alle polemiche innescate dalle opposizioni: “L’esito dei voti di fiducia alla Camera e al Senato conferma che non c’era nessun’altra ipotesi di governo che potesse prendere più voti nel passaggio parlamentare”. E il capodelegazione Pd Dario Franceschini esplicita l’impegno che Conte si trova davanti: “Un governo è forte se può contare su almeno 170 senatori. Ora quindi dobbiamo lavorare per rafforzarlo” e per farlo serve “una missione, un disegno politico”; per questo “abbiamo offerto di allargare la maggioranza a tutti i moderati che stanno con grande disagio in una alleanza a guida Salvini e Meloni, per sostenere una linea europeista e approvare una legge proporzionale che liberi il Paese da alleanze forzate. Per Forza Italia è una occasione”. E già ieri due senatori, Rossi e Causin, si sono staccati dal gruppo azzurro per dire sì a Conte.   

Se l’allargamento debba interessare anche Iv è tema aperto. Il M5s chiude la porta ma il capogruppo Pd Andrea Marcucci non taglia i ponti: “Da giovane deputato del Partito liberale una delle prime cose che capii a Montecitorio è che in politica non si dice mai la parola mai”.

Zingaretti riunisce vertici partito in videoconferenza

Il segretario del Pd ha  convocato i vertici del partito per le 16,30 in videoconferenza. Si  tratta di una riunione cui prenderanno parte il vice segretario Andrea Orlando, il capo delegazione al governo Dario Franceschini e i  capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci.

Nencini: “Mio sì travagliato, ora la mossa tocca a Conte”

“Io ero già nella maggioranza che sosteneva il vecchio governo, il mio voto è stato travagliato, ma di coerenza”. Lo ha detto a Rainews 24 il senatore del Psi Riccardo Nencini, che ieri ha votato la fiducia al governo Conte, ribadendo di “non aver ricevuto nessuna offerta, il mio voto non era decisivo peraltro”.”Abbiamo deciso di aspettare la replica di Conte e di capire in cosa consistesse la sua apertura, ora si tratta di capire qual è l’evoluzione” ha aggiunto. “Sto aspettando ancora che Conte formalizzi l’apertura di credito che noi abbiamo dato ieri in aula, c’è stata una segreteria lunghissima del mio partito per decidere cosa fare, ora la mossa tocca al presidente Conte”, ha concluso.

Bellanova: “Voti al Senato raccattati, poca solidità”

“I voti presi da Conte? Mi paiono poca cosa. Pensare di aver vinto con 156 voti, alcuni dei quali raccattati con contrattazioni poco qualificabili e tre senatori a vita. Le sorti delle istituzioni mi sembrano poco solide”. Lo ha detto la senatrice di Italia Viva Teresa Bellanova a “The Breakfast Club” su Radio Capital.”Abbiamo posto problemi che riguardano l’Italia, su quelle questioni abbiamo lasciato una porta aperta a Conte a ai partiti di maggioranza – ha aggiunto Bellanova spiegando la scelta di Italia Viva di astenersi -. Se invece di affrontare le questioni ci si occupa di mettere fuori una forza riformista come Italia viva, allora vuol dire che la politica è arrivata a livelli bassissimi. Non sento di essere la responsabile della crisi, sono stata solo responsabile verso il Paese. Quando ho capito di non poter più svolgere il mio lavoro, mi sono dimessa. Sarei rimasta a fare tappezzeria. Fare il ministro porta onori e oneri, quando è diventato solo un onore senza poter incidere ho capito che quello non era più il mio posto. Era il momento sbagliato questo per dimettermi? Se non è ora il momento in cui si impostano le politiche per il futuro, quand’è? Quando avremo consumato tutti i fondi del Recovery per distribuire un po’ di pannicelli caldi?”.Sullo scostamento di bilancio, infine, Bellanova ha confermato il voto favorevole: “Come abbiamo già detto, non bloccheremo gli interventi sulle persone e sulle imprese. Ma questo è continuare a mettere toppe. Bisogna impostare una strategia di rilancio. Italia viva è pronta a sostenere ogni sforzo per rilanciare l’Italia. Vorrei che ci si interrogasse su quale programma è stata chiesta ieri la fiducia. Chi ha votato la fiducia al governo, sa come si distribuiranno le risorse?”.

