E QUESTO SAREBBE IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO! PER ME E IL GOVERNO DEL CASINO A LUCI ROSSE. MA PREFERISCO LE PUTTANE A QUESTA GENTE.

Risultati immagini per CASE DI TOLLERANZA TEDESCHEOra Salvini difende gli 80 euro di Renzi: “Non li tocchiamo” Il ministro degli Interni interviene sul bonus simbolo del governo renziano dopo il “riassorbimento” paventato da Tria.Giovanni Tria mette nel mirino il Bonus da 80 euro di RenziMatteo Salvini lo difende. Sembra un paradosso, ma è ciò che raccontano le ultime ore nel panorama politico a pochi giorni dal voto europeo.

Botta e risposta:Tria ha detto che gli 80 euro di Renzi “tecnicamente sono stati una decisione sbagliata, un provvedimento fatto male: risultano come spesa e non come prelievo. Con una riforma fiscale verranno riassorbiti“. Secondo il ministro, inoltre, le coperture per il decreto famiglia “non sono state individuate al momento” e il provvedimento “è stato rinviato”.
Eliminare il bonus di 80 euro deciso a suo tempo da Renzi? “No. Non è all’ordine del giorno. Siamo al governo non per togliere, ma per dare” – gli ha ribattuto il vicepremier Matteo Salvini, nel corso di ‘Mattino 5’ su Canale 5. In merito alle Europee, poi, Salvini ha aggiunto: “Lunedì al governo non cambia niente, perché si vota per l’Europa. Se ci danno forza cambiamo l’Europa finalmente. In Italia non cambia nulla: anche se la Lega vincerà, come sembra, non chiedo un ministro o una poltrona in più. E spero che i toni si abbassino”.

 

Tria su Flat tax e crescita:Tria ha toccato diversi altri temi: la Flat tax “si può fare facendo scelte conseguenti dal lato della spesa”.”Si tratta comunque di un termine generico, bisogna vedere come è disegnata, qual è il percorso e come fare una riforma fiscale”, ha aggiunto il ministro. “Già quest’anno una parte è stata applicata per le partite Iva, ma non si può fare tutto assieme. In parte il problema – ha continuato Tria – sarà studiare tecnicamente un disegno sostenibile ed efficiente. Poi la decisione sulla flat tax dipende da decisioni correlate, perché la politica economica deve essere coerente e non si fa a pezzi”.

Ad ‘Agorà Tria ha parlato anche di spread: “La stabilità politica è fattore importante per la crescita come sono importante la stabilità sociale e la stabilità finanziaria”. E ha concluso: “Abbiamo bisogno di tutte e tre tipi di stabilità per avere un ambiente favorevole agli investimenti e alla crescita”. E “non bisogna creare allarmi” ma bisogna “creare un ambiente di fiducia per gli investitori che fanno calcoli di lungo termine”.

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E inutile girarci attorno la Brexit e` stata una decisione disastrosa per la Gran Bretagna

Queste elezioni europee saranno una batosta per Labour ePsicodramma Brexit: altro accordo, altra bocciatura. E ormai Theresa May è una barzelletta vivente.La premier del Regno Unito ha presentato la nuova versione dell’accordo per uscire dall’Unione europea, bocciato già tre volte e scontenta tutti. Ormai May è come Willie il Coyote che continua a inseguire Beep Beep anche se sa che non ce la farà mai.

Queste elezioni europee saranno una batosta per Labour e Tory.Potrà funzionare il sistema maggioritario se i tradizionali partiti di destra e sinistra non riusciranno a riprendersi dal terremoto politico della Brexit?

Pioggia di no sulla “nuova offerta” illustrata ieri da Theresa May sulla Brexit in vista della legge di attuazione dell’uscita dall’Ue (Withdrawal Agreement Bill) attesa ai Comuni per inizio giugno. Le sue concessioni verso l’opposizione laburista – inclusa la disponibilità a consentire ai deputati di ripronunciarsi su un ipotetico referendum bis – non le sono valse finora aperture da quel lato della barricata, mentre stanno rafforzando il dissenso interno contro di lei, e le richieste di sue dimissioni, in casa Tory. Stamane è stata resa nota una lettera a Jeremy Corbyn in cui May scrive d’aver dimostrato la sua “volontà di compromesso” e sfida il leader del Labour a fare lo stesso. Ma l’atmosfera, viziata pure dallo scontro elettorale alla vigilia del voto britannico per le Europee, è persino peggiorata per lei. Mentre il ministro dell’Ambiente non esclude uno slittamento del Withdrawal Agreement Bill oltre il 3 giugno.

Theresa May “non ha ormai l’autorità” per negoziare un compromesso parlamentare sulla Brexit, ha replicato il leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, alzando i toni dello scontro contro la “nuova offerta” e invocando a “elezioni politiche anticipate” nel Regno.

