IL DISCREDITO DEI PATACCARI

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Quale che sia l’esito della drammatica vicenda dell’ex-Ilva, mi sembra evidente che ciò costituisca notevole discredito per un Paese già ampiamente compromesso sul piano della reputazione internazionale. Un pessimo segnale per chiunque nel mondo abbia in animo di investire in un sistema economico nel quale, mentre si cambiano regole dirimenti in corsa (mi riferisco nello specifico al famigerato scudo penale utilizzato da una parte dei grillini come un pretesto per le più sordide rivalse interne) più e più volte, si fa la voce grossa, richiamando un grande investitore come ArcelorMittal al rispetto di accordi che i due Governi presieduti dallo stesso Premier, Giuseppe Conte, sono stati i primi a violare.

Lo stesso Presidente del Consiglio, alla fine della convulsa giornata di mercoledì scorso, interamente dedicata ad una estenuante trattativa prima con la multinazionale franco-indiana e poi all’interno di un Esecutivo oltremodo diviso sulla vicenda, a margine di un inconcludente Consiglio dei ministri ha tuonato: “Questo Paese non si lascerà prendere in giro”.

E in effetti, guardando gli ultimi risultati elettorali del suo partito di riferimento, il Movimento 5 Stelle, sembra proprio che stia proprio accadendo quello che Conte auspica, con milioni di italiani i quali non credono più alle patacche politico-programmatiche che per molti anni hanno caratterizzato l’azione dei grillini. Patacche che lo stesso sedicente avvocato del popolo continua a spacciare a ciclo continuo.

Infatti, sempre rivolgendosi ai giornalisti in merito all’inconcludente negoziato con ArcelorMittal, il nostro ha attaccato questi ultimi, sostenendo di aver loro inutilmente riproposto il ripristino del succitato scudo penale. Peccato però, è doveroso aggiungere, che durante il successivo vertice di Governo i ministri pentastellati abbiano opposto un muro invalicabile a tale possibilità, minacciando di far cadere l’Esecutivo. Dunque, anche in tale frangente il prode Conte stava tentando di rifilare una ulteriore patacca ai responsabili del colosso siderurgico, prendendo un impegno politico che ancora oggi non sembra in grado di mantenere.

Ma non basta, nel corso di “Porta a Porta” del giorno successivo, il Presidente del Consiglio ha chiesto retoricamente a due autorevoli commentatori del calibro di Paolo Mieli e Maurizio Molinari se “ricordassero un Governo che sia stato in grado di tagliare ben 26 miliardi di tasse” come quello attualmente in carica. Ora, a parte lo sbigottimento che si è letto chiaramente nel volto dei suoi interlocutori, trattasi in questo caso di una patacca di dimensioni gigantesche.

In sostanza Conte vorrebbe convincere una comunità nazionale devastata da una pressione fiscale che viene da molto lontano, e che con l’ultima manovra giallo-rossa viene ulteriormente inasprita, che gli oltre 23 miliardi di mancato aumento dell’Iva si possono aggiungere ai meno di 3 di tagli effettivi previsti per il cosiddetto cuneo fiscale.

In pratica quest’uomo dalla schiena diritta, così definito in un encomio pronunciato in diretta su La7 dal governatore della Puglia – quel Michele Emiliano sempre più vicino alle posizioni grilline – ritiene di sommare impunemente le pere di una piccola riduzione delle tasse con le mele di colossali clausole di salvaguardia evitate, come già ampiamente dimostrato dai numeri, facendo in gran parte ricorso a nuovi debiti.

Egli, parafrasando ancora una volta il celebre Abramo Lincoln, potrà pure sperare di ingannare molti per un po’ di tempo e alcuni per tutto il tempo. Ma è escluso che possa ingannare tutti per sempre, soprattutto quando si tratta di aziende con migliaia di lavoratori e miliardi di fatturato o di milioni di famiglie e di contribuenti che sanno benissimo far di conto, soprattutto in tema di tasse da sborsare.

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Un’altro partito ? entro la Notte di Natale, ci sarà un’altro partito, ma non quello del signor Calenda ci sarà il mio di partito fonderò un mio partito personale sembra che in italia, fondare nuovi partiti, sia l’attività imprenditoriale più redditizia

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Calenda lancia il suo nuovo partito: “Lo presenteremo il 21 novembre”

La creatura politica costruita assieme a Matteo Richetti, senatore ex dem. L’europarlamentare: “Pronti ad aiutare Bonaccini e Pd se M5s non sarà alleato”

Contrario al matrimonio di interesse fra Pd e M5s, è dallo scorso agosto che Carlo Calenda, europarlamentare eletto con i dem, medita di fondare un nuovo partito. Il momento è finalmente arrivato e ora c’è anche una data: giovedì 21 novembre.