Polverini aderirà a Centro Democratico

Renata Polverini, la ex deputata di Forza Italia che ha votato per la fiducia al governo Conte, si accinge ad aderire a Centro democratico, la formazione di Bruno Tabacci. L’adesione alla componente del gruppo misto verrà comunicata a breve.

Landini: “il governo convochi subito le parti sociali”

“Il passaggio dopo questa crisi poco comprensibile e nel rispetto delle decisioni del parlamento è che oggi i costruttori vanno cercati nel Paese. Mi aspetto che da stamattina il governo convochi le parti sociali e si inizi quel lavoro che in questo mese la discussione della crisi ha bloccato”, a partire “dal confronto di merito sul del Recovery plan”. Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini,ad Agorà sui Rai3. “Ora dai ringraziamenti bisogna passare ai fatti”, ha aggiunto.

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«Ah, les Ita»liens» ! TRADUZIONE “Ah gli italiani” POI CI LAMENTIAMO PERCHE NEL MONDO CI PRENDONO PER IL CULO!

I tempi e le tappe per l'approvazione europea del piano italiano per il Next Gen Eu. I primi soldi in estateIl funzionario di banca è lì con la stilografica pronto a firmare il bonifico – composto da sussidi per 81,4 miliardi – per aiutarci a salvare la baracca. La famiglia, che ancora non ha nemmeno i documenti in regola per la richiesta, inizia una rissa davanti allo sportello. Appare così, vista da fuori dai nostri confini, la crisi andata in scena in questi giorni. Incomprensibile, prima ancora che inopportuna.

ORA:Archiviato il voto al Senato, Giuseppe Conte ricomincia il cammino un po’ più debole e un po’ meno credibile. Alla pandemia, ai vaccini, al blocco dei licenziamenti, alle scuole aperte a metà, si aggiunge una maggioranza semplice che somiglia a una non-sfiducia (roba del governo Andreotti Ter, 1976) e che da oggi alimenterà il bazaar dei senatori. Impossibile, per i media stranieri, spiegare ai propri lettori le ragioni di quanto accaduto. Resta lo scetticismo delle cancellerie e di Bruxelles, che se già prima serpeggiava, ora è manifesto: «Spero che l’instabilità politica in Italia non metta a repentaglio questo lavoro, perché l’Italia è il maggiore beneficiario e bisogna assicurarsi che i fondi arrivino, sono molto importanti per la ripresa», il laconico richiamo giunto da Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione.

Il conto alla rovescia non si ferma. Per completare l’iter a giugno e attivare gli oltre 200 miliardi del Next Gen Eu, l’Italia deve consegnare il piano entro fine febbraio. Si tratta di una bozza, la data ultima è il 30 aprile. Da lì in poi, a patto che la Commissione lo valuti positivamente e Consiglio dell’Ue lo approvi, ci vorranno almeno altri due o tre mesi per vedere i primi fondi. Ogni tranche semestrale successiva è subordinata all’impiego corretto e alla rendicontazione della precedente. I fondi vanno impegnati entro il 2023 e spesi entro il 2026.

Non abbiamo ancora iniziato a correre e già sprechiamo fiato prezioso a litigare. «Ah, les Italiens!».

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Il Pd è quello che ne esce di più con le ossa rotte

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Non è mia consuetudine insultare ed offendere le persone. Tanto meno su un social. Tuttavia osservando il comportamento e la strategia politica di Zingaretti mi viene da dire che gli insulti, le calunnie e le diffamazioni che per anni i pentastellati hanno rivolto al PD forse non erano del tutto immeritati.Penso a tutti coloro che hanno dato la propria vita per darci la libertà ed ora il PD accetta il voto di una Senatrice fascista.

Vergognatevi VERGONATEVI
Flash di premessa che nasce dall’evidenza. Proprio quando c’era bisogno di un governo saldo, robusto, spezza ferro, perché prima di questa crisi non lo era, dal voto del Senato inizierà quel di tutto e di più, un secondo tempo tragico, che la mossa di Renzi, se fosse andata a buon fine, avrebbe evitato.