E inutile girarci attorno la Brexit e` stata una decisione disastrosa per la Gran Bretagna. Colpa di quel somaro educato ad Eton di Cameron, che indisse il referendum esclusivamente per ragioni domestiche. La campagna referendaria e` stata dominata dalle menzogne di Farage e di Boris Johnson. La gestione del post Brexit e` stata catastrofica da parte di Theresa May. Al momento, l`isola e` in preda ad una confusione politica da apocalisse; se poi, nelle prossime elezioni, Corbyn,. stalinista confesso, andasse al governo, sarebbe il naufragio completo. Mi dispiace molto per i Britannici, specialmente i giovani, che avrebbero voluto rimanere in Europa. Anche perché l`Europa avrebbe bisogno delle politiche liberali britanniche. Però, se gli Inglesi (in particolare) vogliono andare a fondo, che ci vadano.

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La paura di firmare la prossima finanziaria fa 90 ed i topi scappano.Cambiare o cadere?Cadete!Non se ne puo’ piu’di litigi, giravolte e rinvii…non é che cosi dobbiamo rimpiangere I soporiferi governi tecnici?

Risultati immagini per La paura fa 90 ed i topi scappano.Giancarlo Giorgetti alla stampa estera: “Così non si può andare avanti” Il sottosegretario: “Non accuso nessuno ma serve affiatamento”. Di Maio: “Una parte della Lega vuole tornare con Berlusconi”

“La mia riflessione è che se c’è un governo del cambiamento deve farlo e non vivere di stallo, deve fare le cose. Faccio questa riflessione dopo settimane in cui il governo ha avuto problemi. Non accuso nessuno, tantomeno il Premier, ma così non si può andare avanti, senza affiatamento. Questo affiatamento va ritrovato, sennò non si va avanti”. Lo afferma il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, nel corso di un incontro con la stampa estera.

La replica di Di Maio: “Parte della Lega vuole tornare con Silvio Berlusconi”. “Giorgetti dice ‘così non si può andare avanti’. C’è una parte di Lega nostalgica di tornare con Berlusconi”. Così il vicepremier Luigi Di Maio, durante un comizio a Cosenza, sulle ultime dichiarazioni del sottosegretario a Palazzo Chigi Giancarlo Giorgetti.

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Gem Over ! Lo dicono loro , i governanti, coloro i quali stanno portando il Paese sull’orlo del baratro economico. Non i cattivi ” gufi sinistri ” sempre derisi da chi appoggia questo esecutivo. Lo dicono loro i governanti : COSI’ NON SI PUO’ ANDARE AVANTI ! Non vi preoccupate cari sig. ri (?) governanti . Tra pochissimi giorni saremo noi a dirvi COSI’ NON SI PUO’ PIU’ ANDARE AVANTI. E se ve lo diciamo noi , carissimi, la nostra parola, il nostro voto contrario vale molto di più dei vs inciuci giornalieri.

Egregio signor vice sotto segretario si guardi intorno , ascolti le persone , naturalmente quelle normali , i precari, i disoccupati , i pensionati che dopo 52 anni di duro lavoro ed in pensione con un vitalizio decoroso , si vedono tagliare o ELIMINARE quel misero aumento ricevuto da gennaio a marzo di quest’anno. Il 26 maggio ? ASPETTATEVI Una sorpresa . E! Il Di Maio da buon napoletano ha dimenticato un vecchio proverbio campano. Chi va cu zuoppo in capo all’Anne cieche e zuoppo. Traduco anche se sono LOMBARDO. Chi va con il zoppo alla fine dell’anno non solo è zoppo ma anche cieco. Ecco l’esempio giusto per chi ha deciso un governo che mai doveva essere messo in opera. Ma l’arroganza e la voglia di potere fa gola ….AGGIUNGO !Egregio signor vice sotto segretario sotto portaborse aggiunto ma il suo caro capo lo sa che esiste anche il concetto del fare oltre che gridare? Come la mette il suo amato capo con l’aumento delle morti per eroina (+10%) in un anno? E’ sempre colpa dei migranti che entrano illecitamente oppure è colpa delle mafie nostrane? E dei rifiuti che miracolosamente si incendiano e spargono diossina di chi sarebbe la colpa? Delle ONG per caso? Oppure di un ministro della Repubblica che scarica tutto il giorno la sua rabbia ed il suo fallimento in giro per le piazze e le tv con gente disperata e volta la testa sui problemi seri?

In un paese minimamente civile questo ciarpame di pseudo politici, un popolo con un po’ di cultura lo spedirebbe all’imminente consultazione elettorale, a coltivare cipolle.

 

 

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Stop agli 80 euro di Renzi in busta paga.A giugno scattano il conguaglio sulle pensioni. POI!Sugli italiani, da tempo oramai, pende la scure dell’aumento dell’IVA. Questo e il governo del cambiamento? ITALIANI SIAMO MESSI MALE SVEGLIATEVI.