Con un tweet l’ex ministro dello Sviluppo economico del governo Renzi annuncia la nascita del suo movimento e, postando una foto della manifestazione dei cittadini di ieri a piazza Maggiore a Bologna, conferma il suo sostegno a Bonaccini a patto però che il Pd non si allei con il M5s come è avvenuto in Umbria: “Questa mobilitazione va onorata. Il 21 lanceremo il nuovo movimento politico. Nonostante il poco tempo siamo pronti a lavorare con Stefano Bonaccini ed il Pd per combattere insieme. Ovviamente se i 5s non saranno alleati”. Nel post Calenda tagga Matteo Richetti, senatore fuoriuscito dal Pd (già ex renziano), con cui è appunto impegnato a costruire il nuovo partito.

MIO PUNTO DI VISTA! Errore strategico fondare un nuovo partito in questo tribolato momento di grandi incertezze. Legarsi al PD e quindi anche a Italia Viva di Renzi non è garanzia di successo. Sia l’uno che l’altro potranno soltanto erodere voti al già anemico PD. Fossi in lui aspetterei a legarmi al centro sinistra o peggio ancora alla sinistra, le proiezioni danno questi due partiti per sconfitti per lungo tempo e il risultato sarà di 5 partiti di sinistra o centro sinistra ridotti al 3-4%, Vi fate solo del male.

Calenda non è un capopopolo che arriva e si trascina dietro tutto e tutti, come lo sono stati Berlusconi, Renzi e Salvini….Si tratta di vedere se la lenta ascesa delle sue idee, sicuramente pratiche e moralmente accettabili, saranno sufficientemente e costantemente  acquisite dalla popolazione.Il centro sinistra ha bisogno di gente fresca, purtroppo, ancora di più, avrebbe bisogno di un vero leader….. e al momento non ce ne sono!!! TRANNE RENZI!

Dire a Calenda che il sodalizio con Richetti non potrà che fargli perdere consensi, basta ascoltare qualunque uscita pubblica del buon Richetti per conferma. Strano che un politico pragmatico come lui non intuisca il problema. Evidentemente ha anche lui i suoi limiti se non sa scegliersi i compagni di cordata.

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ELEZIONI REGIONALI: Salvini va solo in giro a fare aperitivi, in Emilia-Romagna non si faranno ingannare.

L'immagine può contenere: folla e testoELEZIONI REGIONALI: Salvini va solo in giro a fare aperitivi, in Emilia-Romagna non si faranno ingannare.Il sindaco di Parma appoggia il candidato Stefano Bonaccini. Ma ai dem dice: “Sbagliato allearsi a livello locale con il M5s. Se qualcuno mi sa dire oggi quale è l’identità del Pd, gli faccio i complimenti”

Mentre le sardine in piazza hanno mandato giù in un solo boccone il balenottero spiaggiato al Palazzo,è iniziata la “resistenza” da parte dell’Italia migliore, quella che è sempre stata la più propositiva ed all’avanguardia. Qui gli asili funzionano da sempre ed i terremoti non rendono gli amministratori famelici, qui è nato lo spirito cooperativo per cui non ci dovrebbe essere motivo alcuno di essere ammaliati dalle sirene salviniane. Pizzarotti ha ragione, il Pd, almeno qui, si dia un programma degno di questa gente.

POI!Se i  5S non presentano un proprio candidato e nemmeno vanno in coalizione con il PD, sono fiducioso che gran parte dell’elettorato dei 5S sosterrà l’ottimo Bonaccini, e ciò potrà, con buone probabilità, consentirne la riconferma.E a Salvini  gli andranno di traverso tutti gli aperitivi che consumerà in campagna elettorale, così come è stato per i mojito del Papeete!!!

MA! Attenzione a non sottovalutare Salvini… perché sul territorio Lui è sempre visibile gli altri NO !!    Ultimamente sono stati troppi gli esempi negativi per chi si è sentito sicuro ed ha sottovaluto l’ Avversario per poi accorgersi che con l’iperattivismo e la presenza continua fra la gente lo ha portato a raccogliere voti fra gli incerti, dagli spaventati, dai delusi e dai disposti al rischio di un cambiamento radicale.  Nulla di peggio che piangere dopo.   Ed allora visto che i fatti hanno finora dimostrato chi è stato il Vincente diventa obbligatorio imitarne la strategia perchè è quel modo di competere che darà le maggiori probabilità di successo.