Per questo, oggi, classificare un vincente e un perdente è uno score da retroscena leggermente offuscato. Una gara alla bisogna che non regala trionfalismi. Anche se, sarebbe indelicato, esclusivamente per storicizzare la sequenza degli eventi, non dire che il Pd è quello che ne esce di più con le ossa rotte. Vittima, ancora una volta, di un complesso edipico irrisolto. Renzi. L’ex segretario, l’ex premier che aleggiava sui destini di tanti piddini.

Di fronte all’occasione propizia di metterlo da parte, metterlo in cattiva luce, gli strateghi del Pd non si sono trattenuti. Tanti, ex ministri, ministri in carica, ex renziani, ex devoti beneficiati dal tocco del fiorentino, protagonisti della retorica compassionevole, il bene degli italiani e dell’Italia, quelli della citazione in Parlamento di un poeta, di uno scrittore mai letto, di una frase rubata su facebook, tutti questi e altri si sono concentrati a volersi liberare del rottamatore. Per sempre. E a ben guardare la strategia è attenta. Misurata. A tratti spietata. Però a parti invertite. Renzi è il buono. Il Pd è il cattivo.

È evidente che Renzi è partito con un passepartout del Pd. Vai avanti tu che mi viene da ridere. E buona parte di quelli del Pd erano convinti che Conte e ministri del governo fossero il problema. Renzi ha accelerato, facendo una cosa giusta e poi quelli del Pd hanno virato, preferendo alla politica pura, appunto, il bene degli italiani e dell’Italia, le questioni di retrobottega, le ferite aperte, le fratture diventate voragini, quell’alto e basso, quella differenza di statura che consolida una leadership.

È paradossale l’andamento del Pd. Ingrato, verso un leader, Renzi, che evidentemente ha ancora a cuore la sinistra, il centrosinistra, lo stesso Pd, più di tutti quelli che ci stanno in quel partito, quelli usciti, ex segretari ed ex premier che avevano promesso sfracelli, e i rientranti di queste ore. La storia è lì a dimostrarcelo. Quando nell’estate di un anno e mezzo fa Renzi creò il governo in carica, ricreò il premier Conte e la formula Pd-5Stelle che lo sostiene (a magnifiche sorti progressive per future alleanze elettorali) consegnò a Zingaretti, chiavi in mano, strategia e contenuti di cui al momento il presidente della Regione Lazio era sprovvisto. Non c’entrava nulla l’aumento dell’Iva. E io, allora, l’avevo scritto in diversi post.

In quell’occasione sì, se Zingaretti fosse corso al voto prendeva una scoppola senza precedenti rinforzando Lega e 5 Stelle. Anche qui. La politica. Renzi con quell’operazione estiva depotenziò a lungo andare Salvini che oggi rispetto alle europee ha perso il dieci per cento di consenso e ha più che dimezzato la forza dei grillini. Zingaretti, il Pd tutto, avrebbero dovuto ringraziare Renzi lasciandogli scegliere quello che desiderava.

Il copione, il format di questa crisi ha virato nel senso meno opportuno. Primum il rancore irrisolto. Che ha offuscato la strategia. Meglio Conte, irrobustirlo perché comunque andrà è robusto fino a renderlo insostituibile, onnipresente rispetto al futuro, fondamentale in una alleanza 5 stelle-Pd. Favorendo l’entrata di un centrismo a chiamata, dimmi quello che vuoi e ti sarà dato. Così mentre la nebbia si dirada e le menti si schiariscono, la proiezione dei prossimi mesi ci regala un Pd in un vicolo chiuso. A senso unico. A bocce ferme. Che ben gli possa andare ha fatto fuori Renzi (poi non tanto, visto che in questo format di governo, Italia Viva sarà più decisiva) e gli tocca prendersi in spalla Berlusconi, Forza Italia.

La sorte dei grillini è ben più fosforescente. Esuberante. Se non accetta Conte leader indiscusso dei 5 Stelle è destinato a sfiorire quel 15% rimasto, con la risultante plastica, estetica, di un partito irriconoscibile, che non c’entra nulla con i motivi per cui è nato e ha raccolto milioni di consensi.