Risultati immagini per Stop agli 80 euro di Renzi in busta paga.A giugno scattano il conguaglio sulle pensioni. POI!Sugli italiani, da tempo oramai, pende la scure dell’aumento dell’IVA. Questo e il governo del cambiamento? ITALIANI SIAMO MESSI MALE SVEGLIATEVI.O IL DISASTRO POPOLARE! Stop agli 80 euro di Renzi in busta paga? Come vuole sostituirli il ministro Tria.

Le parole del ministro Tria lasciano perplessi molti italiani ma quali potrebbero essere i cambiamenti in arrivo

Una vera e propria doccia gelata lo stop agli 80 euro di Renzi in busta paga? Davvero il contributo attivo dal 2014 e inserito nello stipendio mensile di non pochi contribuenti rischia di essere sospeso nell’immediato o quasi? Le ultime dichiarazioni del ministro dell’Economia Tria sembrano non lasciare spazio a dubbi ma c’è anche da dire che, nelle intenzioni dell’esponente dell’attuale Governo, c’è piuttosto il tentativo di modificare l’intervento di sostegno, anche se la cosa non piacerà a molti appunto.

Come sottolinea anche IlSole24ore, il credito denominato “Bonus Irpef” è entrato in vigore a fine aprile 2014 ed è stato garantito per dipendenti con reddito tra gli 8.000 e i 26.000 euro all’anno (successivamente il limite è stato fissato a 26.000 euro dal governo Gentiloni per far rientrare i lavoratori pubblici nella misura). In sostanza dunque, all’incirca per 5 anni fino ad ora, 960 euro sono state aggiunte alle tasche degli italiani annualmente ma proprio secondo quanto ribadito di nuovo da Tria (non è infatti la prima volta che accade) il meccanismo di aiuto è stato tecnicamente sbagliato perché rappresenta di fatto un costo per lo Stato quantificato in circa 10 miliardi.

Secondo il ministro Tria quando dovrebbe esserci lo stop agli 80 euro di Renzi in busta paga? Tria ha ipotizzato che nel 2020 la formula di “sussidio” sarà eliminata in questa forma per essere riproposta come detrazione fiscale per i contribuenti. Non sono chiari i dettagli della specifica manovra ma sembra abbastanza ovvio come i cittadini preferiscano denaro sonante nel proprio conto in banca piuttosto che un qualsivoglia recupero di denaro magari in dichiarazione.

In ultima battuta va spiegata con esattezza la reale motivazione che c’è dietro l’avversione di Tria per gli 80 euro di Renzi. Sugli italiani, da tempo oramai, pende la scure dell’aumento dell’IVA. Se, come promesso, il governo Lega-M5S insisterà sul non voler aumentare appunto l’imposta, da qualche parte bisognerà pure battere cassa e i 10 miliardi del cosiddetto bonus Irpef potrebbero fare davvero comodo.

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Finalmente confindustria si è risvegliata ? CHIEDE FATTI NON PAROLE.

Confindustria al Governo: “Parlate meno, basta creare sfiducia” Vincenzo Boccia prospetta una manovra da “almeno 32 miliardi” per il 2020. “Bisogna allentare lo spread. Non ci sono scelte indolori, stop a promesse irrealizzabili”

Ma questo Boccia ha capito che questi giallo-verdi non sanno che fare? Avete mai visto uno che sa quello che deve fare e si mette li ha raccontarlo senza fare nulla? Oppure vedete gente che non sa quello che deve fare e sta li in giro per piazze e televisioni a raccontare della rava e della fava senza poi fare una beata ceppa?

Ma che questo dott. Boccia , presidente della Confindustria, sia davvero un comunista sfegatato ex mangiatori di fanciulli insomma un nuovo ” sinistro ” che gufa contro il governo gialloverde ? A parte le battute scherzose che se permettete ormai bisogna scrivere in quanto se no davvero……..NON CI RESTRA CHE PIANGERE, il presidente della Confindustria continua a denunciare la incompetenza di questo esecutivo che ha i tappi nelle orecchie . Orecchie e naso lungo come quello di Pinocchio , si proprio il Pinocchio di Collodi, quel burattico che raccontava un sacco di bugie . Siamo arrivati in fondo cari amici. Si voglia o non si voglia tra soli 5 gg abbiamo la possibilità di dire la nostra. Vogliamo fare continuare a crescere quel naso ai nostri governanti ? Bene. Però alla fine nel momento in cui il vs carrello della spesa si dimezzerà in quanto l’aumento dell’iva , i licenziamenti, la mancanza di lavoro, porterà lo stesso in quelle condizioni, non vi lamentate . Ogni popolo ha il governo che si merita. Un vecchio proverbio ? Hai voluto la bicicletta ? Ora pedala e come si dovrà pedalare. A meno che , cari amici, non siate evasori fiscali, lavoratori in nero o facenti parte della criminalità organizzata. Se siete onesti cittadini in buona fede…….altro che pedalare !