Quando si stimola la pancia quello che si produce non è mai piacevole. ESEMPIO.E’ davvero ignobile che Salvini si spacci per vittima in risposta agli atti di razzismo antisemita contro Liliana Segre. Innanzitutto perché, così facendo, strumentalizza il più grave evento storico, in cui si è materializzata la disumanità violenta e animalesca, in secondo luogo perché rischia di diventare, con le sue parole, a cui alcuni vogliono credere, il mandante di violenze inaudite contro le persone deboli, gli stranieri, i diversi in senso lato, cioè tutti coloro che la pensano diversamente da lui. Esattamente nello stesso identico modo, in cui i nazisti hanno fatto credere di essere vittime e hanno quindi perpetrato i crimini più odiosi contro l’ intera umanità.

Il problema principale di questo povero Paese è proprio la perdita di interesse per il bene collettivo, il credere all’imbonitore che fa le promesse più roboanti  (ma che non dice mai come le adempierà), e, soprattutto, la memoria labile.Il “giovane” Salvini, veleggia verso i 50 DICONO PERCHE DI REALE TIENE IL 17, fa politica da 27 anni. Ed è furbo.Conosce i suoi polli e sparge a piene mani il “becchime” che vogliono. Ha creato un nemico, ha indotto la paura e si è proposto come il rimedio: votatemi e vi darò quello che volete e vi libererò dalla paura.E’ in sostanza quello che fa, frequentando sagre, offrendosi sorridente, prestandosi ai selfie, bevendo e mangiando, poi dal palco “comiziando” promette il “bengodi” e l’italiano festante, e irretito, si dà di gomito col vicino: hai visto? lui è alla mano, mica tiene le distanze; lo voterò anch’io. PERCIÒ AMICI ATTENZIONE CHE L’IGNORANZA HA CAUSATO STRAGI E GUERRE DISUMANE. 

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Renzi show a ‘Viva Rai Play’: “Sono il Fiorello della politica”

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“Sono il Rosario Fiorello della politica”. Matteo Renzi ricambia la cortesia e collegandosi da Londra con l’anteprima di ‘Viva Rai Play’ risponde così allo showman che aveva aperto il suo miniprogramma su Rai1 definendosi il Matteo Renzi della Rai. “E io sono il Matteo Renzi della tv”, ha ripetuto oggi Fiorello, sottolineando: “Tutti e due avevamo detto di esserci ritirati e invece abbiamo cambiato idea. Come mai?”

Fiorello aveva già provato ieri a chiamare al telefono durante l’anteprima del suo nuovo programma dal ‘chiosco’ di via Asiago ma senza successo. “Ieri l’avevamo chiamata perché Salvini è sbarcato su Tik Tok”, dice Fiorello. E Renzi replica: “E mamma mia è ovunque quel ragazzo”. “Lei sbarcherà su Tik Tok?”, chiede Fiorello. “No quella è roba che lascio a Salvini, perché è più bravo di me sui social, è assolutamente più bravo di me. Non entrerò su Tik Tok: promesso”,

Fiorello si sposta sull’attualità: “State fondando un partito nuovo, Forza Italia Viva?” Ma cade la linea. Fiorello richiama e riparte all’attacco: “Questo partito nuovo che state facendo è per mettere insieme i delusi del Pd, con i delusi di Forza Italia, con i delusi dei Cinque Stelle, con i delusi del film ‘Joker’?”, chiede Fiorello tra le risate. “I delusi del film Joker non ci sono. Gli altri ci sono dappertutto”, risponde Renzi che poi si lancia in un’imitazione di Berlusconi: “Lei quando lavorava nelle nostre reti era un bravo ragazzo, ora è un comunista”, dice a Fiorello con la voce del cavaliere.

Poi due parole per Venezia. “Vabbè è pazzesco. Penso che in questo momento nessuna polemica. Perché ognuno potrebbe tirar fuori un libro di rivendicazioni, perché il Mose è in ritardo e tutto quello che si vuole. Ma oggi tutti abbracciati a quella città straordinaria, al sindaco Brugnaro, al governatore Zaia. Non ci sono divisioni politiche, non ci sono divisioni di partito. Tutti insieme per Venezia. Poi le discussioni le faremo dopo. Per una volta la politica non faccia polemiche. Almeno stavolta, almeno su Venezia”.