Renzi che farà dopo che gli hanno servito l’ennesima figuraccia, l’immagine onnipresente del bomba, del giocatore di azzardo a carte scoperte? Sia chiaro, quello appena descritto è il presepe che Pd e compagnia, la comunicazione, hanno costruito attorno alla figura di Renzi nei giorni passati. Quelli ripetono all’ossessione che è finito, che ora basta, che non ne c’entra una. Un patchwork di manie compulsive che nascondono la paura verso un leader di razza che forse sarà stato un po’ ingenuo ma che alla fine non cede. E non cederà, malgrado tutto.

Avremmo preferito che le truppe renziane al Senato (e alla Camera) votassero contro il governo. Oggi difficilmente Conte non si sarebbe dimesso. Ma capisco l’ex premier. Il suo partito, i senatori ballerini tentati dalle sirene ideologiche passionali fuori tempo del Pd, mai voteremo contro il Pd perché i nostri elettori non capirebbero. Quindi Renzi farà con quello che c’è a disposizione.

Il Vietnam della Commissioni parlamentari, per esempio. Nella fluidità della politica italiana è il minimo. Di fronte a un Pd chiuso sempre più a riccio a difendere la posizione, dipendente da Conte e da lì non potrà facilmente ritornare indietro, lo depotenzierà fin che volete, ma il baricentro è stato trovato e guai spostarsi.

Compito di Renzi, stavolta se l’è segnata, è stanarlo, appannarlo, renderlo irriconoscibile, più di quello che già è. D’altronde a fine luglio si entra nel semestre bianco, il rischio delle elezioni che tanto hanno turbato in questi giorni il destino vigile di molti deputati e senatori, cadrà e, a quel punto, si riscriverà il destino del governo e del premier oggi in carica.

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Dopo i 156 voti al Senato, qual è il destino di Giuseppe Conte? A CASA DANNI NE HA GIA CREATI ASSUFICENZA.QUESTA E LA MIA SPERANZA E PREVISIONE.

L'immagine può contenere: 2 persone, il seguente testo "ITaLIaviVa Sarrema'mosrn Piano del governo "senza anima" un collage. Italia viva propone il piano ciao. 61 punti per la crescita. J"