Parlate meno ?? Per ora DIDI&DIDO campano sulle promesse che ogni giorno inventano. Se si preoccupassero del deficit dello spread,del lavoro ( disoccupazione in aumento ) gli converrebbe lasciare il governo ad altri per evitare beghe !! 32 miliardi di manovra? Che problema c’è? Basta tassare tutte le balle che dicono Salvini e Di Maio ed ecco recuperati i 32 miliardi, magari ne restano pure.Si è una sofferenza atroce pensare che Di Maio e Salvini vogliano continuare a governare per altri quattro anni questo Paese. Questi ignorano che la maggioranza degli italiani non vuole più che stiano al governo. Questi buffoni pensano solo alle poltrone e allo stipendio assicurato per altri quattro anni. Povera Italia.Sembra quel film di Totò, vota Antonio,vota Antonio la Trippa che gli gridano ce la facciamo al Sugo. Era un film ad episodi con: Totò,Peppino,Franca Valeri,Walter Chiari e Gino Cervo, dove gli onorevoli promettevano di tutto, per andare al potere. Poi all’ultimo comizio Totò ammise che gli elettori erano fessacchiotti.

 

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Il voto tra bolla e realtà.Tra qualche giorno si vota, ci si conta, ci si confronta: il risveglio non sarà facile, gli equilibri sono tutti da trovare, il fuoco nemico e quello amico sono lì pronti a riprendersi spazi. Ma questi sono affari di palazzo: la gente – gli altri direbbero: il popolo – che si avviava verso l’uscita dopo i saluti e i selfie finali si guardava con aria complice, divertita, sollevata: il sovranismo non è inevitabile, andiamo a vivercela, questa possibilità, per una sera ha persino l’aria di una carezza.

Risultati immagini per RENZI E CALENDA A MILANOIl voto tra bolla e realtà.Il sovranismo non è inevitabile. Pensatela un po’ come volete su Renzi e Calenda, ma il loro incontro è stato una carezza.

La bolla liberale s’è ritrovata lunedì sera a Milano, all’auditorium Mahler, stretta stretta, in piedi, per terra, tutto esaurito, gente che non è riuscita a entrare, un calore spontaneo, quasi liberatorio: vogliamo applaudire noi, questa volta. Sul palco, nell’ordine, Carlo Calenda, Caterina Avanza, Irene Tinagli e, gran finale, Matteo Renzi, la famiglia europeista riunita, allegra, ironica, affiatata: le liti, lunedì sera, erano esclusiva del governo dei dispetti rinchiuso nel suo Consiglio dei ministri saturo di rancori.

A Milano è facile, direte voi, se non riempi i teatri lì, dove?, se non accendi i cuori milanesi, quali?, ma non è del tutto vero: Milano è pur sempre la città di Matteo Salvini, anche se nella foga di raccontare la caparbietà della sua internazionale nazionalista – nella quale piove dentro, esattamente come a piazza Duomo domenica – ce lo siamo dimenticati. A Milano non è poi così facile, non lo è da nessuna parte, ma in quell’auditorium desideroso di standing ovation s’è visto quel che a lungo è mancato: una possibilità. Sono quattro mesi che, in vista delle europee, non si fa che sviscerare l’associazione trasversale populista, gli amici della Lega di qui, quelli dei Cinque stelle di là – ci siamo dovuti occupare di partiti oscuri dalle storie improbabili e dalle speranze da zerovirgola: che pena – e critiche sugli europeisti che non sanno parlare di Europa, non sanno unirsi, non sanno coalizzarsi, senza voce, senza idee, senza respiro, registri anonimi di occasioni mancate.

Invece no. Per una sera – ma forse non è solo una sera, forse è solo un inizio, con la magia e un pizzico di illusione di tutti gli inizi – è risuonata forte la possibilità più bistrattata di questa stagione di strazi ideologici: il sovranismo non è inevitabile, il sovranismo non è per sempre. Basta con la rassegnazione, con l’istinto di chiudersi in casa e aspettare che passi, “basta con la Lega al 30 per cento, a casa mia la Lega è al 17 e io le partite a tavolino non le ho mai date vinte”, come ha gridato Calenda tra gli applausi. L’errore è rassegnarsi, la condanna è rassegnarsi, ed è stato questo il filo rosso che ha unito la serata, passando per l’ispirazione macroniana della Avanza e per la determinazione consapevole (e ironica e accogliente) della Tinagli, fino a Renzi, il simbolo di questa reunion, che al primo scatto assieme a Calenda lo ha indicato come a dire: è merito suo se siamo qui insieme, ma ora che ci siamo l’impegno deve essere di tutti, il mio, il tuo, il suo, il nostro. Renzi ha messo nomi, facce e dichiarazioni al veto di Calenda “non si fanno compromessi con chi ha quell’idea di democrazia”, raccontando quest’anno di governo gialloverde e le sue brutture, fatti di cronaca intrecciati ad analisi politiche, con un occhio a quel che avviene fuori dai confini nazionali, perché là fuori c’è un’Europa, un mondo, da gestire, da governare, e non è bella questa Italia che, dice Renzi, “non conta più una cippa”. Oltre la reunion di lunedì. “Un loro partito centrista varrebbe subito il 10 per cento”. Parlano i sondaggisti.