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Quando in Italia le tasse scendevano

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Siamo davvero sicuri che le tasse, nel nostro Paese, siano sempre aumentate? Non è proprio così, come ha spiegato il professor Marco Fortis sul quotidiano “il Foglio”.

“I cittadini italiani sono tra i più inclini a pensare che le tasse aumentino sempre, da che mondo è mondo. E che la corsa delle imposte su produzioni, scambi, redditi e patrimoni sia destinata a non arrestarsi mai”, ha spiegato Marco Fortis nel suo intervento odierno su “il Foglio”.

Eppure, prosegue Fortis, i più recenti dati diffusi dall’Eurostat sulla pressione fiscale nei paesi dell’Unione europea dimostrano però il contrario. Infatti, dal 2014 in poi il tax rate nel nostro paese è costantemente calato. Perfino nel 2018, anche se può sembrarci impossibile. Infatti, i dati ci dicono che “in totale, dal 2014 al 2018 il tax rate (dato dalla somma di imposte dirette, imposte indirette, imposte in conto capitale, contributi sociali e versamenti all’Ue in percentuale del pil) è diminuito in Italia di ben 1,5 punti: il più forte calo registrato nell’intera Unione europea (escludendo l’Irlanda i cui dati non sono comparabili per una discontinuità nelle serie storiche). La pressione fiscale italiana è scesa dal 43,5 per cento del pil del 2013 (massimo assoluto) al 42 per cento del 2018: meno 0,3 punti nel 2014, meno 0,1 per cento nel 2015, meno 0,7 per cento nel 2016, meno 0,3 per cento nel 2017 e meno 0,1 per cento nel 2018”.

Non solo: nonostante spesso ci consideriamo fanalino di coda dell’Europa, i dati continuano a sorprenderci. “La riduzione del tax rate italiano nel 2014-18 precede in graduatoria i cali di Belgio e Danimarca (entrambi meno 1,4 punti percentuali), Finlandia (meno 1,1 punti) e Austria (meno 0,6 punti), limitandoci qui a ricordare i paesi più significativi. Mentre il tax rate è cresciuto sull’arco del periodo considerato in Francia e Regno Unito (più 0,9 per cento), Svezia (più 1,2 per cento), Spagna (più 1,3 per cento), Germania (più 1,6 per cento) e Paesi Bassi (più 2,6 per cento)”.

Fortis passa poi a confrontare la curva storica della pressione fiscale in Italia e nell’Eurozona, notando che il tax rate italiano è stato sugli stessi livelli di quello medio della moneta unica dal 1995 al 2006. Unica eccezione del 1997, quando il nostro paese introdusse eccezionalmente la famosa eurotassa una tantum. Dal 2007 in poi, il divario tra la pressione fiscale italiana e quella media dell’Eurozona si è progressivamente ampliato fino a toccare un massimo di 2,5 punti percentuali di Pil nel 2012 (43,4 per cento in Italia e 40,9 per cento nell’Eurozona). Nel 2014-18, infine, si osserva che tale divario si è nuovamente ridotto a soli tre decimali (42 per cento in Italia e 41,7 per cento nell’Eurozona).

Cosa significa? Significa, come spiega Fortis, che “noi italiani, dunque, siamo tornati a sacrificarci in media come i paesi della moneta unica. Poi magari si può obiettare che, a fronte di una sostanziale similitudine della pressione fiscale, in altre nazioni europee la qualità di taluni (non tutti) servizi pubblici è più elevata. Ma questo è un altro discorso”.

Fortis prosegue poi la sua analisi allargando il campo di osservazione. “Il triennio 2015-17 – spiega – è stato il più proficuo per l’economia italiana dall’inizio della circolazione monetaria dell’euro per ciò che riguarda la combinazione virtuosa di quattro variabili chiave, proprio a cominciare dal calo delle tasse. Infatti, si sono verificati contemporaneamente quattro fenomeni positivi raramente presenti insieme nell’esperienza storica italiana degli ultimi due decenni: 1) un alleggerimento consistente della pressione fiscale (diminuita complessivamente nel triennio dell’1,3 per cento secondo l’Istat, al netto dei contributi all’Ue); 2) un significativo contenimento della crescita della spesa pubblica corrente prima degli interessi (solo 12,2 miliardi in più nel triennio 2015-2017 rispetto al 2014, secondo miglior risultato dopo il 2012-2014 quando l’aumento fu di 9,3 miliardi rispetto al 2010); 3) una buona crescita del pil (più 1,3 per cento medio annuo); e, infine 4) una riduzione del rapporto debito pubblico/pil (meno 1,3 punti nel triennio 2015-2017 rispetto al 2014, secondo miglior risultato dopo la riduzione del 3,2 per cento avvenuta nel lontanissimo triennio 2002-2004 rispetto al 2001)”.