IL PERCHE SOSTENGO CIO? BASTA LEGGERE CIO CHE IL GOVERNO A PRESENTATO PRIMA DELLA CRISI. Matteo Renzi ha esternato la sua preoccupazione circa il piano, presentato dal Governo sul Recovery plan che egli ha definito: “senza anima“ e che risulta essere un collage dei vari Ministeri, senza avere un’organicità di visione. che e ha ribadito che Italia Viva presenterà un suo piano di sessantuno punti, che partirà da un acronimo: CIAO. Ogni lettera ,corrisponde a un settore e sarà fondamentale ,per la struttura del piano, il tutto, sarà legato al lavoro.
Un piano , che partirà dai territori e a questo scopo, i Sindaci saranno coinvolti e verranno erogati loro direttamente dei fondi da spendere per le esigenze delle loro Comunità. Innanzitutto, la Cultura, di cui il nostro Paese dovrà diventare “ faro” entro dieci anni ,investendo anche su risorse umane.
Saranno previsti 19 miliardi da investire su Scuola, Sanità, Università Infrastrutture. Investendo sull’alta velocità, e su tutto ciò di cui il nostro Paese ha necessità, senza il minimo ripensamento ideologico su questo punto.
Circa questo settore occorre evidenziare che vi sono circa 300.000 case popolari che dovranno essere messe a disposizione e che non solo daranno dignità a chi ha necessità di una residenza, ma anche posti di lavoro perché il settore delle infrastrutture crea numerose opportunità di occupazione.
I grillini si sono espressi contro l’alta velocità in Commissione e questo non è corretto, occorre superare questi blocchi esclusivamente , ideologici.
Occorre creare linee di collegamento, metropolitane dove non ci sono, innanzitutto al Sud, compreso il ponte sullo Stretto , che potrebbe portare beneficio a entrambe le sponde.
Circa l’economia circolare, occorre specificare, dichiarare cosa si si vuole fare sul rifiuto e comunque investire perché l’Italia è al primo posto in queste attività nel Mondo e spesso lo scordiamo.
Ambiente ,la sostenibilità è un importante settore per l‘’occupazione. e su questo percorso non vi saranno dubbi, ma investimenti.
Riguardo al dissesto idrogeologico il piano del Governo prevede 3,9 Miliardi, ma in effetti già il piano Italia Sicura, ne prevedeva più del doppio e questa è la cifra che effettivamente, occorre per mettere il territorio a norma.
La sostenibilità ,è un importante settore per l‘’occupazione.
Non è possibile che per mettere in sicurezza l’Italia e salvare vite umane, si investano così pochi Miliardi su una quantità ingente di risorse che si ha hanno a disposizione.
Pertanto, ristabilire l’unità di missione sul dissesto idrogeologico. Sul Mes, non si tornerà indietro si devono investire i 36 miliardi sulla Sanità, aumentando le retribuzioni dei lavoratori del comparto, oltre che nelle infrastrutture e nelle attrezzature e l’innovazione medica.
Non si può perdere quest’opportunità ,unica.
Sui giovani, il piano del Governo ha previsto uno stanziamento di 2 Miliardi e ciò è inaccettabile, perché questo è proprio il prestito, finanziamento, per il futuro dei giovani su cui, non si intende indietreggiare ,ma fare proposte per l’occupazione, la formazione.
Impiegare i soldi del recovery Fund per ridurre il debito pubblico è una sciocchezza il debito pubblico, va ridotto attraverso la crescita, e solo con un piano intelligente e a lungo respiro potremo raggiungere questo obiettivo di crescita .
Il piano del Governo ha valutato che attraverso l’utilizzazione di questi fondi, avremo un incremento del Pil del 2,3 e l’occupazione al Sud aumenterà , dello 0,8%.
Non è accettabile, è irragionevole che a fronte di un investimento così ingente, si abbia un ritorno del Pil del 2,3%di un investimento di risorse, un ritorno così esiguo, sia di Pil, sia di occupazione al Sud
Infine, non si tornerà indietro circa la cyber security e la delega sui Servizi Segreti. Opportunità, non solo riguardo le pari opportunità tra generi, ma più in generale, come occasioni per rilanciare la crescita in ogni settore utilizzando nel modo più efficace possibile le risorse del #RecoveryFund

ORA:Il governo, dopo due giorni di discussione nelle stanze del Parlamento ha ottenuto 321 voti di fiducia alla Camera e 156 al Senato, dove c’era maggiore paura a causa dei bassi numeri di senatori delle forze di maggioranza. Conte ha ora una maggioranza relativa il che vuol dire una forza di governo molto debole e risicata che potrebbe rischiare di non riuscire a controllare il Parlamento, o meglio le varie commissioni che lo compongo. Il presidente del Consiglio lo sa bene e infatti sui social ha scritto: “Il Governo ottiene la fiducia anche al Senato. Ora l’obiettivo è rendere ancora più solida questa maggioranza. L’Italia non ha un minuto da perdere”. Ma cosa succede ora al governo?

Cosa succede ora al governo?

Ottenuta la fiducia delle camere, la parola passa ora al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che avrà il compito di valutare se la maggioranza ha realmente lo spessore politico per poter governare il paese. In tutto questo le opposizioni reclamano e hanno già dichiarato che saliranno al Quirinale per presentare i loro dubbi al Capo dello Stato. A Conte per avere la maggioranza assoluta servirebbero 161 voti al Senato, motivo per cui la “compravendita” dei parlamentari continuerà nei prossimi giorni. Sotto la lente d’ingrandimento c’è l’Udc, indicata da più fonti come la forza politica che potrebbe salvare il governo, magari ricevendo in cambio alcuni incarichi di responsabilità nell’esecutivo che andrà riformato.

I due presidenti, Mattarella e Conte, si incontreranno nelle prossime ore e tracceranno insieme una linea strategica da seguire. Superato lo scoglio, anche tempistico del voto di fiducia in Parlamento, ora l’esecutivo avrà maggiore calma per provare a rafforzare le proprie maglie interne. Mattarella vuole, ed è cosa nota, che ad appoggiare il governo non ci siano però solo dei soggetti sparsi all’interno del Parlamento, ma una o più forze politiche.