Tra qualche giorno si vota, ci si conta, ci si confronta: il risveglio non sarà facile, gli equilibri sono tutti da trovare, il fuoco nemico e quello amico sono lì pronti a riprendersi spazi. Ma questi sono affari di palazzo: la gente – gli altri direbbero: il popolo – che si avviava verso l’uscita dopo i saluti e i selfie finali si guardava con aria complice, divertita, sollevata: il sovranismo non è inevitabile, andiamo a vivercela, questa possibilità, per una sera ha persino l’aria di una carezza.

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Nasce l’asse Renzi – Calenda e si torna a parlare di scissione.

Risultati immagini per Nasce l’asse Renzi - Calenda .Pd, la guerra civile continua: nasce l’asse Renzi – Calenda (e si torna a parlare di scissione)

Mentre nel partito c’è già chi non gradisce la gestione Zingaretti arrivano le Europee, e saranno una buona occasione per una resa dei conti. Che fare? Governare coi Cinque Stelle? Cercare le destre? O dividersi? Democratici in cerca di identità

«Ognuno deve fare la sua parte, non ambisco a ruoli di leadership». «Il partito ora è più unito, vuole chiamare a raccolta parte della società e mi auguro che la lista unitaria venga vista come un’opportunità». Queste due affermazioni sono, rispettivamente, di Matteo Renzi e di Nicola Zingaretti e sembrano testimoniare una sintonia all’interno del Partito Democratico. Più che di sintonia, però, sarebbe più corretto parlare di tregua. Una tregua che – come pattuito dai maggiorenti dem – reggerà fino al giorno dopo le elezioni europee.

Quel che succederà dal 27 marzo è tutto ancora da scrivere. Ma se pubblicamente viene fatto sfoggio di unità, nelle retrovie si celano molto a stento malumori che potrebbero deflagrare in maniera inaspettata. Sul piatto, infatti, ci sono diverse variabili che rischiano di far ripiombare il Pd nel vortice delle divisioni interne. I prossimi passaggi sono delicati e, a seconda di come verranno gestiti, ci restituiranno un’immagine e una dimensione di partito differente.

 

In realtà, le elezioni saranno un banco di prova in sé. Zingaretti ha fatto sapere che si accontenterebbe di un 22-23 per cento(dando per scontato che sarebbe comunque un cinque per cento in più rispetto alle ultime politiche), mentre nel corso dell’ultima iniziativa elettorale, sul palco con Matteo Renzi, Carlo Calenda ha sentenziato che “il 20 per cento non può starci bene, neanche per iniziare la partita”. Approcci diversi, che lasciano già intendere come vi sia una fetta importante del Pd pronta a rinfacciare al segretario un risultato non soddisfacente. Specie se non dovesse avvenire l’agognato sorpasso nei confronti dei Cinque Stelle.

C’è una fetta importante del Pd pronta a rinfacciare al segretario un risultato non soddisfacente

È proprio il rinnovato asse tra Renzi e Calenda ad agitare i sonni di Zingaretti. I due – che in passato hanno avuto parecchie frizioni, ma che rappresentano la stessa anima liberale all’interno del Pd – hanno dato parecchia enfasi alla loro recente reunion, facendo capire che giocheranno la loro partita, insieme, nei prossimi mesi.

Una partita che il segretario Zingaretti, nel giorno stesso della sua elezione, ha tenuto a precisare che si sarebbe giocata sull’onda di due parole d’ordine: unità e, soprattutto, cambiamento. Il cambiamento annunciato però, proprio in virtù della tregua elettorale, non è ancora stato messo in pratica. Ma sarà il passaggio chiave per testare le possibilità di un futuro unitario per il Pd. Non è un caso, infatti, che la segreteria politica non sia stata ancora nominata e che se ne parlerà solo dopo le Europee. Anche da questo punto di vista, il risultato elettorale sarà dirimente per stabilire quale sarà il margine di manovra di Zingaretti. Più la sua linea avrà avuto successo, più avrà forza e libertà d’azione. Più invece il risultato si avvicinerà alla disfatta del 4 marzo dell’anno scorso, più le richieste di co-partecipazione nella gestione del partito saranno insistenti.