Una serie di dinamiche virtuose inceppatasi, purtroppo, nel 2019: “l’azzeramento della crescita del pil, un rialzo del tax rate, una accelerazione della spesa pubblica corrente prima degli interessi e il rapporto debito/pil che è tornato a crescere”.

“A causa di ciò – conclude Fortis – la performance della nostra economia nella attuale legislatura appare ormai abbondantemente compromessa, salvo un deciso cambio di passo, che non può venire che da un progressivo ripristino del mix di politiche favorevoli che avevano caratterizzato la precedente legislatura”.

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Da ArcelorMittal la linea durissima: già disposta la chiusura degli altoforni tra un mese

Risultati immagini per Da ArcelorMittal la linea durissima: già disposta la chiusura degli altoforni tra un mese«Se ancora non fosse chiaro la situazione sta precipitando in un quadro sempre più drammatico che non consente ulteriori tatticismi della politica»

ArcelorMittal ha deciso: via da Taranto con la conseguente chiusura dell’ex Ilva. Dopo che la deposizione al tribunale di Milano dell’atto di citazione per chiedere il recesso del contratto d’affitto, l’azienda comunica la data, o meglio le date, di chiusura degli altoforni. Il primo stop tra meno di un mese.

«Questa mattina l’Ad di ArcelorMittal, Lucia Morselli ha comunicato il piano di fermate degli altiforni: Afo2 il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il 15 gennaio mentre verrà chiuso il treno nastri2 tra il 26 e il 28 novembre per mancanza di ordini». Lo sottolinea in una nota il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli.

 

Su richiesta dei sindacati sulle preoccupazioni dell’indotto, Morselli ha assicurato che l’azienda rispetterà tutti gli impegni, a partire dal pagamento delle spettanze previste dal contratto di appalto.

Mentre Landini ribadisce che è deciso a «non perdere nemmeno un posto di lavoro» e che «non ci sono condizioni per recesso», il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli ammette che «la situazione sta precipitando in un quadro sempre più drammatico che non consente ulteriori tatticismi della politica».

La situazione per il governo diventa dunque sempre più complicata. Ieri, 14 novembre, la commissione Finanze della Camera ha giudicato inammissibili gli emendamenti presentati da Italia Viva e Forza Italia per reintrodurre lo scudo penale per l’ex Ilva. Patuanelli e Bonafede hanno affermato che sono «al vaglio tutte le soluzioni» per risolvere la crisi. OGGI, 15 novembre, al Mise è previsto l’incontro tra azienda e sindacati alla presenza anche del Ministro dello Sviluppo Economico.

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Ormai Bologna è diventata la stalingrado d’Italia,da lei dipende la salvezza del paese dall’onda fascioleghista e la presa del paese…surreale…speriamo resistano come allora

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Il leader del Carroccio apre la campagna elettorale per le Regionali in Emilia in uno dei luoghi simbolici della sinistra. Nel palazzetto dello sport 5mila sostenitori lo applaudono, ma fuori gli risponde la contro-piazza di almeno 11mila persone. La corsa per il 26 gennaio inizia in salita: per l’ex ministro dell’Interno è la partita fondamentale per dare la spallata all’esecutivo. In platea anche tutti i maggiori esponenti della Lega nelle istituzioni locali e nazionali. I sostenitori salvano l’uscente dem Bonaccini, ma chiedono “più sicurezza” e “lotta all’immigrazione”. E soprattuto la “fine del sistema Pd” ed indirizzarsi sulle idee da ITALIA VIVA, per una nuova italia e centro sinistra. 

Caro selfini, siamo orgogliosamente emiliani Italiani e non abbiamo bisogno di essere liberati, l’abbiamo già fatto nel 1945. Siamo una regione di eccellenze, di persone accoglienti e gentili, quelli come te ci disgustano.E non predicare Romagna mia? Selfini? Non permetterti mai più, è offensivo. L’Emilia Romagna è una grande regione, fatta di persone dal cuore grande, non abbiamo bisogno di odiatori seriali.

Propone i esportare in emilia il modello veneto? Ovvero richiesta di autonomia, ma quando ci son le calamità chiediamo aiuto allo stato, leggi sull’odio, sulla divisione e sulla discriminazione degli stessi italiani per accontentare il popolino mentre la classe politica si magna mezza regione, producendo disastri sia economici che territoriali come il MOSE?