L’ultima strada possibile è quella poi di un clamoroso ritorno nell’esecutivo di Italia Viva, sempre più ago della bilancia dell’asse parlamentare con i suoi voti di astensione nel voto di fiducia al Senato.

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Crisi di governo, Renzi: «Noi di Italia Viva pronti a tutto, anche a un governo di unità nazionale»MA NON CON PREMIER CON LA FACCI DI BRONZO.PUOI PRENDERE PER IL CULO CHI VUOI,MA NOI NON ABOCCHIAMO.

L'immagine può contenere: 2 persone, il seguente testo ""LA NOSTRA AGENDA È LA LA STESSA DEL PRESIDENTE BIDEN""

Dopo la lunghissima giornata in Senato, Matteo Renzi, il leader di Italia Viva, ha parlato in serata a Porta a Porta. «C’è stato un calcio mercato lunghissimo e alla fine numeri decisamente deludenti. Un Paese in crisi non si governa con questi numeri. Noi siamo assolutamente disposti a discutere di tutto, tranne con la la destra. Anche di un governo di unità nazionale…ci sono tante possibilità ma Conte pensa più alla poltrona che al Paese». E ancora. «Non hanno i numeri nelle Commissioni. Non ho più il vincolo di maggioranza, non devo più votare per Bonafede. Questo suk non è un suk che viene fatto su un’idea ma una cosa è sicura: questo governo non ha la maggioranza in Senato. Conte è un uomo che rimane alla sua poltrona indipendentemente dalle idee. Oggi dovevano asfaltarci ma non hanno la maggioranza. Da oggi saremo opposizione? Mi sembra evidente. Il presidente del Consiglio ha scelto di costituire un’altra maggioranza, non ci vuole con sé». 

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Matteo Renzi: “Non ho più il vincolo di maggioranza, sono sereno sono libero.

L'immagine può contenere: 1 persona, persona seduta, vestito elegante e primo pianoMatteo Renzi: “Non ho più il vincolo di maggioranza, sono sereno. Votiamo contro Bonafede”

E L’ACCOZZAGLI PARTE IN QUARTA CON LE SOLITE ILLAZIONI ,DICENDO! Il leader di Iv si sente già all’opposizione. NO CARI IL RENZI E LIBERO LIBERO LIBERO CAPITO NON DEVE PIU INGOIARE ROSPI,LIBERO DI DECIDERE DI PROPORE DI APROVARE O BOCCIARE.LIBERO ED E LA COSA PIU GRATIFICANTE IN POLITICA! CON LE PROPPIE PERPOSTE IDEE CERCARE DI FARE IL BENE DEL SUO POPOLO L’ITALIA.

Renzi o non Renzi Bonafede e tutto l’esecutivo ci stanno portando a sbattere , questo esecutivo per la poltrona ci sta portando alla guerra sociale. e comunque Conte E’ FINITO!!!
Conte prima o poi cade e io stamperò lo spumante.

E nom perché voglio che governi il centrodestra, ma perché voglio un premier competente, super competente.

A cominciare dall’inflazionato Mario Draghi, un gigante in confronto a Conte signor nessuno.

Cosa ha fatto Conte nella sua vita?

Sindaco? Presidente di regione? Gavetta politica? Esperienze manageriali? Imprenditoriali?

Forse diplomatiche?

Niente di tutto questo.

Ma forse avrà studiato economia? Sarà forse esperto di macroeconomia o geopolitica?

Niet, niente di tutto questo, di nuovo.

Eccolo il populismo, allo stato più puro.

Il popolo incolto che nel momento di tragedia sanitaria si affida all’uomo della provvidenza venuto dal nulla.

Un pifferaio magico seduttore di masse col vestito elegante e la faccia truce (dimmisulando serietà e competenza).

Ma dietro alla maschera poca sostanza, per chi non ha i paraocchi. Poca sostanza e uomo qualunque in cui le masse populiste si riconoscono, anche in disprezzo ai veri competenti, populismo appunto.

Ma anche incapacità popolare (per deficit intellettuale) di saper valutare la competenza altrui.

Durante le sue infinite, ripetitive, angoscianti conferenze stampe, nessuna empatia verso i cittadini per la sofferenza e privazione che si protrae da 1 anno ormai.

