Esiste ancora una democrazia piena se vengono a mancare media e istruzione?

MEDIA E SCUOLA: LA (D)ISTRUZIONE DELL’ITALIA COME FINE POLITICO

mediaNon credo che in Italia ci sia un governo populista che intenda cancellare la democrazia liberale. Credo, però, che gli italiani siano già populisti e che il governo in carica stia procedendo solamente a cancellare gli ultimi rimasugli di democrazia liberale presenti nel paese.

Il populismo non è un prodotto della Casaleggio Associati o della “Bestia” di Matteo Salvini, questi ne sono solo le ultime manifestazioni, ma il risultato di quello che possiamo chiamare il Berlusconismo sociale nato negli anni 80 e che comprende la sistematica distruzione del sistema formativo, la criminalizzazione dell’attività politica e lo svilimento dell’informazione.


LA CRISI DEI MEDIA

Tutto cominciò quando la RAI decise di scimmiottare la TV leggera e commerciale di Mediaset. L’audience e i ricavi publicitari diventano il mantra della comunicazione. Si parte dai Varietà, si passa per le fiction e si arriva all’informazione/satira, un format tutto italiano che parte da Striscia la Notizia e arriva Iene passando per Target e Lucignolo. La RAI segue e spettacolirazza Talk e trasmissione informative, rimangono piccoli baluardi che, nel tempo, spariscono dalla scena.

Si perde un capitale, quello dell’informazione pubblica e si crea la relativizzazione della news prima in televisione e poi nei giornali. La politica diventa presenzialista e così, fra le altre cose, succede che La 7 produca il personaggio Salvini, per anni ospite fisso a Omnibus. Il processo svilisce la figura del giornalista, sia come moderatore sia come ospite in studio e, di fatto, degradato al ruolo di opinionista quando non “rivale” del politico.

Nel mentre nascono, per effetto dell’editto bulgaro, i giornalisti e i satiri antisistema, solo che per ogni Luttazzi o Biagi, assistiamo all’esplosione di un Grillo e di un Travaglio, con quest’ultimo che diventa pietra di paragone del giornalismo contemporaneo nonostante tutte le sue contraddizioni, prima fra tutte il non-dialogo.

LA FINE DELLA VERITÀ

Ponendo l’accento sulla persona, invece che sul fatto, il focus passa da questo al medium stesso, sia esso il giornalista, il giornale o la trasmissione. Al riscontro dei fatti o, per i più audaci, al raffronto delle fonit, subentra l’Ipse Dixit, all’autorevolezza il tifo calcistico, alla verità la post-Verità. Rei i giornalisti che stanno al gioco, correo il sistema pubblicitario che svilisce il lavoro di scrittura per quello sensazionalistico (il click-bait).

Responsabili, però, anche tutti quei cittadini. Consumisticamente parlando, l’informazione/spettacolo, le news effimere, la spettacolarizzazione del dolore (come  i bagni di folla ai funerali di Stato), le social shit storm, etc. non esisterebbero se tali forme di comunicazione non avessero audience o reach.

Il risultato è un caos in cui il semplice atto di smentire una Fake News diventa un’impresa “partigiana” e come tale bollata (ed ignorata) “dall’altra parte”. Alle vere e proprie bufale si affiancano le notizie distorte, “quello che gli altri non dicono” che non è altro che la decontestualizzazione dell’informazione stessa. Questo si associa ai linciaggi social, alla doppia morale nel giudizio, al battutismo ed il meme, vera pietra tombale di ogni discussione.

Si tratta di fenomeni dell’informazione digitale il cui successo, e presa popolare, contagiano i media tradizionali. Il risultato sono i giornali populisti, bravi a soddisfare la domanda di odio/rancore/indignazione del paese (La Verità, con Libero, con il Tempo, etc.): non si vuole , infatti, sapere, ma solo trovare conferma alle proprie idee.

IL POLITICO CHE INFORMA.

Il contagio, dai media, risal al politico, che diventa quello dei selfie, delle dirette Facebook per “mandarvi un messaggio, amici” e dei tweet compulsivi. Diventa così il nuovo influencer, adegua i toni (“parlo solo con i sobri”, “parassiti”, “non volete bene al paese”, “rosiconi”) e, grazie ai social, detta l’egenda politica diventando, giocoforza, concorrente diretto dei media tradizionali.