Tre cose, in questa campagna elettorale, non sono andate giù ai renziani, che hanno comunque fatto buon viso a cattivo gioco. La prima è stata la decisione di aprire le liste del Pd ai fuoriusciti di Mdp. Un affronto che, per chi ha vissuto come un dramma la sconfitta referendaria e come una beffa insopportabile i festeggiamenti di parte del partito (di cui l’iconica immagine del famoso brindisi al comitato del No Massimo D’Alema e Roberto Speranza), ha creato non pochi mal di pancia e indotto parte dei pasdaran della base renziana addirittura ad indirizzare le proprie preferenze elettorali verso Più Europa.

Non è piaciuta per nulla anche la partita relativa alla comunicazione. Dopo la defenestrazione degli uomini renziani che si sono occupati di questo aspetto anche durante la segreteria Martina – dal capo ufficio stampa Marco Agnoletti al responsabile social Alessio De Giorgi – c’era grande curiosità per vedere come sarebbe stata affrontata la questione da parte dei nuovi arrivati. Ebbene, la delusione è stata molto marcata. Si rimprovera a Zingaretti di non aver dato seguito agli annunci di voler impostare una campagna costruita sul noi invece che sull’ io e troppa timidezza (solo in parte mitigata negli ultimi giorni) nell’attaccare il governo in carica e rivendicare i risultati dei precedenti. In particolare ha fatto imbestialire il riferimento costante all’espressione Nuovo Pd, utilizzata in contrapposizione alle gestioni passate.

Infine è stata vissuta malissimo la gestione del caso Umbria e delle dimissioni della presidente Catiuscia Marini, contro le quali è stata proprio l’area renziana (capitanata da Anna Ascani) a giocare un forte ruolo di opposizione interna. La richiesta di fare un passo indietro, rivolta da Zingaretti alla Marini, è stata vissuta come un cedimento alla deriva giustizialista in salsa grillina, una cosa inaccettabile per i liberal del Pd.

La vera questione: quale atteggiamento dovrà avere il Pd nei confronti del Movimento 5 Stelle?

E qui si giunge a quella che è (e sarà) la vera questione, quella che più di tutte le altre potrebbe far saltare il banco. È una questione di cui si parla solo in termini ideologici, ma che nessuno affronta in termini pratici. Ma sarà l’evolversi della situazione politica a presentare il conto, prima o poi. È il grande ‘non detto’ di questa campagna elettorale in casa dem: quale atteggiamento dovrà avere il Pd nei confronti del Movimento 5 Stelle? Al momento Zingaretti non ne parla, o meglio si limita a dire che “se cade il governo si deve andare a votare e non esiste la possibilità di una maggioranza alternativa”.

In realtà tutti sanno che i numeri, sulla carta, ci sono. Trecentoquarantacinque deputati e centosessantatre senatori, per la precisione. Sono numeri segnati sui taccuini di tutti, da Zingaretti a Renzi, da Di Maio a Salvini, fino a Mattarella. Il tema sarà capire se e come questi numeri possano diventare qualcosa di concreto. Renzi e Calenda, in questo senso, sono stati categorici: “Mai con i 5 Stelle”. Ma il problema si porrà anche se, come chiede ora Zingaretti, si dovesse andare a elezioni anticipate. A meno che il Pd non otterrà un improbabile 42-43 per cento, dovrà fare i conti con il tema delle alleanze, volente o nolente.

Tre alternative: 1) assistere allo sfascio gialloverde 2) Governare con i Cinque Stelle 3) Cercare accordi a destra, da Più Europa a Forza Italia

Le alternative sono sostanzialmente tre, non necessariamente realizzabili. La prima è che, come successo un anno fa, il partito si tiri fuori, entri in versione pop-corn e assista allo sfacelo del governo giallo-verde. Un’eventualità difficilmente comprensibile, visto che se davvero si andrà ad elezioni anticipate sarà perché il governo avrà portato ad un default di fatto l’economia del Paese. La seconda è un accordo con i Cinque Stelle. La terza, che non è detto sia in grado di dare numeri sufficienti per governare, prevede di volgere lo sguardo a destra, sicuramente a Più Europa, ma anche oltre, provando a coinvolgere tutta i conservatori (anche in Forza Italia) che non sono disponibili ad abbracciare l’ultradestra salviniana.

Sono temi di cui si parla tanto in colloqui informali, davanti ai quali potrebbe riprendere corpo l’idea (già teorizzata tra gli altri da Goffredo Bettini) per cui si possa arrivare ad una sorta di separazione consensuale, alla nascita di due formazioni distinte ma non contrapposte, destinate poi a incontrarsi di nuovo. Un po’ come potrebbe succedere in Europa tra Pse e Alde. Con una formazione di natura prettamente laburista e socialdemocratica che possa rubare voti al Movimento 5 Stelle e una più centrista e liberale, sul modello Macron, che invece possa drenare voti a destra. È una prospettiva che da mesi viene considerata credibile in casa dem. Ma al tempo stesso, secondo molti, è un azzardo che potrebbe rivelarsi controproducente, che potrebbe addirittura portare alla dissoluzione del presidio democratico rappresentato oggi, pur tra mille difficoltà, dal Pd.