Nessun “mi dispiace”.

Ma nemmeno nessun progetto.

Ma prima o poi la pandemia finirà è l’incanto del pifferaio magico incompetente finirà con essa.

Gli umori del popolo cambiano.

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Gli editorialisti i media cominciano timidamente a criticare il governo irresponsabile

L'immagine può contenere: 1 persona, il seguente testo "" si possono lasciare oer le idee. Abbiamo dimostrato che le poltrone Orgogliosi della dignità e della nobiltà di Teresa, Elena e Ivan. MATTEO RENZI #ITALIAvIVA"Anni fa,l’esperienza pur breve in politica, mi ha insegnato che il populismo provoca o violenze o incompetenze, condivido che il dire “Mai con questo o con quello” non è fare politica. La politica sono i programmi e non le persone, la politica non è farsi compagnia ma è concretezza, impegnando le migliori menti e capacità, strutturando le migliori soluzioni per il paese, incontrandosi, litigando, anche avere incontri tesi per arrivare alle scelte che portino alle soluzioni migliori dei problemi nell’interesse generale. L’emblema che dimostra che anche se vuoi provare a cambiare le cose, la politica e gli storici della politica ti obbligano comunque a fare come loro? Vero, è esattamente emblematico.
Ancora una volta nella storia della nostra Repubblica, la parte marcia impone ai nuovi di marcire. È triste, ma finché non ti permettono di cambiare le regole rimane sempre la solita storia. O fanno marcio tra di loro o ti impongono di marcire con loro. Bravo Renzi che con un fermezza sta palesando nuovamente quanto facciano schifo i vecchi partiti e le logiche che impongono.Non mi stupisce. Matteo Renzi dice “guardate la valanga di problemi che ci seppelirà, bisogna affrontarli indicando la via”. IL risultato è una valanga di insulti. Il populismo, il trumpismo, e tutto il circo mediatico a cui siamo sottoposti senza una corretta ed imparziale informazione, costantemente inquinata da opinioni di parte ed ecco che la gente pensa all’incontrario, vede all’incontrario e direi che cammina all’incontrario. Questa è l’Italia!!
Avanti a testa alta con ITALIA VIVA

E finalmente ma timidamente.I più autorevoli commentatori ora gridano che il Re, seppur provvisto di pochette, è nudo. E auspicano che dalla crisi esca un governo migliore del Conte 2, che a loro non piaceva per niente. Ma allora perché pensano che il politico che ha innescato una possibile palingenesi sia solo un incosciente?

Allineandosi alla nuova regola costituzionale non scritta secondo la quale non è possibile fare crisi di governo se è in corso una pandemia, il pensiero unico dei commentatori politici, in attesa dei messianici responsabili, ha cosparso giudizi critici sussiegosi e lacrime di coccodrillo per l’Irresponsabile che si è permesso di ritirare due ministri da un governo che se sposti una pedina, vien giù tutto, tanto è solido.Stando però ben attento, il pensiero dominante, a distinguere, aggiungendo un codicillo alla nuova regola, e cioè che solo il sinedrio degli editorialisti è autorizzato a criticare. Anche con argomenti forti e sprezzanti, anche con tabelle e infografiche, disegnini satirici se necessario. La pratica è invece interdetta a chi fa politica. Quest’ultima categoria può al massimo bofonchiare come Nicola Zingaretti, dire vai avanti tu perché io ho un carattere debole, ma niente di più impegnativo.

A noi sprovveduti, ciechi di fronte alla chiara riprova di egocentrismo e inguaribile smania di protagonismo dell’Irresponsabile, unico vero motivo di questa crisi, sembra tutto un po’ ipocrita.

Provare a esaminare nel merito le questioni, almeno questo? Aprendo il Corriere di domenica, Aldo Cazzullo cerca di farlo scrivendo testualmente: «Se da questa crisi uscirà un governo migliore, in grado di offrire garanzie sia ai cittadini sia agli alleati europei che ci hanno aperto una linea di credito, questi giorni affannosi saranno serviti a qualcosa». Scusate se è poco, ma allora perché metterlo alla fine di un lungo discorso lamentoso su quel cattivo soggetto che «non ha avuto torto a porre il tema del Recovery plan», ma «all’evidenza ha sbagliato i tempi della crisi, che risulta incomprensibile con il virus che risale» eccetera?