Come risultato, la sua attività politica, ontologicamente di parte, viene percepita come informazione diretta (“ascolto le notizie dalla viva voce Di Maio”), non filtrata, ‘pura’. L’elettore instaura con il politico un rapporto personale anche se virtuale (Salvini è il Capitano, Renzi è Matteo, Di Maio è Gigi, Toninelli è Danilo), il quale sfocia, nei casi estremi, nel fideismo (come era con Berlusconi). Il dubbio, sentimento fondante del pensiero critico, si sposta da lui a, paradosso, chi ne mette in discussione le politiche in modo terzo.

La propaganda diventa informazione e l’informazione, per converso, propaganda. “Che ne sapete voi”, “valuteremo”, solo che la valutazione viene sempre posticipata ad un altro evento e il terrificante “come potevamo saperlo?”. Informandovi.

LA (D)ISTRUZIONE

Combattere tale sistema non è facile. Non servono solo dei media efficienti, serve ridargli fiducia e per farlo occorre rafforzare il pensiero critico: occore, in poche parole, rilancirare l’Istruzione. Il trend, però, è quello di una scuola pubblica abbandonata a se stesssa e gestita in maniera arbitraria. Il simbolo è l’insegnamento di “geostoria“, cenerontola della scuola italiana. O l’educazione civica che potrebbe fornire le basi per comprendere il sistema politico economico del paese e, magari, capire che in Italia eleggiamo il Parlamento e non il Governo.

Gli attuali populisti non hanno bisogno di sfasciare la scuola, gli basta modificare qualcosa, perché, di fatto, il grosso del lavoro è già stato fatto, sia politicamente che culturalmente. Al di là dei tagli, infatti, sono decenni che assistiamo alla perdita del valore sociale del percorso educativo, un processo sistematico di svuotamento della Scuola, quasi se ci fosse un fine politico in questo.

Il focus è la ricerca di quel ‘qualcosa’ che ti possa cambiare la vita in un attimo (“la ricerca di un piano B”) mentre la conoscenza viene sub-appaltata al web, dove strumenti di consultazione quali Wikipedia e Google, diventano bibbie di verità, anzi post-Verità.

L’intermediazione critica (nella sua forma positiva), il libro, rimane come fenomeno di nicchia, un simbolo di una “elitè culturale”, come l’uso dei congiuntivi.


POLITICA È MEDIA È DEMAGOGIA

In questo modo siamo arrivAti alla vittoria della demagogia, ovvero  ostentare spiegazioni e soluzioni semplici per risolvere materie complesse, magari citando il “buon senso”. Lo faceva Berlusconi e lo fa Salvini come lo hanno fatto (quasi) tutti negli ultimi 25 anni. Un vero fine politico atto a limitare il controllo dei cittadini, e dei media, sulla politica.

La democrazia, come afferma la pagine del Washington Post “muore nelle tenebre” e l’Italia sono anni che naviga in questa oscurità. Il combinato disposto di questi eventi è, infatti, l’analfabetismo funzionale, quello che non permette di capire testi come questo, di leggere la Costituzione o di distinguere un articolo documentato da uno sensazionalistico. Essendo la Democrazia un sistema per definizione imperfetto, fragile e che più ha bisogno di impegno civico (fosse anche zittire un razzista o un sessista): eliminarne due pilastri, scuola e informazione, equivale a svuotarlo.

Il rischio (o l’obiettivo se vogliamo vederci il fine politico di questi processi) sono le democrazie di opinione, in cui chi ha la forza per detenerla e opprimerla, vince, anche democraticamente. Come in Russia, in Turchia e in Ungheria. O la democrazia diretta del web, quella delle tastiere e della coscienza comune, ma anche degli hacker e delle votazioni gestite da algoritmi.

Date le basi, può esistere la democrazia se chi vota non ha le basi per discernere o se il sistema dell’informazione è influenzato dagli stessi politici? Secondo la mia modesta opinione, no.

PS: l’Italia ha sempre sofferto di democrazia inefficiente, ma invito chi userà, nei commenti, questo come una critica, di contestuallizzare i periodi storici che abbiamo passato e poi di rivolgere uno sguardo aperto ai sistemi democratici nel loro insieme, anche al di la delle Alpi. Potrebbe essere utile.

Esiste ancora una democrazia piena se vengono a mancare media e istruzione?ultima modifica: 2018-10-11T10:31:34+02:00da bezzifer
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