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Per rinnovare l’Europa, guardiamo avanti.

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Un costoso supersondaggio o il momento in cui i cittadini europei sono finalmente chiamati, più che a votare per il rinnovo del parlamento europeo, a compiere una riflessione seria sul senso e il valore di stare in una comunità di 500 milioni di abitanti? Che cosa sono le elezioni di domenica prossima? Che cosa vogliamo che siano?

Nonostante quanto si sente affermare in giro, credo che in queste elezioni europee si sia parlato di Europa molto più di quanto era accaduto cinque o dieci anni fa, forse non ancora abbastanza ma certamente più del passato.

Il motivo è semplice: con l’affermazione dei partiti euroscettici in molti Stati membri della Ue, le ragioni stesse dell’Unione sono state messe un po’ ovunque in discussione. Ognuno ha i suoi Salvini e Di Maio verrebbe da dire, e il palco sovranista affollato sabato scorso a Milano – affollato molto più della piazza – testimonia che una riflessione approfondita è in corso.

Negli stessi programmi elettorali di partiti europeisti come il Pd in Italia non si mette infatti in dubbio l’asserto che una profonda ristrutturazione dell’unione, una sorta di tagliando, è indispensabile. Il cui punto di partenza imprenscindibile è però la presa di coscienza, senza cedere al conservatorismo, della bontà del cammino effettuato e il valore della permanenza in Europa. Sentimento peraltro acquisito nella gente comune più di quanto noi stessi crediamo, come evidenziano anche le recenti rilevazioni demoscopiche dell’Eurobarometro.

Sono in molti a contestare l’Unione europea, ma il senso di una coscienza europeista è radicato. E qui viene fuori la contraddizione di una narrazione antieuropeista, specie quella salviniana, che ha le gambe corte, come le bugie: la Lega parla a un mondo di piccoli imprenditori e a ceti produttivi che senza l’Unione europea non potrebbe esportare, si troverebbe esposta più di quanto non lo sia alla concorrenza dall’estremo oriente, sarebbe in ballo di una moneta fragile come lo fu la Lira degli anni Settanta.

Salvini mente sapendo di mentire quando ricorda il saldo negativo dell’Italia nei confronti dell’Unione europea citando solo il dare/avere tra contributi versati a Bruxelles e fondi strutturali che tornano indietro, e non cita i vantaggi commerciali che la stabilità della moneta ci garantisce, il volano economico che i fondi rappresentano, la facilità negli scambi rappresentata dalla mancanza di barriere e di dazi. Gli uffici studi dell’Unione hanno quantificato tali benefici in una quarantina di miliardi di euro all’anno, a fronte di tre o quattro di saldo negativo tra entrate e uscite dirette. Che dite, ci possiamo stare?

Ecco, è da questa considerazione che deve partire ogni discorso sul “rinnovamento” dell’Europa. E basti osservare le difficoltà che gli inglesi incontrano nell’uscire dall’Unione. Loro che pure non sono nell’area euro.

Si fanno tanti discorsi, ma poi arrivati al dunque ci si accorge che i benefici sono di gran lunga maggiori dei presunti sacrifici e il valore stesso di questa nostra istituzione è testimoniato da quanto altre grandi potenze concorrenti sul piano geopolitico si danno da fare per contrastarci. Mi riferisco per esempio alla Russia di Putin, i cui sforzi economici per mettere i bastoni tra le ruote all’Unione sono ormai evidenti nei finanziamenti davvero poco trasparenti che arrivano ai partiti sovranisti.

D’altra parte, c’è qualche politico italiano sano di mente davvero disposto a dire a uno dei nostri giovani che non può più iscriversi ai programmi Erasmus, a chiedere ai milioni di italiani che ogni hanno vanno all’estero di tornare a munirsi di carta d’identità e passaporto per passare in Francia, Austria o Slovenia, a spiegare a un imprenditore che deve pagare come una volta tasse di importazione ed esportazione per commerciare con la Germania o l’Olanda, ad annunciare il ritorno delle tariffe telefoniche o aeree di quando serviva un mezzo mutuo per parlare con l’estero o volare un weekend a Parigi?