Problema di tempi, tutto qui? A quale punto della curva pandemica era meglio aprire la crisi? Non bastava pasticciare su 209 miliardi, inventarsi la Babele di 300 esperti, sbagliare vistosamente le dosi dell’intruglio sul piano di spesa? Tutto questo non è importante. Che il Re sia nudo lo diceva anche una vecchia favola, ma fino a un momento prima di denunciarlo, a tutti sembrava ben vestito, persino con un fazzoletto nel taschino. Magari evitare almeno per una volta la volgarità dei mille Razzi attaccati ai 12 mila euro sarebbe utile, perché è proprio diffondendo semplificazioni di questo genere che non si aiuta la gente a capire.

Ha ragione però il Cazzullo costruttivo. Il Paese ha bisogno di un governo migliore, è tempo di uscire dal primo tempo della favoletta, quando ti chiedevano un like giornalistico al Re vestito, in cambio di qualche pettegolezzo di Palazzo, di innocue cronache interne su quanto rideva il presidente del consiglio alle battute di Dario Franceschini sulle telefonate fasulle di Rocco Casalino. Un po’ di colore fa bene e la presa in giro del fratellone che guida tra le quinte il governo, è materia accettata in qualsiasi regime.

Persino Mario Monti, in un editoriale sullo stesso Corriere, intitolato alle “condizioni” per dire di sì al nuovo corso, sembra inizialmente accodarsi al criterio prevalente dell’alzata di ciglio per l’intempestività dell’Irresponsabile, ma poi si dilunga in una serie di condizioni, alcune delle quali inverosimili, perché richiedono l’abiura totale del populismo, tipo chiedere tassa patrimoniale, di successione eccetera a una classe di governo inebriata da miliardi a gogò come non mai, o regole sulla concorrenza a gente che ha prorogato la sospensione della Bolkestein (spiagge e mercatini rionali) fino a fine secolo, o quasi.
Come voterà Monti se queste condizioni non saranno neppure sfiorate? Cosa diranno gli editorialisti se uscirà un governicchio: dall’anti Papeete all’anti Pierino?

Certo che i sondaggi raccontano di un’opinione pubblica che si lamenta, protesta per le zone multicolori, ma poi non capisce, non si raccapezza davanti a una crisi di governo, ma sarebbe compito del giornalismo di opinione spiegare le cose, magari evitando di ridurle sempre a questioni di poltrone. Cosa diversa da un giornalismo follower, che non spiega o semplifica troppo, accarezzando il gatto del mainstream.

Se è vero che il governo attuale non funziona, provare a indicare un’alternativa alle mosse del cavallo? Anche semplicemente rassegnarsi al fatto che in questa situazione Giuseppe Conte è il massimo che ci possiamo permettere, può essere una risposta triste ma una risposta, addirittura la sintesi di questa Italia così come l’hanno voluta gli elettori del 2018.

Ma se poi, messo in un angolo Pierino, la Maestra va alla lavagna e riprende la lezioncina su quanti errori fa questo governo, peggio ci sentiremo.

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Il governo Conte ottiene la fiducia, ma con Berlusconi badante

Striminzita maggioranza relativa al Senato, con il voto dell’ex segretaria di Berlusconi Maria Rosaria Rossi, di Andrea Causin di Forza Italia e di Lady Mastella. Durerà?

Donald Trump se ne va, Vladimir Putin prima ha avvelenato e poi arrestato il suo oppositore Navalny, Giuseppe Conte si è salvato anche col voto della segretaria particolare di Berlusconi, Maria Rosaria Rossi, nuova pasionaria di Marco Travaglio, e di altri forzitaliani (oltre che di Lady Mastella). Governo M5s-Pd-LeU di minoranza, con badante Berlusconi.Centocinquantasei voti a favore di Conte, compresi tre senatori a vita e due indecisi fino all’ultimo secondo, Campolillo e Nencini. Centoquaranta i voti contrari. Sedici gli astenuti. Durerà?

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