Se per riempire le piazze arrivano da altre regioni allora il  sbandierato 11000 non e’ esatto saranno molto meno i partecipanti locali. Non e’ un bel segno per Salvini. Quello che mi sconcerta e’ che i giovani vedono il patriottismo di salvini solo contro i migranti e e non vedono le malefatte e ruberie varie perpetrate dagli alti dirigenti della Lega. Mi chiedo coma fanno a sentirsi patrioti di coloro che stanno rubando soldi pubblici e fanno accordi sottobanco con i russi e poi fanno leggi per salvare ladri e ladroni parlamentari. Ma cosa hanno nel cervello i giovani che guardano alla lega?

Il capitone NoEuro, sovranista affiliato alla cosca Bannon-Putin, vuole dare la spallata finale alle stanze del potere e marciare su Roma, per portare l’Italia nell’ambito dei Paesi del Terzo Mondo, fuori dall’Unione Europea. Purtroppo l’influenza della cosca Bannon-Putin è pesante da noi, come altrove. Anche in Gran Bretagna la scoperta dimostrata di influenze straniere sta causando grossi problemi a Boris Johnson. Quando ci accorgeremo del disastro incombente ?

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Lega a Bologna, oltre 13mila persone in piazza Maggiore per protestare contro la campagna elettorale di Salvini La “manifestazione delle sardine” è stata organizzata in contemporanea alla convention del Paladozza, dove il leader del Carroccio ha inaugurato la campagna elettorale delle regionali in Emilia Romagna

La manifestazione delle sardine per protestare contro la Lega a Bologna.No pasaran da Piazza Maggiore

Undicimila “sardine” di sinistra al Crescentone di Bologna, quasi doppiati i leghisti del Paladozza, e Salvini inizia ad agitarsi

Il boato che giunge da Piazza Maggiore annienta il PalaDozza in versione leghista che a fatica si riempie ma non basta. Non basta a fermare l’onda spontanea di una sinistra che si raduna a piazza Maggiore, undici mila “sardine” che invadono il Crescentone con un messaggio chiaro e netto: “Bologna resta antifascista, Bologna non sarà mai leghista”. E’ una sinistra che dice no al leghismo e fa muro davanti all’Opa di un partito che fino a qualche anno fa da queste parti nemmeno esisteva.

Oltre 13mila persone si sono radunate in Piazza Maggiore, a Bologna, per la “manifestazione delle sardine“, organizzata in contemporanea alla convention Lega al Paladozza, dove Salvini ha inaugurato la campagna elettorale per le regionali in Emilia Romagna.

“Al nostro flash mob in piazza Maggiore hanno partecipato 12-13mila persone” hanno dichiarato gli organizzatori della manifestazione.

L’obiettivo della “manifestazione delle sardine” era proprio quello di portare sul Crescentone (la parte leggermente rialzata al centro della piazza) 7mila persone, strette, appunto, come sardine.

Il numero era stato scelto alla vigilia dell’evento leghista proprio perché è leggermente superiore alla capienza del Paladozza dove, in contemporanea, Salvini ha tenuto il suo primo comizio romagnolo per presentare la candidata Lucia Borgonzoni. Ma il numero di manifestanti ha superato le aspettative.

La mobilitazione delle sardine era nata spontaneamente al grido “Bologna non si lega” qualche giorno fa su Facebook, raccogliendo numerose adesioni.

I partecipanti erano stati invitati a presentarsi in piazza con una sardina, disegnata su cartone.

Dopo un minuto di silenzio, in piazza Maggiore è partita la musica, cominciata con  Com’è profondo il mare’ di Lucio Dalla.

In mezzo a tanti giovani e famiglie, anche numerosi esponenti della sinistra, sindaci e amministratori del territorio.

“Piazza Maggiore: qui c’è una Bologna bellissima. Grazie ai ragazzi che l’hanno organizzata”,E i ragazzi di ITALIA VIVA  ma scrive su Twitter il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. Ma lui non centra un cazzo e fa lo gnorri E DORMIVA!

È stata una bellissima piazza e sono felice di averla vissuta dal vivo. Gioiosa, motivata e, soprattutto, civile. Vi prego, lasciamo il linguaggio incivile a chi da sempre l’ha adottato e scegliamo di rispondere civilmente. Noi siamo così! Era ora! Bisogna far capire al resto del paese che esiste una alternativa credibile al NAZISMO di matteo “ruspa” salvini e dei suoi amici del KGB.