Ci rendiamo conto che senza l’Unione europea la battaglia del futuro, quella della salvaguardia del nostro Pianeta, è persa in partenza? Come pensiamo di tutelare la qualità dell’aria, la salute dei nostri cibi sempre più internazionali, di salvaguardare la pulizia dei nostri mari con una legislazione solo nazionale? Come pensiamo di governare la globalizzazione mettendo intorno ad un tavolo i grandi player internazionali per scrivere nuove regole? Come pensiamo di mettere in campo strumenti di protezione sociale di fronte ad un mondo del lavoro che ha cambiato i connotatati e che oggi vede in prima linea i grandi colossi multinazionali?

Il mondo è andato avanti, e l’Unione europea fa parte di questo mondo per dirci che non possiamo guardarci alle spalle.

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Matteo Renzi: ‘Conte sta svilendo il ruolo del presidente del Consiglio, è un disastro’

L’ex premier Matteo Renzi, non perde occasione per attaccare il governo e il premier Conte.

In un post pubblicato sul suo profilo Twitter infatti ha scritto: “Conte che non sceglie fra garantismo e giustizialismo non solo non è degno di essere presidente del Consiglio: non è degno di essere professore di diritto”.

E in un altro post ha aggiunto: “Giuseppe Conte sta svilendo il ruolo del presidente del Consiglio, Luigi Di Maio ha bloccato l’economia, Matteo Salvini ha dato il via all’età dell’odio. Sono i tre responsabili del disastro attuale”.

Durante un evento elettorale a Milano, Renzi ha spiegato che “sul dossier più delicato, la Libia, Conte ha organizzato un vertice fasullo a Palermo solo per farsi i selfie con Haftar e Serraj da dare a Rocco Casalino per poi rilanciarli sui social coi troll e i profili finti. Questo è un presidente del Consiglio che non è degno, ma non perché non è stato eletto, ma perché non sa di cosa parla”.

“L’Italia – ha proseguito – non conta più una cippa. Giuseppe Conte è un disastro, con la connivenza di certa stampa, non capisce che sta svilendo il ruolo di premier della terza economia europea”.

Il senatore del Pd ha poi ribadito che con il Movimento 5 Stelle “non dobbiamo e non vogliamo fare un accordo” e “a chi mi dice se sono pentito di aver detto di no, – ad un accordo con i pentastellati – quando sono andato da Fazio, dico che sono pentito di non averlo fatto la settimana prima”.

“Il disastro economico ha un responsabile, cioè il successore di Calenda, alias l’incompetente, lo statista di Pomigliano. Non è una malattia azzeccare un congiuntivo. Quella è la congiuntivite, Giggino” ha poi detto l’ex segretario dem.

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Renzi pensa già a un nuovo centrosinistra.

Renzi pensa già a un nuovoRenzi pensa già a un nuovo centrosinistra.

In un’intervista a QN l’ex premier è convinto: “Occorre riorganizzarsi. Le elezioni noi le vinciamo al centro, non a sinistra”

“Sono un senatore del Pd e sto facendo campagna elettorale per il Pd. La nostra lealtà è fuori discussione. Ma è evidente che prima delle prossime politiche – non dopo le Europee: prima delle politiche – occorra riorganizzarsi. Bisogna guardare a un centro sinistra moderato, perché la nostra storia e tutto il mondo insegnano che le elezioni noi le vinciamo al centro, non a sinistra”. Lo dice l’ex premier ed ex segretario del Pd Matteo Renzi, intervistato da QN.

Alla domanda se il Pd possa essere superato, risponde: “Questa è una discussione che deve aprire Zingaretti. Da parte nostra il segretario ha avuto la massima collaborazione. L’unico fuoco amico contro Zingaretti è arrivato da sgangherate proposte dei suoi collaboratori più stretti, tipo aumentare gli stipendi dei parlamentari…”.

Sulla possibilità di un’alleanza tra M5S e Pd ribadisce: “C’è questa tentazione da parte di una corrente culturale nella società e di qualche aspirante ministro all’interno del Pd. Ma un’alleanza con i Cinque Stelle sarebbe una sciagura. Sarebbe la rivendicazione dell’incompetenza come sistema, come metodo, come valore. La Castelli che spiega l’economia a Padoan, Toninelli che spiega come si fanno i tunnel, Di Battista che parla di politica estera. E noi dovremmo allearci con questa gente?”.

AL ACCOZZAGLIA CHE ODIA RENZI DICO SOLO CHE RENZI. Ha detto una semplice verità che però non piace a nessuno…
Un PD ancorato su posizioni da “vecchia” sinistra, statalista ed assistenzialista ha un limite fisiologico nel consenso oltre il quale non può andare e quindi, per governare, deve per forza scendere a patti col nemico di turno oppure far da traino a carrozzoni di Unità Nazionale dove di solito è l’unico che poi dona il sangue.
Come dicevo, è una verità semplice quella affermata da Renzi ma la cosiddetta sinistra predilige la confort-zone della burocrazia di stato piuttosto che una sana ventata di riformismo dalla quale poi non saprebbe come difendere i suoi piccoli interessi privati.

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