L’Emilia Romagna è governata dalla sinistra sin dalla fine della guerra ed è da sempre una delle poche regioni italiane che compete (da ogni punto di vista) ad armi pari con i Land tedeschi, con le ricche regioni del nord-Europa e con il resto del “primo mondo”.

Sarà un caso?

Poche ore prima la polizia aveva represso con gli idranti un’altra manifestazione organizzata in occasione della convention Lega, quella dei centri sociali e dei collettivi studenteschi, che si stavano avvicinando in marcia al Paladozza.

Il palazzetto di Bologna è quello in cui Enrico Berlinguer fu scelto come segretario del Pci nel 1969 e lo stesso in cui nel 1990 si tenne l’ultimo congresso del Pci voluto da Occhetto dopo la svolta della Bolognina. È qui che Salvini ha scelto di iniziare la sua “partita” per la conquista della storica regione rossa che, per il momento, sembra aver mostrato la voglia di resistere, almeno in piazza Maggiore.

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BOLOGNA 6000 SARDINE CONTRO SALVINI.E NESSUNO DEVE METTERCI IL CAPPELLO PER IL SUCCESSO!TUTTO MERITO DEI RAGAZZI DI ITALIA VIVA.

Piazza Maggiore

In 10.000 cantano ‘Bella Ciao’: il coro di Bologna che non cede alla Lega.Sono le ‘sardine’ contro Salvini, un flash mob che ha riunito 5570 persone in Piazza Maggiore

Stretti come Sardine, ed era esattamente questo il punto del flash mob organizzato da Andrea Garreffa, Giulia Trappoloni, Roberto Morotti e Mattia Santori per protestare contro la presenza di Matteo Salvini al PalaDozza di Bologna. Mentre la propaganda leghista sta gonfiando i numeri per far toccare con mano la potenza della macchina messa in moto per le regionali nella difficile Emilia-Romagna, storica roccaforte della sinistra, le Sardine si sono date appuntamento a Piazza Maggiore, e l’hanno riempita fino all’ultimo portico disponibile. Stretti, compatti, uniti contro chi vuole portare la politica dell’odio anche nella città rossa. 
Un ‘Bella Ciao’ cantato da oltre 5000 persone riunite nel centro di Bologna, sotto la pioggia, mentre nelle vie intorno al PalaDozza i centri sociali vengono respinti dalla polizia con gli idranti.

Quante volte avresti voluto metterci la faccia e poi ci hai ripensato? Quante volte ti è salito il mal di pancia leggendo i commenti sotto i post della Lega? Quante volte ti sei detto “non può essere vero”? Bene, è venuto il momento di cambiare l’inerzia della retorica populista, di dimostrare che i numeri contano più della prepotenza, che la testa viene prima della pancia e che le persone vengono prima degli account social. E soprattutto è venuto il momento di dimostrare che A BOLOGNA SIAMO PIÙ DI LORO.

sardine salvini bologna

Chi c’è dietro le Sardine contro Salvini? Andrea Garreffa, Giulia Trappoloni, Roberto Morotti e Mattia Santori hanno organizzato il flash mob CONTRO i leghisti e Repubblica Bologna racconta chi sono:

Mattia fa l’educatore e l’istruttore sportivo di ultimate frisbee, ha una laurea in Scienze politiche, la magistrale in Economia. Ogni anno con l’associazione “La ricotta”, che presiede, organizza il torneo di basket “Gallo da tre” per finanziare il rifacimento di campetti di periferia in memoria dell’amico Davide Galletti, morto di leucemia.

Roberto è ingegnere, nel tempo libero tiene laboratori creativi sul riciclo della plastica. Giulia, di San Sepolcro, è fisioterapista, compie 30 anni il prossimo febbraio, è la più giovane. Andrea, arrivato a Bologna da bambino, laurea magistrale in scienze della comunicazione pubblica e sociale, studi a Valencia, California e Washington, una tesi in comunicazione ambientale, è guida turistica, accompagnatore in ciclopercorsi in tutta Europa.TUTTI ISCRITTI IN ITALIA VIVA. PER QUESTO LA SINISTRA NON DEVE METTERCI IL CAPPELLO PER IL SUCCESSO,

TUTTO MERITO DELLE IDEE DEI RAGAZZI DI ITALIA VIVA

 

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Giustizia per Stefano Cucchi

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Giustizia per Stefano Cucchi: condannati due carabinieri a 12 anni per omicidio.E il fascista Salvini sprezzante sulla sentenza Cucchi: “La vicenda testimonia che la droga fa male sempre”Da rabbrividire per il cinismo e la disumanità.

I giudici della corte d’assise di Roma hanno riconosciuto l’accusa di omicidio preterintenzionale in relazione al processo per la morte di Stefano Cucchi per cui erano sotto accusa 5 militari dell’Arma. Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro hanno avuto 12 anni. Il pm Giovanni Musarò aveva chiesto una pena di 18 anni.

Condannati anche a tre anni e otto mesi il maresciallo Roberto Mandolini, all’epoca comandante della stazione Appia, accusato di falso nella redazione del verbale d’arresto, e a due anni e mezzo il carabiniere Francesco Tedesco accusato di falso sempre per la compilazione dello stesso.

Secondo quanto è emerso dal processo il pestaggio nella caserma dei carabinieri provocò la morte di Stefano Cucchi, avvenuta nel reparto penitenziario dell’ospedale Pertini il 22 ottobre 2009, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga nella notte tra il 15 e 16 ottobre.

Ilaria Cucchi: “Adesso Stefano potrà riposare in pace” “Oggi ho mantenuto la promessa fatta a Stefano dieci anni fa quando l’ho visto morto sul tavolo dell’obitorio. A mio fratello dissi: ‘Stefano ti giuro che non finisce qua’. Abbiamo affrontato tanti momenti difficili, siamo caduti e ci siamo rialzati, ma oggi giustizia è stata fatta e Stefano, forse, potrà riposare in pace”.  Così Ilaria Cucchi subito dopo la sentenza. 
 “Ci sono voluti 10 anni e chi è stato al nostro fianco ogni giorno sa benissimo quanta strada abbiamo dovuto fare. Ringrazio tutti coloro che non ci hanno abbandonato e ci hanno creduto, assieme a noi”, ha aggiunto.
 Il generale Nistri: “Ancora più forte il nostro dolore” Dopo la sentenza, il comandante generale dell’Arma Giovanni Nistri commenta: “Abbiamo manifestato in più occasioni il nostro dolore e la nostra vicinanza alla famiglia per la vicenda. Un dolore che oggi è ancora più intenso dopo la sentenza di primo grado che definisce le responsabilità di alcuni carabinieri venuti meno al loro dovere, con ciò disattendendo i valori fondanti dell’istituzione”. “Sono valori – riprende – a cui si ispira l’agire di 108mila carabinieri che, con sacrificio e impegno quotidiani, operano per garantire i diritti e la sicurezza dei cittadini, spesso mettendo a rischio la propria vita, come purtroppo testimoniano anche le cronache più recenti”.  
 Genitori Cucchi: “Avanti per la verità, lo abbiamo giurato sul corpo di Stefano” “Andremo sempre avanti. Lo abbiamo giurato davanti a quel corpo martoriato. A Stefano abbiamo promesso di andare avanti per avere verità e giustizia. Questo è il primo passo e andremo avanti fino alla fine, ma oggi è già tanto e vogliamo ringraziare la procura di Roma e tutte le persone che ci sono state vicine”. Così i genitori di Stefano Cucchi, Rita e Giovanni, dopo la lettura della sentenza.

E SALVINI  COMMENTA CON Parole volgari, sprezzanti.Che non sono degne di uno che chiede pieni poteri e che, nemmeno di fronte alle sentenze, la smette di difendere chi ha violato la legge e di irridere le vittime.
Così Matteo Salvini parlando prima di entrare al Paladozza con la Borgonzoni a chi gli ha chiesto un commento sulla sentenza Cucchi ha risposto in maniera davvero riprovevole: “Non posso chiedere scusa per errori altrui. Sono vicinissimo alla famiglia. Se qualcuno ha usato violenza e ha sbagliato, pagherà”.
Ma subito dopo in maniera strafottente: “La vicenda di Stefano Cucchi, “testimonia che la droga fa male sempre”.E ancora: “Perdonate, ho ucciso qualcuno? Ho già invitato la sorella al Viminale. Posso dire che sono contro lo spaccio di droga, sempre e comunque, oppure dà fastidio?”.Quindi se uno viene picchiato a morte dai carabinieri la colpa è del fatto che possedeva droga.Con questa meschina spiegazione torniamo alle donne che vengono violentate perché fa male uscire da sole oppure al classico “se l’è cercata” espressione con la quale si giustifica l’ingiustificabile.

Da rabbrividire per il cinismo e la disumanità.

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